mercoledì, 11 aprile 2007
Testimone di un fatto mai avvenuto
Qualche giorno fa è morto Mustapha Benchami, un barbone marocchino che viveva nei giardini della Rocca. La notizia della sua morte non è stata rilevata in alcun modo dagli organi di informazione e io ne sono venuto a conoscenza tramite il normale cicaleccio cittadino, quel rumore di fondo che spesso è più tempestivo di qualsiasi agenzia di stampa. Pensando di aver capito male ho chiesto subito ragguagli in proposito a Roberto Mancini, Consigliere Comunale di Rifondazione Comunista, che sapevo coinvolto nella vicenda.
Io ne volevo fare un bel pistolotto per l'informazione cittadina, dopata da dozzine di comunicati stampa ma incapace di rilevare la morte di un uomo, fosse anche l'ultimo degli Ultimi, ma ho rinunciato quando Roberto Mancini è andato oltre le quattro righe che gli avevo chiesto e mi ha inviato un preciso resoconto della triste vicenda che vi inoltro direttamente, un pezzo di cronaca cittadina.
Nei giardini della Rocca vivono da tempo, comprendendo pure Mustapha, tre persone: due uomini – entrambi nordafricani – e una donna, forse olandese o danese, particolare che non ricordo bene, così come non ricordo i loro nomi, tranne quello di Mustapha, appunto. Ho avuto occasione di conoscerli l’estate scorsa, nei giorni della Fiera, quando ho dato una mano nella cucina della Cooperativa La Terra e il Cielo. I due uomini, la pelle del viso scura, tipica degli alcolisti cronici, tutti i giorni, a pranzo e a cena, si presentavano alla porta sul retro della cucina, senza mai entrare, e chiedevano qualcosa da mangiare e da bere.
Mustapha era il più simpatico e, con un fare un po’ da furbetto, non si limitava ad una richiesta generica di cibo, ma indicava con precisione i piatti che gradiva, più il vino - ovviamente, mostrando, sornione, di essere certo che lo avremmo accontentato.
Ho saputo, poi, che i tre sono stati più volte oggetto di attenzione sia da parte dei Servizi Sociali del Comune che della Caritas, ma senza esito positivo, nel senso che non sono stati disponibili ad assumersi quegli impegni necessari per essere accolti in forma duratura presso il dormitorio della Caritas. Il rispetto degli orari, la rinuncia a bere e altro ancora, sono stati impegni mantenuti dai tre per non più di un paio di giorni; poi hanno sempre preferito restare sulla strada, dove comunque qualche soldo per bere si tira su.
Non so se sia stato tentato un intervento di altro tipo, una strategia intermedia, graduale, che non li mettesse di fronte all’obbligo immediato di smettere subito di bere come condizione imprescindibile per ricevere assistenza (e questo sarebbe un punto da approfondire).
Venendo alle ultime vicende, martedì 27 marzo ho ricevuto due telefonate, di Mohamed Malih e Abdallah Manyani (rappresentanti della comunità straniera senigalliese) che mi hanno chiesto di interessarmi a questo caso: era morto un ragazzo marocchino (Mustapha non aveva quarant’anni) e il Comune avrebbe dovuto fare qualcosa, entrare in contatto con la comunità musulmana di Senigallia e cercare di contattare la famiglia.
Ho girato subito la richiesta all’Assessore Volpini che mi ha assicurato il suo interessamento (il giorno dopo, in Consiglio, gli ho ripetuto l’invito aggiungendo che nel frattempo c’erano stati contatti con la famiglia e col sindaco del suo paese di residenza). Venerdì 30, nel pomeriggio, mi telefona di nuovo Mohamed per dirmi che Mustapha era stato seppellito senza alcuna comunicazione, né alla famiglia né all’Associazione Multietnica né al Centro di Cultura Islamica, e ciò aveva sollevato un certo risentimento tra loro.
Telefono di nuovo a Volpini, che si imbestialisce perché non erano state seguite le indicazioni che aveva impartito e mi ricorda, comunque, che le leggi che si applicano in queste situazioni sono particolarmente stringenti e severe; vuole, però, vederci chiaro e mi farà sapere. Ma ormai è tardi e domani è sabato e poi c’è la domenica: tutto chiuso; se ne riparla lunedì. Tra sabato e domenica, comunque, ricevo altre telefonate da connazionali di Mustapha, tutti risentiti ma garbati.
Capisco di aver sbagliato a delegare all’Assessore: se fossi andato di persona, forse le cose sarebbero andate diversamente.
E così, lunedì mattina telefono al Dott. Mandolini (sotto la cui competenza ricadono i servizi cimiteriali) e poi a Mohamed, che mi informa dell’arrivo del padre di Mustapha: ci vediamo tutti alle 11 presso l’ufficio, appunto, di Mandolini.
Dopo i saluti (è presente anche Kaium, il Consigliere straniero aggiunto), saliamo e ci incontriamo col Dirigente che spiega, con molta precisione e chiarezza, le leggi italiane che regolano la materia. Tutti sono d’accordo che è vero, finora non c’erano contatti, ma da oggi le situazioni così delicate devono essere gestite insieme. Poi si passa ai fax spediti in Marocco ed alle risposte che giungono complete di firma e della copia della carta d’identità della moglie (perché Mustapha aveva moglie e un figlio).
Usciti, andiamo ai Servizi Demografici e poi allo Stato Civile, dove raccogliamo altri documenti e cortesia da parte dei funzionari, disponibili ad accelerare i tempi. Sono ormai le due del pomeriggio, usciamo dagli uffici della ASL con altri documenti; al padre di Mustapha non resta di partire con i suoi amici per Bologna, dove c’è il Consolato del Marocco che deve rilasciare il visto per l’ingresso nel paese della salma. La riesumazione è prevista per mercoledì 4 aprile. Ci salutiamo con affetto.
Mercoledì mattina piove a dirotto. Ce la faranno lo stesso? Giovedì, verso le 14, mi telefona Abdallah: sarebbero contenti se anch’io fossi presente. E così vado al cimitero, dove l’operazione è già cominciata. Mustapha è stato sepolto sottoterra; quindi, occorre un certo tempo per tutta la faccenda, compresa la chiusura della bara di legno dentro un’altra di zinco, saldata, e poi messa dentro un altro cassone di legno. Aspettando, parlo con quelli che conosco meglio e Omar mi dice che un certo fastidio è derivato anche dal fatto che la sepoltura non era stata collocata in una zona del cimitero riservata ai mussulmani; ad Ancona c’è, ma Senigallia no.
Nel frattempo è arrivato il furgone dell’impresa che porterà Mustapha all’aeroporto di Bologna per il volo verso Casablanca. A casa sua, dal giorno in cui è giunta la notizia, tutti i parenti aspettano e il raduno non può essere sciolto se non dopo la celebrazione dei funerali. Ci salutiamo ancora, tante le strette di mano; il padre ringrazia il Comune di Senigallia ed anche me.