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La Piaga di Velluto Piaga di Senigallia, news

Questo è un blog pratico: segnalazioni, qualche foto e via andare. Se vuoi collaborare scrivimi. Buona parte di quanto pubblicato è fiction.
Dichiarazione: odio il termine, ma questo è anche un blog di satira e qualche volta ci scappano nomi e cognomi. Gli interessati non se la prendano.

In ogni caso questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7-3-2001.

Questo sito è ottimizzato per la visione sul mio computer. Se hai problemi di visualizzazione vieni a leggerlo a casa mia.

Gli articoli contrassegnati con il bollino "CRONACA VERA" sono più che altro prodotti di fiction originati da una notizia reale e sono destinati ad un pubblico adulto che riesce a capire quando si scherza e quando no.


mercoledì, 31 ottobre 2007



Quinto Forum sulla Mobilità. L'occasione è la riapertura di ponte Portone e una folla di cittadini si presenta in Sala Consiliare. Partecipano dozzine di comitati, uno per ogni via, con un solo slogan: "E ora ottimizzateci tutti". Si teme la crisi del commercio in via Capanna, apre un Autogrill in via Mercantini e via d'Aquino sarà il set dell'ultimo pulp di Tarantino. Le uniche buone notizie sono per centinaia di pensionati, che scoprono la presenza di un supermercato oltre il fiume.

Partito in sordina un anno fa nel pratico ma spoglio centro sociale delle Saline, il Forum sulla Mobilità è divenuto pian pianino un marchio di successo e una felice realtà locale, con location sempre più prestigiose e un crescente gradimento di pubblico, qualità che lo hanno posto in diretta concorrenza con le iniziative della Rotonda e della Fenice, soprattutto perchè gratuito e politicamente corretto, il paradiso dei comitati cittadini.

Tutti hanno diritto di parola nel Forum e la crisi di partecipazione alle assemblee di condominio è dovuta anche a questo. Gli amministratori dovrebbero imparare dall'Assessore Ceresoni, capace di ascoltare e dare rilievo anche a partecipanti che avrebbero meritato una sediata in fronte per l'ottusa astrattezza delle loro proposte o delle loro lagnanze. Il suo inossidabile ottimismo e la sua proverbiale pazienza hanno di volta in volta convinto la più coriacea delle massaie che quella buca nella strada è stata causata da un raro meteorite, lo stizzoso pensionato che le strade allagate servono per contrastare la siccità e l'automobilista iperteso che le macchine sono fatte per muoversi e non per restare parcheggiate. Gran parte del successo del Forum lo si deve al tecnico Centurelli, un giovane agile e dinamico, capace di futuristiche simulazioni della mobilità, creatore di una specie di universo parallelo dove tutto è possibile, persino convincersi che il traffico dell'ora di punta sia un'occasione per socializzare e condividere emozioni, basta abbassare i finestrini e attaccare la musica a palla.

Lunedì pomeriggio l'ultima seduta del Forum è stata seguita da un centinaio di persone nella Sala Consiliare, dalla stampa al gran completo ed è stata presieduta dal Sindaco, che, apparsa inizialmente scettica sull'iniziativa, ha intuito per tempo le potenzialità del dibattito con i cittadini e ora sta pensando di brevettare il Forum, per utilizzarlo in ogni campo del governo cittadino, dall'arredo urbano alla stagione della Fenice, dai ricorsi contro le multe alla regolazione dei semafori.

Il grande successo del Forum non deve far dimenticare le problematiche sul tappeto, che la riapertura di ponte Portone potrebbe accentuare. Problematiche non legate alla viabilità principale che dovrebbe giovarsi del nuovo ponte, ma a tutta una serie di realtà collaterali, via Mercantini, via Capanna e in generale la zona del Piano Regolatore, che, vocate alla viabilità locale e residenziale, sono diventate fondamentali direttrici del grande traffico. Via Mercantini è diventata l'arteria principale del traffico di attraversamento e, dalle risultanze del Forum, sembra che nulla possa cambiare. Le generiche promesse di un maggior controllo del traffico e di una riqualificazione della strada sono gli unici risultati che gli esasperati residenti portano a casa. Il controllo del traffico è in crisi, per croniche carenze d'organico dei Vigili Urbani, sempre più presi da adempimenti amministrativi e sempre meno presenti sulle strade. La riqualificazione della strada avrà tempi lunghi, ma non sembra che il problema stia nella qualità dell'asfalto.

Anche via Capanna con la nuova viabilità appare equivoca. Nel primo tratto, dove vi sono alcuni negozi (fra cui la pasta all'uovo con le migliori tagliatelle della città e una fioraia di classe) il senso di marcia è un doppione del tratto a doppio senso di via Tommaso d'Aquino: l'impressione è che questo tratto di via Capanna sia destinato a chi ha sbagliato strada e a chi vuole raggiungere i negozi, tralasciando il fatto che quelle attività commerciali lavorano anche con il traffico di passaggio. L'efficientissimo software con cui l'Ufficio Tecnico ha pianificato i flussi veicolari, evidentemente non tiene conto delle realtà commerciali. Anche la Piaga di Velluto si avvale di un software analogo, Gomitolo ©, e le sue previsioni sono che per quelle attività commerciali la nuova viabilità potrebbe portare un calo degli incassi. Il resto di via Capanna continuerà mestamente a fungere da circonvallazione della città.

Osservata speciale sarà anche via Tommaso d'Aquino, balzata agli onori delle cronache un anno fa come la strada più rumorosa e trafficata della città. Il triste primato era dovuto alle rilevazioni del traffico fatte durante il lungo periodo di chiusura di ponte Portone, il meno indicato per fare rilevamenti. Ma ora, con il doppio senso di marcia e la presenza del campus scolastico, via d'Aquino diverrà definitivamente la strada più rumorosa e trafficata della città. Tutto questo sorvolando sull'incredibile "viaggio della speranza" che dovrà fare lo sventurato che da via Capanna voglia raggiungere l'Arceviese o il casello dell'Autostrada. O sulla mancanza di un minimo progetto di pista ciclabile nello Stradone Misa, frequentato da molti coraggiosi ciclisti che vanno e vengono dal Cityper.

Il tempo dirà se la nuova viabilità sarà funzionale: l'unica certezza è che il diciotto novembre riapre ponte Portone. Due sole raccomandazioni: non vi abbuffate all'inaugurazione e imboccatelo a velocità moderata, i cordoli sono di buon cemento e subito sotto, come per tutti i ponti, c'è un fiume.


la nuova viabilità - clicca per ingrandire


Un anno fa sulla Piaga di Velluto: Prima candelina per il cantiere di Ponte Portone
quando ponte Portone era una lontana prospettiva e si pensava con nostalgia ai barconi fluviali



staccato da: Maddeche alle ore ottobre 31, 2007 00:21 | link |
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domenica, 28 ottobre 2007

Mi sono innamorato di una perfetta sconosciuta

Venerdì pomeriggio scegliere fra Primo Greganti e Cindy Sheehan non è stato affatto facile. Il primo, "mito" di Tangentopoli, l'ultima occasione che abbiamo avuto per diventare un paese normale, era ospite dell'Auditorium di San Rocco, invitato dal Lions Club, che, guidato dall'iperattivo Corrado Canafoglia, esce spesso e volentieri dagli stucchevoli meeting fra i soci e si confronta con il mondo esterno, oggetto interessante e costituito ben prima del club. La seconda, statunitense, ospite della Scuola di Pace a Palazzo del Duca, è stata uno straordinario evento mediatico di qualche anno fa: dopo aver perso il figlio in Iraq, ha piantato la tenda per protesta di fronte al ranch di Bush, chiedendo di essere ricevuta e lo praticamente oscurato per un mese. Niente di male: i periodi migliori della presidenza Bush sono stati le sue lunghe vacanze, quando, prima di prendere una decisione sbagliata doveva perlomeno grattarsi il sedere per via dei ruvidi jeans. Decisione sbagliata è stata quella di non voler ricevere Cindy per nessun motivo, più volte Bush ha dimostrato di non saper reggere la vista dei caduti americani in Iraq, le bare dei soldati morti rientrano negli USA in incognito e il presidente ha sempre ammesso pavidamente di non sopportare l'idea che la sua guerra porti dolore e lutto.

I due eventi erano ovviamente in contemporanea e, considerando che Primo Greganti ce lo possiamo trovare davanti in ogni momento, ho scelto l'incontro della Scuola di Pace. Soprattutto per conoscere, da bravo provincialotto ambizioso, un altro fenomeno mediatico: Zoya, rappresentante del Rawa (Revolutionary association of women of Afghanistan)  una donna che vive sotto copertura per tutelare congiunti e amici, minacciata di morte da più soggetti perchè è socialista, atea e femminista, tre cose che nell'Afghanistan del potere tribale antico e nuovo rappresentano una sicura condanna a morte. Zoya è coautrice di un best seller, Zoya, la mia storia, un libro che ovviamente non ho letto, figurarsi, ma che è sicuramente bellissimo, un capolavoro. Lo dico dopo aver conosciuto Zoya.

La Sala del Trono è piena, nonostante la pubblicità veramente discreta che è stata data all'evento, nessun manifesto, un semplice comunicato stampa e il passaparola. Cindy ci dà subito una delusione: non può intervenire per altri impegni. Sostituirla è semplice, l'immenso serbatoio della sofferenza e dell'ingiustizia mondiale propone continuamente nuovi testimoni. A dirlo si pecca di cinismo, ma col passare del tempo ho scoperto che la pietà ipocrita delle belle parole è inefficace, bisogna colpire e colpire duro.

Zoya è una che colpisce duro, non si salva nessuno nel suo intervento, americani, talebani, Kharzai, signori della guerra, sovietici e mujaeddin, tutti hanno contribuito alla devastazione dell'Afghanistan, tutti hanno preso e nessuno ha dato e tutti hanno interesse a mantenere un velo di disinformazione su quello che succede fuori da Kabul, unica vetrina dell'occidente.
Traffico di droga, province governate dai signori della guerra, talebani alla riscossa e il premier più elegante e manovrato del mondo, Kharzai, che vive nel suo fortino di Kabul e che tira un sospiro di sollievo soltanto quando fa uno dei suoi frequenti viaggi all'estero, una specie di trofeo che l'occidente esibisce per far vedere che in Afghanistan il processo democratico procede senza intoppi.
Il parlamento afghano è dominio dei signori della guerra, in un Paese diviso fra Alleanza del Nord (appoggiata dagli USA) e talebani, padroni del Sud. La corruzione arriva ai vertici del potere e colui che si dovrebbe occupare di reprimere la produzione di oppio è in realtà un trafficante di droga, mentre il ministro contro la corruzione è stato in carcere negli Stati Uniti per droga e, appunto, corruzione. Un esperto al posto giusto.

Zoya è bellissima, ha meno di trent'anni e sembra una studentessa universitaria. I suoi occhi sono diretti e sinceri, non vi è traccia di sfida nello sguardo, ma solo coraggio e fiducia nelle sue idee. Sembra circondata da un'aura che la rende intangibile. La sua vita è la testimonianza delle donne progressiste in Afghanistan, un oggetto introvabile, una rarità, un sogno estremo. Un incubo per i suoi avversari, barbari trogloditi che non hanno trovato di meglio che minacciarla di morte e costringerla a vivere in clandestinità o ignorare la sua testimonianza e tenerla fuori dal circuito dell'informazione ufficiale. Una penosa ingiustizia per lei che ha vissuto e fatto attività politica in Afghanistan celata da un burqa  e che rappresenta nel suo paese l'estrema istanza della modernità. La bravissima interprete ha reso l'incontro molto fluido e interessante, spiace ripetermi ma sono rimasto veramente colpito.

Così come sono rimasto colpito dall'accoglienza che il Consigliere Paradisi e il Consigliere Marcantoni hanno riservato a Zoya, nel suo successivo intervento in Consiglio Comunale. Con grande rudezza e sufficienza l'hanno rimproverata di non aver rispetto per i soldati italiani caduti nella liberazione del suo Paese e in sintesi le hanno dato dell'ingrata e dell'ignorante, perchè incapace di essere riconoscente verso i bombardamenti liberatori e incapace di comprendere la portata del processo democratico in corso in Afghanistan.
Presumere che il sogno di modernità di Zoya possa scalfire la corazza mediocre e ottusa di chi ritiene che la guerra sia la medicina per tutti i mali è onestamente una chimera, ma sono rimasto ugualmente colpito dalla sorda reazione dei due Consiglieri, capaci saltuariamente di interventi rimarchevoli o, più raramente, di preziosi silenzi.
La reazione di Zoya è stata ferma e perentoria: abituata ad incontri del massimo livello con le democrazie e le culture occidentali, ma soprattutto abituata al confronto con i veri talebani, ha ricordato a tutti di essere stata invitata dal Parlamento italiano, di rappresentare sè stessa da clandestina e il suo partito clandestino, che tale rimarrà fintanto che le potenze occidentali continueranno ad appoggiare questa o quella fazione del suo Paese, ieri Osama Bin Laden, oggi i signori della guerra. Una lezione di Storia tenuta da una protagonista, sarebbe da barbari trogloditi non farne tesoro.

Il mio pezzo sull'incontro a Palazzo del Duca è incompleto e parziale, qui di seguito pubblico un estratto dell'articolo preparato da Giulia Torbidoni, interprete fra l'altro di un bellissimo prologo poetico all'incontro.

Donne in lotta testimoniano a Senigallia

di Giulia Torbidoni

Venerdì pomeriggio si è tenuto a Senigallia nella Sala del Trono di Palazzo del Duca l’incontro con tre delle 25 donne che hanno partecipato al Forum di Roma. Grazie alla Scuola di Pace sono venute a portarci la loro testimonianza “Zoya”, nome fittizio di una giovanissima donna di RAWA (Revolutionary Association Women of Afghanistan), l’associazione rivoluzionaria delle donne afgane, con lei Safora, donna afgana con i suoi atroci trascorsi di vita sotto la guerra, e Aura, colombiana delle Mujeres della Ruta Pacifica.
Aura ha descritto la situazione colombiana, di guerra e violenza soprattutto contro donne e bambini. In Colombia è attiva una guerra per il controllo delle risorse di un paese ricchissimo.
E’ del Marzo 2003, appena una settimana prima dell’inizio della guerra in Iraq, una dichiarazione del generale Hill, Comandante del Comando Sud degli Stati Uniti, in cui afferma che dalla Colombia arriva il 31% del petrolio, il 20% dell’acqua dall’Amazzonia e il 25% dei farmaci derivano da risorse di questa zona.
Pesante e forte è il peso delle grandi multinazionali statunitensi nel paese, sempre più devastato da massacri perpetuati da militari e paramilitari. Le donne sono le prime a pagare. Perché la guerra strappa loro i figli e perché corrono seri pericoli ogni giorno: stupri, rapimenti, violenze, accuse di collaborazionismo con la parte avversaria, obbligo di abbandono del proprio paese per finire in uno dei tanti campi profughi. La donna è merce, bottino di guerra ed è per questo che le donne chiedono la fine del conflitto e si sono unite.
Lavorano nelle zone più povere del paese a sostegno delle donne e per denunciare la situazione. In certe zone del paese si calcola che il 90% delle donne hanno subito stupri. «Sono donne che hanno un corpo malato per le sofferenze che hanno subito. Poter parlare della loro situazione le aiuta ad alleviare la sofferenza» dice Aura. Uno degli obiettivi delle Mujeres de la Ruta Pacifica è di aiutare queste donne ad uscire dall’isolamento, affinché diventino parte attive all’interno del conflitto. E ancora «lavoriamo anche con i bambini per modificare la cultura. La guerra si insidia lentamente nella mente, alcuni di noi sono nati sotto la guerra e allora ci sembra normale». Il 25 novembre di ogni anno la Ruta Pacifica scende in strada a manifestare il suo dissenso e la sua presa di posizione contro la guerra, che la Colombia non riconosce anche se spende la maggior parte delle entrate proprio per le spese militari. Ad una guerra spietata e subdola, che usa il termine di lotta al narco-traffico solo per avere consenso dall’opinione pubblica, mentre il 70% della produzione mondiale di coca viene dalla Colombia, una guerra in cui sono implicati non solo Stato e ribelli ma anche agenti potenti esterni, le donne propongono un’alternativa dura e difficile, di lungo termine e quotidiana, una pratica di sostegno e denuncia insieme, perché come dice Aura «la smilitarizzazione avviene giorno per giorno».

“Zoya” è giovanissima, appena ventiseienne e già conosciuta in tutto il mondo per il successo che ha avuto il suo libro. Con estrema lucidità ha descritto le tappe storiche fondamentali di un paese che per noi occidentali era pressoché sconosciuto fino all’11 settembre 2001. Un paese più volte colonizzato, tre volte dal Regno Unito e nel 1979 dall’Unione Sovietica contro cui il popolo ha combattuto tenacemente per dieci anni inseguendo pace e democrazia. In questo periodo però gli Stati Uniti, impegnati nella Guerra Fredda, finanziano i gruppi fondamentalisti in opposizione all’URSS che nel 1992 salgono al potere e non producono altro che un aumento dei conflitti sociali e religiosi già esistenti. I dati di Amnesty International dicono che solo a Kabul  si sarebbero avute 65.000 vittime in questo periodo. Nel 1996 i Talebani prendono il potere e da qui si amplifica il periodo nero dell’Afghanistan, un periodo di miseria e morte. Sempre secondo Amnesty la situazione afgana è la più grande tragedia dimenticata. Prima che l’occidente conoscesse l’11 settembre in Afghanistan ogni giorno era l’11 settembre. Nel 2001 gli Stati Uniti d’America hanno devastato un paese già distrutto e nel 2005 soppiantato un gruppo fondamentalista con un altro: l’Alleanza del Nord.

Dall’inizio della guerra la situazione si fa sempre più critica. Le elezioni hanno dimostrato al popolo il livello di corruttela esistente e hanno distrutto qualsiasi speranza di democrazia. L’attuale parlamento è formato nella maggior parte dai signori della guerra che si sono divisi il potere delle varie province del paese, costituiti il loro esercito personale e che perseguono solo il loro interesse. Il governo non ha alcun potere dal momento che sono spesso i deputati all’ordine pubblico i primi responsabili delle violenze. Colui che si dovrebbe occupare d’anti-droga è in realtà il più grande produttore d’oppio, il ministro d’anti-corruzione è stato in prigione negli Stati Uniti per corruzione e traffico di droga, le autorità che dovrebbero tutelare la popolazione sono le prime a perpetrare la violenza specie contro le donne. Intanto il popolo soffre per la mancanza di cibo e muore per le più banali malattie, anche perché i miliardi stanziati per gli aiuti umanitari non arrivano alla popolazione. Molti si vedono costretti a vendere i propri figli per non vederli morire. “Zoya” dice che la comunità internazionale deve impegnarsi ad aiutare la popolazione. Delle nostre truppe dice invece che all’inizio il popolo nutriva una speranza perché dopo tanti anni di silenzio la comunità internazionale si interessava dell’Afghanistan, mandando i propri eserciti; ma dice anche che dopo poco si è reso conto che anche le truppe militari straniere non erano lì per la popolazione civile ma per tutelare altri interessi.

RAWA è un’associazione illegale di donne. Molte di queste devono vivere in Pakistan o sotto copertura. Così era con i Talebani così è ora. Il loro lavoro punta molto sull’emancipazione delle donne afgane che non possono studiare, lavorare e spesso si vedono negate le cure mediche. Il principale nemico per RAWA è il fondamentalismo, che di sicuro la guerra non ha eliminato.
La parola è poi passata a Safora, una piccola donna anziana di Kabul. Porta un vestito nero e cura sempre che il velo in testa la copra per bene. Parla afgano, così Zoya traduce in inglese. Safora racconta di come la guerra le ha portato via in un attimo tre figli per un missile che è caduto sulla sua casa. Il quarto figlio lo crede disperso nonostante tutti le dicano che è morto. Non ha più la casa e il freddo inverno di Kabul si avvicina. L’unico che le è rimasto è un nipote di dodici anni che ogni mattina è costretta a mandare a vendere le uova e quando le uova non ci sono a chiedere l’elemosina, perché lei è vecchia e qualcuno deve “lavorare”.
Safora racconta piangendo e il pomeriggio si chiude con la commozione e lo strazio nei volti di tutte le persone che hanno ascoltato quei racconti.
C’è un detto afgano che dice “il silenzio dei buoni è più forte della violenza dei cattivi” dice Zoya.
Di fronte al dolore e alle parole di queste donne che vengono dalla guerra, come fantasmi che ci ha narrato prima qualche vero giornalista e che poi ad un certo punto si materializzano, chi avrebbe il coraggio e la sfrontatezza di dare lezioni di vita?!


staccato da: Maddeche alle ore ottobre 28, 2007 12:50 | link |
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Geos, lasciatelo lavorare










Il raduno del Mezza Canaja in Piazza del Duca si è svolto tranquillamente. In regime di par condicio ho bevuto qualcosa al rinfresco del concerto e qualcos'altro nel Caffè del Duca. Roba da Lidl al Mezza Canaja, al top della gamma nel bar.

Appena discreti i rappers che si sono esibiti, mentre ho avuto l'occasione di conoscere Geos, un ragazzo di Mondolfo, vero asso del writing, che ha realizzato sul muro di Via Cellini un capolavoro, proprio nei pressi dell'entrata della scuola Mercantini.
Da rimarcare il notevole (e credo involontario) ritratto dell'Assessore Mangialardi.









































staccato da: Maddeche alle ore ottobre 28, 2007 00:46 | link |
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sabato, 27 ottobre 2007

Una lettura per il weekend

GATTI,  GABBIANI…….
di Franco Giannini

Se mi dovessi interessare di numero di “letture”, di problemi di ascolto o di altre simili cose che riguardano la pubblicità e gli addetti ai lavori, dovrei incominciare questo mio racconto da quello che lascio invece, come finale, forse più interessante e concreto, rispetto a quello invece più “poetico” e fiabesco del cappello.
Mentre vagabondavo solitario lungo la banchina del porto, in prossimità dello scalo di alaggio, su cui riposa, appoggiata su instabili stampelle che ormai svolgono il loro lavoro più “per pratica” che per reale effettiva utilità, un relitto di scafo, una gravidanza interrotta, quindi mai battezzato, frutto di chissà quali amori politici-economici,  evidentemente non “benedetti” e come tali destinati alla  impietosa maledizione del dimenticatoio, unitamente ad altri quattro fratelli gemelli siamesi uniti dal vicolo della stessa interruzione e altrettanta certa fine.
Dicevo, passavo di li, camminando tranquillamente, quando un tonfo richiama la mia attenzione.
Dal centro dei cerchi concentrici che si allargano verso l’ esterno, ecco riemergere dall'acqua, un grosso pesce, una “baldigara” direbbe la “gente del porto che lavora”, un “cefalo” quelli dell’ elite del “porto turistico”, che il semplice fatto di emergere a pancia all'aria stava a significare il suo passaggio a miglior vita.

Il tonfo smuove tre attenzioni, la mia e nel contempo quella di un gatto che stava scaldandosi al sole sotto la pancia dello scafo, e del corriere che trasportava il pesce, un gabbiano, al quale era sfuggita la preda che stringeva con il becco e che per il recupero era costretto ad una secca virata con inevitabile picchiata. Il gatto era più veloce a muoversi, ma anche ad arrestarsi di fronte a quella barriera insormontabile che, per lui, era l’acqua.
Barriera si fa per dire, perché il pesce per una fortunata coincidenza era caduto ad una ventina di centimetri dalla zona asciutta, che per lui però, timoroso dell’umido, erano tanti.
Il gabbiano, grosso come una gallina, si avvedeva del gatto e, prudentemente quanto velocemente, dispiegava tutta la sua apertura alare, in una frenata aerea e si poneva sul lato più distante, accanto al muretto, con le zampe però, immerse nell’acqua.
Uno, il gatto, seduto a rimirare il pesce, l’altro, il gabbiano, con lo sguardo diritto davanti a lui con un fare indifferente a tutto quello che accadeva, e solo di tanto in tanto dava uno sguardo languido al pesce.
Dopo una decina di minuti, di perfetti immobilismi da parte dei due contendenti, il gabbiano, con un lento e robusto battere di ali, con la rassegnazione di chi è abituato a queste vicissitudini, rinunciava  e riprendeva la via da cui era venuto, forse di nuovo alla ricerca di cibo.
A quel punto il gatto, forse non più imbarazzato dalla pressione di quello sguardo solo all’ apparenza disinteressato, si accingeva al non facile, per lui, recupero.
Per non bagnarsi, ma per recuperare la succulenta preda, si stendeva corpo e zampe, come quasi fosse un invertebrato, “aggiungendo” quel terzo della sua lunghezza che gli mancava, al totale della sua interezza e riusciva con la zampa anteriore ad artigliare il pesce e recuperare così la preda.
Insomma, ancora una volta, chi lavora perde l’unica camicia che possiede, cedendola a chi di professione fa il nullafacente e già ne possiede due.
Il gabbiano ritornava al lavoro per procacciarsi da mangiare, mentre il gatto, per ironia di quella sorte cieca solo per gli sfigati e che vive di già oziando schifosamente alle spalle delle “gattare”, aveva trovato gratuitamente oltre che il pane anche il companatico.

Ora qualcuno che avrà avuto pazienza e la costanza di arrivare fin qui si chiederà…e allora ?
Nulla, solo un modo per raccontare una bella immagine, vera, da Domenica del Corriere e per introdurre una riflessione circa lo spettacolo che la natura mi offriva gratuitamente, cosa che per un pensionato poco non è.  Guardandomi intorno constatavo, con disappunto, anche quanto  l’uomo, volendo, può far risultare con il suo operato, luoghi vicinissimi per la distanza, altrettanto lontani per l’ uso che gli fa e per come lo fa.
Nel caso in esame, da un lato una ramificazione di moli con centinaia di barche da quelle fuoribordo a quelle a vela e gli immancabili entrobordo da ostentata megalomania dell’ “Io posso” (anche perché magari non paga le tasse !!).
Dall’altra, un braccio d’acqua di passaggio, dove sono parcheggiate le quattro ultime “volanti del mare” con le loro boe colorate munite di bastone e bandierina, ed a far barriera allo sconcio della pozza dell’ ex scalo di alaggio, le vongolare.
In mezzo allo spartiacque, i locali dei club con bar e ristorante, tavoli e sedie, parcheggio ed ombrelloni.

Come i vecchi dischi: il lato A, qualità e perfezione, lato B, un riempitivo obbligato.
Il porticciolo turistico, ripulito periodicamente dalla barchetta adibita al servizio di raccolta dei rifiuti galleggianti: bottiglie di plastica, sacchetti di politene, imballaggi in polistirolo,….si perché può sembrare strano, ma la maleducazione regna anche tra la nobiltà.
I pontili in legno, anch’essi ripuliti con getti d’ acqua a pressione.
Insomma, se non tutto perfetto, almeno ci si prova.
Il lato B? I rifiuti sono qualitativamente identici a quelli del lato A, che la corrente manda verso lo scivolo, con l’aggravante che sono arricchiti, forse perché più visibili a causa della scarsa profondità dell’acqua, da sei o sette copertoni d’auto, da una vecchia “battana” a cui sono cresciute le alghe anche all’interno, relitti di legno…. tanto fango….tanto squallore ma soprattutto tanto menefreghismo, dal momento che nessuno ripulisce.
Gli unici ad non accorgersi di tutto questo sono in due : i Gabbiani, anch’essi proletari del mare, che prediligono quest’area per le “case popolari” loro offerte dagli scafi incancreniti dalla ruggine e tutti coloro che parlano di Senigallia come della Montecarlo Adriatica….Intanto la Goletta Verde dentro la darsena non viene di sicuro…..
I Gatti….beh  quella, purtroppo per i gabbiani e per noi “cristiani” è una razza che, per il momento, sembra destinata a perdurare.


          
staccato da: Maddeche alle ore ottobre 27, 2007 09:32 | link |
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mercoledì, 24 ottobre 2007

Una bicchierata in allegria


Perquisizioni a presunti naziskin in tutta la provincia. Il Mezza Canaja esulta e fa festa: appuntamento a sabato in Piazza del Duca. Aperitivo, sound, deejay e la rievocazione storica della rissa di San Placido. Un gesto di riconciliazione con la cittadinanza, che, commossa e partecipe, si trasferirà in massa a Corinaldo per la Festa delle Streghe. Proseguono serrate le indagini della DIGOS sul materiale ideologico vietato: fermati due pensionati con Il Manifesto e una bustina di figurine raffiguranti Stalin e Pol Pot.

Nel ventiduesimo anniversario della rissa di San Placido, il Mezza Canaja ha deciso di tornare in piazza per non dimenticare e per tenere alta la guardia, in un momento di vigilanza democratica e di riappacificazione collettiva. Questa volta Piazza del Duca sarà tutta per loro, con inizio dell'evento alle ore diciotto e fine dei festeggiamenti alle ore ventuno, appena in tempo per consentire ai bambini, i veri padroni della piazza, di finire i tornei di calcetto in notturna.

Nelle tre ore dell'evento è prevista tutta una serie di iniziative, dai graffiti live alla lap dance etica e sostenibile, che culmineranno con la rievocazione storica della rissa, a cui parteciperà un gruppo di figuranti che, indossando magliette riportanti simboli fascisti, si annideranno vigliaccamente nel tessuto urbano del centro storico da dove verranno democraticamente snidati e fatti oggetto di indignazione collettiva. Onde evitare equivoci i figuranti porteranno anche una spilletta del "Che" e un CD di Manu Chao. Successivamente la rievocazione si sposterà al Caffè del Duca, teatro della rissa, ma questa volta l'epilogo sarà ben diverso: avverrà la riconciliazione tra i gestori del Caffè, protagonisti di un'amara vicenda umana e commerciale, e i ragazzi del centro sociale, con uno scambio di doni simbolici, a suggello della ritrovata pace cittadina.

I ragazzi del Mezza Canaja porteranno una confezione famiglia di bicchieri in carta e un contenitore per il recupero del vetro, mentre i gestori del bar porteranno in dono un kit tascabile di pronto soccorso, appositamente realizzato per la vigilanza democratica di tutti i giorni. Tutti i partecipanti infine si riuniranno in una festosa bicchierata collettiva, a testimonianza del fatto che i bicchieri ben pieni hanno una valenza sociale che va ben oltre l'arido confronto fra opposti schieramenti.

Appuntamento quindi a sabato sera, in Piazza del Cassero, Corinaldo, con lo spettacolo di Capsula e Nucleo, i Pali e Dispari, due ragazzi che hanno capito tutto della vita.


staccato da: Maddeche alle ore ottobre 24, 2007 19:25 | link |
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categorie: cronaca vera

giovedì, 18 ottobre 2007

9 - 19 - 34 sulla ruota di Senigallia

L'area Ex Italcementi venduta per trentaquattro milioni di Euro. Una città sopita ed indolente si domanda quanti appartamenti debbano essere costruiti per rientrare dalle spese e guadagnare abbastanza per una cena da Uliassi. Ma c'è di più: l'area edificabile è già stabilita, dovranno essere realizzate infrastrutture viarie per dieci milioni abbondanti di Euro, strutture civiche e commerciali, un parco urbano, un boulevard alberato e un parcheggio per quattrocento posti auto. Sì, perchè il piano preliminare d'area della Ex Italcementi è stato approvato due anni fa dal Consiglio Comunale, ed è un ottimo punto di partenza per realizzare un polo turistico rispettoso della città e della volontà espressa dai nostri rappresentanti in Consiglio.

Ad un prezzo di 708 Euro al mq, l'area Ex Italcementi ha cambiato proprietario e questo è un fatto noto. Meno noti sono i parametri di edificabilità dell'area, la consistenza delle opere viarie previste e le strutture ad uso collettivo che dovranno essere edificate. Tutte queste informazioni sono ancora disponibili sul sito della Edra Costruzioni, in una serie di agili PDF facilmente scaricabili in banda larga.

Si tratta del piano preliminare di area e dei suoi allegati, approvato dal Consiglio Comunale nel gennaio 2005 e, a quanto mi risulta, ancora in vigore. E' un documento politico - amministrativo a cui seguirà un piano attuativo, ma già rappresenta un valido punto di partenza per capire quello che vuole la città dall'area Ex Italcementi. Bohigas, lo spianaquartieri catalano, potrebbe sparire, quello ha bisogno di almeno venti kmq per esprimere creatività e a Senigallia potrebbe rappresentare solo una firma, come assumere Antonio Banderas in un call center.

In veloce sintesi il piano preliminare prevede la destinazione di circa il 50% dell'area all'edificabile, con un volume complessivo di circa 76.000 mc. Una parte di questo volume sarà destinata ad attività turistico - ricettivo - alberghiere, la parte restante al residenziale, con un 25% destinata alla mera residenza turistica, cercando di mantenere nell'area una forte componente di residenza stabile, per evitare l'ennesimo dormitorio cittadino. Ma non sarà facile.

Nell'area dovrà sorgere un parco urbano attrezzato per una superficie di circa 13.000 mq (quindi non i giardinetti sotto casa) un'area riservata a concerti, mostre e manifestazioni per circa 6.000 mq, un parcheggio pubblico a due livelli per 400 posti auto per un totale di 5.000 mq. Dovrà inoltre essere realizzato un sottopassaggio ferroviario carrabile che collegherà Piazzale Cairoli con Via Nino Bixio (ex SEP) una serie di ponti levatoi e passerelle mobili per collegare i due lungomari a varie aree del porto e un "boulevard alberato" pieno zeppo di negozietti. Il costo complessivo delle opere sarà di oltre 10 milioni di Euro. Tutti i disegni dell'intervento sono pubblicati e i curiosi potranno scaricarli prima che spariscano dal web.

Nello stesso piano, il Comune di Senigallia si impegna alla realizzazione di un imponente sottopassaggio con maxiparcheggio scambiatore presso la Strada della Marina, alla Cesanella, dal costo di circa 3 milioni di Euro. Un'opera imponente, di difficile realizzazione, che, per mezzo di una lunga rampa di accesso circolare e un'altezza minima di 5,5 metri, dovrebbe consentire l'accesso al lungomare anche ai trasporti eccezionali. Dico dovrebbe perchè quest'opera mi sembra da rivedere, sia per i costi che per la fruibilità. Corollario alla realizzaione di quest'opera dovrebbero essere le scelte che verranno fatte per il (per ora inutile) nuovo sottopassaggio alle Piramidi, Cesano, che, a questo punto sarebbe un'opera destinata all'uso della frazione e non destinata alla viabilità complessiva del lungomare Nord. Una bella rogna in meno.

Un'altra rogna ben presente sarà l'esito delle indagini per la bonifica del sottosuolo dall'amianto, problema da non sottovalutare, ma che ha in Carlo Montanari dell'ALA (Associazione lotta all'amianto) un inflessibile sorvegliante.

Dire se i 34 milioni spesi si riveleranno un buon investimento è arduo: quello che è certo è che vi è una Delibera del Consiglio Comunale di Senigallia del 12 gennaio 2005 che pone le basi dell'intervento edilizio nell'area Ex Italcementi. Una delibera frutto di una seduta straordinaria, drammatica (con interventi di quasi tutti i Consiglieri) e affollata (erano presenti le maestranze della Ex Veco alle prese con altri problemi). Una delibera passata con 19 voti favorevoli e 9 voti contrari, che ancora rappresenta la volontà della città sulla destinazione di quell'area.


Un anno fa sulla Piaga di Velluto:
Ci vogliono tre Assessori per avvitare una lampadina.
Quando gli amministratori incontrano i cittadini, ma non si sa bene perchè.




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mercoledì, 17 ottobre 2007

Di nuovo sul mercato

Oggi finisce ufficialmente la mia breve collaborazione con il Corriere Adriatico. Ringrazio Maria Teresa Bianciardi, caporedattrice di Senigallia, per avermi offerto la possibilità di avere tanti lettori.
Ringrazio quanti mi hanno scritto in questi mesi scambiandomi per la redazione del Corriere Adriatico, segnalandomi alcune cose che non vanno in città e fornendomi spunti di conversazione.




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lunedì, 15 ottobre 2007


Qualche volta tutta questa antipolitica trova qualcosa di cui cibarsi.

Leggete qui.


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domenica, 14 ottobre 2007

Ultim'ora
Primarie, l'esultanza di Prodi: "Tre milioni di voti per i nostri candidati. Nessun voto per i candidati del centrodestra. Abbiamo vinto".
Le proteste della CdL: "Pagina nera per la democrazia, voto a senso unico. Con le liste bloccate nessuno dei nostri ha potuto partecipare".


Moderato ottimismo in Piazza SS. Apostoli a Roma. Parisi: "Questa volta nessuno parli di brogli, il margine di vittoria è stato nettissimo". Bertinotti: "Un esercizio di democrazia da non sottovalutare, la conversione al centro è finita. Italia povera di idee, il 2-0 alla Georgia è stato un regalo".  La prudenza di Rosy Bindi: "Aspettiamo i dati dalla Sicilia, lì il centrodestra ha le sue roccaforti".
Irreperibile Veltroni che si affida al suo addetto stampa, Sarnatti: "La mia missione è conclusa, mi dimetto da Sindaco e vado a fare volontariato in Africa, come promesso. Vi lascio un capitale di uomini e di idee, in Africa hanno già abbastanza problemi".




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Gli speciali della domenica
Un inedito della Piaga di Velluto

Questo articolo doveva essere pubblicato oggi nella rubrica che curo sul Corriere Adriatico della domenica. Ufficialmente l'articolo non è stato pubblicato per mancanza di spazio nelle pagine di Senigallia. Ho troppa stima e simpatia per Maria Teresa Bianciardi, caporedattrice della redazione di Senigallia, per attribuire ad altre motivazioni la soppressione dell'articolo.
Motivazioni che le ho espresso ugualmente al telefono, in un franco chiarimento di cui vi risparmio i dettagli, che mi ha convinto della sua buona fede ma che ha lasciato le posizioni invariate. Probabilmente la mia collaborazione gratuita con il Corriere Adriatico finirà qui, ringrazio Maria Teresa per avermi dato l'opportunità di farmi leggere anche da chi non frequenta il web.



Quella di domani sarà una giornata storica per la politica senigalliese. Metà del Consiglio Comunale sarà rappresentato da un solo partito, il Partito Democratico. La democrazia cittadina non è in pericolo, ma il Sindaco ha voluto ugualmente rassicurare tutti sulla tenuta dell'apparato democratico: i Consiglieri d'opposizione e dei partiti minori potranno continuare ad assistere alle sedute del Consiglio, ma soprattutto potranno continuare ad usare il distributore automatico del caffè in Sala Consiliare. Queste rassicurazioni sono arrivate in tempi non sospetti, ben prima delle primarie di oggi, che si svolgeranno in tredici seggi elettorali cittadini. Elezioni aperte a tutti, giovani e vecchi, disoccupati, lavoratori e pensionati, al contrario del referendum sul welfare, che ha lasciato fuori dalla porta disoccupati, precari e atipici, categorie soltanto marginalmente interessate dall'accordo.

L'affluenza alle primarie sarà essenziale per dare slancio e forza vitale al nuovo partito: per attirare gli elettori saranno organizzate iniziative nei seggi, dalla tombola pokerata del Borgo Bicchia al corso per balli di gruppo alle Saline, dalla raccolta delle castagne alla Cesanella alla sagra dei funghi di Marzocca. Il gran finale si avrà nel seggio del centro storico in Piazza Roma, con uno scrutatore d'eccezione: un grande amico di Riccardo Scamarcio, Raul Bovolenta. Ogni elettore riceverà in omaggio un ticket della sala scommesse da un Euro su una partita della serie A di oggi e i vincitori potranno candidarsi alla guida del partito per le prossime primarie, a  testimonianza di un partito aperto a tutti i cittadini, basta crederci. Migliaia di telefonate hanno raggiunto gli elettori nei giorni scorsi per ricordargli l'appuntamento con il voto e alla Telecom guardano con soddisfazione i risultati: un altro partito così e sono fuori dalla crisi. Chi ha ricevuto soltanto una telefonata dovrà rivedere tutta la sua catena di relazioni sociali, perchè c'è qualcosa che non va. I seggi chiuderanno alle ore venti e non sono previste cene di fine scrutinio, per la grande abbuffata occorrerà attendere i risultati definitivi.

Mentre la nascita del Partito Democratico tiene banco, sull'altra sponda politica le cose non vanno affatto bene. In centro storico, la sede di Forza Italia è stata raggiunta da un plotone di avvocati che hanno scaricato un furgone di carte bollate. I prossimi sviluppi potrebbero finire in tribunale: il congresso cittadino di qualche settimana fa, che ha eletto il nuovo direttivo è stato contestato in tutti i modi e il regolamento interno del partito è diventato argomento di conversazione al bar, con frequenti puntate all'Ufficio Anagrafe per controllare la residenza degli eletti. Un congresso andato quasi deserto, non per dissidi interni al partito, ma perchè al buffet c'erano soltanto le paste salate che non piacciono a tutti. Per quanto riguarda le contestazioni sugli eletti, i vigili urbani stanno ricevendo continue richieste di accertamento sulla residenza, al punto che hanno dovuto aprire un apposito ufficio.

E' una lotta che si svolge sotto traccia quella fra le varie correnti del partito cittadino, che, avviluppati nelle polemiche e oberati di comunicati stampa da emettere, non si sono accorti che Berlusconi nel frattempo ha già battezzato un nuovo partito, i Circoli della Libertà, mettendone a capo una bella gnocca. Perchè se l'invidia e il sesso sono i motori del mondo, con la prima era già a posto, mentre per il secondo si sta attrezzando.

staccato da: Maddeche alle ore ottobre 14, 2007 12:55 | link |
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sabato, 13 ottobre 2007

Detto fatto

Qualche giorno fa ho fatto una lunga chiacchierata con Franco Giannini, 65 anni, affidabile e concreto commentatore di Vivere Senigallia, Brontolone42.

L'incontro è avvenuto nel suo ufficio, ai posti numerati 63 e 64 del Palasport di Via Capanna. Una lunga chiacchierata, che fa parte di un giro d'interviste che La Piaga di Velluto sta facendo ai "ragazzi terribili", pensionati che usano il web in scioltezza e se ne fregano dei campi da bocce. Gente che gira la città, le vede tutte, non gliene sfugge una, preziosi occhi e orecchie per chi ha voglia di vedere ed ascoltare. Alla fine della chiacchierata gli ho detto che se voleva inviarmi un contributo (io sono pigro e sempre a caccia di autori) per la Piaga, non doveva far altro che spedirmelo. Detto fatto, con Franco non si perde tempo.


Pratica popolana e teoria politica

di Franco Giannini

Mi sto recando all’ Ospedale per problemi miei, quando io, ligio ai regolamenti cammino sulla corsia riservata ai pedoni e anche adibita a pista ciclabile, vedo un anziano che, con molta calma dettata dall’insicurezza nei movimenti e aiutandosi con un bastone, cammina al centro della strada, riservato alle auto in uscita.
Un accelerata di un auto, lo fa ondeggiare nel girarsi per esclamare tutto spaventato : ”Aohhh e cusè me vòi butà giù ??!!....adè diime che nun m'hai vist…!!”
La signora al volante, già prudentemente ferma, ed avendo accelerato al solo scopo di non suonare il clakson visto il luogo, ma di rendersi visibile, guarda nella mia direzione suggerendogli in maniera molto benevola, che il posto più sicuro per i pedoni è quello a loro riservato.
Un’ altra signora anziana con al braccio di una sua amica, che si dirige all’ Ospedale, di rimando : ” …sci più scigura!!….un par de ciufoli!!…io la faccio quattro volte al giorno e ogni volta se non stò attenti me slogo na caviglia….capirai"  sempre rivolta all’ amica "un po' i reumatismi in ti' ginocchi, un po’ la vecchiaia e nun te digo poi dei calli, e cun tutte ste bughette, fai presto a ritrovate al pronto soccorso. Pureto fa bè, lu, a caminà in duvè più piano.”

Effettivamente il percorso, se confrontato con la mega pistaciclabile di via Boccherini, lascia alquanto a desiderare, oltretutto se si pensa alla tipologia di utenza da cui è prevalentemente usata.
Non solo, ma fermandomi ad osservare con una maggiore attenzione, che a quel punto mi autoimputo nel riconoscerla, puntigliosa, notavo i paletti con catenella che delimitano la strada pedociclabile da quella automobilistica.
Non perdendo di vista il luogo preso in esame e le persone che abitualmente usufruiscono di tale passeggiata e le presumibili condizioni di alcuni, ritengo che forse sarebbe stato più utile un bel corrimano, invece che le catenelle, come si usa del resto lungo i corridoi di degenza.

Ma tutto mi sarebbe passato nel solito dimenticatoio, per non apparire come il solito insofferente, quando recandomi in uno dei reparti  dell’ Ospedale, nella sala d’aspetto mi attendeva un altro aspetto “comico”, questa volta però non popolare.
Sul tavolinetto con carte pubblicitarie varie, un pacco di fogli questionario da compilare, con domande come Tempo di attesa allo sportello, Rispetto alla riservatezza, Cortesia ed attenzione dei medici, ecc…con a fianco il tipo di votazione da 5 a 1.
In un primo momento ho pensato al referendum  sindacale per il personale, poi a qualche cosa attinente alle primarie, ma poi appurato quanto sopra, memore a quanto avevo assistito prima, ho cominciato un’altra analisi per trovare il classico pelo sull’ uovo e mi sono reso conto quanto sia facile trovarlo.

- L’ Ospedale per chi non lo sapesse ha un Ufficio Qualità (cioè lavora, o dovrebbe lavorare, per apportare migliorie, che però dubito le possano apportare perché se i soldi non ci sono, le nozze con i ficchi secchi non si fanno)

- Come raccoglitore per le schede compilate, una scatola di cartone, con su scritto ammanuensamente e neppure con bella scrittura “Raccoglitore per schede”, su di un foglio tagliato a mano ed incollato con del cerotto. (Una lettera di presentazione, già nel piccolo, di quello che può essere la proiezione nel futuro di questo servizio)

- Se fossi Grillo, per fare scena, mi sarei messo a gridare : ”3° Signori miei... non c’era uno straccio di penna per compilare il questionario… neppure una biro smozzicata legata con lo spago…”

Magari poi qualcuno legge e s’ inc….a perché  lo si prende in giro, ma se lo vogliono…
Sono venuti a fare un “blitz” che poi blitz non era, ed hanno riscontrato quello che hanno riscontrato, vale a dire disservizi causati non da mancanze del personale ma da mancanza di quattrini per cambiare macchinari, carenza di personale ed altri aspetti simili….e l’ Ufficio Qualità, senza penne, senza colla, senza PC o senza voglia di usarlo? ha il coraggio (ce ne vuole) di realizzare un sondaggio che come canta il foglio “…le sue indicazioni e suggerimenti saranno valutati dai Responsabili dei Servizi interessati per migliorare gli stessi.” (Cioè i responsabili ?...)

Non so se gli argomenti trattati riguardino il Comune, l’Ospedale o entrambi, sta di fatto che al cittadino  interessa che il percorso sia sistemato, e che il personale che si occupa di raccogliere quei dati di cose interessanti ma inattuabili, almeno per il momento, vista la mancanza di pecunia, venga adibito ad altre mansioni, magari più impellenti, necessarie ed attuabili già da ieri.
 
staccato da: Maddeche alle ore ottobre 13, 2007 22:38 | link |
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Sempre più Matt

Gentile redazione,
come titolare del Matt Bar, dopo avere letto l'articolo, mi sento in dovere di dirvi GRAZIE DI CUORE, per il riconoscimento.
Da anni sto insieme a tutto lo staff cercando di dare ai clienti e alla città un servizio utile e con il tempo i sacrifici vengono pagati, è nato questo bar multiservizi ( Bar, tabacchi, trasferimento di denaro, sala giochi,sala fumatori,telefono pubblico,ricariche telefoniche e carte telefoniche internazionali,edicola,biglietteria bus e treni ecc) Ora, a breve, circa due mesi diventeremo ricevitoria Lotto e verrà installato anche un "Totem" a norma di legge,naturalmente,per le scommesse sportive.
MAURO

Ve l'avevo detto che Mauro è un ragazzo sveglio: legge La Piaga di Velluto.

Se insieme all'email di ringraziamento mi inviava un pezzo da cento ero più contento, ma va benissimo lo stesso.

staccato da: Maddeche alle ore ottobre 13, 2007 16:51 | link |
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mercoledì, 10 ottobre 2007

Redazionale aggratis
Matt Bar: qui la democrazia è un fatto compiuto

E' crisi nera per i bar cittadini. L'episodio del ferimento di Nicola Mancini ha messo a nudo un sistema che non funziona, con dei bar capaci di servire solo da bere e costretti ad accettare clienti difficili per far quadrare i conti. Solo il Matt Bar spicca fra tutti per qualità del servizio, gamma di prestazioni e customer satisfaction. Molto più di un bar: una finestra sul mondo che cambia, sulle etnie che s'intrecciano e sulla rivoluzione telematica, quella che ci consente di rinnovare la patente mentre giochiamo a videopoker. Qui la democrazia è un fatto compiuto, si sente a pelle: un naziskin è ben accetto, purchè tenga ben nascosti tatuaggi e cervello nei momenti di massimo affollamento. E paghi in contanti.

Nato come bar Patrizia e dignitosamente condotto per quasi trent'anni dalla paziente Jole e, appunto, dalla figlia Patrizia, il Matt Bar è diventato recentemente, sotto la conduzione dell'abile ed accorto Mauro, la pietra di paragone dei bar cittadini. Situato in zona semicentrale, all'inizio di Via Raffaello Sanzio, il Matt Bar riserva ai suoi clienti un parcheggio con oltre cinquanta posti auto e un confortevole albergo a due passi.
Ma è l'innovativa filosofia del servizio la caratteristica che lo fa emergere.
Uscendo da una dimensione di mera fornitura di qualcosa da bere, il Matt Bar si è proiettato nel futuro ed è diventato un centro servizi completo, dalle ricariche telefoniche al videopoker a norma di legge, dal pagamento dei servizi all'invio di denaro all'estero, dall'edicola ai corsi di lingue full immersion, se capitate in una serata affollata. Il tutto in un locale accogliente e moderno, dove la pulizia è curata maniacalmente da Rossana, moglie del titolare.

Nessuna strada sembra preclusa al cliente del Matt Bar, al punto che chiedendo soltanto un caffè vi sembrerà di rinunciare ad un mondo di opportunità tutto per voi. Siete fumatori e volete leggere il giornale in santa pace senza morire di freddo? Al Matt Bar troverete un'accogliente sala fumatori con tutte le comodità necessarie, compreso lo sguardo ammiccante degli altri ospiti. Siete costruttori e vi servono due cottimisti al volo? Al Matt Bar troverete qualcuno che si farà in quattro per voi. Siete stranieri e Senigallia vi sembra ostile? Al Matt Bar troverete un vostro connazionale pronto a condividere esperienze. Avete paura di frequentare i bar di notte? Al Matt Bar avete una severa sede della Polizia Stradale a pochi passi, caratteristica che ne fa uno dei locali più sicuri della città. Anche i Carabinieri se ne sono accorti e passano puntualmente nel bar, per aggiornarsi sistematicamente sui nuovi arrivi e, con una rapida occhiata, selezionare la clientela meglio di qualsiasi ottuso buttafuori.

Le statistiche parlano chiaro: aperto 24 ore su 24 il Matt Bar lo scorso anno è rimasto chiuso complessivamente per sole sei ore, reppresentando un indispensabile punto di riferimento per il cittadino in difficoltà, il tabagista in ambasce, la mamma che ha finito il latte, il tifoso senza Sky. In un panorama cittadino che vede alcuni bar rinunciare alla loro funzione primaria di pietra fondante della città, con chiusure all'ora di pranzo e aperture alle otto di mattina, il Matt Bar si distingue e gli esercenti che vorranno inseguire il successo di Mauro non dovranno far altro che copiare.

il sito del Matt Bar


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lunedì, 08 ottobre 2007

Bufera sulla sanità


L'Ospedale di Senigallia è nell'occhio del ciclone: fra blitz di commissioni regionali, dichiarazioni del Sindaco, ultimatum di Paradisi e controlli dei NAS non c'è pace per i pazienti, che guariscono in fretta e si dimettono con l'autocertificazione. E' boom per il day ospital, due ore per un'ernia al disco, un'ora se non passi al bar, con il record di un paziente a cui hanno tolto il gesso prima ancora di metterglielo. Tutto si spiega con il cambio del primario di Chirurgia, Quagliarini, che sarà clonato con un intervento del Dr. Spock.

L'Ospedale di Senigallia non vuole rinunciare al suo chirurgo di punta, il dottor Quagliarini, ma la lotta per la successione si svolge senza esclusione di colpi. Colpi di dichiarazioni incrociate, con le varie associazioni di tutela dei pazienti che propongono un proprio candidato e la rosa dei nomi che si allarga. Due le posizioni preminenti, con un solo denominatore comune: fuori i partiti dal gioco.
La AssoGeriatrici presenta la candidatura del Dr. Kildare "un uomo d'esperienza" ha dichiarato Ottavio Mazza Parabicoli, consigliere anziano del sindacato "un luminare che saprà ricondurre la degenza alla sua normale durata, senza l'incomprensibile fretta delle più recenti pratiche ospedaliere".
"Per un ospedale giovane e dinamico"
è la mozione della FederAnsiolitici, che propone la candidatura del Dr. House "un uomo che prima del malato vede i suoi problemi esistenziali, li risolve e per riflesso il paziente si dimette, conscio della sua pochezza".

Le posizioni in campo per il momento sono queste, in attesa delle primarie del Partito Democratico, che faranno chiarezza sul potere locale e quindi sulla gestione della sanità. Senza perdere tempo in chiacchiere, il Consigliere Roberto Paradisi ha deciso di scendere in campo per controllare le fasi della successione a Quagliarini, sfruttando le prerogative della sua carica e, nel caso, ammalandosi di sinusite per seguire la vicenda ancor più da vicino. Un moderato interesse sulla spinosa questione viene anche dalle altre forze politiche, che hanno visto sempre l'Ospedale come un enorme bagaglio di voti e guardano con apprensione alle manovre messe in atto per declassare il nosocomio senigalliese. Inascoltati gli appelli dei sindacati ospedalieri, che da tempo segnalano una carenza cronica di personale, a cui si sta ponendo rimedio con tempi medi di degenza di pochi minuti.

Dal canto suo il Dr. Quagliarini ha indicato chiaramente la sua soluzione: trovare un sostituto nell'ambito della struttura esistente. La Piaga di Velluto appoggia incondizionatamente questa posizione, dato che si è trovata per due volte sotto il bisturi del Dr. Quagliarini. Non si ricorda niente, ma ancora può raccontarlo.

staccato da: Maddeche alle ore ottobre 08, 2007 23:07 | link |
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categorie: cronaca vera

Avviatissimo terrazzo offresi. Astenersi comitati.*
 
Ho cominciato a seguire il problema delle onde elettromagnetiche emesse dalle antenne della telefonia mobile qualche tempo fa. La mia Multipla, parcheggiata tutti i giorni sotto un'antenna, stava cambiando colore. Seriamente preoccupato, ho cominciato a leggere tutto quanto pubblicato sulle onde elettromagnetiche. Ho fatto presto, il materiale era scarno, gli effetti sulle carrozzerie delle auto non erano stati approfonditi a sufficienza, ma quando ho provato a lavare la macchina il problema è svanito.
L'interesse sull'argomento è rimasto, rafforzato dalle frequenti apparizioni nel dibattito cittadino. Ieri sera, al Centro Sociale Saline, è stato fatto il punto sulla questione. Con l'inspiegabile assenza dell'Assessore Ceresoni, i membri del Coordinamento Civico e del Comitato delle Saline contro le antenne si sono incontrati. La sala era piuttosto piena, una sessantina di persone, a cui ha corrisposto un palco di relatori di peso in tutti i sensi, i Consiglieri Corinaldesi, Paradisi, Marcantoni e Savini. Mancava solo l'ariete di sfondamento, Monachesi, per fare la linea d'attacco di una squadra di rugby. Tre omaccioni e un coach, Savini, che con la sua dialettica da telepromotore, riesce a trasformare ogni intervento in un sogno accessibile: a fine serata volevo comprare un Rolex. Raramente ho assistito ad un incontro pubblico senza mai sentire lo squillo di un cellulare: per mandare un messaggino ho finto un attacco di sciatica.

Come spesso capita, ad un palco di relatori molto politico non corrisponde altrettanta autorevolezza tecnica. La presenza di un qualsiasi antennista avrebbe fornito utili chiarimenti sulle antenne e sul loro funzionamento, ad una platea inferocita ma anche piuttosto digiuna sull'argomento. I nervi erano tesi e un incauto partecipante, che si è subito qualificato come simpatizzante della Margherita, è stato severamente ripreso e bollato come provocatore, nonostante la sua sostanziale adesione alle tesi del Comitato e del Coordinamento. Merito suo, è chiaro, perchè prima di chiarire la sua posizione è dovuto uscire dalle compulsioni dell'adolescenza. Questa digressione ha consentito al Consigliere Paradisi una rapida puntata sulla vacanza dell'opposizione nelle Commissioni Consiliari e per biasimare severamente il colpo di mano con cui è stato quasi dimezzato l'indice di edificabilità in città, forse l'unica recente decisione della Giunta Angeloni inspiegabilmente presa per il bene pubblico.

Un'altra occasione persa dal Coordinamento Civico per proporsi come credibile piattaforma politica della protesta, è stata quando Marcantoni ha dichiarato di aver promosso, da Sindaco, un piano delle antenne ad un luminare della materia. Non è stato in grado di fornire ulteriori dettagli su questo piano, misteriosamente scomparso nei meandri del Comune e la delusione degli astanti era evidente. Esiste una tecnologia ancora innocua, il fax, che consente di richiedere una copia del piano al suo estensore, che sarà ben contento di farlo, se non altro per il suo valore di cimelio storico, a fronte di quanto sviluppato nella telefonia mobile negli ultimi anni. L'unico indizio lasciato da Marcantoni è che lo studio preliminare è durato quattro mesi e che una delle antenne doveva essere posizionata fra Scapezzano e Roncitelli, nel vasto altopiano che circonda Senigallia, dove il segnale può propagarsi agevolmente per svariati metri.

In ogni caso la strada è ormai tracciata e la riassumo in termini pratici, dato che se c'è una cosa che i Comitati detestano è la teoria: il Comune ha cambiato la destinazione d'uso di una piccola porzione del Parco delle Saline, per aggirare una legge regionale che vieta l'installazione delle antenne nelle aree verdi e sportive. Una bella porcata fatta in barba al bene comune, ma individuando un sito estremamente adatto alla bisogna. Quando il Comune concederà il permesso per costruire l'antenna, il Comitato delle Saline farà ricorso al TAR contro la decisione, con una probabilità di vincere la causa del 30%. Il ricorso al TAR, molto complesso, avrà dei costi e i membri del Comitato fanno appello a tutti i cittadini interessati per reperire tali fondi. I Consiglieri del Coordinamento Civico cavalcano con impeto questa protesta, molto più redditizia (in termini di consenso) di altre infelici uscite. Il Comune di Senigallia incasserà da ognuna delle antenne una cifra mensile di 15.000 Euro, che saranno destinati a coprire le rilevanti spese legali e di telefonia mobile dell'Amministrazione. Per quanto mi riguarda, il cellulare attaccato all'orecchio mi spaventa molto più delle antenne, mentre guido uso l'auricolare (i morti causati da distrazione alla guida sono centinaia e tutti reali) e quando non c'è campo m'incazzo. Per il resto il terrazzo del mio condominio è a disposizione, ad un buon prezzo.

*pubblicato (in versione ridotta) sul Corriere Adriatico di ieri, 7 ottobre 2007

Sono un inguaribile provinciale. A supporto della mia tesi negazionista sulle antenne avrei potuto pubblicare il pensiero di premi Nobel o multinazionali della telefonia. Qualcosa trovavo. Invece ho scelto due persone presenti all'incontro dell'altra sera: Melgaco, umanista provocatore e Andrea Scaloni, umanista tecnico:

"Sarò ripetitivo ma preferisco vivere in questi tempi, con un'aspettativa di vita che si accinge a superare gli 80 anni che nei tempi in cui non c'erano nè antenne nè polveri sottili, nè ogm nè buchi nell'ozono, nè scioglimenti dei ghiacci nè antilopi del magdagascar che si estinguevano ma a 35-40 anni si moriva perchè non c'era la penicillina o il telefono inquinante per chiamare l'ambulanza inquinante anch'essa."

"E come si fa per avere campo sul cellulare? Bisogna piazzare un’antenna vicino alla zona da coprire: sì, proprio lì e non in cima al Monte Catria, sennò non serve a una cippa."


 
staccato da: Maddeche alle ore ottobre 08, 2007 19:34 | link |
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domenica, 07 ottobre 2007

Raduno di solidarietà














Come previsto, alle 21 in piazza del Duca si è svolto il raduno di solidarietà a Nicola Mancini, vittima dell'aggressione. Presenti circa duecento persone fra ragazzi del Mezza Canaja, esponenti politici (Sindaco, Consiglieri, Assessori) rappresentanti dell'ANPI e cittadini comuni. Il sit in si è svolto con grande tranquillità, lo schieramento delle forze dell'ordine era adeguato alla bisogna e non ci sono stati momenti di tensione. La protesta dei ragazzi del Mezza Canaja si è indirizzata a parole verso il gestore del bar individuato da tempo come raduno di soggetti contigui agli aggressori. Il bar ha chiuso i battenti "per solidarietà", ma anche perchè ieri sera non era proprio il caso di stare aperti.

L'aggressione a Nicola Mancini segue tutta una serie di episodi culminati col ferimento di un ragazzo davanti al Mezza Canaja durante il Summer Jamboree, l'accoltellamento di un ragazzo a Pergola due mesi fa e, soprattutto, un pulviscolo di episodi minori, risse e agguati, fra Palombina e Falconara. Episodi che rimangono sotto traccia, in attesa che avvenga l'irreparabile.



staccato da: Maddeche alle ore ottobre 07, 2007 09:48 | link |
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sabato, 06 ottobre 2007

Aggiornamento

Il raduno di testimonianza contro l'aggressione di Nicola Mancini è previsto per stasera alle ore 21 in Piazza del Duca.

Ho parlato con Roberto Mancini che mi ha confermato che Nicola sta bene, è stato medicato con alcuni punti di sutura sul viso e ha un polso ingessato.

Per quanto riguarda gli aggressori, Mancini mi ha confermato che hanno tentato di entrare a forza nell'ambulatorio del Pronto Soccorso per continuare il pestaggio.

staccato da: Maddeche alle ore ottobre 06, 2007 17:32 | link |
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Aggredito Nicola Mancini

Ieri sera uno dei leader del Centro Sociale Mezza Canaja, assieme ad alcuni compagni, è stato vittima di un'aggressione in Piazza del Duca, che sembra avere tutte le caratteristiche di una spedizione punitiva ben organizzata.

Nicola Mancini è stato colpito più volte al viso e sembra che abbia riportato un trauma ad un braccio. Quando ha raggiunto il Pronto Soccorso per le opportune medicazioni, ha trovato i suoi aggressori ad attenderlo per minacciarlo ulteriolmente.

Le notizie al momento sono frammentarie, ma per stasera alle ore 20 è stato organizzato un corteo di testimonianza che partirà dalla sede del Mezza Canaja e raggiungerà Piazza del Duca.

Da parte di tutti sarebbe opportuno mettere da parte le proprie riserve sul Mezza Canaja e partecipare almeno al raduno in Piazza del Duca, perchè Senigallia non diventi terreno di caccia di bande criminali, che fanno dell'aggressione uno strumento di affermazione della propria esistenza.


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giovedì, 04 ottobre 2007

Per la precisione

Qualche giorno sulla piazza di VivereSenigallia è apparso questo comunicato stampa comunale, dove venivano presentati, con dovizia di particolari, i dati della mobilità estiva riguardanti l'utilizzo dei mezzi pubblici e del bike sharing.
La dovizia di particolari era tale che istantaneamente ho fatto un calcolo del costo di ogni prelievo e la calcolatrice mi ha sputato fuori un costo di quindici Euro per ogni utilizzo delle biciclette. La cifra mi è sembrata sproporzionata e ci ho fatto un commento che mi ha soddisfatto.

Nel fare il conto mi sono basato sulla cifra di 96.000 Euro che il Consigliere Cicconi Massi ha riportato in una sua interrogazione e in una serie di comunicati stampa successivi, dove, timidamente, in un comunicato stampa di risposta di Ceresoni, è apparsa anche una cifra, relativa al servizio, di 32.544 Euro comprendente l'acquisto delle biciclette e rastrelliere.

Di questa cifra non ne ho tenuto minimamente conto, dato che per meno di 50.000 Euro neanche mi muovo. Inoltre il dato mi è sfuggito, fra Cicconi Massi e Ceresoni quest'estate è stato un ping pong continuo di comunicati stampa sull'argomento e io ho fatto un mese di ferie. Faccio ammenda, non è nel mio stile scrivere panzane.

L'altro ieri l'Assessore Ceresoni mi ha scritto una email indicando in 48.816 Euro il costo complessivo del servizio di bike sharing per l'anno 2007.

Ho approfittato dell'occasione per chiedergli altre cose, ma ovviamente l'ho ringraziato per l'attenzione dimostrata e l'ho esortato a curare maggiormente la comunicazione con i cittadini, divenuti inspiegabilmente sensibili al valore del denaro pubblico. Gli ho chiesto inoltre di rettificare la cifra anche con un comunicato stampa a VivereSenigallia, che inopinatamente ha più lettori della Piaga di Velluto. Per quanto mi riguarda non ho rifatto i conti sul costo del singolo prelievo, la strada è tracciata, pensateci voi.


A seguire: questa sera all'Auditorium San Rocco vi è stato un altro di quegli incontri per pochi intimi a cui il Consorzio CIR33 si sta abituando.

In attesa di un incontro plenario con la cittadinanza, i rappresentanti del CIR33 si sono allenati con i rappresentanti delle associazioni cittadine, una sparuta pattuglia di diciannove persone, comprese due o tre ragazze che hanno martellato il buon Mangialardi di obiezioni. L'Assessore ha retto bene, è aduso al botta e risposta e lo vedrei bene come pierre del Consorzio, che manca totalmente in visibilità e comunicazione col pubblico.
A supporto di questa tesi porto la carta verdolino cagarella del materiale informativo del Consorzio, ma soprattutto Paolo, il loro consulente alla comunicazione, ieri sera insolitamente in forma, al punto che l'ho scambiato per il custode dell'Auditorium.

Presenti anche alcuni membri del Meetup di Beppe Grillo, intenti a prendere le misure alle problematiche cittadine. Buon lavoro.

Per finire: domani sera (venerdì) alle ore 21, presso il Centro Sociale Saline, si terrà un incontro fra il Comitato del quartiere Saline e i membri del Coordinamento civico. In estrema sintesi, si parlerà male di Ceresoni e della Giunta in generale. Argomento della serata saranno le antenne per la telefonia mobile. Sul tema io seguo fedelmente le indicazioni del mio guru personale il telecomunicazioni, Andrea Scaloni su Popinga.


staccato da: Maddeche alle ore ottobre 04, 2007 23:09 | link |
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