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La Piaga di Velluto Piaga di Senigallia, news

Questo è un blog pratico: segnalazioni, qualche foto e via andare. Se vuoi collaborare scrivimi. Buona parte di quanto pubblicato è fiction.
Dichiarazione: odio il termine, ma questo è anche un blog di satira e qualche volta ci scappano nomi e cognomi. Gli interessati non se la prendano.

In ogni caso questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7-3-2001.

Questo sito è ottimizzato per la visione sul mio computer. Se hai problemi di visualizzazione vieni a leggerlo a casa mia.

Gli articoli contrassegnati con il bollino "CRONACA VERA" sono più che altro prodotti di fiction originati da una notizia reale e sono destinati ad un pubblico adulto che riesce a capire quando si scherza e quando no.


domenica, 29 marzo 2009

Senigallia, ex Sacelit - Italcementi

"Costruiremo case"

Nuova presentazione dell'intervento Sacelit - Italcementi. In una stanca replica a porte chiuse, Portoghesi illustra quello che aveva già illustrato otto mesi fa e che potevate già scaricare da Emule due mesi fa.

Senigallia si libera di un'area industriale e si ingolfa in un groviglio di strade e tunnel. Ci resta il mare, quello non lo tocca nessuno, ma per stare tranquilli dovremmo dichiararlo area non edificabile.

Una delle poche cose che ho imparato frequentando il Consiglio Comunale è che le riunioni delle Commissioni Consiliari sono aperte al pubblico, a condizione di non prendere la parola, non disturbare e non fare volantinaggio o raccolta firme.
E così, con una certa sorpresa, l'altro giorno ho letto un comunicato stampa in cui si annunciava una Commissione Consiliare "allargata" ai rappresentanti delle categorie, associazioni ambientaliste e forze politiche. L'occasione era rappresentata dalla presenza dell'architetto Portoghesi, che avrebbe illustrato ai Consiglieri Comunali il piano ex Sacelit - Italcementi nella sua fase attuativa, avrebbe risposto alle domande dei Consiglieri e avrebbe consentito all'Amministrazione di autoreferenziarsi a dovere, dato che da sola non ci riesce più, ha bisogno di un consulente esterno.

Ma andiamo per ordine, perchè le prospettive sono tutt'altro che chiare. Il primo impatto con la Sala Consiliare è deludente: la porta è chiusa, perchè in realtà l'audizione di Portoghesi è a invito, ai messi comunali hanno detto di sprangare la porta e far entrare solo le persone di fiducia, politici, sindacalisti e progettisti, i comuni mortali devono stazionare sulle scale o imbucarsi come ad una festa di VIP.
Immediata la protesta dei (pochi) comuni mortali presenti, le sedute delle Commissioni sono pubbliche, non c'è storia. Immediata la risposta della security: porte subito aperte con tante scuse, è stato un fallo di confusione in area.

Arrivare puntuale a questi appuntamenti è un'abitudine che ho perso da tempo, anche perchè il quarto d'ora accademico è diventata l'ora architettonica, a uomini che trasformano le città nell'arco di decenni non puoi chiedere di essere puntuale nell'arco di un solo pomeriggio. Lo staff di Portoghesi si presenta in grande ritardo e il mio pensiero va al Presidente della Commissione, Donatiello, un insegnante, costretto ad attendere un architetto di fama mondiale in ritardo di un'ora senza poterlo annotare sul registro di classe. Donatiello è uomo tutto d'un pezzo: non importa se sei Portoghesi o il tecnico della caldaia, sei in ritardo di un'ora. E il suo disappunto straborda da tutte le parti, con grandi scuse nei confronti della cinquantina di astanti, che hanno approfittato del ritardo per stringere relazioni, promuoversi, tutelarsi o fingere un'attività intellettuale, come nel mio caso.

Anche l'entusiasmo e l'enfasi di Luana Angeloni straborda da tutte le parti, si è diffuso ovunque, ne potrete trovare tracce anche oggi, in Piazza Roma. L'intervento ex Sacelit viene presentato come "la più grande trasformazione urbanistica della Città dopo l'ampliamento settecentesco". Nella frenesia della promozione il Sindaco cade in un equivoco e in un'ingiustizia storica: l'ampiamento settecentesco è, appunto, un ampliamento della Città, non una trasformazione, così come sono stati ampliamenti epocali per la Città il Piano Regolatore del 1931, il quartiere Saline e il PEEP di piazza d'Armi, interventi che hanno consegnato alla Città quartieri modello per oltre ventimila abitanti, interventi che hanno solo il difetto di non essere nati sotto l'Amministrazione Angeloni.

Ma queste sono pinzillacchere di fronte ad un intervento urbanistico che consegnerà alla Città centottanta appartamenti turistici a 6.000 Euro al mq, un hotel a cinque stelle quando a fatica manteniamo quelli a quattro, un museo civico per le conchiglie spiaggiate, una piazza di 2600 mq (l'equivalente di Piazza del Duca) senza neanche un albero, che alle due di un pomeriggio di luglio diventerà una fornace solare. E soprattutto un groviglio di sottopassaggi, rotatorie, passerelle, strade e cunicoli che manderà in crash il server di Google Earth, mentre il vostro navigatore si staccherà dal cruscotto e diventerà una comune calcolatrice. Tutto questo paragrafo è stato inserito per ridurre il tasso di enfasi ancora presente nell'aria, un atto dovuto.

senigalliaplanimetria generale del progetto
(scaricata da Emule)

La presentazione del progetto di Portoghesi avverrà senza enfasi, grazie alla collaborazione del suo collega Piscitelli, a cui tocca la parte ingrata della presentazione. Le scelte che sono state fatte, i numerosi vincoli rispettati e le opere di viabilità che saranno necessarie per collegare l'insediamento residenziale al consorzio degli umani, sono la parte sporca del lavoro, che Piscitelli svolge con semplicità, dato che ha spiegato tutto, con le stesse identiche parole, già otto mesi fa, alla prima presentazione del progetto.

La parte più critica, la viabilità, viene trattata a volo d'uccello, ma questa è una caratteristica tipica di tutti i piani urbanistici: si parla per ore di tutto quello che verrà costruito all'interno del comparto e si tratta per pochi secondi tutto quello che verrà scaricato sulla Città, infrastrutture viarie che potevamo risparmiarci, rotatorie di fronte alla stazione, incroci incomprensibili, doppioni di strade esistenti, eccetera.

senigalliala viabilità del progetto
(foto Rincolvati)

Un'area residenziale di cinque ettari posta a pochi passi dal Centro Storico e dal mare, avrebbe bisogno di una sola opera stradale per collegarsi, un sottopassaggio agile e funzionale, non quell'opera ciclopica che si vuole fare, profonda sette metri e lunga cento, in grado di portare i camion e i mezzi pesanti in un posto dove nessuno vorrà i camion e i mezzi pesanti. Un'opera talmente ingombrante da costringere i progettisti ad individuare una rotatoria di fronte alla stazione, per gestire il traffico in uscita all'area ex Sacelit. Ma della parte critica del progetto parlerò un'altra volta, anche perchè è il turno di Portoghesi.

Portoghesi illustra il suo progetto senza enfasi: abituato a trattare con sultani e teste coronate, miliardari e capi di Stato, non è certo impressionato da una platea che pende dalle sue labbra, e si permette anche il lusso di usare un PC che non funziona, che ci lascia per lunghi minuti senza immagini.
I concetti espressi sono gli stessi dell'altra volta: replicare i Portici Ercolani e il Foro Annonario, scomodare le Rocche di Senigallia e Sassocorvaro, le mura della Città e i grandi architetti rinascimentali, per presentare un progetto in cui si costruiranno case per miliardari fronte mare, è come giustificare la costruzione delle Piramidi con la necessità di fare ombra, ha lo stesso senso.

senigalliaprospettiva del progetto
(scaricata da Emule)

Ma nessuno degli astanti coglie l'incongruità, anche perchè le necessità sono banali. La prima domanda di un Consigliere è questa: "Ma la fate la strada che collega i due lungomari?". Come se la necessità primaria di una Città sia quella di andare in macchina da un lungomare all'altro, di smettere di intasare un lungomare per andare ad intasare quell'altro, come se liberare dalle macchine il lungomare (una cosa che stanno facendo ovunque) sia un'utopia che a Senigallia non può funzionare.

Si libera dal traffico un lungomare marginale a tre chilometri dal Centro, alla ex GIL, in un intervento che non ha alcun senso e si vuole rendere ancora più accessibile alle auto un luogo che dovrebbe essere di passeggio, di benessere, di capannelli e di chiacchiere all'aperto, questa è l'incomprensibile esigenza primaria che emerge, subito accontentata. Ebbene sì, ci sarà una stradetta che consentirà ai frequentatori motorizzati di un lungomare di accedere all'altro lungomare, senza staccare il culo dai sedili in alcantara e senza aprire il finestrino per sentire se è levante o scirocco, tanto c'è il climatizzatore.

L'ultimo pezzo pregiato della presentazione, il ponte ciclopedonale del porto, rimane in fondo alla scaletta di Portoghesi. E' un'opera a cui tiene in particolar modo, vuole che sia l'emblema di tutto l'intervento ed è un pezzo stilistico notevole. Alto sette metri sul pelo d'acqua, lungo circa 100 metri, slanciato e leggero, attraverserà canale e darsena e forse ci farà dimenticare il labirinto di strade e stradette che gli farà da contorno. Speriamo bene.

senigalliala "piazza ovale" del Portoghesi
una fornace solare
(scaricata da Emule)

Qui finisce il racconto romanzato della presentazione. Tutte le immagini che abbiamo visto (una decina) le avevo già trovate su Emule qualche mese fa, probabilmente scambiate con qualche film porno.
Nella funzione "Cerca" di Emule digitate "sacelit - italcementi" o qualcosa del genere, non ricordo. Lo scaricamento è lungo, non per le dimensioni dei file, ma perchè ci sono solo un paio di hard disk che lo contengono, ci vuol pazienza.

L'articolo è lungo e non voglio fare un lenzuolo. Qui ho messo un file PDF con alcune considerazioni che mi sono venute sul progetto.




staccato da: Maddeche alle ore marzo 29, 2009 11:55 | link |
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categorie: edilizia

giovedì, 26 marzo 2009

Senigallia, lavandaie, Borgo Portone, Chiesa del Portone

Cent'anni fa / 8

Tornando indietro nella storia di soli quindici giorni, troviamo la pubblicazione di un opuscolo, edito dal Consiglio delle Donne in occasione dell'8 Marzo, dedicato alle lavandaie e al lavatoio del Coppo, al loro ingrato lavoro e al loro posto di lavoro, divenuto punto di aggregazione della vita cittadina e restaurato qualche anno fa per la memoria storica della Città.

senigallia
Neanche in cent'anni potrei fare meglio delle autrici dell'opuscolo e, forte di un accordo culturale da stipularsi fra la Piaga di Velluto e il Consiglio delle Donne, posso pubblicare un estratto dell'opuscolo con dei cenni storici sul lavatoio, curato dalla signora Aurelia Rimondi.

senigalliaclicca sull'immagine per ingrandire,
utilizzando le funzioni di zoom del tuo browser

Chi volesse una copia della pubblicazione può richiederla al Comune presso l'Ufficio Attività Istituzionali (071-6629306).

In fondo all'articolo di oggi ho riportato alcune brevi note su come sia possibile ottenere un bucato straordinario, di un bianco abbagliante e profumato, avendo a disposizione del tempo (due giorni), un fiume, del sapone, una mastella di latta e la "ranna", misterioso prodotto che l'industria dei detersivi ha recentemente riscoperto, utile anche come shampoo per i capelli di una volta, e vedrete che presto anche l'industria cosmetica se ne accorgerà.


Se il lavatoio in via Rossini era il luogo "istituzionale" per le lavandaie, in realtà un altro tratto del fiume, presso il Borgo Portone, è stato per secoli il luogo di raduno sia per chi lavava i panni in conto terzi e sia per le casalinghe del tempo.

senigalliaBorgo Portone con la sua chiesa -
in primo piano le lavandaie al lavoro

Borgo Portone è un luogo antico di Senigallia, un borgo popolare che si trova fra le attuali via Petrarca, via Capanna e via Baroccio, fuori dalle mura che si sono succedute a difesa della Città, destinato ad accogliere le famiglie povere che gravitavano sul centro, che non potevano permettersi una casa entro le mura (anche allora gli affitti erano proibitivi) ma che avevano la necessità di vivere negli immediati sobborghi. Un popolo fatto di contadini, ortolani, carrettieri, operai, muratori, sguattere, e, appunto, lavandaie.

Il nome del borgo è di origine incerta, forse legato ad un ingresso della Città, l' spurtòn, un varco verso Sant'Angelo e l'entroterra verso Jesi, dove passavano prevalentemente prodotti agricoli. O forse il nome ha un'origine legata al fiume, a una "portella" che metteva in comunicazione il fosso Penna e il fiume Misa, un collegamento utile in caso di piena, dato che il fosso Penna era utilizzato prevalentemente come un corso d'acqua "diversivo".

Nel Borgo Portone si trovava una delle chiese più antiche della Città, la Chiesa di Santa Maria del Portone (o Sportone), la cui prima costruzione risale al Trecento, consacrata a S. Giacomo e al Santo Spirito. Fu la prima chiesa destinata alla grande area fuori delle mura della Città, la cui cinta medioevale era stata distrutta (assieme a gran parte degli edifici) nel 1264, dall'esercito di saraceni guidato da Percivalle Doria, al servizio di Manfredi da Sicilia, capo della fazione ghibellina in Italia.

Senigallia era orgogliosamente guelfa (stava dalla parte del Papa) e, unica fra Jesi e Fano, si preparò a resistere contro le truppe di Manfredi senza cercare un conveniente accordo.
La punizione fu terribile: la città venne saccheggiata e devastata, le sue mura vennero abbattute e per ben due anni fu abbandonata dagli abitanti, il momento peggiore della sua Storia. La successiva sconfitta e morte di Manfredi fece tornare alla vita la città e il breve dominio di Pandolfo Malatesta la fece rinascere e la ripopolò, utilizzando anche gli incentivi economici, come farebbe un moderno Ministro dell'Economia

Le mura cittadine, ricostruite dal Malatesta, erano molto meno estese delle precedenti: gran parte della Città ne rimase fuori e questo rappresentava un notevole problema logistico per la Curia, basti pensare alla necessità di impartire l'Estrema Unzione in piena notte agli ammalati, con le porte della Città chiuse e sprangate, a causa della "canaglia", sempre presente fra i frequentatori dei sobborghi. Questi problemi vennero risolti con la costruzione di una chiesa fuori dalle mura.
Una chiesa minore, non destinata ai fasti delle chiese più importanti, una chiesa border line, diremmo oggi.

senigalliaPonte Portone in una famosa foto di fine '800, prima
della costruzione degli argini murati del Perilli -
consuete le figure delle lavandaie, incongrua
la figura del dandy in primo piano

Presto destinata alla decadenza e all'abbandono, la Chiesa del Portone venne demolita nel 1539 e riedificata, nell'ambito delle grandi opere commissionate dai Della Rovere, rimanendo sempre una chiesetta fino al 1628, anno in cui fu elevata al rango di parrocchia, assieme alla Chiesa del Porto.
All'inizio del 1800 la chiesa venne lentamente (e con grandi controversie economiche) riedificata per la terza volta, divenendo anche sede di alcune congregazioni di beneficienza, fra cui l'Aggregazione delle Lavandaie, che in quella zona della Città avevano un loro centro di interesse.
La sua posizione, marginale e in riva al fiume, ne decretò un ulteriore declino che si trascinò fino al terremoto del 1930, quando la chiesa fu definitivamente demolita e, dopo un breve periodo in cui fu ospitata in una baracca di legno e carta catramata, venne ricostruita nel 1934 nella sua prestigiosa sede attuale, nel pieno dell'espansione della Città, al quartiere Portone. Una vita travagliata con un lieto fine.

senigalliail Ponte Portone dopo la costruzione degli argini del Perilli -
questo ponte, ancora luogo di lavoro delle lavandaie, venne
minato e distrutto dai Tedeschi nel 1944 e ricostruito
nel dopoguerra -
sullo sfondo a destra lo Stabilimento Pio
e a sinistra il campanile del Duomo

senigalliauna panoramica di Borgo Portone oggi -
la chiesa si trovava al centro della foto

senigallia; alluvioneil Ponte Portone durante l'alluvione del 1976
(foto per gentile concessione di Claudio cavallari)

Il Borgo Portone ha mantenuto sempre la sua funzione di ingresso della Città: l'ampliazione del 1756 lo ha definitivamente strutturato come sobborgo, dotandolo di un ponte che rendeva più agevoli i movimenti fra le due sponde del fiume. Il ponte è stato ricostruito varie volte e nel 1913, con l'arginatura del fiume dell'Ing. Perilli, divenne uno dei primi ponti costruiti completamente in calcestruzzo. Minato e distrutto dai Tedeschi nel 1944 (sorte comune a tutti i ponti della città), venne ricostruito nel dopoguerra, demolito nel 2005 e riaperto alla fine del 2007, dopo una lunga e travagliata storia di cantiere.

senigallia; ponte; portoneil nuovo Ponte Portone in costruzione -
il ponte venne chiuso al traffico nell'ottobre del 2004
e inaugurato alla fine del 2007

senigallia; ponte; portoneil Ponte Portone oggi

Una costruzione lunga e travagliata, come la costruzione del ponte attiguo, Ponte Zavatti, con cui Ponte Portone costituisce un sistema di attraversamento del fiume che con due ponti riesce a portarvi sulla stessa sponda da cui siete partiti. Mica da tutti. Ma alle vicende complicate e travagliate Borgo Portone sembra esserci abituato da sempre.

Economia domestica.

Come promesso riporto brevemente il sistema di lavaggio delle nostre nonne, teso ad ottenere un bucato straordinario. I panni venivano lavati al fiume, con il sapone di allora, generalmente ottenuto con grasso animale e venivano stesi al sole sulla ghiaia pulita. Quando erano un po' asciutti, si risciacquavano varie volte e si portavano a casa bagnati.

A casa i panni venivano messi in una mastella di metallo con un foro tappato sul fondo, su cui  veniva steso il "cinerale", un vecchio lenzuolo su cui si posava della cenere ben pulita, versandoci sopra dell'acqua bollente. I panni venivano lasciati tutta la notte a riposo e al mattino la mastella veniva stappata facendo defluire l'acqua. Un risciacquo finale nell'acqua del fiume e la stesa dei panni sulla più vicina siepe completavano l'opera.

Il risultato finale era un bucato straordinariamente bianco e profumato, ottenuto grazie alla cenere, che rilascia sui panni il carbonato di calcio, un composto sgrassante e sbiancante.
Sottoprodotto da non sottovalutare era l'acqua della mastella, che veniva riutilizzata come shampoo, con risultati strabilianti per i capelli, in lucentezza e profumo.

Tutto il procedimento (mastella, cinerale, cenere, acqua calda) viene chiamato "ranna" (o "ranno"), termine di origine longobarda (sgocciolare) che trovate anche sul vocabolario. Così come lo potrete aver trovato nel linguaggio di vostra nonna: "cojon che ranna!" avrà detto qualche volta, parlando di una cosa noiosa o complicata. Si capisce pure perchè.


staccato da: Maddeche alle ore marzo 26, 2009 19:29 | link |
commenti (3)
categorie: centro storico, foto storiche

martedì, 24 marzo 2009

Senigallia, Consiglio Comunale

Consiglio Comunale

La seconda rata del Consiglio Comunale sulla Variante Arceviese era prevista per stasera alle 20.
La puntata non è andata in onda a causa della mancanza del numero legale, mancavano quattro Consiglieri di Maggioranza e l'Opposizione da tempo non garantisce più il numero legale.

La puntata di ieri si è conclusa alle 3 di mattina, con la presentazione di alcuni emendamenti alla Variante che dovevano essere discussi stasera.

Sembrano confermate le previsioni della vigilia, con il taglio netto del comparto edificatorio di Borgo Passera e della relativa strada frazionale, l'unico comparto che potesse dare ordine e un minimo d'infrastrutture alla frazione che è diventata la palestra della speculazione edilizia, l'unico comparto che, evidentemente, non ha avuto sponsor di rilievo.

Per il resto ci saranno minimi aggiustamenti al Piano urbanistico che trasformerà l'entroterra della Città in una "periferia d'Area Vasta".



staccato da: Maddeche alle ore marzo 24, 2009 21:33 | link |
commenti (2)
categorie: politica, consiglio comunale, edilizia, frazioni

Senigallia, Comitato Cesanella

Attenzio' Popolazio'


senigallia; cesanella

staccato da: Maddeche alle ore marzo 24, 2009 18:33 | link |
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categorie: frazioni, vita cittadina, iniziative collaterali, parco della cesanella

lunedì, 23 marzo 2009

Senigallia, Consiglio Comunale

Consiglio Comunale

Si parla di Borgo Passera e Villa Sbriscia.
 
Floriano Schiavoni denuncia possibili abusi nella trasformazione di  Villa Sbriscia in villette indipendenti, intervento autorizzato e già avviato.
Chiede inoltre una verifica del costruito nelle zone di completamento di Borgo Passera, quelle edificate con l'indice a 0,86.


nella foto: Villa Sbriscia (ex ristorante Garden)
in una foto di dieci anni fa -
attualmente è in corso una trasformazione edilizia
in 4/5 villette indipendenti

l'attuale trasformazione di Villa Sbriscia
che sarà oggetto di un controllo da parte dello stesso
Ufficio Tecnico che ha autorizzato la trasformazione edilizia

L'osservazione della Provincia riguarda la destinazione d'uso del complesso edilizio (zona di completamento per insediamenti turistico-ricettivi) che non è stata rispettata (stanno costrendo villette residenziali) e raccomanda di limitare le potenzialità edificatorie all'esistente (ridurre la cubatura a quella di Villa Sbriscia prima della trasformazione).

Ecco il testo intergrale dell'osservazione della Provincia:

"
La zona denominata BT10 – Villa Sbriscia è attualmente soggetta alla doppia disciplina normativa dell’art. 16/h Zona BT10 di completamento per insediamenti turistico - ricettivi – ricreativi extraurbani e dall’art. 39 edifici e manufatti storici extraurbani.

Data la necessità di garantire la tutela del manufatto, il CPT, pur concordando con il mantenimento delle destinazioni d’uso ammesse dalla zona BT10 vigenti (zona di completamento per insediamenti turistico-ricettivi), rileva la necessità di limitare le potenzialità edificatorie all’esistente".



Il Sindaco ha risposto che gli uffici tecnici comunali faranno delle verifiche in entrambi i casi segnalati da Schiavoni, ma che le sue contestazioni al momento non sono pertinenti alla discussione della Variante Arceviese.


staccato da: Maddeche alle ore marzo 23, 2009 22:35 | link |
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categorie: consiglio comunale, edilizia, frazioni

domenica, 22 marzo 2009

Senigallia, Variante Arceviese

Frazione Arceviese

Nell'indifferenza generale la Giunta Angeloni cambia la toponomastica di Senigallia.
Spariscono tre frazioni, Borgo Bicchia, Borgo Passera e Vallone. Nasce una nuova superfrazione: Frazione Arceviese.
Si attua il "pensiero unico" dell'edilizia senigalliese: la cubatura promessa va rispettata.

La Provincia contesta la Variante Arceviese in ben dieci punti e l'Amministrazione risponde con un solo provvedimento.
Un caso d'accademia di speculazione edilizia  e come sempre a rimetterci è Borgo Passera.


La scorsa settimana non è andato in onda il Consiglio Comunale per il ben noto problema della mancanza del numero legale. I numeri della Maggioranza sono stretti e bastano due prevedibili assenze per far saltare il Consiglio.
Principale punto all'ordine del giorno erano le controdeduzioni alle osservazioni che l'Ente Provincia ha avanzato sulla Variante Arceviese.

Da non confondere con l'asse stradale in costruzione, la Variante Arceviese è un piano urbanistico, sconosciuto ai più, che modificherà radicalmente l'aspetto di alcune frazioni di Senigallia, Borgo Bicchia, Borgo Passera, Vallone, Bettolelle, Casine. La variante urbanistica è stata approvata durante un Consiglio Comunale di un anno fa, il famoso Consiglio dei nove secondi per intervento, quello che ha determinato l'uscita dalla Maggioranza di Rifondazione Comunista e del Consigliere Bacchiocchi.

Presentato come il piano che avrebbe risolto "la domanda di nuove abitazioni che viene dalle frazioni, in modo sostenibile e razionale", la Variante Arceviese nella discussione in Consiglio è stata bersagliata da oltre 160 osservazioni, problema che ha costretto la Maggioranza ad un primo esperimento di votazione a catena di montaggio, replicato poi nell'approvazione del Piano Cervellati, nella versione "legge della giungla".

L'adozione definitiva della Variante prevede un ulteriore passaggio: l'esame dell'Ente Provincia, nella figura del Comitato Provinciale per il Territorio (CPT), finalizzato principalmente a controllare l'osservanza dei vincoli e delle prescrizioni sovracomunali dello strumento urbanistico adottato. In sintesi: ogni variante adottata dai vari Comuni viene verificata da un Ente superiore, per evitare abusi e per garantire a tutti l'osservanza delle regole e dei vincoli (1).

Le osservazioni prodotte dal CPT tuttavia non sono vincolanti: possono essere controdedotte o adottate dall'Amministrazione Comunale. L'Amministrazione può modificare radicalmente la sua Variante secondo le osservazioni ricevute, oppure giustificare determinate scelte, modificando i dettagli.

Le osservazioni del CPT sono in tutto dieci, vanno dai vincoli idrogeologici non rispettati al computo errato o "distratto" delle aree di parcheggio, dalla continuità urbanistica (conurbazione, che fa perdere di identità e riconoscibilità alle frazioni) fino a "distrazioni" ed omissioni sui vincoli del Piano Paesistico Ambientale Regionale (PPAR), una grande conquista dell'ambientalismo del '900, divenuto noioso orpello e finito in soffitta. Se chiedete ad un architetto neolaureato cosa sia non saprà rispondervi.

Vediamo nel dettaglio qualche osservazione. Qui potete scaricare il file completo delle osservazioni. E' un file di Word esente da virus.

La conurbazione

Una città che nel turismo e nella tipicità dei luoghi ha fondato la sua economia, sta trasformando in suo entroterra in una sterminata periferia, una striscia ininterrotta di case lunga quattro chilometri, dall'uscita dell'Autostrada al Vallone.
La Variante Arceviese prevede una serie di interventi edilizi lungo l'asse della Provinciale Arceviese, che formeranno una linea continua di edifici lungo la strada, in cui le frazioni perderanno la loro identità e le loro caratteristiche.
Nate dalla necessità di coniugare la residenza con i luoghi di lavoro (campi coltivati o fabbriche) le frazioni assumeranno le caratteristiche delle periferie urbane, nate e prosperate con un altro scopo: consentire la residenza a grandi masse di popolazione, non necessariamente legate al proprio luogo di lavoro.

Lungo la strada Arceviese la Variante prevede la nascita di un polo direzionale terziario a fianco della sede dei Vigili del Fuoco, presso il previsto nuovo casello dell'A14 (quella che sarà una delle zone più congestionate della Città), un intervento edilizio a Borgo Passera adiacente alla strada Arceviese, un maxi-condominio di trenta appartamenti (in aperta campagna!) a fianco di un maxi-condominio già esistente (2), e un intervento edilizio al Vallone, sempre sulla strada Arceviese, destinato a mutare definitivamente l'aspetto di quella frazione, che alla pericolosa strada ha sempre voltato le spalle, conformandosi come un borgo di case tranquillo e vivibile.

senigallial'area del previsto polo direzionale - terziario (in viola)

Le osservazioni del CPT segnalano difformità fra lo sviluppo armonico delle frazioni e questi massicci interventi edificatori sulla strada. La controproposta del Comune consiste nel taglio completo dell'intervento edificatrio a Borgo Passera, frazione che merita un capitolo a parte.

Borgo Passera

Oggetto di una forsennata speculazione edilizia ancora in corso, Borgo Passera ha visto la costruzione di centocinquanta appartamenti in quattro anni, in un'area di diecimila mq, con indici edificatori da incubo, villette indipendenti colluse e villette a schiera costruite su pendenze alpinistiche. La Variante Arceviese ha "armonizzato" questa prova di forza dell'industria edilizia, inserendo nella frazione un intervento edilizio a basso indice edificatorio (0,30 mq/mq), una strada che avrebbe agevolato la circolazione stradale e le aree verdi che gli speculatori non si erano sentiti in obbligo di fare e che non erano stati obbligati a fare, tanto sarebbe arrivata la Variante a sistemare le cose...

la speculazione edilizia a Borgo Passera

Cogliendo al volo la raccomandazione del CPT sulla eccessiva densità abitativa, l'Amministrazione ha deciso di azzerare l'intervento edilizio previsto, compresa la strada e le aree verdi, le uniche cose razionali che si era previsto di fare nella frazione, dopo il passaggio degli speculatori. La strada, che avrebbe razionalizzato la circolazione stradale nell'area è stata eliminata dalla Variante perchè verranno meno gli oneri d'urbanizzazione (soldi) necessari per costruirla. (3)

uno scorcio di Borgo Passera, fra le
"villette indipendenti" -
le uniche aree verdi sono le strisce di prato
fra una villetta e l'altra

In questo modo la piccola frazione di Borgo Passera ci rimette due volte, prima per la speculazione edilizia che ne ha triplicato la popolazione e poi per la scriteriata decisione di non adeguare le infrastrutture (strade e verde) alle nuove esigenze della frazione.

Il parcheggio fantasma

Un parcheggio scambiatore a servizio della città, viene "distrattamente" aggiunto al parcheggio in dotazione al polo direzionale terziario (comparto A1 della Variante, vedi foto più in alto) previsto vicino alla sede dei Vigili del Fuoco. La distrazione è utile per ottenere una maggior cubatura del polo, più parcheggi prevedi e più puoi costruire.

La distrazione non sfugge al CPT che raccomanda al Comune di escludere il parcheggio scambiatore dalle dotazioni del polo e di regolarsi di conseguenza, ridurre la cubatura prevista. Sembra che questa osservazione non avrà alcuna risposta da parte del Comune, un parcheggio è un parcheggio, anche se è isolato dall'area a cui è stato assegnato, anche se è destinato a ridurre il traffico in città e non al polo direzionale che gli sorge vicino.

Il risultato sarà che il parcheggio d'interscambio sarà utilizzato dagli utenti del polo direzionale e la città farà a meno del suo maxi-parcheggio d'interscambio, uno dei motivi per cui sarà "ribaltato" il casello dell'A14.

Vincoli idrogeologici e paesaggistici

I vincoli idrogeologici riguardano il rischio frane ed alluvioni del territorio. La classificazione di rischio va da minimo (P1) a massimo (P4). La Variante Arceviese prevede la costruzione di abitazioni in aree a rischio idraulico elevato e il CPT, in alcune di queste aree (Borgo Bicchia, Vallone, Bettolelle) raccomanda di evitare la costruzione di locali interrati e una serie di studi ed opere di salvaguardia idraulica, che la Variante, pur progettata da tecnici professionisti, ha tranquillamente ignorato.

Così come sono stati ignorati gli ambiti di tutela integrale previsti dal Piano Paesistico Ambientale Regionale, che il CPT puntualmente ricorda e che il Comune ignorerà o modificherà in minima parte.
Un esempio su tutti è quello del Vallone, comparto H, dove l'area edificabile è stata ristretta per rispettare il vincolo, ma senza ritoccare la cubatura prevista: il risultato saranno degli edifici più "appiccicati" dato che il verde di pertinenza da privato diventerà condominiale. Una piccola replica dello scempio di Borgo Passera, con minime distanze fra un edificio e l'altro.

Queste sono alcune delle osservazioni presentate dal CPT sulla Variante Arceviese, che saranno discusse nella seduta del Consiglio Comunale prevista per domani, lunedì 23 marzo. La discussione probabilmente sarà breve, è prevedibile una prova di forza a voto coatto, con l'affannosa ricerca del numero legale e l'ostruzione della Minoranza. Una puntata da vedere, preparate i popcorn.

(1) Attenzione: il CPT è un organo tecnico, non politico. Questa premessa è utile perchè circolano delle ipotesi complottarde secondo cui le osservazioni della Provincia alla Variante Arceviese sono numerose (ed occhiute), per via dell'opposizione che il Comune di Senigallia ha fatto alla richiesta di cambiamento di destinazione (da struttura turistica a parzialmente residenziale) dell'Hotel Marche, proprietà della Provincia in vendita ma senza compratori.
Il complotto consisterebbe in una sorta di ricatto papale papale: io ti faccio passare liscia liscia la Variante Arceviese, tu mi fai fai trasformare una parte dell'Hotel Marche in miniappartamenti.

(2) La storia del maxi condominio in aperta campagna è singolare: nato nel 2006 a fianco dei silos di un consorzio agrario, il primo condominio di 32 appartamenti ha mostrato subito i suoi limiti, consistenti in mancanza di posti auto, pericolosità della strada Arceviese e insalubrità dell'area, dovuta alle polveri dei cereali stoccati nei silos e alle colonie di animali molesti presenti nell'area (pentegane, insetti molesti). Tutti limiti che in sede di approvazione dell'intervento edilizio non sono stati ravvisati, in una città che bada al sodo e al mattone, prima si costruisce e poi si affrontano i problemi. Inoltre il condominio era inizialmente progettato per circa 15 appartamenti di normali dimensioni. Vista la difficoltà a vendere, il costruttore ha chiesto una variante in corso d'opera, riducendo la superficie degli appartamenti e raddoppiandone il numero.


sulla destra il maxi-condominio di 32 appartamenti lungo l'Arceviese -
a sinistra i silos che saranno demoliti per ospitare un altro maxi - condominio


La soluzione a questi limiti è stata presto trovata, dietro sollecitazione dei diretti interessati, i proprietari dei silos: trasformiamo i silos in area residenziale, ci costruiamo un altro condominio di 32 appartamenti, risolviamo il problema dei posti auto con un piazzale e la salubrità dell'area è garantita dalla sparizione dei silos.

Il risultato di questo caso d'accademia della speculazione edilizia sarà un centro residenziale di 64 appartamenti in piena campagna, adiacente ad una strada a grande scorrimento e isolato da servizi e strutture pubbliche.

(3) Attualmente il Borgo Passera, pur avendo triplicato le sue dimensioni, ha una sola strada frazionale, stretta e pericolosa, la Strada della Passera. La Variante Arceviese ha introdotto una nuova strada che dovrebbe agevolare l'ingresso e l'uscita dalla frazione. Un intervento sacrosanto, destinato ad migliorare la vivibilità. Questa strada sarà completamente cancellata dalle previsioni del Piano Regolatore, dato che non sarà possibile finanziarla con gli oneri d'urbanizzazione e quindi non sarà realizzata neanche se si dovessero trovare le risorse in altro modo.
La Piaga di Velluto si già era occupata di Borgo Passera in tempi non sospetti, dicembre 2006.
staccato da: Maddeche alle ore marzo 22, 2009 19:03 | link |
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mercoledì, 18 marzo 2009

Senigallia, The Velvet Plagues

The Velvet Plagues

Nn so la Piaga, so su fiola e ho preso il potere su qst blog, nn poxo far altro ke dire: seguite sto gruppo, x me so vekki, sfatti, senza futuro , ma raghè ascoltateli xke la cacofonia dei loro suoni dopo una giornata de fatighe te fa propri diventà tranzollo!!!
Qst è musica  ke spakka!






Tranzolli, piskelli mia, i Velvet Plagues nn vi lasciano mai soli! Sono disponibil anche su Facebook!





staccato da: Maddeche alle ore marzo 18, 2009 21:01 | link |
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lunedì, 16 marzo 2009

Senigallia, foto storiche, Centro Storico

Cent'anni fa / 7

Il contributo di Daniele Sole diventa un fiume in piena: duecento anni di storia del Centro Storico in un solo articolo. Fortuna che ci sono le figure.

Il Centro Storico / 2
di Daniele Sole

Alla metà del '700 la città è in pieno fermento economico.
Il fatto di avere una Fiera Franca (cioè non sottoposta a dazi doganali sulle merci scambiate) la porta ad essere al centro di un notevole scambio merci: ma la fiera, che occupa per un mese l'intera città, si ritrova “stretta” negli spazi a disposizione.
La città è piccola per le esigenze fieristiche.

Si fa allora la richiesta a Roma di autorizzare e cercare finanziamenti per una complessa opera di “ampliazione” della città: il progetto, autorizzato e seguito personalmente dal Cardinale Ercolani (a cui furono poi dedicati i Portici), prevede la demolizione del vecchio tratto di mura prospiciente il fiume, che va dal baluardo di San Filippo (dove ora c'è l'incrocio fra i Portici e via F.lli Bandiera) per tutto il loro percorso fino all'allora fortino militare (ora Foro Annonario), includendo nella demolizione l'antico Torrione Isotteo (in corrispondenza di Palazzo Gherardi) e parte del palazzo dell'Episcopio per avere lo sbocco dell'attuale Corso.
La cattedrale in questa fase verrà “risparmiata”, rimanendo nella sua posizione, nella parte finale del Corso.

Al posto delle vecchie mura verranno costruiti dei palazzi con dei grandi porticati al piano inferiore, utilizzando la pietra bianca d'Istria, mentre le due principali strade cittadine, l'attuale Corso e via Mastai, vengono prolungate fino al fiume.
La città è ancora un cantiere quando si valuta la possibilità di un'ulteriore espansione, estendendo all'esterno la cortina delle mura e proseguendo i Portici: nelle intenzioni vi è l'edificazione di tutta l'area occupata dalla città duecentesca, il proseguimento dei Portici fino alle attuali caserme e, non ultimo, l'ingrandimento della città anche sulla riva sinistra del fiume.

senigallial'ampliazione settecentesca della Città:
in giallo l'ampliamento previsto e realizzato,
l'area bordata in rosso rappresenta
l'ampliamento oltre il fiume mai realizzato

Quest'ultimo progetto prevedeva l'estensione della cortina di mura e l'edificazione di quell'area della città fino ad occupare tutta la zona dell'attuale Borgo Pace fino a piazzale Campo Boario (fronte stadio), e la creazione di nuovi portici anche sulla riva sinistra del fiume, che nelle intenzioni si sarebbe perciò dovuto trovare circondato dai portici nel suo tratto finale fino alla foce.
Non si sa di preciso per quale motivo questo progetto non venne portato avanti (la città avrebbe avuto di sicuro un aspetto migliore...)  se non adducendo motivazioni di gravosità economica dell'opera che spinse a ripensare il tutto e fermarsi al semplice ampliamento sul lato destro e il proseguimento dei Portici.

senigalliaI Portici Ercolani su entrambe le sponde del Misa,
come li avrebbe voluti il Card. Ercolani
(tratta da "Piccole città, borghi e villaggi" -
Touring Club Italiano - 2007 - elaborazione fotografica)


Dove arrivasse la città prima dell'ampliamento è ancora visibile nel tratto di mura “a scarpa” (cioè inclinato verso l'esterno) che si trova nella base della maggior parte degli edifici di via Pisacane, lato mare.
L'ampliamento prevedeva anche la demolizione della vecchia cattedrale dalla sua centenaria posizione in fondo al Corso, per essere trasferita nella sede attuale con tutto il nuovo e più grande palazzo episcopale.

senigalliale mura cinquecentesche su via Pisacane,
divenute fondazioni per i palazzi dell'ampliazione

Il progetto dei Portici prevedeva la loro edificazione fino alle attuali caserme, ma oggi vediamo che essi si fermano a Palazzo Micciarelli (che chiude verso il Misa la piazza del Duomo).
Tutto fu dovuto ai diversi tempi e le diverse disponibilità economiche delle famiglie signorili del tempo, direttamente coinvolte nelle nuove edificazioni: fu proprio l'incertezza economica legata alla costruzione di Palazzo Micciarelli il motivo per cui l'ultimo edificio edificato sul lungofiume (quello che collega via Cavallotti alle Caserme) non ha i Portici: non si voleva interrompere la continuità del colonnato.

L'ingrandimento verso l'entroterra comportò  anche lo studio del corso del fiume Misa per decidere se eseguire un taglio diretto dell'ultima ansa così da avere un tratto pressoché costante da dietro l'attuale Cityper fino al Foro Annonario capace, si pensava, di far defluire i detriti fluviali e ridurre il problema dell'insabbiamento del porto.

senigalliail tratteggio rosso indica un'ipotesi di modifica
del corso del fiume esaminata con l'ampliazione,
ma non realizzata per il costo rilevante -
il tratto azzurro indica il corso del fiume nel '700, che venne
allineato e spostato per fare posto all'ampliazione

E' bene ricordare che il “porto”,al tempo, era tutto il tratto di fiume dalle caserme fino alla foce, che si trovava all'altezza dell'attuale ponte della S.S. 16.
Alla fine si decise per il meno costoso raddrizzamento del corso fluviale solo nel tratto dello stradone Misa com'è oggi, passando per due successive correzioni.

senigalliail tratto del fiume dietro alle Caserme,
allineato e deviato dall'ampliazione

La cortina di mura verso Ancona venne proseguita fino al Misa, realizzando una nuova porta d'ingresso alla città, Porta Colonna o Maddalena (ora Porta Mazzini) e ampliando il baluardo esistente, dedicato a San Martino: al suo interno venne poi realizzato il primo teatro comunale cittadino, poi teatro La Fenice.
La città così impostata è pressoché definitiva: fino all'unità d'Italia e al successivo terremoto del 1930, le uniche modifiche sostanziali furono la costruzione del Foro Annonario attorno al 1830-50, l'estensione dei moli (per l'annoso problema dell'insabbiamento portuale), la demolizione, alla fine dell'800, del vecchio ghetto ebraico per fare posto a Piazza Simoncelli e la costruzione della linea ferroviaria adriatica, inaugurata nel 1861.

senigalliail porto canale ai primi del '900 -
sulla destra l'esterno del Foro Annonario,
al centro il primo ponte ferroviario girevole, la strada
statale ancora non esiste -
a sinistra è visibile parte della vecchia porta Clementina,
demolita dopo l'abolizione delle barriere doganali, nel 1906

Per il tracciato della linea ferroviaria, venne valutato lo scarso valore dei terreni prossimi alla spiaggia (in quegli anni!) e la necessità di far scendere i passeggeri in prossimità degli stabilimenti balneari, nell'area dell'Hotel Bagni.
Sulla scelta del tracciato fu decisivo l'intervento dell'Amministrazione Comunale, che avanzò anche motivazioni di carattere commerciale e industriale: il trasporto delle merci dai primi stabilimenti industriali, lo zuccherificio e il cementificio, sarebbe stato agevolato dalla Ferrovia fronte mare. Ancora gli stabilimenti industriali non erano costruiti, ma la Città si trovava in una fase economica difficile a causa del declino della Fiera, e i terreni adiacenti alla spiaggia rappresentavano un'opportunità per l'avvio di attività industriali: a quei tempi le attività balneari rappresentavano una scommessa piena d'incognite.

In quegli anni la città si ingrandiva anche fuori le mura, se pur al loro interno si trovava la netta maggioranza della cittadinanza.
Nei primi anni del '900 si decise di porre un freno agli allagamenti cui era soggetta la città a causa delle varie fiumane, pur avendo la città un canale “scolmatore” come il vecchio fosso Penna (ora viale IV Novembre), allargando e chiudendo dentro i nuovi argini murati il corso finale del fiume dalla vecchia chiesa del Portone (situata all'incrocio tra via Giordano Bruno e via Capanna) fino al ponte della nuova Strada Statale 16.

In questa maniera quel tratto di fiume, che da sempre era stata storicamente il “porto” cittadino, divenne definitivamente un “estraneo” nella città: già aveva ricevuto un primo “colpo” con la costruzione del ponte ferroviario, che inizialmente era stato fatto girevole per permettere ancora la sua fruibilità dai barconi, poi era stato abbandonato dall'attività portuale con la costruzione del ponte fisso della S.S.16. Con la costruzione degli argini murati divennero inutili i fossati ancora esistenti attorno alle mura cittadine e il fosso della Penna, tutti corsi d'acqua che vennero interrati fra il 1915 e il 1920.
 
A stravolgere tutto l'impianto della Città, arrivò il terremoto del 30 ottobre 1930.
A seguito dell'evento sismico molti dei palazzi della città dentro le mura furono costretti ad essere ribassati e rinforzati, alcuni furono demoliti con la creazione di nuove piazze (piazzetta della Posta, piazzetta in via Nazario Sauro): il vecchio seminario vescovile fu abbattuto in gran parte e al suo posto vennero realizzate la Nuova Posta e l'edificio attuale sede del Circolo La Fenice, un antico monastero con annessa chiesetta venne abbattuto e al suo posto venne realizzata la scuola Pascoli, Piazza Saffi venne aperta all'esterno con la demolizione di Porta Ancona, la vecchia chiesa del Portone (il nome deriva dal fatto che si trovava presso gli “sportoni” del canale Penna) venne demolita e ricostruita nella sede attuale.

senigalliafoto aerea della Città anteriore al 1930
con le aree di successiva espansione edilizia


Il risultato fu l'inizio della fine del Centro cittadino come era stato inteso per centinaia di anni, e la sua apertura all'esterno con la realizzazione di nuovi e più funzionali quartieri, il primo dei quali fu proprio il quartiere “Piano Regolatore”, realizzato nei primi anni '30 nella zona tra l'attuale Viale IV Novembre e la nuova chiesa del Portone.

staccato da: Maddeche alle ore marzo 16, 2009 23:37 | link |
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sabato, 14 marzo 2009

Senigallia, matrimoni alla Rotonda

senigallia; cronaca
Las Vegas & Reno



Guerra aperta alla crisi del matrimonio. La Rotonda apre i battenti agli sposi nel loro periodo di accoppiamento: maggio e ottobre. Migliaia di adesioni: il sogno di una vita a soli mille Euro, pulizie comprese.
Insorge la frazione Cesano: "Se alla Rotonda vi sposerete in un'ora, al Maestrale potrete divorziare in dieci minuti".


Dopo l'eccezionale successo dei matrimoni al Caterraduno, la Città di Senigallia entra con decisione nel settore dell'organizzazione eventi mettendo in campo il suo gioiello più prestigioso: la Rotonda. Per venti giorni all'anno, a maggio e ottobre, la marcia nuziale sarà la colonna sonora dell'affascinante location affacciata sul mare di Senigallia.

La promozione dell'evento è stata preparata nei minimi dettagli, con uno straordinario esordio: la prima coppia di sposi sarà la più celebre del mondo, Brad Pitt e Angelina Jolie, che si uniranno in matrimonio venerdì 22 maggio.

"Brad e Angelina si sposeranno con il rito Genserico antico, un rito civile armeno dei Palamiti, che però trova corrispondenze nella Cabala moderna" ha dichiarato Ralph Pocaterra, portavoce per l'Italia centrale della coppia più famosa del mondo "dopo la cerimonia Brad e Angelina adotteranno due bambini sul pontile della Rotonda, Marcel, caucasico e Cho, sino-cambogiana, saluteranno brevemente la folla e raggiungeranno in elicottero San Felice Circeo, dove sono attesi per il successivo matrimonio".

Dopo l'esordio della supercoppia cinematografica, anche i fidanzati di tutta Italia potranno coronare il loro sogno d'amore: la Rotonda sarà a loro disposizione per un'ora durante la quale saranno uniti in matrimonio dall'Assessore di turno, festeggiati dai parenti e fotografati nello splendido scenario delle loro nozze.

La celebrazione dei matrimoni alla Rotonda è tuttavia soggetta ad un severo regolamento: gli sposi dovranno essere puntuali, sia nel giorno che nell'orario, non saranno ammessi buffet o rinfreschi e non sarà possibile la consumazione di alcolici e superalcolici all'interno della struttura. Gli addobbi floreali dovranno essere discreti e possibilmente sintetici, il beneaugurante lancio di riso dovrà avvenire con il prodotto ancora confezionato, per evitare dispersioni, e non saranno ammessi scherzi di cattivo gusto agli sposi o gavettoni agli invitati. Eventuali singles presenti alle nozze troveranno posto al primo piano della Rotonda, per agevolarne la riconoscibilità e le occasioni di conoscenza ed interazione.

Il costo dell'evento sarà di mille Euro, metà alla prenotazione e metà sette giorni prima del matrimonio. Nel caso di rottura del fidanzamento non è prevista la restituzione della caparra, ma uno dei promessi sposi potrà ugualmente utilizzare la Rotonda per un'ora, il giorno convenuto, in attività previste dal regolamento di utilizzo. La cifra pattuita comprende l'accoglienza degli ospiti, la vigilanza, la pulizia del locale, la visione del mare dalla terrazza del primo piano e la cauzione per eventuali danneggiamenti.

L'intrattenimento musicale e gli addobbi floreali saranno a carico degli sposi, le musiche dovranno essere adeguate all'ambiente e all'evento che si va a rappresentare, preferibile Gigi D'Alessio. Qualsiasi altra prestazione non contemplata al momento della prenotazione verrà corrisposta a pagamento. Qualsiasi controversia fra gli utenti del servizio e l'organizzazione dell'evento sarà regolata dal competente Foro di Ancona.

senigallia; rotondanella foto (ANSIA-Villa-Arzilla) due promesse spose
della Rotonda durante un sopralluogo
nei locali

Disclaimer:

questa è La Piaga di Velluto e ovviamente si scherza finchè si può.
Se qualche scriteriato motore di ricerca vi ha indirizzato qui ricercando "matrimoni alla Rotonda" non ha sbagliato completamente, ma questi sono i link giusti:

la pagina dell'organizzazione

il gruppo degli sposi del Caterraduno 2008 su Facebook lo trovate digitando "catersposi" sulla ricerca gruppi di Facebook
il link diretto non funziona, perchè Facebook è un mondo a parte.

Auguri e fichi secchi!!
staccato da: Maddeche alle ore marzo 14, 2009 19:01 | link |
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mercoledì, 11 marzo 2009

Senigallia, foto storiche, Centro Storico

Cent'anni fa / 6

A Senigallia diamo per scontate due cose: la Spiaggia e il Centro Storico. La prima rappresenta una striscia di territorio in sedimento fine, confinante col mare e costruita dal fiume per millenni, inadatta all'agricoltura e alla pastorizia, ma adattissima al turismo. Col tempo l'abbiamo arricchita con il Lungomare e tutte le strutture turistiche, che ci danno ricchezza e una certa notorietà.

Il secondo è il frutto di duemila anni di lavoro dell'uomo, ha rischiato l'estinzione varie volte, ha conosciuto un lungo declino e, se oggi mostra orgoglioso il meglio si sè, tre metri sottoterra nasconde i suoi primi milletrecento anni di storia.

senigalliafoto aerea del Centro Storico di Senigallia
(1992 - foto di Marco Sestito)


Farne solo una storia fotografica sarebbe riduttivo, e così, con la collaborazione di Daniele Sole, ingegnere multidisciplinare, pubblichiamo una breve introduzione al Centro Storico di Senigallia.
Per sapere chi siamo, da dove veniamo, cosa facevamo e soprattutto cosa calpestiamo quando facciamo una vasca per il Corso. Il contributo di Daniele è diviso in due articoli, in un secondo tempo ci saranno altri contributi speciali su personaggi, luoghi e misteri del Centro Storico, tutto tranne che un luogo scontato.

Centro Storico / 1
di Daniele Sole

Istigato dalla Piaga, andiamo a cominciare.
Cominciamo dal centro del Centro Storico di Senigallia: quello che vediamo oggi è abbastanza “nuovo” e ben conosciuto, frutto della ricostruzione fatta dai Malatesta di Rimini alla seconda metà del 1400 e poi proseguita dai Della Rovere nel secolo successivo.
Di come fosse in precedenza, fino al 1250 circa, poco si sa, ma le fonti (mons. Alberto Polverari nei suoi libri “Senigallia nella storia”) individuano una città molto ampia, tutta circondata da mura che seguivano il corso del fiume Misa, da dietro le attuali Caserme fino agli  ultimi portici, deviavano verso un fortilizio romano (ora la Rocca) quindi costeggiavano un fosso (ex Fosso della Penna, ora Viale IV Novembre) fino alla curva del fiume e poi si ricollegavano: non bisogna pensare lo spazio interno alle mura tutto edificato, a quei tempi molte aree restavano vuote per coltivazioni interne.


senigallia; mappa; centro; storicomappa di Senigallia realizzata nel 1971
seguendo le indicazioni di Mons. A. Polverari


Al tempo la cattedrale cittadina, dedicata a San Paolino, era situata all'incirca in Piazza del Duca, grosso modo là dove ora sorge lo sportello della banca delle Marche e la Scuola Pascoli.
A metà del duecento la città partecipa alle lotte tra fazioni guelfe e ghibelline, viene conquistata dal Manfredi di Sicilia, capo della fazione ghibellina, e le sue mura abbattute.

A seguito di questo evento viene a fermarsi l'attività di produzione del sale marino, una delle attività economiche della città e che si svolgeva appunto in quello che oggi è il quartiere Saline: l'abbandono delle saline produsse una crisi economica e sanitaria, con il formarsi di pozze insalubri di acqua salmastra che diedero vita ad una laguna proprio a due passi dalla città, e inoltre l'abbattimento delle mura senza possibilità di ricostruzione, in un periodo in cui le lotte tra città erano normali, furono tutti fattori che provocarono il rapido spopolamento della città, al punto che essa si ridusse ad un agglomerato di poche case tutte concentrate vicino all'unico fortilizio rimasto, cioè la vecchia torre di avvistamento romana.

la successione delle mura storiche della Città -
quelle che vediamo oggi sono in parte roveresche
e in parte frutto dell'ampliamento settecentesco della Città


Nella seconda metà del '300 il Cardinale Albornoz, su mandato del Papa di restaurarne il potere in Italia, si occupò anche di Senigallia facendo prosciugare le paludi e ordinando il restauro dell'antica torre d'avvistamento.

A metà del '400 Senigallia, in lenta ripresa, entra nell'orbita degli interessi della famiglia riminese dei Malatesta con Sigismondo, che trovava interessante possedere una città a metà strada tra Fano e Ancona: ne ordina il restauro riprendendo come fondamenta parte del tracciato delle vecchie mura abbattute (nel tratto tra l'attuale Rocca e primi portici), ingrandisce il vecchio torrione romano trasformandolo in una fortezza vera e propria (con  le torri quadrate ai quattro angoli), e di fatto riedifica l'abitato riprendendo il vecchio cardo e decumano della città del '200.

La sua opera viene proseguita dai Della Rovere, che completano le mura, riedificano la nuova cattedrale in fondo all'attuale Corso (ora Piazza Doria), costruiscono il quartiere del Porto, dove si trovava la parte meno nobile della città, quella dei pescatori e dei depositi, e una volta divenuti duchi di Urbino, fanno realizzare un palazzo signorile (palazzo del Duca) e ampliano ulteriormente la Rocca fino alla conformazione attuale (su progetto di Baccio Pontelli e Francesco di Giorgio Martini, con la supervisione dell'architetto ducale Laurana).

la Città Pentagonale delineata
dalle mura costruite dai Duchi della Rovere

Con i Della Rovere la città ha un notevole impulso, soprattutto con il commercio della Fiera Franca (fiera che si svolgeva fin dall'età medievale con il nome di Fiera della Maddalena).
A metà del '600 la città ritorna sotto il dominio diretto del Papa, ma l'attività mercantile è così sviluppata che la città non riesce più a mantenerla dentro le mura: si propone quindi l'ipotesi di un abbattimento.

Fine prima parte.
staccato da: Maddeche alle ore marzo 11, 2009 19:09 | link |
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categorie: centro storico, foto storiche, senigallia

lunedì, 09 marzo 2009

Senigallia, Piano d'Area Colonie ex ENEL


Vicolo stretto e Parco della Vittoria


Un Monopoli al Ciarnin: sontuosi poli turistici e strade che comunque le metti non ci stanno.
E con soluzioni quasi peggiori del problema.

senigalliaqui dovrebbe passare una strada larga (nella peggiore delle ipotesi) 8,25 metri

Il contributo dell'Ufficio Tecnico della Piaga di Velluto al dibattito sullo spostamento del Lungomare alle colonie ex ENEL si conclude oggi.
Una squadra di geometri precari ha accerchiato l'edificio della ex Gioventù Italiana e ha misurato la distanza fra l'edificio e la recinzione che lo separa dalla ferrovia: 7 metri esatti, i geometri  erano precisi anche un secolo fa, riuscivano a fare le misure nette, senza fronzoli.


Non altrettanto bravi i geometri del XXI° Secolo, perchè in questi sette metri il Piano d'Area delle ex Colonie pretende di farci passare una strada a due corsie, una per senso di marcia, con il marciapiede in un solo lato. Un impianto stradale che nella migliore delle ipotesi richiede una larghezza di metri 8,25 (contributo di Daniele Sole, consulente suo malgrado della Piaga di Velluto), rimanendo senza dubbio un budello inadeguato a sostenere il traffico del Lungomare, formato anche da pullman e mezzi pesanti.

Le soluzioni per far passare questo cammello nella cruna di questo ago possono essere due: una deroga al vincolo ferroviario sulle distanze dalle strade, una soluzione che "ruberebbe" soltanto uno o forse due metri, ma che si scontra con i granitici vincoli ferroviari, custoditi da un soggetto (Rete Ferroviaria Italiana) che ha tempi biblici solo per prendere in esame una pratica e che custodisce gelosamente i propri ambiti.

L'altra soluzione consiste nella demolizione dei padiglioni dell'edificio della Gioventù Italiana fino alla facciata principale, una soluzione che snaturerebbe l'edificio, dato che tali padiglioni non sono stati aggiunti in un secondo tempo (come potrebbe sembrare da una frettolosa visione del prospetto) ma fanno parte dell'originale impianto dell'edificio, rappresentandone una gran parte della volumetria.


senigalliala demolizione dei padiglioni consentirebbe il recupero di circa 4 metri,
ma modificherebbe pesantemente l'originale fisionomia dell'edificio


Con tutta la buona volontà ho cercato delle foto d'epoca della ex Gioventù Italiana, ma non sono riuscito a trovarle: il meglio che posso proporre è un'estratto della tavoletta IGM (Istituto Geografico Militare) del 1948 che mostra l'originale pianta dell'edificio (Colonia Ancona).

senigallia
Come si vede chiaramente (abbastanza) l'edificio era già proteso verso la ferrovia: non dimentichiamo che a quel tempo mostrare la facciata principale verso i treni in transito costituiva un pregio ulteriore per gli edifici, che potevano essere ammirati dai viaggiatori.

Ovviamente nel Piano d'Area delle ex Colonie di queste considerazioni (e misurazioni) non c'è traccia. La costruzione della strada alternativa al lungomare
viene presentata come un'opera tranquillamente realizzabile in tutta la sua lunghezza: inutile fasciarsi la testa per eventuali vincoli o aree di rispetto, quando l'essenziale è approvare il Piano e avviare la costruzione del polo turistico sul lungomare, il vero nodo da sciogliere.


Una nota a margine: Claudio Cavallari, il "decano dei giornalisti senigalliesi" ha saputo cogliere al balzo una mezza parola che gli ho fatto al telefono sui famosi sette metri, utilizzando il dato per un comunicato stampa del Circolo Rinascita per Senigallia.
Ovviamente lo ringrazio per la premura: pur facendo un utilizzo improprio e politico della notizia, ha mostrato interesse e curiosità su queste misurazioni anomale, curiosità che non si riscontra ovunque.
Un'ulteriore premura poteva essere quella di citare la fonte della notizia, premura che un "decano" non dovrebbe trascurare.


staccato da: Maddeche alle ore marzo 09, 2009 23:19 | link |
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sabato, 07 marzo 2009

Senigallia, prof. Gallegati

Esempi

"se lei si spiega con un esempio io non capirò più nulla" (Ennio Flaiano)

non sempre è vero.

Ieri sera terza lezione del corso di economia organizzato dal Gruppo Società e Ambiente alla Mediateca.

Relatore il professor Mauro Gallegati, docente di Economia all'Università Politecnica delle Marche.

Una relazione godibile, a tratti divertente, soprattutto quando ci ha introdotto all'inesistente rapporto fra l'incremento del PIL e il miglioramento della qualità della vita:



"Se voi avete una colf e gli pagate uno stipendio il PIL aumenta.
Voi potete anche sposare la colf e non pagargli più lo stipendio, il PIL diminuirà.
Se poi la colf è una ragazza ucraina di venticinque anni, la qualità della vostra vita aumenterà certamente, senza un corrispondente aumento del PIL".
staccato da: Maddeche alle ore marzo 07, 2009 10:55 | link |
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giovedì, 05 marzo 2009

Senigallia, foto storiche, Borgo Pace, Ponte Garibaldi, Coppo

Cent'anni fa / 5

Il previsto appuntamento con la Rocca e piazza del Duca è rimandato a tempi migliori, i luoghi sono straconosciuti e strafotografati, l'oggetto che può scatenare la curiosità del lettore non è ancora pronto e oggi vediamo altre foto.

Ho trovato un lettore, Daniele Sole, forse l'unico blogger senigalliese che non sa di esserlo, che, millantando conoscenze su Wikipedia, si è aggiudicato l'appalto per le foto del Centro Storico. Ringraziandolo per l'impegno, colgo l'occasione per invitare eventuali altri volontari a farsi vivi.

Con le foto storiche andiamo a raccontare una Città industriale e commerciale , che si dota delle prime infrastrutture civili, fra le quali, dimenticato, l'acquedotto del Coppo.

L'aspetto di Largo Boito - Borgo pace (dove si trova l'Albero delle Anatre, per i più pratici) di un secolo fa è totalmente diverso da quello attuale. L'ottocentesca chiesa della Pace domina il borgo, che, indipendente dal Centro Storico, consente un collegamento diretto fra la cementeria (che sarebbe diventata l'Italcementi) e la cava di marna, che si trovava a San Gaudenzio, vicino a Borgo Bicchia.

Borgo Pace all'inizio del '900
sulla destra i binari della ferrovia a scartamento ridotto
(foto tratta da L'Oasi di San Gaudenzio - valori storici e ambientali)

Borgo Pace oggi

Quella che appare in questa foto è una Senigallia che si espande fuori dalle mura, per secoli protezione e tutela della Città, ma che con la fine della Fiera franca e l'avvio delle attività turistiche ed industriali, erano ormai diventate un intralcio alla libera circolazione di persone e cose. Attraversare Senigallia ai primi del '900, voleva ancora dire percorrere il Corso e oltrepassare almeno due delle porte della citta, qualsiasi fosse la destinazione.

La chiesa della Pace venne edificata durante il pontificato di Pio IX. Una città che si stava espandendo fuori dalle mura, presentava alcune chiese in pessime condizioni, inadeguate al rango di città natale del Pontefice. La chiesa di Santa Maria del Portone (presso il ponte Portone) si trovava in una posizione malsana, subito fuori dagli argini del fiume, luogo di raduno delle lavandaie. Un posto privo di solennità e troppo popolare. Il Borgo Pace venne scelto come sito della nuova chiesa, perchè rappresentava un'espansione della città verso la ferrovia e gli stabilimenti industriali.

L'edificio di culto venne gravemente danneggiato durante i moti insurrezionali del 1914: il fatto di trovarsi isolata e fuori dalle mura la rese un facile bersaglio per gli insorti, anarchici e repubblicani, quando "repubblicano" voleva dire sovversivo.

La chiesa venne definitivamente demolita dopo il terremoto del '30 e ricostruita durante il decennio successivo, nella sua attuale collocazione, lungo la Statale. In seguito il borgo ospitò, nella stessa posizione della chiesa, la caserma dei Vigili del Fuoco, operativa fino a circa vent'anni fa, quando venne inaugurata la nuova caserma sull'Arceviese e la vecchia sede venne demolita per ospitare un condominio.

la locomotiva che trasportava la marna
dalla cava di San Gaudenzio al cementificio

(foto tratta da Borgo Bicchia - storia e immagini)

All'estrema destra della strada è visibile il percorso ferroviario che collegava la cava di San Gaudenzio alla cementeria, per il trasporto della marna, il componente base del cemento. La prima cementeria venne fondata alla fine dell'800 a Borgo Bicchia, successivamente lo stabilimento venne costruito nei pressi del porto e della ferrovia, per agevolarne il trasporto (1).

La ferrovia a scartamento ridotto, tipo "decauville", rimase in funzione fino agli anni '50. Inizialmente trainati da cavalli, i vagoncini furono in seguito trainati da una piccola locomotiva (vedi foto). Il percorso della ferrovia andava da Borgo Bicchia allo stabilimento, passando per lo Stradone Misa, via Rossini e Borgo Pace. Qualche tratto dei binari è ancora visibile nell'area ex SEP, presso la vecchia darsena (2).

Per una Senigallia che diversificava nel turismo e nell'industria, un'altra Senigallia perseguiva ancora i fasti della fiera e dei mercati. In questa foto vediamo l'ultimo tratto dei Portici Ercolani (presso via Cavallotti) animato da un vivace mercato. L'edificio sulla sinistra non deve intimidire: si tratta di Porta Cappuccina (successivamente Barriera Garibaldi) una delle sette porte della città, eretta con l'ampliamento settecentesco della città.

il primo tratto dei Portici Ercolani
in un giorno di mercato
a sinistra l'edificio di Porta Cappuccina

porta Cappuccina (o Garibaldi) con il ponte di legno

ponte Garibaldi oggi
probabilmente l'edificio che ospita il bar all'angolo
è un residuo della vecchia porta Cappuccina

Il nome della porta era dovuto al fatto che conduceva al Convento dei Cappuccini attraversando un ponte di legno. La porta venne demolita probabilmente con i lavori di arginatura del Misa, completati nel 1913 e diretti da Mederico Perilli, concittadino ingegnere del Genio Civile, progettista di grandi opere e bonifiche idriche nel ravennate, che costrinse il fiume entro gli argini murati che vediamo oggi. Da allora le frequenti piene del Misa sono diventate un evento eccezionale.

Delle porte di Senigallia parleremo in capitolo a parte: gli osservatori più attenti si saranno accorti del fatto che alcune appaiono autentiche opere d'arte (porta Clementina e l'interno di porta Maddalena), mentre altre appaiono di fattura modesta ed ordinaria. Una questione di soldi.

Le grandi opere idriche ci portano fuori città, verso Borgo Catena, sulla Corinaldese, dove si trova la sorgente del Coppo, che divenne uno dei primi acquedotti di Senigallia, dopo quello di San Gaudenzio, costruito nel '500 dai Duchi della Rovere.
A metà dell'800, con l'auspicio di papa Pio IX, venne costruita un'impressionante opera idraulica per captare la sorgente e portare l'acqua in città, al lavatoio del Coppo, in via Rossini. Il cunicolo in mattoni e coppi è lungo oltre mille metri e si trova ad una profondità variabile fra i due e gli otto metri. In alcuni punti il cunicolo è ancora accessibile tramite alcune botole che sono state successivamente aperte per opere di manutenzione ed adeguamento dell'acquedotto, svariati decenni fa (3). Probabilmente il cunicolo ha erogato acqua per la città fino al dopoguerra.

il lavatoio del Coppo ai primi del '900

il lavatoio del Coppo oggi, restaurato e memoria storica

Il percorso del cunicolo è segnalato con precisione dagli sfiatatoi, enormi camini a forma piramidale, alti anche cinque metri, che permettevano la fuoriuscita dell'aria dal condotto nei tratti meno profondi, per dare continuità all'erogazione idrica. In totale furono costruiti ben ventidue sfiatatoi lungo il percorso del cunicolo, alcuni sono stati abbattuti, ma la maggior parte sono rimasti in piedi, testimonianza visibile di un'opera pubblica notevole anche per la nostra epoca.

il tracciato dell'acquedotto del Coppo, dalla sorgente al lavatoio
i punti in rosso sono gli sfiatatoi

L'ultimo sfiatatoio si trova a poche decine di metri dal lavatoio del Coppo, nel giardino di una villetta. Sopra l'acquedotto del Coppo sono state costruite case, strade ed autostrade, ma nessuno scavo di sbancamento è mai riuscito a portarlo alla luce. Tutto il sistema dei vecchi acquedotti senigalliesi, riusciva ad erogare fino a 70 litri al giorno di acqua per abitante. Un risultato eccezionale, se consideriamo che oggi, con tutto lo spreco idrico che riusciamo a fare, la quantità di acqua distribuita pro-capite è di 250 litri al giorno.

due sfiatatoi del cunicolo del Coppo, presso Borgo Ribeca

l'ultimo sfiatatoio del Coppo, fra due case di via Rossini,
coperto dall'edera e alto circa cinque metri
il cunicolo si trova a circa 3 metri di profondità
, sotto gli edifici

Nessuna anticipazione per la prossima puntata, ormai si naviga a vista e non si mantengono gli impegni.

(1) Borgo Bicchia - storia e immagini - a cura di Maurizio Salustri - (2005)
(2) L'Oasi di San Gaudenzio - valori storici ed ambientali - Senigallia, 2006
(3) Rossano Morici - Elvio Luzi - Chiare fresche dolci acque di Senigallia - 2006

staccato da: Maddeche alle ore marzo 05, 2009 19:31 | link |
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categorie: centro storico, foto storiche

martedì, 03 marzo 2009

Senigallia in blog


Attenzio' Popolazio'


senigallia, blog
E' ufficiale: i bloggers se la tirano. Con una serie di appuntamenti serali potremo scoprire anche come.

Organizzato da Andrea Garbin, un ciclo di serate a tema destinate ad aprire al grande pubblico l'affascinante mondo del web 2.0, dei blog, del social network e della comunicazione digitale.
Guida pratica all'accesso degli appuntamenti di marzo e aprile.
Alla fine degli incontri saranno distribuiti dei buoni pasto per la pizzeria Mancinelli.

Giovedì 5 marzo
Tavola rotonda dei bloggers senigalliesi.


Le nuove sfide del web 2.0: trovare la Mediateca senza Google Maps - i bloggers senigalliesi si raccontano: tirarsela senza darlo a vedere - i processi mentali del blogger, cure e rimedi - il blogging itinerante: lasciare i commenti al citofono - tutti blogger in tre mosse: CTRL+ALT+CANC.

Giovedì 12 marzo
I giornali locali on line e il web 2.0.


Il comunicato stampa, ultima frontiera del telelavoro - portarsi il lavoro a casa: invitare Luana Angeloni e Roberto Paradisi a cena - mascherare il copiaincolla: nuove tecniche - il buffet nella conferenza stampa, guida gastronomica - giornale di carta e giornale digitale: usi pratici in cucina.

Venerdì 27 marzo
Diventa protagonista in un nuovo mondo - i segreti della comunicazione on line svelati da chi li vive.


Dalla comunicazione gestuale a quella digitale: l'intramontabile successo del dito medio - da Twitter a Facebook, la vita appesa a un server - nuove sfide: promuovere un brand come se nulla fosse - customer satisfaction nel web 2.0: grandi risultati grazie ai siti porno - comunicazione hi-tech o champagne: come abbinare le ostriche in un buffet?

Venerdì 17 aprile
La rete che unisce, la rete che confonde.

Quale dieta per la chat del dopocena - web 2.0 e questione giovanile: testate le nuove faccine tridimensionali - il web per i più piccini, primi passi: spegnere il PC correttamente.


Giovedì 23 aprile
Il lavoro nel web 2.0.


Precariato 2.0: nuove soluzioni per l'accesso al welfare - farsi licenziare con stile: guida pratica al crash server - la postazione di lavoro e il precario: difficile sintesi - lavoro temporaneo, nuove tutele: l'accesso ai dati sensibili dell'azienda.



staccato da: Maddeche alle ore marzo 03, 2009 19:23 | link |
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categorie: vita cittadina, city bloggers, stanco dibattito, iniziative collaterali

lunedì, 02 marzo 2009

Senigallia, il Consigliere Paradisi


Se non avesse fatto l'avvocato, Roberto Paradisi avrebbe fatto il fabbro.

Perchè picchia come un fabbro.


Ho messo dei sacchetti di sabbia vicino al PC, voi dovreste fare altrettanto, è robba che scotta.



staccato da: Maddeche alle ore marzo 02, 2009 23:42 | link |
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categorie: politica, misfatteria varia

Senigallia, Piano d'Area Colonie ex ENEL

14 miles

E' guerra di comunicati stampa fra Luciano Chiappa e il Sindaco. Romanzi d'appendice da una parte e asciutte repliche dall'altra.

Oggetto del contendere: l'intervento delle Colonie ex ENEL, l'integrità del lungomare e la volontà dell'Amministrazione di creare un gioiellino fronte mare, forse per pochi intimi.
Ma già a scrivere questo si pecca di complottismo.
L'Ufficio Tecnico della Piaga di Velluto ha riscritto il progetto, con tutte le sue incognite ed ambiguità.

L'appassionante carteggio fra Luciano Chiappa e il Sindaco sta volgendo al termine in questi giorni. Fra i due non è scoccata la scintilla dell'intesa spirituale: mentre il primo include nei suoi fluviali comunicati stampa ampi stralci della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e un'antologia della Costituzione, la seconda risponde con secchi cenni del capo e stizziti richiami alle prerogative dell'Amministrazione.

Il fitto carteggio ha raggiunto ritmi inconsueti per la sonnacchiosa politica cittadina, ma si è inevitabilmente incagliato su questioni procedurali e civilistiche, al punto che a fatica si ricorda l'oggetto del contendere, l'intervento edilizio delle ex Colonie ENEL.
Edilizia, tanto per cambiare.

L'Ufficio Tecnico della Piaga di Velluto ha fatto un breve sopralluogo di due settimane sul posto, armato di rotella metrica e macchina fotografica, per tracciare un profilo dell'intervento. Un profilo per punti da cui emergono più incognite ed ambiguità che certezze e programmazione. Chiamate Giacobbo, qui c'è pane per i suoi denti.

Una premessa è d'obbligo: il Piano d'Area della Colonie ex ENEL prevede la costruzione di un polo turistico (nell'area attualmente occupata dal CSOA Mezza Canaja) e lo spostamento di un tratto di circa 420 metri del lungomare, con la costruzione di una strada adiacente alla ferrovia.
Il polo turistico sarà formato da un albergo di circa 40 camere, un residence e un condominio per un totale di circa 80 appartamenti.

senigallia; newsil Piano d'Area delle Colonie ex ENEL
(versione ottobre 2008 rielaborata dalla Piaga di Velluto)

clicca sull'immagine per ingrandire

L'intervento prevede la rimozione dell'attuale lungomare e la creazione, al suo posto, di percorsi pedonali e ciclabili, attività per la ristorazione e bar.
L'intervento avverrà in quattro fasi: due legate alla realizzazione del polo turistico e due legate a successivi impegni dell'Amministrazione, che si dovrà far carico di acquisire le aree dal Demanio e realizzare le opere di rinaturalizzazione del tratto di lungomare.

All'impegno dell'Amministrazione va una parte rilevante dei lavori, legati a successivi interventi. Il costruttore del polo turistico dovrà occuparsi soltanto del suo tratto di strada alternativa al lungomare, di adeguare il sottopassaggio carrabile di via Grosseto (il raschia-antenne), di riqualificare il parcheggio all'incrocio fra via Galilei e via Grosseto e di costruire il nuovo parcheggio in via Galilei (area ex SICAP). Le cose da fare non sono poche, ma si tenga presente l'enorme valore degli immobili che saranno realizzati: senza il fastidioso ingombro del lungomare quegli appartamenti varranno il 30% in più. Vale la pena di rimboccarsi le maniche.

Vediamo l'intervento per punti:

Punto 1 - questo tratto di lungomare, lungo circa 230 metri, sarà dismesso nella prima fase dei lavori, con l'intervento dell'impresa costruttrice che realizzerà a sue spese il tratto di strada adiacente alla ferrovia. La prima fase dei lavori (legata alla costruzione di residence, albergo ed appartamenti) prevede soltanto questo tratto di lungomare eliminato. 230 metri, fronte condomini ed alberghi. Il resto è (re)legato ad interventi successivi.

Punto 2 - questo tratto di spiaggia sarà "rinaturalizzato" con la creazione della duna costiera, percorsi ciclabili, "luoghi dello stare" e percorsi pedonali:

"Attualmente le dune costiere sopravvivono in poche e limitate aree della costa mediterranea a causa dell’eccessiva antropizzazione dei litorali, dell’erosione costiera e dalla fruizione turistica non controllata".

Così recita la relazione che accompagna il Piano d'Area dell'intervento. Non è chiaro se la costruzione di un albergo e circa 80 appartamenti, fra residence e condominio, possa essere considerata "eccessiva antropizzazione dei litorali".
Evidentemente la duna costiera sa riconoscere un polo turistico di prestigio da qualsiasi altro polo turistico e rinaturalizzarsi di conseguenza.
La duna costiera (quella autentica) si riforma solo e soltanto in assenza di strutture, anche temporanee, e in quel tratto di spiaggia vi sono già due concessioni, più la terza che dovrà essere affidata al residence albergo.

La relazione parla di "accorpare le concessioni in un'area limitata del litorale", dimenticando che stiamo parlando di un fronte di soli 230 metri e del fatto che ad un hotel a 5 stelle la concessione gliela devi lasciare davanti alla porta dell'albergo, altrimenti che 5 stelle è?

Punto 3
- questo tratto di strada (tratteggio viola), lungo circa 180 metri, è il proseguimento di via Rieti e dovrà essere costruito, a spese del Comune, in una successiva fase d'interventi.
Il suo scopo sarà quello di migliorare la mobilità dell'area, ridotta dallo spostamento del lungomare, che diverrà una specie di gimkana. Il suo costo previsto è di 200.000 Euro, interamente a carico del Comune di Senigallia.
Alla fine di questo intervento (completate tutte le fasi, se mai verranno completate) saranno costruite nuove strade per circa un chilometro, per "rinaturalizzare" un tratto di lungomare di soli 420 metri. Giungla d'asfalto.

Punto 4 - ecco la famosa strada che dovrà sostituire il lungomare. Più che una strada sarà un budello di 7-8 metri di larghezza (il fronte della Colonia ex GIL si trova ad una minima distanza dalla ferrovia), con il marciapiede da un solo lato, compressa fra la recinzione della ferrovia e il probabile muraglione di calcestruzzo che sarà costruito per la "tutela acustica" del polo turistico. Una Smart con una ruota a terra ed è la paralisi.

Il primo tratto (tratteggio giallo - viola) sarà costruito nella prima fase dei lavori, il secondo tratto (tratteggio viola) sarà costruito nella seconda fase dei lavori, con un lungo raccordo a U per raggiungere l'incolpevole sottopassaggio di via Galilei, che è stato costruito nel posto sbagliato, trent'anni fa.
Qualsiasi sia il destino delle ex Colonie Miliani, quel posto sarà circondato da traffico ed asfalto. Tanto per restare nel tema della "rinaturalizzazione".

Punto 5 - il sottopassaggio di Via Galilei - L.re da Vinci, è uno dei pochissimi sottopassaggi che consentono l'accesso al lungomare a pullmann e mezzi pesanti.
Sarà attraversato dalla nuova strada alternativa al lungomare (tratto rosso) e probabilmente dovrà essere ridimensionato in altezza (vedi foto) per continuare ad essere un utile sottopassaggio. Nella relazione che accompagna il Piano d'Area non si fa la minima menzione al problema, dato che sorgerà nella seconda fase degli interventi. E allora perchè parlarne?

senigallia; news

Punto 6 - l'area verde di soli 3.900 mq che viene spacciata per "parco urbano litoraneo". A titolo di paragone, un normale parco urbano come il Parco della Pace, ha una superficie di 23.000 mq (solo la parte maggiore), mentre i giardini Catalani, in pratica dei giardini pubblici, hanno una superficie di circa 3.200 mq.
Quell'area verde rappresenta i più classici "giardinetti pubblici", una costante di tutte le lottizzazioni, nulla di più e nulla di meno.

Punto 7 - questo tratto del vecchio lungomare sarà dismesso e "rinaturalizzato" in una seconda fase degli interventi. Tutto è legato alla volontà e alla disponibilità del Comune di completare l'intervento, acquisendo le aree dal Demanio e utilizzando i diritti edificatori incassati dal costruttore per finanziare le opere di sua competenza.
Siamo sicuri che un Comune che svende pezzi del Parco della Cesanella per fare cassa e aggiustare il Bilancio, trovi le risorse per realizzare tutti gli interventi a suo carico in quest'area?

Punto 8 - questo breve tratto di strada (in giallo) è già famoso: si tratta della "strada di accesso al cantiere" che l'impresa costruirà e lascerà in esercizio, come percorso alternativo al lungomare, fino a quando tutte le fasi d'intervento non saranno completate. Nella migliore delle ipotesi qualche anno, nella peggiore, qualche decennio.

Punto 9 - il parcheggio d'interscambio si trova in un'area (ex SICAP) che il costruttore dovrà acquistare, trasformare in parcheggio e cedere al Comune. Un volo pindarico del Piano d'Area prevede che sia collegato al lungomare attraverso un "cavalcavia ferroviario pedonale", della cui costruzione, costi e competenza non v'è menzione nel Piano. Senza cavalcavia è un comune parcheggio sulla Statale, non certo "l'asse di penetrazione per la mobilità lenta" del progettista.

Sempre in tema di parcheggi: l'intervento di spostamento del lungomare toglierà un centinaio di parcheggi a pagamento, che probabilmente non potranno essere recuperati in nessun modo. Un'entrata in meno per le casse comunali.

il tratto di lungomare da spostare
ampio marciapiede, pista ciclabile, parcheggi...
cosa ci manca?

il sottopassaggio di via Grosseto
che dovrà essere riadeguato dall'impresa
la freccia indica il probabile punto di partenza
della nuova strada alternativa al lungomare




staccato da: Maddeche alle ore marzo 02, 2009 00:39 | link |
commenti (15)
categorie: edilizia, ex enel

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