Fine della breve esperienza all'Aquila. Il risultato finale è stata la stanchezza, quella dei primi giorni di facchinaggio e il tedio, quello degli ultimi due giorni, in attesa di un ingaggio per guadagnarsi la giornata.
La mejo gioventù
L'Aquila è città universitaria e i ragazzi che ho conosciuto sono straordinari per franchezza, mancanza di ipocrisie e pregiudizi, cultura generale (e particolare), propensione alla polemica costruttiva. Un piacere parlare con loro, non hanno nulla della spocchia che caratterizza altri studenti che ho conosciuto.
Soprattutto la loro franchezza è sorprendente: se dici qualcosa che non condividono fanno di tutto per rendertelo noto, non c'è traccia di piaggeria in loro, non conoscono quel comportamento che obbliga i giovani in cerca di prospettive ad annuire di fronte a qualsiasi minchiata. Sanno benissimo che la loro strada sarà lastricata di precariato e delusioni, ma per adesso si accontentano di rendersi utili in quello che hanno studiato e appreso: la tutela dei Beni Culturali.
compagni di lavoro alla biblioteca di Collemaggio
il cantiere della biblioteca di Collemaggio
La tutela dei Beni Culturali
Il lavoro principale consiste nel fotografare, catalogare, imballare e trasportare al sicuro le opere d'arte, che vengono estratte dagli edifici pericolanti dalle squadre dei Vigili del Fuoco. Detto così è un lavoro semplice, sorvolando sulle complicazioni burocratiche, sui frequentissimi conflitti di competenza fra Sovrintendenze e funzionari, sulle lotte intestine fra uffici per avere la supremazia territoriale.
Ma non sono solo questi i problemi. Quando tutto sembra deciso, si mettono in moto una decina di persone, fra Vigili e volontari. Si arriva sul posto, magari all'interno della "zona rossa" del Centro Storico, per recuperare l'archivio di una chiesa "capo quarto"* come quella di Santa Maria Paganica e si incontra il parroco che non vuole che l'archivio venga toccato e catalogato da "un'armata Brancaleone", dopo che una squadra dei Vigili del Fuoco ha rischiato la vita per un giorno intero per estrarre tre casse di documenti dalle macerie.
Secondo il parroco i documenti possono essere trattati soltanto da un "patologo del libro" una figura professionale specialistica che per lavorare ha bisogno di un laboratorio, in mezzo ad una piazza non può fare nulla. Gli animi si riscaldano e Silvio, il coordinatore dei Vigili del Fuoco, perde la pazienza. I suoi uomini sono stanchi, stravolti da una giornata di lavoro duro e pericoloso, ma non c'è nulla da fare: i documenti resteranno sotto chiave nella canonica a rischio di crollo e potremo soltanto fotografare le copertine il giorno dopo, con l'autorizzazione della Curia.
la trattativa con il parroco di Santa Maria Paganica
la chiesa di Santa Maria Paganica,
una delle più importanti del Centro Storico
i Vigili del Fuoco del cantiere di Santa Maria Paganica
In un altro caso un pretino di campagna, di origine indiana, si è rifiutato di far estrarre le statue danneggiate dalla sua chiesa per motivi religiosi e pratici: non voleva che i Vigili rischiassero la vita per un nuovo crollo e non voleva far spostare le statue, che dovevano condividere il destino della chiesa, restaurate quando la chiesa sarebbe stata restaurata. Scelte pienamente condivisibili.
Ma quella del volontario dei Beni Culturali è un'attività che riserva anche emozioni da groppo in gola. Sabato mattina abbiamo riconsegnato la statua della Madonna del Castello alla parrocchia di Sant'Eusanio Forconese, comune di 400 abitanti nella valle dell'Aterno, a 20 km dall'Aquila. Domenica doveva essere portata in processione e, dopo lunga trattativa e quintali di carta bollata, la Sovrintendenza ha acconsentito al trasloco temporaneo per due giorni, e la gioia dei parrocchiani è stata la ricompensa di una mattinata di snervante attesa, fra ordini e contrordini di partenza.
Uno dei parrocchiani, dopo averci aiutato a scaricare la statua, è corso in cima alla collina, dove si trova una chiesetta rimasta intatta, per suonare le campane ed avvisare tutti che la Madonna era tornata al paese. Una corsa da un chilometro. Nella piccola tendopoli, gestita dai volontari del Lazio, si era creato un clima straordinario, come se il ritorno della Madonna avesse ripagato tutti di quattro mesi di privazioni. Abbiamo salutato il parroco polacco a monosillabi e, per una volta, ho messo da parte la macchina fotografica.