Cerca nella Piaga

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Altro

centro storico | La Piaga di Velluto Piaga di Senigallia, news

Questo è un blog pratico: segnalazioni, qualche foto e via andare. Se vuoi collaborare scrivimi. Buona parte di quanto pubblicato è fiction.
Dichiarazione: odio il termine, ma questo è anche un blog di satira e qualche volta ci scappano nomi e cognomi. Gli interessati non se la prendano.

In ogni caso questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7-3-2001.

Questo sito è ottimizzato per la visione sul mio computer. Se hai problemi di visualizzazione vieni a leggerlo a casa mia.

Gli articoli contrassegnati con il bollino "CRONACA VERA" sono più che altro prodotti di fiction originati da una notizia reale e sono destinati ad un pubblico adulto che riesce a capire quando si scherza e quando no.


giovedì, 03 settembre 2009

Senigallia, villa Bucci


Regalo di nozze


Bufera su Villa Bucci, esplode la campagna elettorale. Allerta della Protezione Civile per Senigallia: ci aspettano otto mesi durissimi.

Stop alle polemiche del Sindaco: "Non ho comprato Villa Bucci, è solo un regalo di nozze".

Esultano i pensionati comunisti: "Finalmente una Casa del Popolo al Rione Porto".

Le polemiche sull'acquisto di Villa Bucci da parte di una Società riconducibile al marito del Sindaco non ha scatenato quell'ondata di sdegno popolare che si temeva. Pochissimi i blocchi stradali, ancora meno i cassonetti dati alle fiamme, mentre Villa Bucci è stata messa sotto discreta sorveglianza da alcuni commercianti bengalesi, pronti ad aprire le bancarelle nel caso che l'edificio diventi meta del turismo del raccapriccio.

Pratico ed oculato come sempre, il senigalliese medio ha seguito lo spirito di emulazione, organizzandosi in proprio per risolvere qualche problema economico. Sull'onda dell'entusiasmo le società a scatole cinesi sono le più gettonate del momento, superando di gran lunga bar e ristoranti.

"Non riuscivamo più a tirare avanti" racconta Floriana, casalinga precaria "mio marito è pescatore in mobilità e i soldi non bastavano mai. Abbiamo creato una società, la FightClub Srl e con quella abbiamo acquisito il 30% della Betoniera Futura SpA, capogruppo della Carpenteria Amica Srl. Ora siamo proprietari del 51% del complesso Senbhotel e presto cambieremo il colore di quei balconi".

Anche i giovanissimi hanno trovato una strada da intraprendere, mettendoci intuito, abilità e un certo gusto estetico che non guasta: "Io e il mio ragazzo non riuscivamo a trovare casa" a parlare è Deborah, studentessa universitaria in cassa integrazione "lui non voleva spostarsi da Senigallia e con la paghetta settimanale abbiamo acquisito alcune quote della Ninja Immobiliare, perchè ci piaceva il nome, proprietaria del 7% del gruppo Occasioni In Cemento SpA. Con le nostre quote in due mesi abbiamo scalato la Senigallia Ottimista Srl e ora abbiamo tre milioni di Euro da spendere per comprare casa. Pensavamo a qualcosa sul lungomare, ma una cosa semplice, non impegnativa".

Anche un gruppo di insegnanti precari che manifestava dal tetto della scuola Pascoli ha trasferito la protesta in un prestigioso immobile del Centro Storico, acquistato per l'occasione. Sala stampa, area security, meeting center e mensa per lo sciopero della fame sono le nuove strutture di cui dispongono i manifestanti, che non hanno voluto rendere noti i dettagli dell'operazione immobiliare che ha consentito il trasloco della protesta.


una rara immagine di Luana Angeloni nel 1987
sullo sfondo la Casa del Popolo di Borgo Bicchia

1950 - costruzione della Casa del Popolo di Borgo Bicchia
(tratto da Borgo Bicchia - storia e immagini)

villa Bucci

staccato da: Maddeche alle ore settembre 03, 2009 19:16 | link |
commenti (8)
categorie: campagna elettorale, centro storico, cronaca vera, cervellati

lunedì, 15 giugno 2009

Senigallia, foto storiche, Chiesa della Maddalena

Cent'anni fa / 9.0

Ignorata dai percorsi turistici estivi (e dai fotografi), la chiesa della Maddalena è forse la più misteriosa chiesa della Città di Senigallia. Senz'altro la più discreta. Se non bastano le reliquie della Santa, il cui culto fu all'origine della Fiera, trafugate dal Colleoni in piena decadenza della Città, con la posizione di questa chiesa possiamo fare anche qualche ipotesi sulla Senigallia romana e altomedievale. Un po' di fantarcheologia a buon mercato.

La chiesa della Maddalena è la pietra angolare dell'ampliazione settecentesca di Senigallia. Compresa nella cerchia delle scomparse mura romane e medievali della Città, la chiesa è stata lasciata fuori dalle mura cinquecentesche dei Della Rovere, assieme a pochi altri edifici rilevanti, in quell'area esterna alla Città medioevale che qualcuno definì la Terra Vecchia.
In realtà si trattava di una vasta area coltivata a orto con poche casupole nelle immediate vicinanze della Città, dove si trovava anche l'osteria della Posta, luogo di riposo e sosta per viandanti e pellegrini, dato che Senigallia si trovava lungo uno dei più trafficati itinerari per Roma.


la Chiesa della Maddalena, in via Cavallotti,
con il suo particolare orientamento

Quando gli architetti pontifici progettarono l'ampliazione se la trovarono lì, blasonata e solitaria, con il suo strano orientamento obliquo che li costrinse a movimentare un po' la trama dell'ampliazione, aprendo qualche strada in diagonale e facendo corrispondere l'attuale via Cavallotti con lo spigolo settentrionale della chiesa.

Le origini della chiesa della Maddalena sono oscure: inizialmente intitolata a San Gregorio, venne costruita intorno al 1200 sulle rovine di un tempietto di epoca romana, che probabilmente aveva un suo orientamento rituale diverso dal cardo e decumano della Città.

La chiesa venne arricchita con le veneratissime reliquie di Santa Maria Maddalena (Maria di Magdala) e di suo fratello Lazzaro ( alzati e cammina! ), portate in dote da una misteriosa principessa di Marsiglia al Conte Sergio, suo sposo. Le reliquie della Santa, la più controversa ed interpretata figura dei Vangeli, furono oggetto di entusiastica venerazione in Città, con l'istituzione di un periodo di sei giorni di fiera e festeggiamenti intorno al 22 luglio, festa della Santa. La Fiera della Maddalena, che sarebbe diventata la Fiera di Sant'Agostino (1).

Il declino della chiesa della Maddalena sarebbe arrivato fin troppo presto: nel 1264 Senigallia venne saccheggiata e distrutta dalle truppe di Manfredi di Sicilia, comandate da Percivalle Doria, che rase al suolo la città, lasciando in piedi solo l'episcopio e trentasei "edifici vecchi". La Città rimase nell'abbandono completo per un paio d'anni e lentamente tornò alla vita sotto Sigismondo Pandolfo Malatesta, che la rifondò e le restituì una dignità, utilizzando con disinvoltura i beni demaniali della Chiesa per incentivare la crescita demografica, indebitandosi fino al collo. Per capire l'entità del declino della Città, basti pensare che nel 1350 Senigallia era classificata al 30° posto per importanza fra le "città della Marca" (2).

La chiesa della Maddalena rimase abbandonata fuori dalla Città, all'esterno delle piccole mura malatestiane, e in queste condizioni, nel 1443, la trovò Fra' Bellino Crotti da Rumano (Bergamo), confessore di Bartolomeo Colleoni, il famoso capitano di ventura.
Il Colleoni si trovava nei pressi di Senigallia per dirimere alcune questioni per conto degli Sforza di Milano e Fra' Bellino gli fece presente che le autorevoli reliquie di Maddalena (e di Lazzaro) avrebbero trovato una sede più consona a Bergamo piuttosto che "in una chiesetta campestre, che fuori di Sinigaglia per la lunga guerra giva senza culto".

Il Colleoni, uomo d'arme e politica, di fronte alla proposta di trafugare delle reliquie, rispose al suo confessore con un capolavoro di opportunismo: "a sè, come soldato e uomo pieno di molti peccati, non si conveniva nei fatti di Dio o dei santi tramettere (intromettersi). Ma a lui (Fra' Bellino) come sacerdote e ministro delle cose divine s'apparteneva, ed era lecito d'esse reliquie fare quanto ben gli paresse". (3)

Le reliquie della Maddalena furono trafugate assieme a quelle del fratello Lazzaro e portate in due chiese del bergamasco, a Rumano e a Covo. Probabilmente solo le reliquie di San Lazzaro si sono conservate fino ad oggi, mentre non si hanno notizie di quelle di Santa Maria Maddalena.

La perdita delle reliquie non sconvolse la Città: l'episodio rientrò nel quadro della decadenza cittadina, della perdita d'identità. Senigallia si stava ripopolando con persone provenienti da ogni parte d'Italia, attirate dagli incentivi economici del Malatesta e dalla possibilità di avviare lucrosi traffici grazie alla Fiera franca. Persone che non andavano tanto per il sottile, a tutto interessate tranne che alle tradizioni e consuetudini della Città che li aveva accolti.

La decadenza della Città ebbe fine con l'avvento dei Della Rovere, nel 1474, dinastia che regnò felicemente, con brevi interruzioni, per oltre centocinquant'anni.
Preoccupati di consolidare e rafforzare una Città ridotta ai minimi termini, i Della Rovere edificarono le mura, completarono la Rocca, innalzarono il Palazzo del Duca e finanziarono (con sobrietà) il Palazzo Comunale. Una serie di opere destinate a caratterizzare come civile e laica tutta l'area compresa fra l'attuale Corso e la Rocca, l'unica zona del Centro Storico dove non vi sono chiese. Ma i Della Rovere si occuparono anche del Culto, riedificando, fra le altre, la Chiesa della Maddalena, dimenticata e cadente, intorno al 1490. La stessa chiesa ospitò le spoglie mortali di Giovanni della Rovere, prima che venissero traslate, definitivamente, nella Chiesa delle Grazie.

una rara foto d'epoca della Chiesa della Maddalena

L'ampliazione settecentesca riportò alla ribalta la Chiesa della Maddalena, inserendola in un contesto urbano composto da una lunga via trionfale delimitata da due porte cittadine, Porta Maddalena o Colonna (Porta Mazzini) e Porta Cappuccina, a pochi passi di distanza dal nuovo Episcopio. La chiesa ospitò anche uno dei numerosi "ospitali" cittadini, dal 1808 al 1930, anno del terremoto, che diede impulso alla costruzione dell'Ospedale Civile, nel 1935, sui terreni confiscati ai Cappuccini dopo l'Unità d'Italia.

Oggi la Chiesa della Maddalena se ne sta lì, discreta e dimessa e sembra quasi voltare le spalle al Duomo e all'Episcopio, in perenne attesa di tempi migliori.
Ed è proprio la sua inconsueta posizione ad aprile il capitolo della fanta - archeologia sul Centro Storico. Alla prossima puntata.

(1) G. Moroni - Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica: da San Pietro fino ai nostri giorni (1854)
(2) Mons. Angelo Mencucci - Senigallia e la sua Diocesi: Storia - Fede - Arte (1995)
(3) Pietro Spino - Istoria della vita, e fatti dell'eccellentissimo capitano di guerra Bartolomeo Colleoni (1732)

staccato da: Maddeche alle ore giugno 15, 2009 23:55 | link |
commenti (8)
categorie: centro storico, foto storiche

domenica, 05 aprile 2009

Senigallia, la Fortezza

Le scelte cadono dall'alto.

Il caso della Fortezza, l'area ex Sacelit - Italcementi.


Si costruisce in riva al mare e si scaricano i problemi sul Centro Storico. Che ha schiere di difensori. A parole.

La faraonica presentazione de La Fortezza (l'area ex Sacelit - Italcementi) ha nascosto alcuni problemi con cui la Città e il Centro Storico dovranno prima o poi fare i conti.
Uno di questi problemi, enorme, è quello della viabilità. In un angolino del progetto, fuori dal centro d'interesse, è prevista una maxi rotatoria, proprio di fronte alla stazione ferroviaria.

senigalliastralcio del progetto della Fortezza

senigalliaplanimetria dell'area del maxi - sottopassaggio

senigalliaplanimetria dell'area della rotatoria alla stazione ferroviaria

L'opera, di scarso interesse pubblico, si rende necessaria per smaltire il traffico in uscita dalla Fortezza, distante ben 350 metri dalla stazione. Il maxi - sottopassaggio previsto per l'ingresso alla lottizzazione, costringerà le auto in uscita direzione Pesaro a raggiungere la rotatoria e fare un'inversione di 360° per dirigersi a Nord.
Una soluzione escogitata per evitare una pericolosa intersezione a raso sulla Statale.
Una soluzione inaccettabile per quattro motivi:

1 - l'aggravio di traffico nei confronti di un'area delicata della Città, contigua al Centro Storico e già normalmente intasata;

2 - la pessima immagine di disordine e traffico all'uscita della stazione e di fronte alla Rocca Roveresca, per una Città che pretende di essere turistica;

3 - il danno economico per la attività commerciali dell'area, l'unico supermercato del Centro Storico, una cooperativa della pesca con quindici giovani soci e un'autofficina che sembra essere l'unica attività fuori contesto. Queste attività sarebbero costrette a traslocare, dato che non potrebbero più lavorare con una rotatoria di fronte all'esercizio;

4 - la perdita di circa 50 posti auto a servizio del centro storico, dato che la rotatoria occuperà due aree di sosta gratuita.

senigalliafoto panoramica dell'area dove sarà costruita la rotatoria

senigalliafoto aerea dell'area
(1993, foto di Marco Sestito)


Come è successo altre volte, gli imponenti interventi urbanistici (ben 5 ettari) non riescono a risolvere i problemi di mobilità al loro interno e scaricano questi problemi sulla Città, fra l'indifferenza generale, perchè siamo tutti distratti dall'imponenza dell'intervento e non vediamo l'ora di farci carico dei suoi problemi.

Il problema.

Il progetto di Portoghesi è il risultato di un compromesso fra il Piano d'area approvato dal Consiglio Comunale nel 2005 e le necessità del proprietario dell'area di rientrare dall'investimento e guadagnarci sopra. Le prescrizioni del Piano d'Area sono numerose, a tratti confuse e contraddittorie, in particolar modo sulla viabilità.
Il sottopassaggio di accesso dalla Statale alla Fortezza viene prescritto di enormi dimensioni:

"tale intersezione dovrà essere percorsa agevolmente da tutti i mezzi di soccorso, dai più comuni mezzi di cantiere ed anche dai più ingombranti mezzi per il trasporto pubblico"

così recita la relazione del Piano d'Area. Il motivo di questa richiesta non è ben chiaro: in un'area turistica della Città con residenze ed un hotel a svariate stelle, una cittadella a sè stante, una Fortezza, non avrebbe senso un sistematico traffico di mezzi pesanti e pullmann, che potrebbero raggiungere l'area del porto in altro modo.

senigalliafoto panoramica dell'area dove sarà costruito il maxi-sottopassaggio

Il maxi - sottopassaggio previsto (altezza 5,50 metri) avrà un'enorme ingombro, un'area di circa 4.000 mq (0,4 ettari) dove si trova attualmente piazzale Cairoli, l'ex concessionaria Alfa Romeo e un utile parcheggio gratuito a servizio del Centro Storico. Nonostante queste dimensioni, non riuscirà a distribuire tutto il traffico al suo interno, ma dovrà creare e distribuire traffico anche di fronte alla stazione ferroviaria. La necessità del maxi - sottopassaggio è creata anche dalla scriteriata decisione di chiudere il passaggio a livello di via Mamiani, un obbligo secondo la Giunta, una ridicola resa con minime contropartite, nella realtà dei fatti.

La richiesta del Piano d'Area di far arrivare i mezzi pesanti nell'area portuale è legata ad un equivoco di fondo: costruiamo una cittadella del turismo a cinque stelle di fronte al porto, ma ancora non sappiamo decidere la tipologia di porto che vorremo avere.
Porto turistico o porto industriale. La cantieristica è inadatta al contesto: se veramente sorgeranno hotel a 5 stelle e condomini di lusso nella Fortezza, il varo dei maxi yacht, attività già abbandonata da tempo, non ha più senso, anche perchè il maxi - sottopassaggio non consente i trasporti eccezionali.
Se la vocazione del porto sarà turistica, scelta saggia, i maxi yacht raggiungeranno il porto di Senigallia via mare, per turismo d'elite, alaggio e rimessaggio. Il porto di Senigallia potrebbe diventare un gioiello turistico, con ristoranti, locali e negozi. Provate a cercare un bar nel porto di Senigallia. Un bar di cui non dovete essere soci.

In ogni caso il maxi - sottopassaggio non servirà a niente, se non a sporadici trasporti di motoscafi, attività per cui è sufficiente il sottopassaggio di via Zanella. Il transito dei pullmann verso la Fortezza sembra proprio una lontana necessità. I mezzi di soccorso più ingombranti potranno raggiungere l'area come hanno sempre fatto, passando per via Zanella. Non si capisce che fine abbia fatto l'ipotesi di avere un passaggio a livello con apertura a richiesta, da concordare con Rete Ferroviaria Italiana, per i trasporti più impegnativi.

La soluzione.

Un sottopassaggio di minori dimensioni, sufficiente per il normale traffico automobilistico, riuscirebbe a risolvere i suoi problemi di mobilità senza traslarli verso la stazione e il Centro Storico. Ci sarebbe lo spazio per una rotatoria e per un innesto "a trombetta" di minori dimensioni, dato che le rampe d'accesso al sottopassaggio saranno più corte. Rotatoria e sottopassaggio si troverebbero nella medesima area, già destinata a tale scopo.
Nel malaugurato caso che i trasporti pesanti dovessero diventare una necessità, si potrebbero togliere i circa 80 parcheggi a lato monte del lungomare Mameli, da via Zanella al porto, recuperandoli dai circa 500 (dichiarati pubblici) che arriveranno con la costruzione della Fortezza. Il lungomare Mameli già sopporta il traffico pesante da quando è stato chiuso il passaggio a livello, sarà sufficiente adeguare il ponticello presso l'hotel Bologna, che ancora resiste ai carichi, non si sa fino a quando.

Non ultimo vantaggio: il maxi - sottopassaggio avrà un costo di circa 4,5 milioni di Euro, un sottopassaggio normale costerà molto meno. La differenza potrebbe entrare nelle casse comunali, e per una Città che ha un disperato bisogno di soldi questa sembra proprio una soluzione.
staccato da: Maddeche alle ore aprile 05, 2009 12:09 | link |
commenti (10)
categorie: edilizia, centro storico, vita cittadina

giovedì, 26 marzo 2009

Senigallia, lavandaie, Borgo Portone, Chiesa del Portone

Cent'anni fa / 8

Tornando indietro nella storia di soli quindici giorni, troviamo la pubblicazione di un opuscolo, edito dal Consiglio delle Donne in occasione dell'8 Marzo, dedicato alle lavandaie e al lavatoio del Coppo, al loro ingrato lavoro e al loro posto di lavoro, divenuto punto di aggregazione della vita cittadina e restaurato qualche anno fa per la memoria storica della Città.

senigallia
Neanche in cent'anni potrei fare meglio delle autrici dell'opuscolo e, forte di un accordo culturale da stipularsi fra la Piaga di Velluto e il Consiglio delle Donne, posso pubblicare un estratto dell'opuscolo con dei cenni storici sul lavatoio, curato dalla signora Aurelia Rimondi.

senigalliaclicca sull'immagine per ingrandire,
utilizzando le funzioni di zoom del tuo browser

Chi volesse una copia della pubblicazione può richiederla al Comune presso l'Ufficio Attività Istituzionali (071-6629306).

In fondo all'articolo di oggi ho riportato alcune brevi note su come sia possibile ottenere un bucato straordinario, di un bianco abbagliante e profumato, avendo a disposizione del tempo (due giorni), un fiume, del sapone, una mastella di latta e la "ranna", misterioso prodotto che l'industria dei detersivi ha recentemente riscoperto, utile anche come shampoo per i capelli di una volta, e vedrete che presto anche l'industria cosmetica se ne accorgerà.


Se il lavatoio in via Rossini era il luogo "istituzionale" per le lavandaie, in realtà un altro tratto del fiume, presso il Borgo Portone, è stato per secoli il luogo di raduno sia per chi lavava i panni in conto terzi e sia per le casalinghe del tempo.

senigalliaBorgo Portone con la sua chiesa -
in primo piano le lavandaie al lavoro

Borgo Portone è un luogo antico di Senigallia, un borgo popolare che si trova fra le attuali via Petrarca, via Capanna e via Baroccio, fuori dalle mura che si sono succedute a difesa della Città, destinato ad accogliere le famiglie povere che gravitavano sul centro, che non potevano permettersi una casa entro le mura (anche allora gli affitti erano proibitivi) ma che avevano la necessità di vivere negli immediati sobborghi. Un popolo fatto di contadini, ortolani, carrettieri, operai, muratori, sguattere, e, appunto, lavandaie.

Il nome del borgo è di origine incerta, forse legato ad un ingresso della Città, l' spurtòn, un varco verso Sant'Angelo e l'entroterra verso Jesi, dove passavano prevalentemente prodotti agricoli. O forse il nome ha un'origine legata al fiume, a una "portella" che metteva in comunicazione il fosso Penna e il fiume Misa, un collegamento utile in caso di piena, dato che il fosso Penna era utilizzato prevalentemente come un corso d'acqua "diversivo".

Nel Borgo Portone si trovava una delle chiese più antiche della Città, la Chiesa di Santa Maria del Portone (o Sportone), la cui prima costruzione risale al Trecento, consacrata a S. Giacomo e al Santo Spirito. Fu la prima chiesa destinata alla grande area fuori delle mura della Città, la cui cinta medioevale era stata distrutta (assieme a gran parte degli edifici) nel 1264, dall'esercito di saraceni guidato da Percivalle Doria, al servizio di Manfredi da Sicilia, capo della fazione ghibellina in Italia.

Senigallia era orgogliosamente guelfa (stava dalla parte del Papa) e, unica fra Jesi e Fano, si preparò a resistere contro le truppe di Manfredi senza cercare un conveniente accordo.
La punizione fu terribile: la città venne saccheggiata e devastata, le sue mura vennero abbattute e per ben due anni fu abbandonata dagli abitanti, il momento peggiore della sua Storia. La successiva sconfitta e morte di Manfredi fece tornare alla vita la città e il breve dominio di Pandolfo Malatesta la fece rinascere e la ripopolò, utilizzando anche gli incentivi economici, come farebbe un moderno Ministro dell'Economia

Le mura cittadine, ricostruite dal Malatesta, erano molto meno estese delle precedenti: gran parte della Città ne rimase fuori e questo rappresentava un notevole problema logistico per la Curia, basti pensare alla necessità di impartire l'Estrema Unzione in piena notte agli ammalati, con le porte della Città chiuse e sprangate, a causa della "canaglia", sempre presente fra i frequentatori dei sobborghi. Questi problemi vennero risolti con la costruzione di una chiesa fuori dalle mura.
Una chiesa minore, non destinata ai fasti delle chiese più importanti, una chiesa border line, diremmo oggi.

senigalliaPonte Portone in una famosa foto di fine '800, prima
della costruzione degli argini murati del Perilli -
consuete le figure delle lavandaie, incongrua
la figura del dandy in primo piano

Presto destinata alla decadenza e all'abbandono, la Chiesa del Portone venne demolita nel 1539 e riedificata, nell'ambito delle grandi opere commissionate dai Della Rovere, rimanendo sempre una chiesetta fino al 1628, anno in cui fu elevata al rango di parrocchia, assieme alla Chiesa del Porto.
All'inizio del 1800 la chiesa venne lentamente (e con grandi controversie economiche) riedificata per la terza volta, divenendo anche sede di alcune congregazioni di beneficienza, fra cui l'Aggregazione delle Lavandaie, che in quella zona della Città avevano un loro centro di interesse.
La sua posizione, marginale e in riva al fiume, ne decretò un ulteriore declino che si trascinò fino al terremoto del 1930, quando la chiesa fu definitivamente demolita e, dopo un breve periodo in cui fu ospitata in una baracca di legno e carta catramata, venne ricostruita nel 1934 nella sua prestigiosa sede attuale, nel pieno dell'espansione della Città, al quartiere Portone. Una vita travagliata con un lieto fine.

senigalliail Ponte Portone dopo la costruzione degli argini del Perilli -
questo ponte, ancora luogo di lavoro delle lavandaie, venne
minato e distrutto dai Tedeschi nel 1944 e ricostruito
nel dopoguerra -
sullo sfondo a destra lo Stabilimento Pio
e a sinistra il campanile del Duomo

senigalliauna panoramica di Borgo Portone oggi -
la chiesa si trovava al centro della foto

senigallia; alluvioneil Ponte Portone durante l'alluvione del 1976
(foto per gentile concessione di Claudio cavallari)

Il Borgo Portone ha mantenuto sempre la sua funzione di ingresso della Città: l'ampliazione del 1756 lo ha definitivamente strutturato come sobborgo, dotandolo di un ponte che rendeva più agevoli i movimenti fra le due sponde del fiume. Il ponte è stato ricostruito varie volte e nel 1913, con l'arginatura del fiume dell'Ing. Perilli, divenne uno dei primi ponti costruiti completamente in calcestruzzo. Minato e distrutto dai Tedeschi nel 1944 (sorte comune a tutti i ponti della città), venne ricostruito nel dopoguerra, demolito nel 2005 e riaperto alla fine del 2007, dopo una lunga e travagliata storia di cantiere.

senigallia; ponte; portoneil nuovo Ponte Portone in costruzione -
il ponte venne chiuso al traffico nell'ottobre del 2004
e inaugurato alla fine del 2007

senigallia; ponte; portoneil Ponte Portone oggi

Una costruzione lunga e travagliata, come la costruzione del ponte attiguo, Ponte Zavatti, con cui Ponte Portone costituisce un sistema di attraversamento del fiume che con due ponti riesce a portarvi sulla stessa sponda da cui siete partiti. Mica da tutti. Ma alle vicende complicate e travagliate Borgo Portone sembra esserci abituato da sempre.

Economia domestica.

Come promesso riporto brevemente il sistema di lavaggio delle nostre nonne, teso ad ottenere un bucato straordinario. I panni venivano lavati al fiume, con il sapone di allora, generalmente ottenuto con grasso animale e venivano stesi al sole sulla ghiaia pulita. Quando erano un po' asciutti, si risciacquavano varie volte e si portavano a casa bagnati.

A casa i panni venivano messi in una mastella di metallo con un foro tappato sul fondo, su cui  veniva steso il "cinerale", un vecchio lenzuolo su cui si posava della cenere ben pulita, versandoci sopra dell'acqua bollente. I panni venivano lasciati tutta la notte a riposo e al mattino la mastella veniva stappata facendo defluire l'acqua. Un risciacquo finale nell'acqua del fiume e la stesa dei panni sulla più vicina siepe completavano l'opera.

Il risultato finale era un bucato straordinariamente bianco e profumato, ottenuto grazie alla cenere, che rilascia sui panni il carbonato di calcio, un composto sgrassante e sbiancante.
Sottoprodotto da non sottovalutare era l'acqua della mastella, che veniva riutilizzata come shampoo, con risultati strabilianti per i capelli, in lucentezza e profumo.

Tutto il procedimento (mastella, cinerale, cenere, acqua calda) viene chiamato "ranna" (o "ranno"), termine di origine longobarda (sgocciolare) che trovate anche sul vocabolario. Così come lo potrete aver trovato nel linguaggio di vostra nonna: "cojon che ranna!" avrà detto qualche volta, parlando di una cosa noiosa o complicata. Si capisce pure perchè.


staccato da: Maddeche alle ore marzo 26, 2009 19:29 | link |
commenti (3)
categorie: centro storico, foto storiche

lunedì, 16 marzo 2009

Senigallia, foto storiche, Centro Storico

Cent'anni fa / 7

Il contributo di Daniele Sole diventa un fiume in piena: duecento anni di storia del Centro Storico in un solo articolo. Fortuna che ci sono le figure.

Il Centro Storico / 2
di Daniele Sole

Alla metà del '700 la città è in pieno fermento economico.
Il fatto di avere una Fiera Franca (cioè non sottoposta a dazi doganali sulle merci scambiate) la porta ad essere al centro di un notevole scambio merci: ma la fiera, che occupa per un mese l'intera città, si ritrova “stretta” negli spazi a disposizione.
La città è piccola per le esigenze fieristiche.

Si fa allora la richiesta a Roma di autorizzare e cercare finanziamenti per una complessa opera di “ampliazione” della città: il progetto, autorizzato e seguito personalmente dal Cardinale Ercolani (a cui furono poi dedicati i Portici), prevede la demolizione del vecchio tratto di mura prospiciente il fiume, che va dal baluardo di San Filippo (dove ora c'è l'incrocio fra i Portici e via F.lli Bandiera) per tutto il loro percorso fino all'allora fortino militare (ora Foro Annonario), includendo nella demolizione l'antico Torrione Isotteo (in corrispondenza di Palazzo Gherardi) e parte del palazzo dell'Episcopio per avere lo sbocco dell'attuale Corso.
La cattedrale in questa fase verrà “risparmiata”, rimanendo nella sua posizione, nella parte finale del Corso.

Al posto delle vecchie mura verranno costruiti dei palazzi con dei grandi porticati al piano inferiore, utilizzando la pietra bianca d'Istria, mentre le due principali strade cittadine, l'attuale Corso e via Mastai, vengono prolungate fino al fiume.
La città è ancora un cantiere quando si valuta la possibilità di un'ulteriore espansione, estendendo all'esterno la cortina delle mura e proseguendo i Portici: nelle intenzioni vi è l'edificazione di tutta l'area occupata dalla città duecentesca, il proseguimento dei Portici fino alle attuali caserme e, non ultimo, l'ingrandimento della città anche sulla riva sinistra del fiume.

senigallial'ampliazione settecentesca della Città:
in giallo l'ampliamento previsto e realizzato,
l'area bordata in rosso rappresenta
l'ampliamento oltre il fiume mai realizzato

Quest'ultimo progetto prevedeva l'estensione della cortina di mura e l'edificazione di quell'area della città fino ad occupare tutta la zona dell'attuale Borgo Pace fino a piazzale Campo Boario (fronte stadio), e la creazione di nuovi portici anche sulla riva sinistra del fiume, che nelle intenzioni si sarebbe perciò dovuto trovare circondato dai portici nel suo tratto finale fino alla foce.
Non si sa di preciso per quale motivo questo progetto non venne portato avanti (la città avrebbe avuto di sicuro un aspetto migliore...)  se non adducendo motivazioni di gravosità economica dell'opera che spinse a ripensare il tutto e fermarsi al semplice ampliamento sul lato destro e il proseguimento dei Portici.

senigalliaI Portici Ercolani su entrambe le sponde del Misa,
come li avrebbe voluti il Card. Ercolani
(tratta da "Piccole città, borghi e villaggi" -
Touring Club Italiano - 2007 - elaborazione fotografica)


Dove arrivasse la città prima dell'ampliamento è ancora visibile nel tratto di mura “a scarpa” (cioè inclinato verso l'esterno) che si trova nella base della maggior parte degli edifici di via Pisacane, lato mare.
L'ampliamento prevedeva anche la demolizione della vecchia cattedrale dalla sua centenaria posizione in fondo al Corso, per essere trasferita nella sede attuale con tutto il nuovo e più grande palazzo episcopale.

senigalliale mura cinquecentesche su via Pisacane,
divenute fondazioni per i palazzi dell'ampliazione

Il progetto dei Portici prevedeva la loro edificazione fino alle attuali caserme, ma oggi vediamo che essi si fermano a Palazzo Micciarelli (che chiude verso il Misa la piazza del Duomo).
Tutto fu dovuto ai diversi tempi e le diverse disponibilità economiche delle famiglie signorili del tempo, direttamente coinvolte nelle nuove edificazioni: fu proprio l'incertezza economica legata alla costruzione di Palazzo Micciarelli il motivo per cui l'ultimo edificio edificato sul lungofiume (quello che collega via Cavallotti alle Caserme) non ha i Portici: non si voleva interrompere la continuità del colonnato.

L'ingrandimento verso l'entroterra comportò  anche lo studio del corso del fiume Misa per decidere se eseguire un taglio diretto dell'ultima ansa così da avere un tratto pressoché costante da dietro l'attuale Cityper fino al Foro Annonario capace, si pensava, di far defluire i detriti fluviali e ridurre il problema dell'insabbiamento del porto.

senigalliail tratteggio rosso indica un'ipotesi di modifica
del corso del fiume esaminata con l'ampliazione,
ma non realizzata per il costo rilevante -
il tratto azzurro indica il corso del fiume nel '700, che venne
allineato e spostato per fare posto all'ampliazione

E' bene ricordare che il “porto”,al tempo, era tutto il tratto di fiume dalle caserme fino alla foce, che si trovava all'altezza dell'attuale ponte della S.S. 16.
Alla fine si decise per il meno costoso raddrizzamento del corso fluviale solo nel tratto dello stradone Misa com'è oggi, passando per due successive correzioni.

senigalliail tratto del fiume dietro alle Caserme,
allineato e deviato dall'ampliazione

La cortina di mura verso Ancona venne proseguita fino al Misa, realizzando una nuova porta d'ingresso alla città, Porta Colonna o Maddalena (ora Porta Mazzini) e ampliando il baluardo esistente, dedicato a San Martino: al suo interno venne poi realizzato il primo teatro comunale cittadino, poi teatro La Fenice.
La città così impostata è pressoché definitiva: fino all'unità d'Italia e al successivo terremoto del 1930, le uniche modifiche sostanziali furono la costruzione del Foro Annonario attorno al 1830-50, l'estensione dei moli (per l'annoso problema dell'insabbiamento portuale), la demolizione, alla fine dell'800, del vecchio ghetto ebraico per fare posto a Piazza Simoncelli e la costruzione della linea ferroviaria adriatica, inaugurata nel 1861.

senigalliail porto canale ai primi del '900 -
sulla destra l'esterno del Foro Annonario,
al centro il primo ponte ferroviario girevole, la strada
statale ancora non esiste -
a sinistra è visibile parte della vecchia porta Clementina,
demolita dopo l'abolizione delle barriere doganali, nel 1906

Per il tracciato della linea ferroviaria, venne valutato lo scarso valore dei terreni prossimi alla spiaggia (in quegli anni!) e la necessità di far scendere i passeggeri in prossimità degli stabilimenti balneari, nell'area dell'Hotel Bagni.
Sulla scelta del tracciato fu decisivo l'intervento dell'Amministrazione Comunale, che avanzò anche motivazioni di carattere commerciale e industriale: il trasporto delle merci dai primi stabilimenti industriali, lo zuccherificio e il cementificio, sarebbe stato agevolato dalla Ferrovia fronte mare. Ancora gli stabilimenti industriali non erano costruiti, ma la Città si trovava in una fase economica difficile a causa del declino della Fiera, e i terreni adiacenti alla spiaggia rappresentavano un'opportunità per l'avvio di attività industriali: a quei tempi le attività balneari rappresentavano una scommessa piena d'incognite.

In quegli anni la città si ingrandiva anche fuori le mura, se pur al loro interno si trovava la netta maggioranza della cittadinanza.
Nei primi anni del '900 si decise di porre un freno agli allagamenti cui era soggetta la città a causa delle varie fiumane, pur avendo la città un canale “scolmatore” come il vecchio fosso Penna (ora viale IV Novembre), allargando e chiudendo dentro i nuovi argini murati il corso finale del fiume dalla vecchia chiesa del Portone (situata all'incrocio tra via Giordano Bruno e via Capanna) fino al ponte della nuova Strada Statale 16.

In questa maniera quel tratto di fiume, che da sempre era stata storicamente il “porto” cittadino, divenne definitivamente un “estraneo” nella città: già aveva ricevuto un primo “colpo” con la costruzione del ponte ferroviario, che inizialmente era stato fatto girevole per permettere ancora la sua fruibilità dai barconi, poi era stato abbandonato dall'attività portuale con la costruzione del ponte fisso della S.S.16. Con la costruzione degli argini murati divennero inutili i fossati ancora esistenti attorno alle mura cittadine e il fosso della Penna, tutti corsi d'acqua che vennero interrati fra il 1915 e il 1920.
 
A stravolgere tutto l'impianto della Città, arrivò il terremoto del 30 ottobre 1930.
A seguito dell'evento sismico molti dei palazzi della città dentro le mura furono costretti ad essere ribassati e rinforzati, alcuni furono demoliti con la creazione di nuove piazze (piazzetta della Posta, piazzetta in via Nazario Sauro): il vecchio seminario vescovile fu abbattuto in gran parte e al suo posto vennero realizzate la Nuova Posta e l'edificio attuale sede del Circolo La Fenice, un antico monastero con annessa chiesetta venne abbattuto e al suo posto venne realizzata la scuola Pascoli, Piazza Saffi venne aperta all'esterno con la demolizione di Porta Ancona, la vecchia chiesa del Portone (il nome deriva dal fatto che si trovava presso gli “sportoni” del canale Penna) venne demolita e ricostruita nella sede attuale.

senigalliafoto aerea della Città anteriore al 1930
con le aree di successiva espansione edilizia


Il risultato fu l'inizio della fine del Centro cittadino come era stato inteso per centinaia di anni, e la sua apertura all'esterno con la realizzazione di nuovi e più funzionali quartieri, il primo dei quali fu proprio il quartiere “Piano Regolatore”, realizzato nei primi anni '30 nella zona tra l'attuale Viale IV Novembre e la nuova chiesa del Portone.

staccato da: Maddeche alle ore marzo 16, 2009 23:37 | link |
commenti (6)
categorie: centro storico, foto storiche

mercoledì, 11 marzo 2009

Senigallia, foto storiche, Centro Storico

Cent'anni fa / 6

A Senigallia diamo per scontate due cose: la Spiaggia e il Centro Storico. La prima rappresenta una striscia di territorio in sedimento fine, confinante col mare e costruita dal fiume per millenni, inadatta all'agricoltura e alla pastorizia, ma adattissima al turismo. Col tempo l'abbiamo arricchita con il Lungomare e tutte le strutture turistiche, che ci danno ricchezza e una certa notorietà.

Il secondo è il frutto di duemila anni di lavoro dell'uomo, ha rischiato l'estinzione varie volte, ha conosciuto un lungo declino e, se oggi mostra orgoglioso il meglio si sè, tre metri sottoterra nasconde i suoi primi milletrecento anni di storia.

senigalliafoto aerea del Centro Storico di Senigallia
(1992 - foto di Marco Sestito)


Farne solo una storia fotografica sarebbe riduttivo, e così, con la collaborazione di Daniele Sole, ingegnere multidisciplinare, pubblichiamo una breve introduzione al Centro Storico di Senigallia.
Per sapere chi siamo, da dove veniamo, cosa facevamo e soprattutto cosa calpestiamo quando facciamo una vasca per il Corso. Il contributo di Daniele è diviso in due articoli, in un secondo tempo ci saranno altri contributi speciali su personaggi, luoghi e misteri del Centro Storico, tutto tranne che un luogo scontato.

Centro Storico / 1
di Daniele Sole

Istigato dalla Piaga, andiamo a cominciare.
Cominciamo dal centro del Centro Storico di Senigallia: quello che vediamo oggi è abbastanza “nuovo” e ben conosciuto, frutto della ricostruzione fatta dai Malatesta di Rimini alla seconda metà del 1400 e poi proseguita dai Della Rovere nel secolo successivo.
Di come fosse in precedenza, fino al 1250 circa, poco si sa, ma le fonti (mons. Alberto Polverari nei suoi libri “Senigallia nella storia”) individuano una città molto ampia, tutta circondata da mura che seguivano il corso del fiume Misa, da dietro le attuali Caserme fino agli  ultimi portici, deviavano verso un fortilizio romano (ora la Rocca) quindi costeggiavano un fosso (ex Fosso della Penna, ora Viale IV Novembre) fino alla curva del fiume e poi si ricollegavano: non bisogna pensare lo spazio interno alle mura tutto edificato, a quei tempi molte aree restavano vuote per coltivazioni interne.


senigallia; mappa; centro; storicomappa di Senigallia realizzata nel 1971
seguendo le indicazioni di Mons. A. Polverari


Al tempo la cattedrale cittadina, dedicata a San Paolino, era situata all'incirca in Piazza del Duca, grosso modo là dove ora sorge lo sportello della banca delle Marche e la Scuola Pascoli.
A metà del duecento la città partecipa alle lotte tra fazioni guelfe e ghibelline, viene conquistata dal Manfredi di Sicilia, capo della fazione ghibellina, e le sue mura abbattute.

A seguito di questo evento viene a fermarsi l'attività di produzione del sale marino, una delle attività economiche della città e che si svolgeva appunto in quello che oggi è il quartiere Saline: l'abbandono delle saline produsse una crisi economica e sanitaria, con il formarsi di pozze insalubri di acqua salmastra che diedero vita ad una laguna proprio a due passi dalla città, e inoltre l'abbattimento delle mura senza possibilità di ricostruzione, in un periodo in cui le lotte tra città erano normali, furono tutti fattori che provocarono il rapido spopolamento della città, al punto che essa si ridusse ad un agglomerato di poche case tutte concentrate vicino all'unico fortilizio rimasto, cioè la vecchia torre di avvistamento romana.

la successione delle mura storiche della Città -
quelle che vediamo oggi sono in parte roveresche
e in parte frutto dell'ampliamento settecentesco della Città


Nella seconda metà del '300 il Cardinale Albornoz, su mandato del Papa di restaurarne il potere in Italia, si occupò anche di Senigallia facendo prosciugare le paludi e ordinando il restauro dell'antica torre d'avvistamento.

A metà del '400 Senigallia, in lenta ripresa, entra nell'orbita degli interessi della famiglia riminese dei Malatesta con Sigismondo, che trovava interessante possedere una città a metà strada tra Fano e Ancona: ne ordina il restauro riprendendo come fondamenta parte del tracciato delle vecchie mura abbattute (nel tratto tra l'attuale Rocca e primi portici), ingrandisce il vecchio torrione romano trasformandolo in una fortezza vera e propria (con  le torri quadrate ai quattro angoli), e di fatto riedifica l'abitato riprendendo il vecchio cardo e decumano della città del '200.

La sua opera viene proseguita dai Della Rovere, che completano le mura, riedificano la nuova cattedrale in fondo all'attuale Corso (ora Piazza Doria), costruiscono il quartiere del Porto, dove si trovava la parte meno nobile della città, quella dei pescatori e dei depositi, e una volta divenuti duchi di Urbino, fanno realizzare un palazzo signorile (palazzo del Duca) e ampliano ulteriormente la Rocca fino alla conformazione attuale (su progetto di Baccio Pontelli e Francesco di Giorgio Martini, con la supervisione dell'architetto ducale Laurana).

la Città Pentagonale delineata
dalle mura costruite dai Duchi della Rovere

Con i Della Rovere la città ha un notevole impulso, soprattutto con il commercio della Fiera Franca (fiera che si svolgeva fin dall'età medievale con il nome di Fiera della Maddalena).
A metà del '600 la città ritorna sotto il dominio diretto del Papa, ma l'attività mercantile è così sviluppata che la città non riesce più a mantenerla dentro le mura: si propone quindi l'ipotesi di un abbattimento.

Fine prima parte.
staccato da: Maddeche alle ore marzo 11, 2009 19:09 | link |
commenti (4)
categorie: centro storico, foto storiche, senigallia

giovedì, 05 marzo 2009

Senigallia, foto storiche, Borgo Pace, Ponte Garibaldi, Coppo

Cent'anni fa / 5

Il previsto appuntamento con la Rocca e piazza del Duca è rimandato a tempi migliori, i luoghi sono straconosciuti e strafotografati, l'oggetto che può scatenare la curiosità del lettore non è ancora pronto e oggi vediamo altre foto.

Ho trovato un lettore, Daniele Sole, forse l'unico blogger senigalliese che non sa di esserlo, che, millantando conoscenze su Wikipedia, si è aggiudicato l'appalto per le foto del Centro Storico. Ringraziandolo per l'impegno, colgo l'occasione per invitare eventuali altri volontari a farsi vivi.

Con le foto storiche andiamo a raccontare una Città industriale e commerciale , che si dota delle prime infrastrutture civili, fra le quali, dimenticato, l'acquedotto del Coppo.

L'aspetto di Largo Boito - Borgo pace (dove si trova l'Albero delle Anatre, per i più pratici) di un secolo fa è totalmente diverso da quello attuale. L'ottocentesca chiesa della Pace domina il borgo, che, indipendente dal Centro Storico, consente un collegamento diretto fra la cementeria (che sarebbe diventata l'Italcementi) e la cava di marna, che si trovava a San Gaudenzio, vicino a Borgo Bicchia.

Borgo Pace all'inizio del '900
sulla destra i binari della ferrovia a scartamento ridotto
(foto tratta da L'Oasi di San Gaudenzio - valori storici e ambientali)

Borgo Pace oggi

Quella che appare in questa foto è una Senigallia che si espande fuori dalle mura, per secoli protezione e tutela della Città, ma che con la fine della Fiera franca e l'avvio delle attività turistiche ed industriali, erano ormai diventate un intralcio alla libera circolazione di persone e cose. Attraversare Senigallia ai primi del '900, voleva ancora dire percorrere il Corso e oltrepassare almeno due delle porte della citta, qualsiasi fosse la destinazione.

La chiesa della Pace venne edificata durante il pontificato di Pio IX. Una città che si stava espandendo fuori dalle mura, presentava alcune chiese in pessime condizioni, inadeguate al rango di città natale del Pontefice. La chiesa di Santa Maria del Portone (presso il ponte Portone) si trovava in una posizione malsana, subito fuori dagli argini del fiume, luogo di raduno delle lavandaie. Un posto privo di solennità e troppo popolare. Il Borgo Pace venne scelto come sito della nuova chiesa, perchè rappresentava un'espansione della città verso la ferrovia e gli stabilimenti industriali.

L'edificio di culto venne gravemente danneggiato durante i moti insurrezionali del 1914: il fatto di trovarsi isolata e fuori dalle mura la rese un facile bersaglio per gli insorti, anarchici e repubblicani, quando "repubblicano" voleva dire sovversivo.

La chiesa venne definitivamente demolita dopo il terremoto del '30 e ricostruita durante il decennio successivo, nella sua attuale collocazione, lungo la Statale. In seguito il borgo ospitò, nella stessa posizione della chiesa, la caserma dei Vigili del Fuoco, operativa fino a circa vent'anni fa, quando venne inaugurata la nuova caserma sull'Arceviese e la vecchia sede venne demolita per ospitare un condominio.

la locomotiva che trasportava la marna
dalla cava di San Gaudenzio al cementificio

(foto tratta da Borgo Bicchia - storia e immagini)

All'estrema destra della strada è visibile il percorso ferroviario che collegava la cava di San Gaudenzio alla cementeria, per il trasporto della marna, il componente base del cemento. La prima cementeria venne fondata alla fine dell'800 a Borgo Bicchia, successivamente lo stabilimento venne costruito nei pressi del porto e della ferrovia, per agevolarne il trasporto (1).

La ferrovia a scartamento ridotto, tipo "decauville", rimase in funzione fino agli anni '50. Inizialmente trainati da cavalli, i vagoncini furono in seguito trainati da una piccola locomotiva (vedi foto). Il percorso della ferrovia andava da Borgo Bicchia allo stabilimento, passando per lo Stradone Misa, via Rossini e Borgo Pace. Qualche tratto dei binari è ancora visibile nell'area ex SEP, presso la vecchia darsena (2).

Per una Senigallia che diversificava nel turismo e nell'industria, un'altra Senigallia perseguiva ancora i fasti della fiera e dei mercati. In questa foto vediamo l'ultimo tratto dei Portici Ercolani (presso via Cavallotti) animato da un vivace mercato. L'edificio sulla sinistra non deve intimidire: si tratta di Porta Cappuccina (successivamente Barriera Garibaldi) una delle sette porte della città, eretta con l'ampliamento settecentesco della città.

il primo tratto dei Portici Ercolani
in un giorno di mercato
a sinistra l'edificio di Porta Cappuccina

porta Cappuccina (o Garibaldi) con il ponte di legno

ponte Garibaldi oggi
probabilmente l'edificio che ospita il bar all'angolo
è un residuo della vecchia porta Cappuccina

Il nome della porta era dovuto al fatto che conduceva al Convento dei Cappuccini attraversando un ponte di legno. La porta venne demolita probabilmente con i lavori di arginatura del Misa, completati nel 1913 e diretti da Mederico Perilli, concittadino ingegnere del Genio Civile, progettista di grandi opere e bonifiche idriche nel ravennate, che costrinse il fiume entro gli argini murati che vediamo oggi. Da allora le frequenti piene del Misa sono diventate un evento eccezionale.

Delle porte di Senigallia parleremo in capitolo a parte: gli osservatori più attenti si saranno accorti del fatto che alcune appaiono autentiche opere d'arte (porta Clementina e l'interno di porta Maddalena), mentre altre appaiono di fattura modesta ed ordinaria. Una questione di soldi.

Le grandi opere idriche ci portano fuori città, verso Borgo Catena, sulla Corinaldese, dove si trova la sorgente del Coppo, che divenne uno dei primi acquedotti di Senigallia, dopo quello di San Gaudenzio, costruito nel '500 dai Duchi della Rovere.
A metà dell'800, con l'auspicio di papa Pio IX, venne costruita un'impressionante opera idraulica per captare la sorgente e portare l'acqua in città, al lavatoio del Coppo, in via Rossini. Il cunicolo in mattoni e coppi è lungo oltre mille metri e si trova ad una profondità variabile fra i due e gli otto metri. In alcuni punti il cunicolo è ancora accessibile tramite alcune botole che sono state successivamente aperte per opere di manutenzione ed adeguamento dell'acquedotto, svariati decenni fa (3). Probabilmente il cunicolo ha erogato acqua per la città fino al dopoguerra.

il lavatoio del Coppo ai primi del '900

il lavatoio del Coppo oggi, restaurato e memoria storica

Il percorso del cunicolo è segnalato con precisione dagli sfiatatoi, enormi camini a forma piramidale, alti anche cinque metri, che permettevano la fuoriuscita dell'aria dal condotto nei tratti meno profondi, per dare continuità all'erogazione idrica. In totale furono costruiti ben ventidue sfiatatoi lungo il percorso del cunicolo, alcuni sono stati abbattuti, ma la maggior parte sono rimasti in piedi, testimonianza visibile di un'opera pubblica notevole anche per la nostra epoca.

il tracciato dell'acquedotto del Coppo, dalla sorgente al lavatoio
i punti in rosso sono gli sfiatatoi

L'ultimo sfiatatoio si trova a poche decine di metri dal lavatoio del Coppo, nel giardino di una villetta. Sopra l'acquedotto del Coppo sono state costruite case, strade ed autostrade, ma nessuno scavo di sbancamento è mai riuscito a portarlo alla luce. Tutto il sistema dei vecchi acquedotti senigalliesi, riusciva ad erogare fino a 70 litri al giorno di acqua per abitante. Un risultato eccezionale, se consideriamo che oggi, con tutto lo spreco idrico che riusciamo a fare, la quantità di acqua distribuita pro-capite è di 250 litri al giorno.

due sfiatatoi del cunicolo del Coppo, presso Borgo Ribeca

l'ultimo sfiatatoio del Coppo, fra due case di via Rossini,
coperto dall'edera e alto circa cinque metri
il cunicolo si trova a circa 3 metri di profondità
, sotto gli edifici

Nessuna anticipazione per la prossima puntata, ormai si naviga a vista e non si mantengono gli impegni.

(1) Borgo Bicchia - storia e immagini - a cura di Maurizio Salustri - (2005)
(2) L'Oasi di San Gaudenzio - valori storici ed ambientali - Senigallia, 2006
(3) Rossano Morici - Elvio Luzi - Chiare fresche dolci acque di Senigallia - 2006

staccato da: Maddeche alle ore marzo 05, 2009 19:31 | link |
commenti (3)
categorie: centro storico, foto storiche

sabato, 28 febbraio 2009

Senigallia, Caffè Centrale


Cronaca nera

Lettura del giornale da sbadiglio oggi, fra caterve di comunicati stampa e parcometri in omaggio. Mai uno sbarco degli alieni, mai una valanga che ci travolga tutti e rimetta in moto l'economia.

Poi, improvvisa, una notizia di cronaca nera fra gli annunci a pagamento.

Il Caffè Centrale in fallimento.

senigallia; news
Roba da pelle d'oca, presto un altro wine bar in centro storico, l'ennesimo posto dove il gestore ti guarda storto se gli chiedi un caffè invece di un prosecco da 5 Euro.
Dove sei un povero scemo se non conosci vita, origini, vitigni, accostamenti e abitudini sociali di almeno trenta vini.
Dove ti devi presentare fico e tirato a lucido altrimenti gli stoni con l'arredamento e gli fai perdere clienti un tanto all'ora.

Ma soprattutto: dove le facciamo le conferenze stampa?

staccato da: Maddeche alle ore febbraio 28, 2009 17:00 | link |
commenti (5)
categorie: centro storico, corriere adriatico, misfatteria varia

giovedì, 19 febbraio 2009

Senigallia, foto storiche, fosso Penna, ghetto


Cent'anni fa / 4


La carrellata fotografica di oggi comincia dal "lato B" di Senigallia, il cavo della Penna, il fosso a sud del Centro Storico e parallelo al fiume Misa, che non ha mai riscosso grandi simpatie fra i fotografi.
Interrato e deviato presumibilmente fra il 1915 e il 1920, dopo la costruzione degli argini del Misa, il cavo Penna è stato per secoli il confine fra la Città murata e le malsane paludi delle Saline, bonificate dai Duchi Della Rovere (Giovanni, Guidubaldo II e Francesco Maria II) fra il 1500 e il 1600, durante il loro felice e prospero periodo di governo della Città.

La bonifica consistette nella raccolta delle "acque morte" in tre corsi d'acqua, il rio Morignano (a Sud del Ciarnin), il fosso di Sant'Angelo (a fianco di via Rovereto e viale dei Pini) e il cavo della Penna, un sistema idrico che divenne utile anche per attenuare le frequenti piene del Misa.

Attualmente il corso del cavo Penna è occupato da viale IV Novembre, uno dei principali viali cittadini, e l'opera di interramento dev'essere stata di impressionanti dimensioni: ho potuto vedere personalmente un enorme collettore delle acque posto a circa sei metri sotto l'attuale livello della strada, all'incrocio di via Capanna con via IV Novembre.

Interrare il Cavo della Penna divenne una necessità di ordine igienico - sanitario, il successivo terremoto del 1930 fece il resto, avviando l'espansione della Città verso sud, con il quartiere del Piano Regolatore, che ancora ha qualche conto in sospeso con l'acqua, ancora oggi definito "la ciambottàra" dai residenti più anziani.

senigallia
viale IV Novembre cent'anni fa ed oggi
-non ci facciamo una gran figura-

In riva al mare e ben servita dalla ferrovia, alla metà dell'800 Senigallia decise di mettere i piedi in due staffe: stabilimenti balneari e stabilimenti industriali, il tempo avrebbe deciso quale delle due attività sarebbe diventata prevalente. Alla foce del cavo Penna venne costruita una raffineria di zuccheri, a pochi passi dall'Hotel Bagni e dai primi stabilimenti balneari.

A quei tempi la valutazione d'impatto ambientale non era stata ancora inventata e le fabbriche insalubri si mescolavano comodamente con i luoghi di residenza e svago. La ferrovia era utile ad entrambe le attività: trasporto merci e trasporto villeggianti. Le prime aree industriali distanti dai centri abitati avrebbero visto la luce un secolo dopo.


senigallia

Inquadrare la foto di oggi con la foto di un secolo fa è impossibile: l'unico riferimento certo è che ai primi del '900, periodo in cui presumibilmente è stata scattata questa foto, la raffineria era vicina alla fine del suo ciclo produttivo e già negli anni Venti era indicata sulle carte come "ex raffineria". Attualmente l'area industriale è occupata dal Residence Palace e dal Senbhotel, costruiti fra gli anni '60 e '70 e separati dalla ferrovia.

La seconda foto ci mostra la foce del cavo Penna vista da Sud: difficile immaginare che oggi quella spiaggia ospiti decine di alberghi e residence, dall'Hotel Cristallo al Residence Venezia.


senigallia

L'altra serie di foto riguarda un altro soggetto poco amato dai fotografi: il ghetto di Senigallia. L'avvento della fotografia lo trovò in condizioni di abbandono e fatiscenza, certamente non un soggetto da fotografare in una amena località balneare. Le uniche foto di cui dispongo lo ritraggono come sfondo del ben più interessante (per l'epoca) Hotel Roma, l'attuale chiacchieratissimo Palazzo Gherardi.

La storia del ghetto e della comunità ebraica di Senigallia la potete trovare qui, senz'altro più completa delle mie fanfaronate. Soltanto un paio di annotazioni sul periodo in cui venne edificato il ghetto, corrispondente alla fine del felice e "liberale" periodo dei Duchi Della Rovere e al ritorno dello Stato della Chiesa al governo della Città, nel 1632, con la morte di Francesco Maria II Della Rovere, la cui figlia, Vittoria Della Rovere, non potè avanzare pretese.

Una delle prime misure del nuovo corso pontificio fu il confinamento degli ebrei nel ghetto, che, dopo ponderata scelta, venne fondato a metà strada fra il Palazzo del Governo (l'attuale Municipio) e Palazzo del Duca, detestata e decentrata area della Città, che mai entrò nelle simpatie del popolino, per motivi che vedremo un'altra volta.

La scelta del sito rispose ad esigenze politiche e pratiche:
un'ipotesi del professor Ettore Baldetti, tratta di quella che allora era un'area esposta alle intemperie, alle esalazioni malsane del fiume Misa e alle eventuali scorrerie dei predoni (non esistevano i Portici Ercolani e il fiume era a pochi passi), il sito perfetto per ospitare la comunità ebraica, che non godeva certo delle simpatie della Curia. Una sorta di "cuscinetto abitato" fra il centro città e i pericoli esterni.

senigallia
senigallia
Nelle foto il ghetto ci appare come sfondo di un altro soggetto, con i suoi accessi stretti e angusti, opprimente. L'arco di sinistra probabilmente aveva la funzione di porta d'accesso al ghetto che doveva restare chiusa di notte, mentre l'arco di destra consentiva il libero passaggio lungo l'attuale via Gherardi, allora via dell'Ospitale. Il ghetto venne definitivamente demolito alla fine dell'800, in una fase di risanamento generale della Città successivo all'Unità d'Italia.

senigallia

L'ipotesi di riedificare il ghetto, contenuta nel Piano Cervellati, appare alquanto temeraria: la tesi portata avanti dall'architetto bolognese sul "vuoto urbanistico" non può indurci a ricostruire quella che è stata una vergogna della Città di Senigallia, un luogo di detenzione. Sorvolando su considerazioni di ordine tecnico - pratico, che qui porterebbero via troppo spazio.

Nella foto attuale Palazzo Gherardi appare più basso di un piano: venne capitozzato in seguito al terremoto del 1930 e completamente ristrutturato (vedi foto). Stessa sorte toccò ai palazzi di piazza delle Erbe.


senigallia
Nella prossima puntata di questo scempio storico - fotografico vedremo piazza del Duca, la Rocca e il Palazzo del Duca, con una probabile capatina nelle viscere della Città.
Da acuti osservatori del Centro Storico avrete certamente notato la totale assenza di chiese nella zona che sta fra il Corso e il mare, da sempre la parte "civica" della Città.

staccato da: Maddeche alle ore febbraio 19, 2009 00:28 | link |
commenti (15)
categorie: centro storico, foto storiche

martedì, 03 febbraio 2009

Senigallia, foto storiche, viale leopardi

Cent'anni fa / 3

Con le foto d'epoca siamo in viale Leopardi, ai margini del reticolo viario più antico della Città, la prova è nella piccola area archeologica che si trova sotto il teatro La Fenice, dove è stato portato alla luce un incrocio di strade di epoca romana.
Fra le attuali via Battisti, via San Martino e via Mastai si trova il primo nucleo della Città romana, e gli osservatori più attenti si saranno chiesti per quale motivo via Mastai e Corso II Giugno siano parallele ma non troppo e per quale motivo alcune traverse del Corso siano perpendicolari ad esso, mentre altre sono perpendicolari a via Mastai.
Se non ve lo siete mai chiesto, chiedetevelo, percorrerete via Mastai con maggiore rispetto.

Via Leopardi è sempre stata una delle vie più importanti di Senigallia, l'attuale denominazione dovrebbe risalire alla fine dell'800 e in precedenza era chiamata via Flaminia.
La prima foto ci mostra una prospettiva della strada, che non ha nulla a vedere con l'attuale, una vera sorpresa.



Il fosso al centro della foto è un residuo del fossato difensivo della cinta pentagonale murata. In realtà viale Leopardi non si trova in una depressione del terreno: assieme al Centro Storico costituisce uno spartiacque fra il fiume Misa e il Cavo (fosso) della Penna, che è stato interrato ai primi del '900, quando vennero eretti gli attuali argini del Misa, costituendo l'attuale viale IV Novembre. Uno spartiacque che ha il suo punto più elevato nel sito dell'ex Politeama Rossini, una collinetta sul mare, quando il mare lambiva la Rocca.

Nella foto attuale il Razionalismo italiano la fa da padrone: l'imponente sagoma dell'ex GIL, completato alla fine degli anni '30, ha cancellato la magnifica prospettiva del viale. Inutile prendersela più di tanto.

La seconda serie di foto ci mostra la fontana "delle Anatre" (erroneamente chiamata delle Oche, per la praticità del popolino) e soprattutto Porta Saffi (o Porta Ancona), uno degli accessi alla città. Porta Saffi è stata demolita in seguito al terremoto del '30 (vedi foto), sull'onda della spietata (ma necessaria) ristrutturazione della città, che ha cancellato o capitozzato palazzi, aperto nuove vie, modificato prospettive, ma che ha anche aperto e fatto respirare la Città verso l'attuale Piano Regolatore e il quartiere Portone.

senigallia foto storiche
senigallia foto storiche

Sullo sfondo della foto attuale, la palazzina che separa Corso II Giugno da via Mastai, capitozzata dal terremoto, è inspiegabilmente esclusa dalla lista dei palazzi soggetti a possibile sopraelevazione nel Piano Cervellati. La prospettiva dell'ingresso ai corsi se ne gioverebbe, quella attuale è ben misera.

Le due anatre della fontana vengono da lontano: inizialmente poste in numero di quattro sulla fontana di piazza del Duca, completata nel 1602, rappresentavano la bonifica delle Saline intrapresa con successo dai Della Rovere. Verso la metà dell'800 le anatre scompaiono misteriosamente dalla fontana della piazza, probabili vittime di un restauro, e vengono sostituite dagli attuali leoni.
Una delle anatre, superstite, venne destinata alla fontana di largo Puccini (fontana delle Oche), rimanendo in perfetta solitudine fino al 1946, quando venne ritrovata, nei magazzini del teatro La Fenice, una seconda anatra che venne spedita a farle compagnia (1).

La terza coppia di foto ci mostra gli attuali giardini Catalani rispetto a un secolo fa: qualcuno dirà che abbiamo sprecato un sacco di spazio per i parcheggi.

senigallia foto storiche
senigallia foto storiche
L'ultima coppia di foto riguarda l'attuale Porta Mazzini o Porta della Maddalena o Colonna, eretta con l'ampliamento settecentesco della Città (1746 - 1760), quello che ha spostato ad angolo retto il fiume Misa dietro alla Caserma Avogadro, strappando al fiume una consistente porzione di terra, e che ha tentato di spostare il baricentro della città vecchia verso il Duomo e il Vescovato, un ampliamento voluto da papa Benedetto XIV.

Alle estremità dell'attuale via Cavallotti vennero erette due porte: Porta Cappuccina, su ponte Garibaldi e Porta della Maddalena, su via Leopardi. La prima venne demolita ai primi del '900 con la costruzione degli attuali argini del Misa e di Ponte Garibaldi. La seconda presenta due facce: banale e disordinata quella esterna (sembra finta), probabilmente ristrutturata sotto Pio IX e "alleggerita" dal terremoto del '30, armonica e potentemente barocca la facciata interna.

senigallia foto storiche
senigallia foto storiche
senigallia foto storichela facciata interna di Porta Mazzini
(tratta da "Il Rione Porto di Senigallia" che potete scaricare qui in PDF)


Il mio modesto tentativo di "leggere" un secolo di viale Leopardi finisce qui. Ho lasciato senza risposta qualche questione per ignoranza (perchè le anatre oggi sono sei fra piazza del Duca e largo Puccini? Hanno nidificato? Com'era Porta Maddalena prima del restauro di Pio IX? Perchè facciamo le vasche nel Corso che anticamente era un fosso insalubre? Perchè abbiamo costruito il teatro La Fenice in mattoncini rossi? Perchè il "diverticolo"  della Flaminia che si trova sotto La Fenice non ha mantenuto il suo status di strada principale? Quando lo ha perso?).

Se qualcuno avesse le risposte a queste domande (o volesse porre altre questioni) può farlo nei commenti. Se il contributo si rivelerà utile lo pubblicherò sulla pagina principale della Piaga di Velluto. Non spingete.

La prossima puntata la facciamo nell'ex Ghetto di piazza Simoncelli, argomento di grande attualità e nel fosso della Penna, con i suoi stabilimenti industriali.

(1) "Potere e Res Aedificatoria" - Marinella Bonvini Mazzanti (1992)


staccato da: Maddeche alle ore febbraio 03, 2009 19:53 | link |
commenti (8)
categorie: centro storico, foto storiche, cervellati

martedì, 27 gennaio 2009

Cent'anni fa / 2

Le cipolle di Urbania si mettono di traverso al progetto di mostrare la città ieri e oggi.
Il 2009 sarà un anno di piogge, con una breve parentesi con la luna nuova d'agosto, nel primo pomeriggio.
Il tradizionalmente secco mese di gennaio si smentisce clamorosamente e trovare due ore di bel tempo per fare due foto è un'impresa.

Viene voglia di fare i pensionati. Sveglia alle sette, giro dei bar, lettura giornali, controllo dei cantieri con fornitura di indicazioni inattendibili agli escavatoristi, ronda del porto, diffusione di panzane in piazza Roma e lo scatto di due foto in via Leopardi, con il sole di gennaio allo zenit, di traverso.

Pescando nell'enorme archivio fornitomi da Daniele Wese ho trovato un paio di chicche che non possono restare nell'hard disk. La prima isola pedonale di Senigallia e un turista scontento.

senigallia; foto storiche
senigallia; foto storiche
Ora torno alle nanoparticelle.

staccato da: Maddeche alle ore gennaio 27, 2009 18:52 | link |
commenti (5)
categorie: centro storico, foto storiche

lunedì, 19 gennaio 2009

Senigallia. foto storiche

Cent'anni fa/1

Alla fine del 2008 La Bottega dell'Immagine di Marco Sestito ha chiuso i battenti.
Sono stato suo fedele cliente per vent'anni e, verso Natale, mi telefona per chiedermi se doveva buttare i negativi del mio matrimonio. Lo ringrazio della premura e, mentre lo sto pregando di bruciare tutto, mi prende un sano colpo di genio e lo vado a trovare.

Mai visita è stata più proficua, perchè Marco mi ha regalato circa 1500 foto aeree di Senigallia, scattate fra il 1986 e il 1996 e mi ha prestato oltre cento foto d'epoca di Senigallia, dalla fine dell'800 agli anni '50, da usare liberamente. Ovviamente ho millantato enormi potenzialità sul web. Io posso farlo, millantare.

Per le foto aeree sono in attesa di una schiarita per fare un volo sulla città con Capitan Bramucci che mi tampina da un anno, accusandomi di vigliaccheria. Non ho più scuse, devo andare, ma quando schiarisce, c'è tempo.

Per le foto d'epoca voglio iniziare un lavoro di confronto sui cambiamenti della città, nulla di filologico o di ricerca storica o architettonica, tutt'altro, solo il racconto fotografico di come è cambiata la città in cento anni. Quelle cose banali che mi piacciono tanto, il dilettante allo sbaraglio.

La prima foto è un panorama della città scattato presumibilmente dalla salita di via Mandriola. O almeno l'allineamento dei campanili e della ciminiera Italcementi mi ha suggerito questa prospettiva.
Sono andato sul posto, di fronte all'armeria, e ho fatto una serie di foto. Le ho allineate con la gigantesca planimetria storica (cm 240 x 160) della città, risalente al 1910 - 20, che ho salvato da acari, muffa, polvere e abbandono.

Nella foto storica le case in secondo piano dovrebbero trovarsi sulle vie Trieste, Trento e Mercantini, già esistenti all'epoca. La cintura di case fuori dal Centro Storico dovrebbe essere l'attuale via Leopardi, che allora si chiamava via Flaminia, la via più importante della città.
Viale IV Novembre ancora non è consolidato nella sua riviera di case, altre foto lo dimostrano. All'estrema destra si vede il vecchio camino della cementeria, oggi sostituito dalla ciminiera Italcementi.

senigallia; foto d'epoca
Nella foto attuale sono visibili le lottizzazioni di viale dei Pini, di via Marche e soprattutto, l'incombente, massiccia, minacciosa mole del Teatro La Fenice, il gradasso del Centro Storico.

senigallia; foto

La prossima puntata prevede alcune viste su viale Leopardi. E lì un secolo è passato sul serio.
staccato da: Maddeche alle ore gennaio 19, 2009 23:39 | link |
commenti (13)
categorie: edilizia, centro storico, foto storiche

mercoledì, 14 gennaio 2009

Senigallia, piazza del Duca


Triste fine di un'opera d'arte



Rimossi dopo otto anni di servizio, i lampioni di piazza del Duca, capolavori del design igienico - sanitario, hanno trovato una giusta collocazione, aderente alle aspettative della cittadinanza.


Installati nel 2000, nel complesso degli scriteriati lavori di riqualificazione di piazza del Duca (quelli che hanno trasformato una piazza cinquecentesca in un'aviosuperficie e in un centro sportivo per l'infanzia) probabilmente saranno convertiti in parabole satellitari e utilizzati per consentire l'accesso alla pay tv per le famiglie bisognose della città.
I pali di sostegno potrebbero trovare un adeguato pensionamento presso qualche distributore di carburanti senza tante pretese.

Capaci di suscitare subito un acceso dibattito sulla loro congruenza storica ed architettonica, i lampioni hanno trovato una felice sintesi per opera di Lucia, studentessa di architettura: "Da una certa prospettiva sembrano quattro spermatozoi ingrifati"  ebbe a dire poche ore dopo l'inaugurazione della piazza.
La sostituzione dei quattro lampioni risale al maggio 2008, quando sono stati sostituiti con dei comuni lampioni in ghisa a quattro lanterne, ben più adatti al contesto.



Giustizia è fatta, dirà qualcuno, ma ancora non è detto: i quattro lampioni sono stati abbandonati nel Magazzino Lampioni comunale e fiancheggiano minacciosi via Arceviese, a fianco del mattatoio.
Il rischio che prendano vita propria e tornino a riqualificare qualche zona del centro Storico di Senigallia è ancora elevato. Occorre vigilare.

staccato da: Maddeche alle ore gennaio 14, 2009 19:00 | link |
commenti (12)
categorie: edilizia, centro storico, senigallia, vita cittadina, cervellati, misfatteria varia

martedì, 26 agosto 2008

Clamoroso al Comunale

Fra insulti e aggressioni la Maggioranza si approva addosso il Piano Cervellati. Negato ogni esercizio di democrazia, sfiorata la rissa, insultata l'Opposizione, aggredita una troupe della CNN, intervenuti i Vigili Urbani. Tutto questo per approvare il Piano che dovrebbe fare più bella la nostra città. Impresa ardua, dopo quello che abbiamo visto oggi.

Che la discussione del Piano Cervellati non fosse una seduta tranquilla del Consiglio Comunale lo si era capito di prima mattina, quando la maggioranza con un colpo di mano ha ribaltato l'ordine del giorno della seduta, mettendo la discussione di mozioni ed emendamenti all'ultimo punto dell'ordine del giorno.

Memori dei nove secondi per ogni intervento concessi nel marzo scorso per l'approvazione della Variante Arceviese, i Consiglieri di Opposizione hanno iniziato subito a protestare, intralciando lo svolgimento della seduta e utilizzando un megafono, nel vano tentativo di far discutere mozioni ed emendamenti al Piano o almeno di intralciare lo svolgimento della seduta.

Con bulgara sicumera la Maggioranza ha proseguito il suo cammino, limitandosi agli adempimenti minimi previsti per la discussione in aula, cercando di portare a casa il risultato, l'approvazione del Piano senza se e senza ma.

Dopo quattro anni di riposo in un cassetto, il Piano Cervellati è stato approvato in una manciata di ore, con sedici voti favorevoli sui sedici necessari (compreso quello del Consigliere Monachesi) e un assurdo esercizio di autocrazia, che ha trasformato la Sala Consiliare in una palestra per buttafuori, quando l'Assessore Volpini, un mite e sportivo medico di famiglia, ha travolto i suoi colleghi di Giunta per aggredire fisicamente il Consigliere Cicconi Massi, reo di utilizzare il megafono per disturbare la votazione.

Immediatamente si è scatenato il finimondo fra i banchi, con insulti pesantissimi fra le parti a cui ha partecipato anche il Sindaco, che è andata ad insultare il Consigliere Mancini in un violento alterco a cui voleva porre rimedio l'Assessore Volpini, tentando di aggredire anche il Consigliere di Rifondazione. Volpini è stato portato via a forza, mentre in aula si sono visti i Vigili Urbani, in formazione antisommossa. Una cosa che non succedeva dal novembre 2006, con l'incursione del Mezza Canaja in Consiglio.

Già, il Mezza Canaja, li hanno massacrati per un vigile urbano caduto a terra, oggi a finire per terra è stato Mangialardi, travolto da Volpini, chissà se nei prossimi giorni ci sarà un comunicato stampa di condanna per l'episodio.

Il Piano Cervellati è approvato, tutto quello che si è tentato di dire in questi mesi su piazza Simoncelli, Rione Porto e Palazzo Gherardi è diventato carta straccia. Persino un primo esperimento di trasparenza e partecipazione, la pubblicazione del Piano online, non è servita a nulla. Dozzine di comunicati stampa emessi da associazioni, partiti, sindacati, studiosi e comuni cittadini si sono persi durante una sciagurata seduta del Consiglio in cui ha vinto il più forte, come nella giungla.

Potevano stupirci con effetti normali, ma ancora una volta non ci sono riusciti.


Di seguito pubblico l'immediato comunicato stampa che mi è pervenuto dal Consigliere Mancini, sulla Piaga di Velluto c'è posto per tutti, senza prendersi a sediate:

Senigallia, 26 agosto 2008. 

DICHIARAZIONE 

Potremmo definire “arrogantocrazia” quanto abbiamo oggi visto in Consiglio Comunale, dove è stata rappresentata una nuova puntata di una azione di governo sempre più basata sull’arroganza e la prepotenza.

Le mozioni su Palazzo Gherardi, Piazza Simoncelli, Rione Porto e case popolari, da me presentate, che nell’ordine del giorno precedevano la discussione del Piano Cervellati  e che sarebbero state utili e qualificanti per il Piano stesso (verso il quale non siamo in toto contrari), con un colpo di mano della maggioranza sono state rinviate a fine seduta, annullando così la loro efficacia e mortificando il contributo che con esse il Consiglio, l’opposizione ed il sottoscritto avrebbero potuto esprimere.

E’ seguito poi un gran parapiglia, durante il quale le opposizioni (me compreso) hanno protestato con forza e la maggioranza ha provveduto ad approvare senza discussione alcuna o emendamenti il Piano (con pure due tentativi di aggressione verso i consiglieri di minoranza Cicconi Massi e me da parte dell’assessore Volpini, mentre il Sindaco apostrofava chi non era d’accordo con lei col titolo di “fascisti” e “squadristi”).

Così, al di là di alcuni aspetti positivi del Piano, la maggioranza ha votato di costruire, tra l’altro, un palazzo in Piazza Simoncelli e di riempire con appartamenti tutti i “vuoti” che oggi sono le vie traverse del Rione Porto e, inoltre, di destinare Palazzo Gherardi alla residenza e di lasciare il tutto nelle mani del mercato, che è libero – come si sa – solo per chi ha tanto denaro.

Certamente una maggioranza, una Giunta ed un Sindaco, che non hanno la capacità di sostenere un confronto di idee su questi temi sono certamente arrivati alla frutta anche perché, non discutendo, impediscono che si manifesti l’ampio dissenso vivo nella maggioranza stessa.

Mentre un sindaco in genere dovrebbe essere il garante della democrazia di tutti i cittadini, a Senigallia abbiamo questo Sindaco che esprime solo una parte del suo partito e della sua maggioranza.

E’ ora che vada a casa.

Roberto Mancini




staccato da: Maddeche alle ore agosto 26, 2008 19:09 | link |
commenti (21)
categorie: politica, consiglio comunale, centro storico, senigallia, cervellati, clamoroso al comunale

Template by Vercellik.(r)