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edilizia | La Piaga di Velluto Piaga di Senigallia, news

Questo è un blog pratico: segnalazioni, qualche foto e via andare. Se vuoi collaborare scrivimi. Buona parte di quanto pubblicato è fiction.
Dichiarazione: odio il termine, ma questo è anche un blog di satira e qualche volta ci scappano nomi e cognomi. Gli interessati non se la prendano.

In ogni caso questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7-3-2001.

Questo sito è ottimizzato per la visione sul mio computer. Se hai problemi di visualizzazione vieni a leggerlo a casa mia.

Gli articoli contrassegnati con il bollino "CRONACA VERA" sono più che altro prodotti di fiction originati da una notizia reale e sono destinati ad un pubblico adulto che riesce a capire quando si scherza e quando no.


lunedì, 21 settembre 2009

Senigallia, colonia ex UNES

La legge del più forte





Un escavatore da 250 quintali chiude il dibattito sulla conservazione delle Colonie ex-UNES.

Dopo i convegni, le proteste, la raccolta firme,
gli articoli sui giornali, i referendum negati e incavillati e le perplessità sul progetto, una mozione di forza chiude il dibattito.

E' proprio il caso di dire che siamo governati a colpi di maggioranza.
E che colpi.
staccato da: Maddeche alle ore settembre 21, 2009 18:46 | link |
commenti (7)
categorie: edilizia, vita cittadina, ex enel, mezzacanaja

domenica, 20 settembre 2009

Parenti serpenti

Come sbagliare tutto e fare un figurone. Come fare politica in forma anonima. Come avere una piccola galassia immobiliare e trasformarla in una supernova. Come perdere la pace in famiglia.

(prima parte senza figure, la seconda parte nei prossimi giorni)

Uno dei protagonisti del caso Villa Bucci è senz'altro Claudio Cavallari e il suo Sprint on line. Nessuno gli riconoscerà mai questo merito, dato che Claudio è generalmente detestato sia a destra che a sinistra.
E' un soggetto difficile Claudio, ma è stato il primo a pubblicare le visure camerali delle società collegate a Villa Bucci e al Dr. Andrea Rodano, imprenditore immobiliare, ex Sindaco di Monterado e marito di Luana Angeloni.

Dopo la sua pubblicazione su Sprint sono "pervenute" alla redazione di Vivere Senigallia alcune visure camerali ed è esplosa la polemica sui conflitti d'interesse del Sindaco, che ha riempito le pagine della cronaca politica degli ultimi quindici giorni.

Al momento la situazione è bloccata: il Sindaco ha preso la cosa malissimo, commettendo una caterva di errori, dimenticando che un Sindaco di centro sinistra deve distinguersi per limpidezza e trasparenza, sgombrando il suo percorso amministrativo da qualsiasi sospetto.

Sulla questione ha risposto ad una domanda per volta: "non ho comprato Villa Bucci" e poi: "l'ha comprata una Società riconducibile a mio marito, ma lui è poco meno di un fattorino lì dentro" e poi: "anche se fosse che mio marito è uno dei proprietari di Villa Bucci non ci sono stati favoritismi e vantaggi di alcun genere dovuti alla mia carica" e quindi: "l'Opposizione ha gettato veleno e discredito su di me, ho dimostrato che tutte le procedure seguite sono corrette"  e per finire una capatina dall'avvocato: "se volete continuare il dibattito andiamo in Tribunale".

Una strategia di comunicazione pessima, omissiva e reticente, che ha fatto esplodere alla grande un conflitto d'interessi che sembrava solo appannaggio del centro destra, dato che, grazie ad un insopportabile (e fasullo) luogo comune, la cifra morale degli amministratori di centro sinistra viene ritenuta superiore.

Peggio del Sindaco poteva fare soltanto l'Opposizione di centro destra, che puntualmente c'è riuscita. Anche qui valanghe di errori: senza aver mai letto in vita loro il Piano Cervellati o Ballardini, hanno subito accusato il Sindaco di aver distribuito vantaggi e aumenti di cubatura in famiglia. Mancato clamorosamente il bersaglio, hanno virato sulla questione del Liceo Scientifico, su cui il buon Cavallari pesta i piedi da quattro anni, perdendoci anche una causa legale. Tutta la città sa che anche quello è stato un affare minato dai conflitti d'interesse e su cui l'Opposizione ha dormito per un sacco di tempo.
Costretti a difendersi sui tono dei loro stessi comunicati stampa (noi non abbiamo insultato nessuno!) e costretti alla difensiva sul testo dei comunicati stampa del Sindaco, hanno finito per adottare melanconicamente la solita strategia: non parteciperanno più alle Commissioni Consiliari. Un bel successo.

Il candidato Sindaco Mancini ha preso un'altra strada, tentando di tenere il punto sul conflitto d'interessi e di risvegliare l'orgoglio di un centro sinistra che forse non esiste più, quello degli anni '70. Vano il tentativo di coinvolgere Ceresoni nella diatriba, che ha risposto con un'autopromozione dei suoi cinque anni al governo della Città.

Chiedere da subito l'istituzione di una Commissione Consiliare d'inchiesta sulle due pratiche (villa Bucci ed ex liceo scientifico) poteva essere la mossa vincente. Non avanzare ipotesi e fare complottismo, ma pretendere una verifica puntuale dei fatti, sia nello spazio (aumenti di cubatura e variazioni d'uso) che nel tempo (lunghezza delle procedure e tempi di svolgimento delle pratiche).
Quello del tempo è un aspetto interessante, dalle parole di Luigi Rebecchini, segretario cittadino di Rifondazione: "In linea teorica ci può essere l'imbarazzo di un dipendente di un ufficio tecnico o di un controllore quando si trovano davanti una società il cui socio è vicino a chi governa?".

Verificare una serie di pratiche simili (a Villa Bucci e liceo Scientifico) e confrontarne il percorso all'interno degli uffici comunali, avrebbe tolto ogni dubbio sull'assenza di favoritismi di sorta. Nessuno avrebbe potuto negare l'istituzione di una Commissione d'inchiesta: il minimo cenno contrario sarebbe stato letto ed interpretato come un'ammissione di responsabilità.
L'Opposizione avrebbe fatto la sua bella figura di solerte controllore della cosa pubblica e il Sindaco avrebbe avuto l'occasione di veder certificata la sua condotta da una Commissione, almeno per quello che riguarda i tempi e le procedure adottate sulle pratiche edilizie in questione. Per il conflitto d'interesse ci saranno altre occasioni: è stato lo stesso centro sinistra a non volere una legge di regolamentazione, figuriamoci se può rappresentare un problema.

(fine prima parte)

staccato da: Maddeche alle ore settembre 20, 2009 17:57 | link |
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categorie: politica, campagna elettorale, edilizia, misfatteria varia

lunedì, 07 settembre 2009

Senigallia, ancora villa Bucci


Comune di Senigallia Srl

Soluzioni in vista per il caso Villa Bucci. Autocritica della Maggioranza: "Conflitto interessi problema cronico del Centrodestra. Noi più bravi di loro. Augh."

Il caso Villa Bucci non lascia le pagine della cronaca politica. Gli incredibili errori di comunicazione del Sindaco fanno il paio con le rivelazioni al timer dell'Opposizione, destinata ad assistere ad una replica del caso Sacramati - ex GIL. Anche allora sembrava fatta: la perdita secca di due milioni di Euro dei contribuenti pareva destinata a scatenare un esame di coscienza collettivo dell'Amministrazione e una pioggia di teste cadenti. Cose che succedono al cinema, ora anche in 3D.

Il conflitto d'interessi del Sindaco è stato l'argomento di una lunga sessione di autocritica della Maggioranza, che si è svolta in una località segreta, il sottopassaggio del Senbhotel, che per l'occasione è stato riqualificato come centro di cultura trans - adriatico.

Le quattro mozioni di autocritica presentate sono state superate in blocco da un emendamento dell'ala negazionista del Partito Democratico, i "falchi" della Maggioranza, che stabilisce l'intangibilità del Sindaco e reintroduce lo Jus primae noctis nel territorio del Comune di Senigallia, una misura destinata più a confondere le idee agli avversari politici che ad avere effetti pratici.

Durante la riunione è stato proiettato un documentario sui conflitti d'interesse di Berlusconi e ai partecipanti è stata consegnata una breve nota critica di duecento pagine sulla superiorità etica del centrosinistra, con riferimenti letterari a Victor Hugo, Emile Zola, Emilio Salgari e Julies Verne, di cui sono state ricordate alcune pagine di straordinario realismo.

La riunione si è protratta fino a tarda notte, ma le distanze fra i "falchi" e le "colombe" della Maggioranza sono rimaste praticamente invariate: mentre i primi hanno partecipato ad una battuta di pesca al delfino, i secondi hanno offerto la colazione alla Caritas.

Sul fronte finanziario, l'affidamento di rilevanti quote del Comune di Senigallia ad un fondo azionario delle isole Kurili sembra essere la soluzione al conflitto d'interessi adottata dal Consiglio d'Amministrazione del prestigioso ente pubblico. Una scorciatoia finanziaria già percorsa in passato, non scevra di rischi, compreso quello di un declassamento del rating da parte di Standard & Poor's, dalla tripla C alla quadrupla F, il rating riservato ai pitbull da combattimento.

Qualche problema può presentarsi anche per gli Assessorati all'Urbanistica e al Bilancio, che, proprietà di una holding panamense, potrebbero porre il veto alla decisione del CdA.
L'estrema misura, affidare la questione del conflitto d'interessi ad una Commissione mista di ristoratori e panettieri, sembra per il momento una lontana ipotesi.
staccato da: Maddeche alle ore settembre 07, 2009 19:33 | link |
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categorie: campagna elettorale, edilizia, cronaca vera, vita cittadina, misfatteria varia

venerdì, 14 agosto 2009

Senigallia, ri-occupazione in via Mamiani

Ri-occupazione in via Mamiani

Clamoroso al Rione Porto. Le case occupate ieri dal Mezza Canaja e dal Coordinamento Migranti Terza Italia, sono state ri - occupate dai legittimi proprietari alle 9 di oggi, con una breve manifestazione in cui sono stati riapposti i sigilli all'immobile ed è stato affisso un avviso di inagibilità.

l'occupazione di ieri dell'immobile in via Mamiani

Niccolo' Rossi riappone i sigilli all'ingresso dell'appartamento

il portoncino dell'immobile con l'avviso di inagibilità


staccato da: Maddeche alle ore agosto 14, 2009 10:12 | link |
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categorie: politica, edilizia, vita cittadina, mezzacanaja

sabato, 08 agosto 2009

Senigallia, Immobiliare Mezza Canaja


Agenzia Immobiliare Mezza Canaja

A Senigallia un nuovo protagonista del mercato immobiliare: il Mezza Canaja.
No intermediari, affitti popolari e sistemazioni dignitose, questo è il nuovo modo di contrastare l'emergenza casa in città.

Nicola Mancini: "Il portafoglio clienti si allarga e scegliere fra ottomila case sfitte è un bel problema".



In un momento in cui il mercato immobiliare senigalliese viaggia a prezzi di migliaia di Euro per settimana d'affitto, l'Immobiliare Mezza Canaja sbaraglia la concorrenza dell'edilizia d'accatto e occupa due appartamenti sfitti in posizione centralissima e prestigiosa, proponendo un canone mensile di 50 Euro.

Gli appartamenti sono di proprietà della Curia, ma non c'è nessuna protesta anticlericale nell'occupazione: le case sono vuote e sfitte da una decina d'anni, sono in discrete condizioni e in una zona dove non esistono problemi di sicurezza, proprio di fronte alla Caserma Avogadro.

Gli assegnatari degli appartamenti sono una famiglia di origine marocchina residente in Italia da 26 anni e un ragazzo italiano, Felipe Giuli, che era già stato interessato da un'azione dimostrativa del Mezza Canaja lo scorso gennaio.

Quella del Mezza Canaja è una mossa che rompe le regole del mercato: la casa come diritto e non più come investimento drogato dai facili profitti estivi esentasse.
In una città dove non si costruiscono case popolari e dove il rilancio economico viene visto in un complesso immobiliare da 6.000 Euro al mq, la Fortezza dell'ex Sacelit Italcementi, destinato ai turisti o all'investimento immobiliare, non certo alla residenza dei senigalliesi, costretti a traslocare nei Comuni vicini.



Nella mission dell'Immobiliare Mezza Canaja vi è l'apertura di una graduatoria autogestita delle case popolari e l'avvio di un tavolo di concertazione con l'Amministrazione Comunale, la Curia e altri soggetti interessati, per trattare l'argomento "casa" come realizzazione di un diritto e non più come investimento immobiliare.

staccato da: Maddeche alle ore agosto 08, 2009 19:47 | link |
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categorie: politica, edilizia, vita cittadina, iniziative collaterali, mezzacanaja

sabato, 27 giugno 2009

Senigallia, Piano del Porto

Piano del Porco


Decretazione d'urgenza per il porto. "Una Grande Opera, ci sarà posto anche per il mare".

Il piano d'area del Porto è stato finalmente approvato nella serata di giovedì, dopo un acceso dibattito in Sala Consiliare che ha raggiunto il culmine quando l'Opposizione si è rifiutata di pagare il conto del pasticciere, dopo aver verificato che il gelato alla fiamma era previsto come supplemento e non era stato inserito nel menu del buffet, come concordato nella riunione dei Capigruppo.

La seduta del Consiglio è stata immediatamente sospesa e l'Opposizione ha richiesto a gran voce le dimissioni dello chef, ritenuto responsabile del mancato accordo sul menu. Dopo una breve riunione dei Capigruppo la situazione di stallo si è sbloccata quando il Sindaco Mangialardi ha fatto passare un emendamento per pagare il conto di tasca sua e un secondo emendamento per delegare ogni decisione in materia di Porto alla Giunta.
Soddisfatti per l'accordo raggiunto, i Consiglieri d'Opposizione hanno tuttavia mantenuto la richiesta  di dimissioni dello chef, riservandosi di produrre "la più ampia documentazione" sulle sue inadempienze. La seduta del Consiglio si è conclusa con la tradizionale bicchierata nella Sala Bacardi e i membri dell'Opposizione si sono presi la loro bella rivincita a calcetto balilla, 2 a 0 a tavolino, dato che i Consiglieri di Maggioranza erano già andati a festeggiare al Naomi di Marina di Montemarciano.

Il nuovo Piano del Porto è stato quindi approvato con decretazione d'urgenza, l'impegno della Giunta per approvare entro il 30 giugno il piano del Porto e l'Area Sacelit sta per essere rispettato e l'industria edilizia può festeggiare, dato che si stanno muovendo commesse per decine di milioni di Euro.

Anche il premier Berlusconi ha avuto parole di elogio per il Porto di Senigallia. Visitando in elicottero le zone colpite dal mangialardi, il premier si è soffermato in particolar modo sulla qualità delle infrastrutture: "Sono rimasto impressionato dalle soluzioni adottate per la viabilità" ha dichiarato durante un breve incontro con le popolazioni colpite dall'assessore "il viadotto a chiocciola fra la stazione e il faro è straordinario, mentre il sottopassaggio gonfiabile della darsena sopraelevata è una gioia per gli occhi. Ho qualche perplessità sulla larghezza della strada di comunicazione fra i lungomari, ma possiamo intervenire con degli incentivi per l'acquisto di Micromachines, in decretazione d'urgenza".
staccato da: Maddeche alle ore giugno 27, 2009 10:04 | link |
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categorie: consiglio comunale, edilizia, cronaca vera, assessori, misfatteria varia

sabato, 20 giugno 2009

Senigallia, complanare

Attenzio'
Popolazio'




staccato da: Maddeche alle ore giugno 20, 2009 19:13 | link |
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categorie: ambiente, edilizia, vita cittadina, complanare, iniziative collaterali

giovedì, 04 giugno 2009

Senigallia, edilizia per tutte le tasche

Cesanella, frazione di Beverly Hills

Quattro ville sul parco a un milione di Euro ciascuna. L'industria edilizia non conosce crisi, anche lontano dal mare si possono spendere 6.000 Euro al mq. Risparmiandoli sulla bolletta.


Quattro ville sul parco, il parco della Cesanella. Il parco ancora non c'è, ma le ville saranno presto un felice realtà, nella loro costosissima dimensione di 150 mq hi-tech, dove persino il cartellone del cantiere è alimentato a fotovoltaico.
Un poker di miliardari se le aggiudicherà, con tutte le loro soluzioni per il risparmio energetico, confermando un inaccettabile luogo comune: la casa ecosostenibile deve costare tanto, altrimenti non si vende.
Interi quartieri recentemente costruiti con soluzioni tecniche di retroguardia vengono considerati normalmente appetibili, mentre la casa tecnologicamente avanzata deve far scattare la cupidigia per lo status symbol  per farsi accettare, altrimenti resta confinata nel catalogo degli esperimenti falliti.

Buone notizie anche per chi ha la busta paga a sogliola: dopo soli cinque anni di costruzione le Torri Gemelle in Piazza d'Armi sono pronte e sono state assegnate. Sembrava ieri l'avvio del cantiere ed invece era il giugno del 2004.

Una costruzione travagliata quella delle Torri: la prima impresa vincitrice dell'appalto ERAP (Ente Regionale Abitazione Pubblica) ha gettato la spugna dopo un anno, ritirandosi con le ossa rotte. La motivazione ufficiale: i palazzi pendono, ce li hanno fatti costruire sopra un fosso.

Motivazione in parte vera, le Torri Gemelle sono costruite sopra un fosso tombato, il fosso della Pacchiona, che raccoglieva le acque della collina del Seminario e le portava al mare. Il fosso è stato murato nel dopoguerra, ma nei garage delle Torri le pompe sono continuamente in funzione, due ore di black-out e si ritrovano con un metro d'acqua, problema comune a molte case di Senigallia.

In realtà il motivo dell'abbandono dovrebbe essere stato il draconiano appalto dell'ERAP, che avrebbe mandato in rovina anche l'Organizzazione Todt, figuriamoci un'impresa che vuole pagare stipendi e contributi agli operai. L'appalto iniziale prevedeva un importo di circa 850.000 Euro per la costruzione degli edifici, successivamente integrati con altri 400.000 Euro nel 2007, per il completamento dei lavori.

Le Torri Gemelle di Piazza d'Armi sono in assoluto le case popolari più prestigiose delle Marche: i superattici al sesto piano consentono una formidabile vista panoramica sulla città e sul parco di Piazza d'Armi, roba da fare invidia a chi si imbarca in una vita di sacrifici per comprare un seminterrato con vista contenitori differenziata. Beati i poveri.


staccato da: Maddeche alle ore giugno 04, 2009 23:27 | link |
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categorie: energia, edilizia, frazioni, parco della cesanella

domenica, 24 maggio 2009

Senigallia, via Verdi

Riqualifico
ergo sum


Si riqualifica senza tanti complimenti. Strade in discrete condizioni passano avanti a strade mai toccate dalla civiltà.

Una breve passeggiata in via Verdi, dove la scala delle priorità va a rovescio e la Legge della giungla funziona alla perfezione.


Via Verdi è da sempre una delle arterie strategiche della Città. Il suo nucleo iniziale esiste da più di cento anni e se non fosse stato per l'idea (rimasta tale) del Parco della Cesanella, probabilmente oggi collegherebbe il Centro Storico con la Cesanella e il Cesano, un lunghissimo serpentone che qualche lungimirante Amministratore degli anni '70 ha voluto interrompere con l'idea (ancora tale) del Parco.

Con gli anni via Verdi è diventata una bretella alternativa alla Statale per raggiungere il Centro, stretta e trafficata, una Complanare in sedicesimi. E con gli anni non è mai diventata quella importante strada residenziale che raccorda e connette comodamente migliaia di residenti al Centro città, seguendo la cosidetta "mobilità lenta", un mito dei nostri tempi, parcheggiato dentro a qualche Piano del Traffico.

In via Verdi pedoni e ciclisti lottano per la sopravvivenza: gran parte della strada è completamente priva di marciapiedi, ogni piano orizzontale è diventato parcheggio e i grandi pioppi che l'affiancano fungono da dissuasori per i sorpassi. L'introduzione del senso unico, attuata nel 1993 dopo una serie di esperimenti, ha liberato spazi per le auto in sosta, ma ha lasciato pedoni e ciclisti alle prese con i problemi di sempre, aggravati dalla necessità di circolare contromano, per non allungare il tragitto casa - destinazione di qualche chilometro. Chi frequenta via Verdi queste cose le sa, neanche perdo tempo ad esporle.

Alle carenze strutturali della strada, i decenni passati hanno aggiunto la scriteriata politica urbanistica della Città, ogni frustolo di terra è stato edificato e l'abbattimento delle villette per ricavare condomini è diventata redditizia consuetudine. Da una unità immobiliare con un suo motivo si passa a dodici inconsulti mini appartamenti in un lampo, il tempo di una concessione. E in un lampo via Verdi si fa sempre più stretta, costretta a trovare spazi per le auto dei nuovi residenti.
Ultimo in ordine di tempo è un maxi condominio di 32 appartamenti, che sta crescendo in fondo alla strada, dove c'era la rivendita del gasolio e la Lagostekne, che si affacciava sulla statale.

Trentadue appartamenti al cambio attuale corrispondono ad oltre 60 automobili da parcheggiare sul risicato suolo pubblico, dato che il condominio, conformemente al Regolamento Edilizio, ha pochissimi posti auto privati esterni e moltissimi garage, il posto dove la gente mette tutto tranne che l'auto.
Il garage - ripostiglio è un conquista dei nostri tempi. Case piccole e senza ripostiglio nè soffitta, che tanto c'è il garage. Il risultato di questa edilizia d'accatto è ben evidente: le strade sono piastrellate di macchine e l'Amministrazione si alambicca sulla necessità di garantire marciapiedi e posti auto per tutti. Questa edilizia non risolve i problemi, li scarica sulla Città.

Consapevole dei problemi di via Verdi, l'Amministrazione ha deciso di mettere mano al portafoglio per riqualificare l'asse viario: un milione e centomila Euro circa, da spendere in tre rate, 2009, 2010 e 2011 (delibera della Giunta nr. 44 del 24 febbraio 2009).
Via Verdi è stata divisa in tre comparti e nelle prossime settimane inizierà la riqualificazione del primo comparto.

Il primo comparto è ovviamente quello più vicino alla Città, verso Borgo Pace, il più antico, il più trafficato, il più pericoloso, quello con meno marciapiedi e con i pedoni più coraggiosi.

Nulla di tutto ciò: il primo comparto che sarà riqualificato è quello che ne ha meno bisogno, l'ultimo tratto verso Nord, il più recente, quello che ha i marciapiedi su entrambi il lati (alcuni costruiti negli anni '90) e in cui la vita di pedoni e ciclisti è più facile, sarebbe sufficiente l'introduzione del senso unico verso il Centro per risolvere gran parte dei problemi di mobilità. In quel tratto le condizioni dei marciapiedi sono accettabili, non siamo certo ai livelli della Cesanella, ma l'Amministrazione Comunale ha deciso che quel tratto di via Verdi è quello che ha più bisogno di cure, e i primi 350.000 Euro saranno spesi là.

via Verdi - primo comparto, verso Borgo Pace
marciapiedi quasi assenti
numerose intersezioni
pedoni ovunque

via Verdi - secondo comparto
marciapiedi assenti
ciclisti ovunque

via Verdi - secondo comparto
marciapiedi assenti
pedoni e ciclisti ovunque

via Verdi - terzo comparto
sarà riqualificato per primo
marciapiedi in entrambi i lati
quello a destra risale agli anni '90

via Verdi - terzo comparto
riqualificazione a breve
marciapiedi in buone condizioni su entrambi i lati

Si potrebbe analizzare il rapporto esistente fra l'Amministrazione e le sue scelte, chiedersi come facciano determinate istanze a scavalcare le altre, quali siano gli input che convincono l'Amministrazione ad operare contro ogni logica, riqualificando ciò che è già in buono stato e ignorando ciò che si trova in pessime condizioni, o che non ha nulla in pessime condizioni, non può essere in pessime condizioni un marciapiede che non esiste.

Si potrebbe concludere che i residenti in fondo a via Verdi sono più bravi degli altri ad alzare la voce o sbattono i pugni sul tavolo con più forza nelle occasioni che contano.
Si potrebbe concludere che, per gli altri, questa è una lezione da mandare a memoria.

staccato da: Maddeche alle ore maggio 24, 2009 00:17 | link |
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categorie: edilizia, vita cittadina, misfatteria varia

sabato, 11 aprile 2009

10 - 100 - 1000 new town

Scatta il piano casa di Berlusconi: "Ricostruiremo L'Aquila dove meno se lo aspetta, in riva al mare".

Da Enti inutili a Enti sopravvalutati, le Provincie: "Faranno tutto gratis, pianificazione, progettazione, trattative e corruzione".

I sismologi in coro: "Ora possiamo prevedere i terremoti. Domani ce ne saranno una ventina in Abruzzo".


Appena rientrato dalla sua tournee di Londra e del meeting NATO, Silvio Berlusconi ha subito affrontato la questione del dopo terremoto in Abruzzo, inviando un pullman di progettisti e architetti sul litorale di San Martino Adriatico, dove sorgerà la nuova L'Aquila.

"Un progetto affascinante" lo definisce Raul Festa Palanchino, amministratore delegato della SISMA - Opportunità Edilizie, presentando il pieghevole che illustra il progetto "qui sorgerà Villanuova Adriatica, una città da centomila abitanti che avrà tutto, uffici postali, banche, negozi, scuole, rotatorie e lungomare. Nessuno sentirà la nostalgia di casa in un progetto a misura d'uomo, dove ci saranno vivaci quartieri per i giovani, dignitose residenze per gli anziani e razionali sistemazioni per le famiglie".

Villanuova Adriatica sarà molto più di una new town: le villette a schiera saranno mansardate o terrazzatissime, tutte caposchiera con libera vista, con i doppi servizi in camera e possibilità di angoli cottura ovunque, anche in soppalco verandato. I barbecue saranno alimentati a pannelli solari, in accordo con le ultime severe normative sul risparmio energetico. E' prevista una piccola corte esclusiva con essenza ornamentale e prato all'inglese o rivestimento in cocciopesto a gradoni montati a spina di pesce.

"Villanuova Adriatica sarà una verà città con tradizioni e storia proprie" recita il depliant del progetto "avrà un suo Santo patrono e i suoi riti natalizi e pasquali, c'è già un pool di esperti antropologi al lavoro per definire questi dettagli. Perchè i nuovi insediamenti saranno una finestra sul futuro ma con solide fondamenta sul passato: in questa zona, nel VI secolo A.C., si erano insediati i Panniuri, un popolo proveniente dalla Cappadocia, subito sterminati dai Sanniti, ma che hanno lasciato importanti vestigia della loro civiltà, fra cui un cranio di agnello, la più antica testimonianza sulla cottura dell'abbacchio".

"L'insediamento di Villanuova Adriatica sarà finanziato dai proventi del turismo invernale de L'Aquila, che, sopraelevata di 500 metri, diverrà una località di sport invernali fra le più ambite del Centro Sud. Cento Provincie italiane si occuperanno dei progetti e della pianificazione urbanistica, se non saranno sufficienti ne istituiremo altre, pescando fra le città candidate".




Con i terremoti non si scherza, ma la vita dovrà pur ricominciare da qualche parte.
A sentir parlare di new town, mentre ancora si pilucca tra le macerie e di fronte all'ennesima pessima prova della nostra industria edilizia, mi si è accapponata la pelle.

Il decreto anti - sciacalli dovrebbere comprendere anche coloro che hanno costruito le case con la sabbia del mare (utile soltanto per fare il rivestimento degli intonaci) e quelli che hanno messo in "regime di proroga" le norme antisismiche, pronte dal 2003 e la cui entrata in vigore è prevista soltanto al 30 giugno 2010, grazie ai buoni uffici della lobby dei costruttori, ben presente in Parlamento.

Per i primi sarà sufficiente una perizia sulle macerie e una visita della GdF nell'ufficio tecnico comunale, per rintracciare i costruttori dell'edificio. La non prescrivibilità almeno trentennale del reato sarà necessaria. Gli sciacalli rubano cose, quelli hanno rubato vite umane.
Per i secondi non possiamo fare nulla, nascondono le loro malefatte con termini che sono entrati nel linguaggio comune, nel "vissuto" di un Paese che da anni non cresce di un centimetro: milleproroghe.

Aumentano i dubbi e le incertezze sul numero delle vittime del sisma: alcuni bloggers (sempre loro, inesauribili cagacazzi) parlano di numerosi clandestini alloggiati negli scantinati della città (qui e qui). Non dichiarati, nè da vivi, nè da dispersi.
In assenza di conferme possiamo soltanto stare a guardare. Nessun dubbio sul fatto che i bloggers stiano cercando il loro quarto d'ora di celebrità, ma fra loro e il TG1 che apre l'edizione con i dati di ascolto sul terremoto o il sito de La Repubblica che vuole trasformare una tragedia collettiva in un festival del cinema, la scelta è facile, intuitiva.

Leggendo fra i commenti del sito che ho linkato l'altro giorno (qui), troverete numerosissime segnalazioni provenienti da L'Aquila, in cui traspare l'angoscia dei commentatori. Forse questo è stato il terremoto più annunciato della Storia, mettendo da parte le polemiche sul caso del ricercatore Gioacchino Giuliani, cui i sismologhi italiani (gli stessi che non si sono accorti che la terra a L'Aquila trema regolarmente dal 14 dicembre scorso) non hanno risparmiato nulla.

Giuliani sarà anche uno sciamano, ma, senza saperne nulla di sismologia, io a uno che mi prevede un terremoto disatroso, sbagliando di 50 km e di sei giorni, qualche Euro (ne chiedeva 500.000) per fare le sue ridicolizzate stazioni di monitoraggio, autocostruite e foderate di piombo, glieli darei. Magari affiancandolo con qualche occhiuto ricercatore, di quelli che passano le giornate a fianco del loro fidato sismografo, ma non di quelli che affermano che i terremoti non si possono prevedere, con la stessa sicumera con cui si affermava che la Terra è piatta.

Ai giapponesi non interessa prevedere i terremoti: loro hanno fatto una scelta diversa. Che venga il terremoto, le nostre case sono pronte.
In Italia non abbiamo fatto scelte, o meglio, abbiamo scelto di costruire e basta. L'edilizia non è all'altezza e a dormire in macchina siamo disponibili in tanti (vedi Ascoli) pur di aver salva la vita. Un patrimonio a rischio sismico di otto milioni di edifici non si può mettere in sicurezza in pochi anni, ma si potrebbe tentare di limitare i danni.

Qui trovate una memoria di Giuliani sul suo progetto, in cui spuntano fuori Università, imprenditori italiani e americani, oltre ad una certa Società collegata al Ponte sullo Stretto di Messina.


staccato da: Maddeche alle ore aprile 11, 2009 10:00 | link |
commenti (13)
categorie: politica, ambiente, edilizia, globale, cronaca vera

domenica, 05 aprile 2009

Senigallia, la Fortezza

Le scelte cadono dall'alto.

Il caso della Fortezza, l'area ex Sacelit - Italcementi.


Si costruisce in riva al mare e si scaricano i problemi sul Centro Storico. Che ha schiere di difensori. A parole.

La faraonica presentazione de La Fortezza (l'area ex Sacelit - Italcementi) ha nascosto alcuni problemi con cui la Città e il Centro Storico dovranno prima o poi fare i conti.
Uno di questi problemi, enorme, è quello della viabilità. In un angolino del progetto, fuori dal centro d'interesse, è prevista una maxi rotatoria, proprio di fronte alla stazione ferroviaria.

senigalliastralcio del progetto della Fortezza

senigalliaplanimetria dell'area del maxi - sottopassaggio

senigalliaplanimetria dell'area della rotatoria alla stazione ferroviaria

L'opera, di scarso interesse pubblico, si rende necessaria per smaltire il traffico in uscita dalla Fortezza, distante ben 350 metri dalla stazione. Il maxi - sottopassaggio previsto per l'ingresso alla lottizzazione, costringerà le auto in uscita direzione Pesaro a raggiungere la rotatoria e fare un'inversione di 360° per dirigersi a Nord.
Una soluzione escogitata per evitare una pericolosa intersezione a raso sulla Statale.
Una soluzione inaccettabile per quattro motivi:

1 - l'aggravio di traffico nei confronti di un'area delicata della Città, contigua al Centro Storico e già normalmente intasata;

2 - la pessima immagine di disordine e traffico all'uscita della stazione e di fronte alla Rocca Roveresca, per una Città che pretende di essere turistica;

3 - il danno economico per la attività commerciali dell'area, l'unico supermercato del Centro Storico, una cooperativa della pesca con quindici giovani soci e un'autofficina che sembra essere l'unica attività fuori contesto. Queste attività sarebbero costrette a traslocare, dato che non potrebbero più lavorare con una rotatoria di fronte all'esercizio;

4 - la perdita di circa 50 posti auto a servizio del centro storico, dato che la rotatoria occuperà due aree di sosta gratuita.

senigalliafoto panoramica dell'area dove sarà costruita la rotatoria

senigalliafoto aerea dell'area
(1993, foto di Marco Sestito)


Come è successo altre volte, gli imponenti interventi urbanistici (ben 5 ettari) non riescono a risolvere i problemi di mobilità al loro interno e scaricano questi problemi sulla Città, fra l'indifferenza generale, perchè siamo tutti distratti dall'imponenza dell'intervento e non vediamo l'ora di farci carico dei suoi problemi.

Il problema.

Il progetto di Portoghesi è il risultato di un compromesso fra il Piano d'area approvato dal Consiglio Comunale nel 2005 e le necessità del proprietario dell'area di rientrare dall'investimento e guadagnarci sopra. Le prescrizioni del Piano d'Area sono numerose, a tratti confuse e contraddittorie, in particolar modo sulla viabilità.
Il sottopassaggio di accesso dalla Statale alla Fortezza viene prescritto di enormi dimensioni:

"tale intersezione dovrà essere percorsa agevolmente da tutti i mezzi di soccorso, dai più comuni mezzi di cantiere ed anche dai più ingombranti mezzi per il trasporto pubblico"

così recita la relazione del Piano d'Area. Il motivo di questa richiesta non è ben chiaro: in un'area turistica della Città con residenze ed un hotel a svariate stelle, una cittadella a sè stante, una Fortezza, non avrebbe senso un sistematico traffico di mezzi pesanti e pullmann, che potrebbero raggiungere l'area del porto in altro modo.

senigalliafoto panoramica dell'area dove sarà costruito il maxi-sottopassaggio

Il maxi - sottopassaggio previsto (altezza 5,50 metri) avrà un'enorme ingombro, un'area di circa 4.000 mq (0,4 ettari) dove si trova attualmente piazzale Cairoli, l'ex concessionaria Alfa Romeo e un utile parcheggio gratuito a servizio del Centro Storico. Nonostante queste dimensioni, non riuscirà a distribuire tutto il traffico al suo interno, ma dovrà creare e distribuire traffico anche di fronte alla stazione ferroviaria. La necessità del maxi - sottopassaggio è creata anche dalla scriteriata decisione di chiudere il passaggio a livello di via Mamiani, un obbligo secondo la Giunta, una ridicola resa con minime contropartite, nella realtà dei fatti.

La richiesta del Piano d'Area di far arrivare i mezzi pesanti nell'area portuale è legata ad un equivoco di fondo: costruiamo una cittadella del turismo a cinque stelle di fronte al porto, ma ancora non sappiamo decidere la tipologia di porto che vorremo avere.
Porto turistico o porto industriale. La cantieristica è inadatta al contesto: se veramente sorgeranno hotel a 5 stelle e condomini di lusso nella Fortezza, il varo dei maxi yacht, attività già abbandonata da tempo, non ha più senso, anche perchè il maxi - sottopassaggio non consente i trasporti eccezionali.
Se la vocazione del porto sarà turistica, scelta saggia, i maxi yacht raggiungeranno il porto di Senigallia via mare, per turismo d'elite, alaggio e rimessaggio. Il porto di Senigallia potrebbe diventare un gioiello turistico, con ristoranti, locali e negozi. Provate a cercare un bar nel porto di Senigallia. Un bar di cui non dovete essere soci.

In ogni caso il maxi - sottopassaggio non servirà a niente, se non a sporadici trasporti di motoscafi, attività per cui è sufficiente il sottopassaggio di via Zanella. Il transito dei pullmann verso la Fortezza sembra proprio una lontana necessità. I mezzi di soccorso più ingombranti potranno raggiungere l'area come hanno sempre fatto, passando per via Zanella. Non si capisce che fine abbia fatto l'ipotesi di avere un passaggio a livello con apertura a richiesta, da concordare con Rete Ferroviaria Italiana, per i trasporti più impegnativi.

La soluzione.

Un sottopassaggio di minori dimensioni, sufficiente per il normale traffico automobilistico, riuscirebbe a risolvere i suoi problemi di mobilità senza traslarli verso la stazione e il Centro Storico. Ci sarebbe lo spazio per una rotatoria e per un innesto "a trombetta" di minori dimensioni, dato che le rampe d'accesso al sottopassaggio saranno più corte. Rotatoria e sottopassaggio si troverebbero nella medesima area, già destinata a tale scopo.
Nel malaugurato caso che i trasporti pesanti dovessero diventare una necessità, si potrebbero togliere i circa 80 parcheggi a lato monte del lungomare Mameli, da via Zanella al porto, recuperandoli dai circa 500 (dichiarati pubblici) che arriveranno con la costruzione della Fortezza. Il lungomare Mameli già sopporta il traffico pesante da quando è stato chiuso il passaggio a livello, sarà sufficiente adeguare il ponticello presso l'hotel Bologna, che ancora resiste ai carichi, non si sa fino a quando.

Non ultimo vantaggio: il maxi - sottopassaggio avrà un costo di circa 4,5 milioni di Euro, un sottopassaggio normale costerà molto meno. La differenza potrebbe entrare nelle casse comunali, e per una Città che ha un disperato bisogno di soldi questa sembra proprio una soluzione.
staccato da: Maddeche alle ore aprile 05, 2009 12:09 | link |
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domenica, 29 marzo 2009

Senigallia, ex Sacelit - Italcementi

"Costruiremo case"

Nuova presentazione dell'intervento Sacelit - Italcementi. In una stanca replica a porte chiuse, Portoghesi illustra quello che aveva già illustrato otto mesi fa e che potevate già scaricare da Emule due mesi fa.

Senigallia si libera di un'area industriale e si ingolfa in un groviglio di strade e tunnel. Ci resta il mare, quello non lo tocca nessuno, ma per stare tranquilli dovremmo dichiararlo area non edificabile.

Una delle poche cose che ho imparato frequentando il Consiglio Comunale è che le riunioni delle Commissioni Consiliari sono aperte al pubblico, a condizione di non prendere la parola, non disturbare e non fare volantinaggio o raccolta firme.
E così, con una certa sorpresa, l'altro giorno ho letto un comunicato stampa in cui si annunciava una Commissione Consiliare "allargata" ai rappresentanti delle categorie, associazioni ambientaliste e forze politiche. L'occasione era rappresentata dalla presenza dell'architetto Portoghesi, che avrebbe illustrato ai Consiglieri Comunali il piano ex Sacelit - Italcementi nella sua fase attuativa, avrebbe risposto alle domande dei Consiglieri e avrebbe consentito all'Amministrazione di autoreferenziarsi a dovere, dato che da sola non ci riesce più, ha bisogno di un consulente esterno.

Ma andiamo per ordine, perchè le prospettive sono tutt'altro che chiare. Il primo impatto con la Sala Consiliare è deludente: la porta è chiusa, perchè in realtà l'audizione di Portoghesi è a invito, ai messi comunali hanno detto di sprangare la porta e far entrare solo le persone di fiducia, politici, sindacalisti e progettisti, i comuni mortali devono stazionare sulle scale o imbucarsi come ad una festa di VIP.
Immediata la protesta dei (pochi) comuni mortali presenti, le sedute delle Commissioni sono pubbliche, non c'è storia. Immediata la risposta della security: porte subito aperte con tante scuse, è stato un fallo di confusione in area.

Arrivare puntuale a questi appuntamenti è un'abitudine che ho perso da tempo, anche perchè il quarto d'ora accademico è diventata l'ora architettonica, a uomini che trasformano le città nell'arco di decenni non puoi chiedere di essere puntuale nell'arco di un solo pomeriggio. Lo staff di Portoghesi si presenta in grande ritardo e il mio pensiero va al Presidente della Commissione, Donatiello, un insegnante, costretto ad attendere un architetto di fama mondiale in ritardo di un'ora senza poterlo annotare sul registro di classe. Donatiello è uomo tutto d'un pezzo: non importa se sei Portoghesi o il tecnico della caldaia, sei in ritardo di un'ora. E il suo disappunto straborda da tutte le parti, con grandi scuse nei confronti della cinquantina di astanti, che hanno approfittato del ritardo per stringere relazioni, promuoversi, tutelarsi o fingere un'attività intellettuale, come nel mio caso.

Anche l'entusiasmo e l'enfasi di Luana Angeloni straborda da tutte le parti, si è diffuso ovunque, ne potrete trovare tracce anche oggi, in Piazza Roma. L'intervento ex Sacelit viene presentato come "la più grande trasformazione urbanistica della Città dopo l'ampliamento settecentesco". Nella frenesia della promozione il Sindaco cade in un equivoco e in un'ingiustizia storica: l'ampiamento settecentesco è, appunto, un ampliamento della Città, non una trasformazione, così come sono stati ampliamenti epocali per la Città il Piano Regolatore del 1931, il quartiere Saline e il PEEP di piazza d'Armi, interventi che hanno consegnato alla Città quartieri modello per oltre ventimila abitanti, interventi che hanno solo il difetto di non essere nati sotto l'Amministrazione Angeloni.

Ma queste sono pinzillacchere di fronte ad un intervento urbanistico che consegnerà alla Città centottanta appartamenti turistici a 6.000 Euro al mq, un hotel a cinque stelle quando a fatica manteniamo quelli a quattro, un museo civico per le conchiglie spiaggiate, una piazza di 2600 mq (l'equivalente di Piazza del Duca) senza neanche un albero, che alle due di un pomeriggio di luglio diventerà una fornace solare. E soprattutto un groviglio di sottopassaggi, rotatorie, passerelle, strade e cunicoli che manderà in crash il server di Google Earth, mentre il vostro navigatore si staccherà dal cruscotto e diventerà una comune calcolatrice. Tutto questo paragrafo è stato inserito per ridurre il tasso di enfasi ancora presente nell'aria, un atto dovuto.

senigalliaplanimetria generale del progetto
(scaricata da Emule)

La presentazione del progetto di Portoghesi avverrà senza enfasi, grazie alla collaborazione del suo collega Piscitelli, a cui tocca la parte ingrata della presentazione. Le scelte che sono state fatte, i numerosi vincoli rispettati e le opere di viabilità che saranno necessarie per collegare l'insediamento residenziale al consorzio degli umani, sono la parte sporca del lavoro, che Piscitelli svolge con semplicità, dato che ha spiegato tutto, con le stesse identiche parole, già otto mesi fa, alla prima presentazione del progetto.

La parte più critica, la viabilità, viene trattata a volo d'uccello, ma questa è una caratteristica tipica di tutti i piani urbanistici: si parla per ore di tutto quello che verrà costruito all'interno del comparto e si tratta per pochi secondi tutto quello che verrà scaricato sulla Città, infrastrutture viarie che potevamo risparmiarci, rotatorie di fronte alla stazione, incroci incomprensibili, doppioni di strade esistenti, eccetera.

senigalliala viabilità del progetto
(foto Rincolvati)

Un'area residenziale di cinque ettari posta a pochi passi dal Centro Storico e dal mare, avrebbe bisogno di una sola opera stradale per collegarsi, un sottopassaggio agile e funzionale, non quell'opera ciclopica che si vuole fare, profonda sette metri e lunga cento, in grado di portare i camion e i mezzi pesanti in un posto dove nessuno vorrà i camion e i mezzi pesanti. Un'opera talmente ingombrante da costringere i progettisti ad individuare una rotatoria di fronte alla stazione, per gestire il traffico in uscita all'area ex Sacelit. Ma della parte critica del progetto parlerò un'altra volta, anche perchè è il turno di Portoghesi.

Portoghesi illustra il suo progetto senza enfasi: abituato a trattare con sultani e teste coronate, miliardari e capi di Stato, non è certo impressionato da una platea che pende dalle sue labbra, e si permette anche il lusso di usare un PC che non funziona, che ci lascia per lunghi minuti senza immagini.
I concetti espressi sono gli stessi dell'altra volta: replicare i Portici Ercolani e il Foro Annonario, scomodare le Rocche di Senigallia e Sassocorvaro, le mura della Città e i grandi architetti rinascimentali, per presentare un progetto in cui si costruiranno case per miliardari fronte mare, è come giustificare la costruzione delle Piramidi con la necessità di fare ombra, ha lo stesso senso.

senigalliaprospettiva del progetto
(scaricata da Emule)

Ma nessuno degli astanti coglie l'incongruità, anche perchè le necessità sono banali. La prima domanda di un Consigliere è questa: "Ma la fate la strada che collega i due lungomari?". Come se la necessità primaria di una Città sia quella di andare in macchina da un lungomare all'altro, di smettere di intasare un lungomare per andare ad intasare quell'altro, come se liberare dalle macchine il lungomare (una cosa che stanno facendo ovunque) sia un'utopia che a Senigallia non può funzionare.

Si libera dal traffico un lungomare marginale a tre chilometri dal Centro, alla ex GIL, in un intervento che non ha alcun senso e si vuole rendere ancora più accessibile alle auto un luogo che dovrebbe essere di passeggio, di benessere, di capannelli e di chiacchiere all'aperto, questa è l'incomprensibile esigenza primaria che emerge, subito accontentata. Ebbene sì, ci sarà una stradetta che consentirà ai frequentatori motorizzati di un lungomare di accedere all'altro lungomare, senza staccare il culo dai sedili in alcantara e senza aprire il finestrino per sentire se è levante o scirocco, tanto c'è il climatizzatore.

L'ultimo pezzo pregiato della presentazione, il ponte ciclopedonale del porto, rimane in fondo alla scaletta di Portoghesi. E' un'opera a cui tiene in particolar modo, vuole che sia l'emblema di tutto l'intervento ed è un pezzo stilistico notevole. Alto sette metri sul pelo d'acqua, lungo circa 100 metri, slanciato e leggero, attraverserà canale e darsena e forse ci farà dimenticare il labirinto di strade e stradette che gli farà da contorno. Speriamo bene.

senigalliala "piazza ovale" del Portoghesi
una fornace solare
(scaricata da Emule)

Qui finisce il racconto romanzato della presentazione. Tutte le immagini che abbiamo visto (una decina) le avevo già trovate su Emule qualche mese fa, probabilmente scambiate con qualche film porno.
Nella funzione "Cerca" di Emule digitate "sacelit - italcementi" o qualcosa del genere, non ricordo. Lo scaricamento è lungo, non per le dimensioni dei file, ma perchè ci sono solo un paio di hard disk che lo contengono, ci vuol pazienza.

L'articolo è lungo e non voglio fare un lenzuolo. Qui ho messo un file PDF con alcune considerazioni che mi sono venute sul progetto.




staccato da: Maddeche alle ore marzo 29, 2009 11:55 | link |
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martedì, 24 marzo 2009

Senigallia, Consiglio Comunale

Consiglio Comunale

La seconda rata del Consiglio Comunale sulla Variante Arceviese era prevista per stasera alle 20.
La puntata non è andata in onda a causa della mancanza del numero legale, mancavano quattro Consiglieri di Maggioranza e l'Opposizione da tempo non garantisce più il numero legale.

La puntata di ieri si è conclusa alle 3 di mattina, con la presentazione di alcuni emendamenti alla Variante che dovevano essere discussi stasera.

Sembrano confermate le previsioni della vigilia, con il taglio netto del comparto edificatorio di Borgo Passera e della relativa strada frazionale, l'unico comparto che potesse dare ordine e un minimo d'infrastrutture alla frazione che è diventata la palestra della speculazione edilizia, l'unico comparto che, evidentemente, non ha avuto sponsor di rilievo.

Per il resto ci saranno minimi aggiustamenti al Piano urbanistico che trasformerà l'entroterra della Città in una "periferia d'Area Vasta".



staccato da: Maddeche alle ore marzo 24, 2009 21:33 | link |
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lunedì, 23 marzo 2009

Senigallia, Consiglio Comunale

Consiglio Comunale

Si parla di Borgo Passera e Villa Sbriscia.
 
Floriano Schiavoni denuncia possibili abusi nella trasformazione di  Villa Sbriscia in villette indipendenti, intervento autorizzato e già avviato.
Chiede inoltre una verifica del costruito nelle zone di completamento di Borgo Passera, quelle edificate con l'indice a 0,86.


nella foto: Villa Sbriscia (ex ristorante Garden)
in una foto di dieci anni fa -
attualmente è in corso una trasformazione edilizia
in 4/5 villette indipendenti

l'attuale trasformazione di Villa Sbriscia
che sarà oggetto di un controllo da parte dello stesso
Ufficio Tecnico che ha autorizzato la trasformazione edilizia

L'osservazione della Provincia riguarda la destinazione d'uso del complesso edilizio (zona di completamento per insediamenti turistico-ricettivi) che non è stata rispettata (stanno costrendo villette residenziali) e raccomanda di limitare le potenzialità edificatorie all'esistente (ridurre la cubatura a quella di Villa Sbriscia prima della trasformazione).

Ecco il testo intergrale dell'osservazione della Provincia:

"
La zona denominata BT10 – Villa Sbriscia è attualmente soggetta alla doppia disciplina normativa dell’art. 16/h Zona BT10 di completamento per insediamenti turistico - ricettivi – ricreativi extraurbani e dall’art. 39 edifici e manufatti storici extraurbani.

Data la necessità di garantire la tutela del manufatto, il CPT, pur concordando con il mantenimento delle destinazioni d’uso ammesse dalla zona BT10 vigenti (zona di completamento per insediamenti turistico-ricettivi), rileva la necessità di limitare le potenzialità edificatorie all’esistente".



Il Sindaco ha risposto che gli uffici tecnici comunali faranno delle verifiche in entrambi i casi segnalati da Schiavoni, ma che le sue contestazioni al momento non sono pertinenti alla discussione della Variante Arceviese.


staccato da: Maddeche alle ore marzo 23, 2009 22:35 | link |
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lunedì, 09 marzo 2009

Senigallia, Piano d'Area Colonie ex ENEL


Vicolo stretto e Parco della Vittoria


Un Monopoli al Ciarnin: sontuosi poli turistici e strade che comunque le metti non ci stanno.
E con soluzioni quasi peggiori del problema.

senigalliaqui dovrebbe passare una strada larga (nella peggiore delle ipotesi) 8,25 metri

Il contributo dell'Ufficio Tecnico della Piaga di Velluto al dibattito sullo spostamento del Lungomare alle colonie ex ENEL si conclude oggi.
Una squadra di geometri precari ha accerchiato l'edificio della ex Gioventù Italiana e ha misurato la distanza fra l'edificio e la recinzione che lo separa dalla ferrovia: 7 metri esatti, i geometri  erano precisi anche un secolo fa, riuscivano a fare le misure nette, senza fronzoli.


Non altrettanto bravi i geometri del XXI° Secolo, perchè in questi sette metri il Piano d'Area delle ex Colonie pretende di farci passare una strada a due corsie, una per senso di marcia, con il marciapiede in un solo lato. Un impianto stradale che nella migliore delle ipotesi richiede una larghezza di metri 8,25 (contributo di Daniele Sole, consulente suo malgrado della Piaga di Velluto), rimanendo senza dubbio un budello inadeguato a sostenere il traffico del Lungomare, formato anche da pullman e mezzi pesanti.

Le soluzioni per far passare questo cammello nella cruna di questo ago possono essere due: una deroga al vincolo ferroviario sulle distanze dalle strade, una soluzione che "ruberebbe" soltanto uno o forse due metri, ma che si scontra con i granitici vincoli ferroviari, custoditi da un soggetto (Rete Ferroviaria Italiana) che ha tempi biblici solo per prendere in esame una pratica e che custodisce gelosamente i propri ambiti.

L'altra soluzione consiste nella demolizione dei padiglioni dell'edificio della Gioventù Italiana fino alla facciata principale, una soluzione che snaturerebbe l'edificio, dato che tali padiglioni non sono stati aggiunti in un secondo tempo (come potrebbe sembrare da una frettolosa visione del prospetto) ma fanno parte dell'originale impianto dell'edificio, rappresentandone una gran parte della volumetria.


senigalliala demolizione dei padiglioni consentirebbe il recupero di circa 4 metri,
ma modificherebbe pesantemente l'originale fisionomia dell'edificio


Con tutta la buona volontà ho cercato delle foto d'epoca della ex Gioventù Italiana, ma non sono riuscito a trovarle: il meglio che posso proporre è un'estratto della tavoletta IGM (Istituto Geografico Militare) del 1948 che mostra l'originale pianta dell'edificio (Colonia Ancona).

senigallia
Come si vede chiaramente (abbastanza) l'edificio era già proteso verso la ferrovia: non dimentichiamo che a quel tempo mostrare la facciata principale verso i treni in transito costituiva un pregio ulteriore per gli edifici, che potevano essere ammirati dai viaggiatori.

Ovviamente nel Piano d'Area delle ex Colonie di queste considerazioni (e misurazioni) non c'è traccia. La costruzione della strada alternativa al lungomare
viene presentata come un'opera tranquillamente realizzabile in tutta la sua lunghezza: inutile fasciarsi la testa per eventuali vincoli o aree di rispetto, quando l'essenziale è approvare il Piano e avviare la costruzione del polo turistico sul lungomare, il vero nodo da sciogliere.


Una nota a margine: Claudio Cavallari, il "decano dei giornalisti senigalliesi" ha saputo cogliere al balzo una mezza parola che gli ho fatto al telefono sui famosi sette metri, utilizzando il dato per un comunicato stampa del Circolo Rinascita per Senigallia.
Ovviamente lo ringrazio per la premura: pur facendo un utilizzo improprio e politico della notizia, ha mostrato interesse e curiosità su queste misurazioni anomale, curiosità che non si riscontra ovunque.
Un'ulteriore premura poteva essere quella di citare la fonte della notizia, premura che un "decano" non dovrebbe trascurare.


staccato da: Maddeche alle ore marzo 09, 2009 23:19 | link |
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lunedì, 02 marzo 2009

Senigallia, Piano d'Area Colonie ex ENEL

14 miles

E' guerra di comunicati stampa fra Luciano Chiappa e il Sindaco. Romanzi d'appendice da una parte e asciutte repliche dall'altra.

Oggetto del contendere: l'intervento delle Colonie ex ENEL, l'integrità del lungomare e la volontà dell'Amministrazione di creare un gioiellino fronte mare, forse per pochi intimi.
Ma già a scrivere questo si pecca di complottismo.
L'Ufficio Tecnico della Piaga di Velluto ha riscritto il progetto, con tutte le sue incognite ed ambiguità.

L'appassionante carteggio fra Luciano Chiappa e il Sindaco sta volgendo al termine in questi giorni. Fra i due non è scoccata la scintilla dell'intesa spirituale: mentre il primo include nei suoi fluviali comunicati stampa ampi stralci della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e un'antologia della Costituzione, la seconda risponde con secchi cenni del capo e stizziti richiami alle prerogative dell'Amministrazione.

Il fitto carteggio ha raggiunto ritmi inconsueti per la sonnacchiosa politica cittadina, ma si è inevitabilmente incagliato su questioni procedurali e civilistiche, al punto che a fatica si ricorda l'oggetto del contendere, l'intervento edilizio delle ex Colonie ENEL.
Edilizia, tanto per cambiare.

L'Ufficio Tecnico della Piaga di Velluto ha fatto un breve sopralluogo di due settimane sul posto, armato di rotella metrica e macchina fotografica, per tracciare un profilo dell'intervento. Un profilo per punti da cui emergono più incognite ed ambiguità che certezze e programmazione. Chiamate Giacobbo, qui c'è pane per i suoi denti.

Una premessa è d'obbligo: il Piano d'Area della Colonie ex ENEL prevede la costruzione di un polo turistico (nell'area attualmente occupata dal CSOA Mezza Canaja) e lo spostamento di un tratto di circa 420 metri del lungomare, con la costruzione di una strada adiacente alla ferrovia.
Il polo turistico sarà formato da un albergo di circa 40 camere, un residence e un condominio per un totale di circa 80 appartamenti.

senigallia; newsil Piano d'Area delle Colonie ex ENEL
(versione ottobre 2008 rielaborata dalla Piaga di Velluto)

clicca sull'immagine per ingrandire

L'intervento prevede la rimozione dell'attuale lungomare e la creazione, al suo posto, di percorsi pedonali e ciclabili, attività per la ristorazione e bar.
L'intervento avverrà in quattro fasi: due legate alla realizzazione del polo turistico e due legate a successivi impegni dell'Amministrazione, che si dovrà far carico di acquisire le aree dal Demanio e realizzare le opere di rinaturalizzazione del tratto di lungomare.

All'impegno dell'Amministrazione va una parte rilevante dei lavori, legati a successivi interventi. Il costruttore del polo turistico dovrà occuparsi soltanto del suo tratto di strada alternativa al lungomare, di adeguare il sottopassaggio carrabile di via Grosseto (il raschia-antenne), di riqualificare il parcheggio all'incrocio fra via Galilei e via Grosseto e di costruire il nuovo parcheggio in via Galilei (area ex SICAP). Le cose da fare non sono poche, ma si tenga presente l'enorme valore degli immobili che saranno realizzati: senza il fastidioso ingombro del lungomare quegli appartamenti varranno il 30% in più. Vale la pena di rimboccarsi le maniche.

Vediamo l'intervento per punti:

Punto 1 - questo tratto di lungomare, lungo circa 230 metri, sarà dismesso nella prima fase dei lavori, con l'intervento dell'impresa costruttrice che realizzerà a sue spese il tratto di strada adiacente alla ferrovia. La prima fase dei lavori (legata alla costruzione di residence, albergo ed appartamenti) prevede soltanto questo tratto di lungomare eliminato. 230 metri, fronte condomini ed alberghi. Il resto è (re)legato ad interventi successivi.

Punto 2 - questo tratto di spiaggia sarà "rinaturalizzato" con la creazione della duna costiera, percorsi ciclabili, "luoghi dello stare" e percorsi pedonali:

"Attualmente le dune costiere sopravvivono in poche e limitate aree della costa mediterranea a causa dell’eccessiva antropizzazione dei litorali, dell’erosione costiera e dalla fruizione turistica non controllata".

Così recita la relazione che accompagna il Piano d'Area dell'intervento. Non è chiaro se la costruzione di un albergo e circa 80 appartamenti, fra residence e condominio, possa essere considerata "eccessiva antropizzazione dei litorali".
Evidentemente la duna costiera sa riconoscere un polo turistico di prestigio da qualsiasi altro polo turistico e rinaturalizzarsi di conseguenza.
La duna costiera (quella autentica) si riforma solo e soltanto in assenza di strutture, anche temporanee, e in quel tratto di spiaggia vi sono già due concessioni, più la terza che dovrà essere affidata al residence albergo.

La relazione parla di "accorpare le concessioni in un'area limitata del litorale", dimenticando che stiamo parlando di un fronte di soli 230 metri e del fatto che ad un hotel a 5 stelle la concessione gliela devi lasciare davanti alla porta dell'albergo, altrimenti che 5 stelle è?

Punto 3
- questo tratto di strada (tratteggio viola), lungo circa 180 metri, è il proseguimento di via Rieti e dovrà essere costruito, a spese del Comune, in una successiva fase d'interventi.
Il suo scopo sarà quello di migliorare la mobilità dell'area, ridotta dallo spostamento del lungomare, che diverrà una specie di gimkana. Il suo costo previsto è di 200.000 Euro, interamente a carico del Comune di Senigallia.
Alla fine di questo intervento (completate tutte le fasi, se mai verranno completate) saranno costruite nuove strade per circa un chilometro, per "rinaturalizzare" un tratto di lungomare di soli 420 metri. Giungla d'asfalto.

Punto 4 - ecco la famosa strada che dovrà sostituire il lungomare. Più che una strada sarà un budello di 7-8 metri di larghezza (il fronte della Colonia ex GIL si trova ad una minima distanza dalla ferrovia), con il marciapiede da un solo lato, compressa fra la recinzione della ferrovia e il probabile muraglione di calcestruzzo che sarà costruito per la "tutela acustica" del polo turistico. Una Smart con una ruota a terra ed è la paralisi.

Il primo tratto (tratteggio giallo - viola) sarà costruito nella prima fase dei lavori, il secondo tratto (tratteggio viola) sarà costruito nella seconda fase dei lavori, con un lungo raccordo a U per raggiungere l'incolpevole sottopassaggio di via Galilei, che è stato costruito nel posto sbagliato, trent'anni fa.
Qualsiasi sia il destino delle ex Colonie Miliani, quel posto sarà circondato da traffico ed asfalto. Tanto per restare nel tema della "rinaturalizzazione".

Punto 5 - il sottopassaggio di Via Galilei - L.re da Vinci, è uno dei pochissimi sottopassaggi che consentono l'accesso al lungomare a pullmann e mezzi pesanti.
Sarà attraversato dalla nuova strada alternativa al lungomare (tratto rosso) e probabilmente dovrà essere ridimensionato in altezza (vedi foto) per continuare ad essere un utile sottopassaggio. Nella relazione che accompagna il Piano d'Area non si fa la minima menzione al problema, dato che sorgerà nella seconda fase degli interventi. E allora perchè parlarne?

senigallia; news

Punto 6 - l'area verde di soli 3.900 mq che viene spacciata per "parco urbano litoraneo". A titolo di paragone, un normale parco urbano come il Parco della Pace, ha una superficie di 23.000 mq (solo la parte maggiore), mentre i giardini Catalani, in pratica dei giardini pubblici, hanno una superficie di circa 3.200 mq.
Quell'area verde rappresenta i più classici "giardinetti pubblici", una costante di tutte le lottizzazioni, nulla di più e nulla di meno.

Punto 7 - questo tratto del vecchio lungomare sarà dismesso e "rinaturalizzato" in una seconda fase degli interventi. Tutto è legato alla volontà e alla disponibilità del Comune di completare l'intervento, acquisendo le aree dal Demanio e utilizzando i diritti edificatori incassati dal costruttore per finanziare le opere di sua competenza.
Siamo sicuri che un Comune che svende pezzi del Parco della Cesanella per fare cassa e aggiustare il Bilancio, trovi le risorse per realizzare tutti gli interventi a suo carico in quest'area?

Punto 8 - questo breve tratto di strada (in giallo) è già famoso: si tratta della "strada di accesso al cantiere" che l'impresa costruirà e lascerà in esercizio, come percorso alternativo al lungomare, fino a quando tutte le fasi d'intervento non saranno completate. Nella migliore delle ipotesi qualche anno, nella peggiore, qualche decennio.

Punto 9 - il parcheggio d'interscambio si trova in un'area (ex SICAP) che il costruttore dovrà acquistare, trasformare in parcheggio e cedere al Comune. Un volo pindarico del Piano d'Area prevede che sia collegato al lungomare attraverso un "cavalcavia ferroviario pedonale", della cui costruzione, costi e competenza non v'è menzione nel Piano. Senza cavalcavia è un comune parcheggio sulla Statale, non certo "l'asse di penetrazione per la mobilità lenta" del progettista.

Sempre in tema di parcheggi: l'intervento di spostamento del lungomare toglierà un centinaio di parcheggi a pagamento, che probabilmente non potranno essere recuperati in nessun modo. Un'entrata in meno per le casse comunali.

il tratto di lungomare da spostare
ampio marciapiede, pista ciclabile, parcheggi...
cosa ci manca?

il sottopassaggio di via Grosseto
che dovrà essere riadeguato dall'impresa
la freccia indica il probabile punto di partenza
della nuova strada alternativa al lungomare




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giovedì, 26 febbraio 2009

Senigallia, Cesanella, pippone storico - archeologico


Uno sforzo di concentrazione

Il Parco della Cesanella fa parlare di sè dagli anni '70. Da formidabile veicolo per vendere case "con vista parco", al piano particolareggiato nel giro di quasi trent'anni, nel 2000.
Il ritrovamento della planimetria del 1998 assume caratteri di ricerca archeologica: in undici anni del Parco, dell'area circhi, dell'ippodromo (o quello che diavolo è), dell'area cani, dei giardini botanici e dei percorsi ciclabili, nemmeno l'ombra.

Ma nel frattempo l'industria edilizia ha marciato alla grande, con un centinaio d'appartamenti "vista parco" costruiti, molti altri da costruire e, nel 2009, un pezzo del parco che sparisce, molto più grande di quello che era previsto.


La Piaga di Velluto non ha mai preteso niente dai suoi lettori: una volta abbiamo fatto pubblicare il Piano Cervellati online, un'altra volta abbiamo verniciato un sottopassaggio, tutte cose che rientrano nella normalità, il minimo sindacale di cittadinanza.

Ma oggi ci vuole un minimo di concentrazione: per capire come sia possibile che lo scambio di 15.000 mq del Parco della Cesanella, contro i previsti (circa) 4.000, possa essere un buon affare per la Cesanella.
Io non ci sono arrivato.

Per cominciare, teniamo a mente questa dichiarazione:

"Stiamo parlando di un terreno con potenzialità edificatorie che non produce un solo metro cubo in più rispetto a quanto previsto dal piano particolareggiato della Cesanella e rispetta tutte le norme di attuazione per le altezze degli edifici nel quartiere -ha detto Mangialardi- il piano particolareggiato del 2000 ha previsto delle aree del patrimonio comunale che producono una superficie lorda (edificabile ndr). Questa superficie, inizialmente pensata dove c'è il campo di calcio della chiesa, non è mai stata allocata. Adesso siamo arrivati alla identificazione concreta di quest'area, posizionata in modo compatibile con le abitazioni già esistenti e adeguatamente lontana dalle antenne della telefonia mobile. Tutto qui".

Questa è la dichiarazione (ripresa da Vivere Senigallia perchè il verbale della seduta non è disponibile) dell'Assessore all'Urbanistica, Maurizio Mangialardi, alla Commissione Consiliare del 16 febbraio scorso, dove l'argomento principale è stata la prevista alienazione di 15.000 mq del Parco a fronte di un (presunto) incasso di circa 3,5 milioni di Euro.

In estrema sintesi, l'Assessore ha detto questo: il Piano Particolareggiato del Parco della Cesanella del 2000 prevedeva un'area edificabile di circa 4.000 mq, attualmente occupato dal campo sportivo parrocchiale della Cesanella. Noi abbiamo scelto di rendere edificabile un'altra area (più appetibile?) mantenendo gli stessi indici di edificabilità.

Secondo l'Assessore l'area era "pensata", ma in realtà era "fissata" dal Piano Particolareggiato del Parco della Cesanella, varato nel 2000. Quest'area, che avrebbe tolto solamente 4.000 (marginali) mq al Parco, è stata "scambiata" con un'area di 15.000 mq che ha mantenuto la stessa superficie edificabile (circa 3.700 mq) ma che trasformerà un'area quattro volte più grande in: verde condominiale e privato, strade di lottizzazione, parcheggi e percorsi pedonali condominiali, quindi "privati". Quindicimila mq di fatto "privati".

L'affarone per il Parco della Cesanella è presto fatto: perde 15.000 mq di superficie da una parte e ne guadagna 4.000 dall'altra, già occupata da un campo sportivo parrocchiale. Il saldo in negativo è di 11.000 mq.
Di nessuna importanza il fatto che l'area di 4.000 mq prevista dal Piano Particolareggiato era già fornita di strade di accesso (via Guercino), area verde (il Parco fronte casa) e parcheggi, mentre la nuova lottizzazione di 15.000 mq toglierà tutte queste infrastrutture private (verde, parcheggi, strade, accessi) al Parco della Cesanella.

Di ulteriore nessuna importanza il fatto che l'area di 4.000 mq rimasta al Parco (quella vicina alla chiesa) dovrebbe essere proprietà del Seminario Vescovile e del Comune di Senigallia (dati del 2000).

Se l'identità dei proprietari dell'area da 15.000 mq abbia importanza io non l'ho capito, forse sono rimasto accecato dal fatto che il Parco, con quest'abile mossa di finanza creativa, ha perso 11.000 mq di superficie, ovvero due dei "quaranta campi da calcio che possono stare nel Parco della Cesanella" per usare un'esemplificazione dell'Assessore Campanile. Ne sono rimasti trentotto, ma siamo solo al 2009, per il fischio finale sul Parco c'è tempo.

Ora viene il bello, le figure, e chissà che tutto non diventi più semplice:


senigallia, parco cesanellaLa prima versione del Piano Particolareggiato del Parco della Cesanella, del 1998, che mi è pervenuta per email da un ignoto benefattore.
Lo ringrazio, ma ha fatto il lavoro a metà, visto che c'era poteva anche scrivere l'articolo.

Le aree edificabili sono bordate in rosso, l'area con i due punti interrogativi è quella edificabile da 15.000 mq, l'area con scritto NO è quella da 4.000 mq del campo sportivo parrocchiale.
Se sovrapponete le due aree appare chiara la differenza di superficie, tutta sottratta al Parco.
Il Piano Particolareggiato prevede area - circo, parcheggi, laghetto, area cani, ippodromo (o altri impianti sportivi), giardini di Babilonia (area pomicioni), anello ciclabile, percorsi vita ecc. ecc..
Le aree edificabili (tranne quella ??) stanno ai margini del Parco e l'integrità dell'area verde è garantita.


senigalliaLa versione definitiva del Piano Particolareggiato (anno 2000).
E' utile ricordare che un Piano Particolareggiato definisce un'area (in questo caso il Parco della Cesanella) fin nei minimi dettagli, comprese le infrastrutture (fogne, pali della luce, strade) e le reti viarie ciclabili e pedonali. Le aree in azzurro sono edificabili, alcune completate, altre in via di completamento.

Nel 2000 l'area edificabile è ancora quella da 4.000 mq (NO), mentre l'area da 15.000 mq (??) è ancora inserita nel Parco, con il suo percorso stradale (ciclabile? pedonale? percorso vita?) non meglio identificato.


senigallia, cesanellaNel 2009, il dramma.
La versione 2009 del Piano Particolareggiato.
L'area da 4.000 mq (NO) sparisce direttamente dalla divisione per zone omogenee (azzonamento), mentre quella da 15.000 mq (??) diventa azzurra, edificabile.
Ripeto: il Parco "guadagna" 4.000 mq da una parte (nove campi da pallacanestro) e ne rimette 15.000 dall'altra (trentasei campi da pallacanestro).

Per finire questo inutile (la variante è stata votata) pippone archeologico, due considerazioni:
fra le controindicazioni della variante urbanistica, il Consigliere Bacchiocchi indicava anche una possibile azione legale da parte dei proprietari che hanno comprato casa a fianco (lato NORD) della nuova area edificabile. Nel loro caso è presumibile un danno patrimoniale: da casa con "vista sul Parco" la variante l'ha trasformata a casa con "vista su altre case". Bacchiocchi è un tecnico, un esperto, e credo che abbia visto giusto, il contenzioso legale del Comune di Senigallia sarà destinato ad ingrossarsi.

La seconda considerazione è positiva, propositiva: qualche tempo fa, sulla rubrica Scrivi al Sindaco, un proprietario fondiario ha proposto al Comune di prendere in affitto un terreno di 7 ettari per fare gli orti per gli anziani, un mito per le amministrazioni di centrosinistra, da qualche parte una felice realtà.
Ecco la risposta del Sindaco:

"l'ipotesi di assegnare piccoli appezzamenti di terreno ad anziani per la coltivazione ad orto è un'idea che il Comune ha più volte preso in esame. Le modalità di realizzazione di questo progetto richiedono però una vicinanza delle aree alla città, per ovvie ragione di praticità, e assegnano priorità a superfici di proprietà comunale, per ragioni di economicità che comprenderà bene. Ciò premesso, nel ringraziarla per la proposta che mi ha inviato, capirà che allo stato dei fatti risulta difficilmente praticabile."
Cordiali saluti.
Il Sindaco
Luana Angeloni


L'area degli "orti per gli anziani" che risponde a tutte le caratteristiche indicate dal Sindaco ce l'abbiamo nel Parco della Cesanella. Dove il Piano Particolareggiato prevede i giardini di Babilonia, si potrebbe realizzare un'area di circa un ettaro che farebbe la felicità dei pensionati col pollice verde.
Attenzione: l'area è centrale nel parco, ma non è una scelta casuale. La piaga dei grandi parchi urbani (e quello della Cesanella lo potrebbe diventare) è la consegna di vaste aree poco frequentate ai teppisti e agli spacciatori. Adibire una vasta area del Parco all'uso e alla frequentazione quotidiana di numerose persone, potrebbe inibire e ridurre i fenomeni vandalici in modo fisiologico. Se l'area per gli orti venisse adeguatamente regolamentata e convenzionata con un gruppo organizzato di pensionati, si potrebbe avere in cambio la gestione e la manutenzione di una vasta area del parco anche al fuori degli orti, con conseguente risparmio di risorse comunali. Diciamo un paio di campi da calcio aggratis.



E per finire un:

attenzio' popolazio'

clicca sull'immagine per leggere meglio




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sabato, 14 febbraio 2009

Senigallia, Parco della Cesanella

Una Città in saldo

Ancora deve vedere la luce ma è già il tesoretto di Senigallia: il Parco della Cesanella.

Il Comune diventa un'agenzia immobiliare: quindicimila mq dello sfortunato parco cittadino andranno al miglior offerente, in pieno mercato immobiliare, nella migliore tradizione di una Città che si rappresenta soltanto con l'edilizia.


Conferenza stampa al Caffè Centrale con un'accoppiata inedita di Consiglieri: Andrea Bacchiocchi e Roberto Mancini. L'occasione è stata la seduta del Consiglio Comunale di ieri, dove è stato presentato un "Piano di alienazione e valorizzazione immobiliare" riguardante un'area di circa 15.000 mq situata nel mai realizzato Parco della Cesanella.

La proposta immobiliare (di questo si tratta) è stata presentata in Consiglio senza allegati nè planimetria e senza che sia stata discussa in Commissione Consiliare per eventuali emendamenti, con grande sconcerto sia della Maggioranza che dell'Opposizione, che, sempre più spesso, vengono scambiati per dei passacarte.

La seduta è stata interrotta all'istante, forse per un mero errore materiale dell'Ufficio Urbanistica, forse per una mossa azzardata dell'Amministrazione che non ha avuto fortuna.

In sintesi, e nel linguaggio comune, l'Amministrazione Comunale ha deciso di mettere in vendita un terreno di sua proprietà sul Parco, mettendo a bilancio il presunto ricavato della vendita, ottimisticamente circa tre milioni e mezzo di Euro, 233 Euro al mq.

La speculazione immobiliare è perfettamente in linea con le leggi vigenti, che consentono alle Amministrazioni Comunali di usare il territorio come fonte alternativa di entrate. In pratica, abolita l'ICI e ridotti i trasferimenti dallo Stato, i Comuni sono stati resi liberi di svendere il proprio territorio sul mercato immobiliare, con delle vere e proprie speculazioni fondiarie.

L'area edificabile in vendita è già stata graziosamente corredata di una planimetria di massima, che già suggerisce modalità costruttive adatte ad ottenere il massimo ingombro (circa 150 mq per piano), utilizzando pareti senza aperture o finestre fra due edifici posti di fronte.

senigallia, cesanellala planimetria dettagliata del fondo in vendita

Da questa planimetria è possibile presumere la nascita di venti lotti edificabili, con classificazione BR3, per un totale di 3.772 mq di superficie utile lorda, una specie dello scempio di Borgo Passera, con le sue villette indipendenti ma interconnesse, vista la distanza di soli sei metri l'una dall'altra.

Nessuna parte del fondo è stata destinata a edilizia convenzionata o agevolata, siamo in pieno mercato immobiliare, senza neanche il fastidioso limite minimo dei 52 mq per appartamento, vigente nell'area del litorale. L'ipotesi di microappartamenti turistici a duecento metri dal mare non è affatto peregrina.

senigallia, cesanellala planimetria del Parco della Cesanella
l'area indicata dalla freccia è il fondo in vendita
le aree in azzurro sono aree edificabili

Nella conferenza stampa Mancini e Bacchiocchi hanno rappresentato la frustrante condizione dei Consiglieri Comunali, costretti a veri e propri tour de force per approvare il bilancio in fretta e furia e che si vedono piovere all'improvviso la (già) prevista vendita di un patrimonio comunale, senza aver potuto discutere alcunchè in Commissione, senza la possibilità di esporre il proprio punto di vista, come nelle migliori democrazie.

senigallia; mancini; bacchiocchiAndrea Bacchiocchi e Roberto Mancini

Dopo l'interruzione del Consiglio Comunale di ieri, la pratica "Parco in saldo" sarà discussa in Commissione Consiliare lunedì 16 febbraio e rientrerà nel programma della seduta consiliare prevista per martedì prossimo, 17 febbraio, giorno in cui era previsto un incontro proprio fra l'Amministrazione Comunale e gli abitanti della Cesanella.

staccato da: Maddeche alle ore febbraio 14, 2009 22:15 | link |
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sabato, 24 gennaio 2009

Senigallia, case popolari

L'edilizia a due velocità

Cifre tonde per l'edilizia popolare a Senigallia: previste trecento nuove case, erano duecentottanta nel 2007, saranno trecentocinquanta nel 2010, anno elettorale.
Previsto un calo per il 2011, fase post - elettorale.

Scatta la trappola del Mezza Canaja: la Giunta Angeloni - Mangialardi scatena un'offensiva mediatica sul tema delle case popolari, affidandola al suo Assessore di punta, Gennaro Campanile, tornato alla fidata betoniera, già stanco della delega al Turismo.

Nell'ultimo decennio per ogni alloggio di edilizia popolare costruito e consegnato sono stati costruiti e venduti ben 70 appartamenti residenziali e turistici.
Come può avvenire ciò? I casi emblematici delle Torri Gemelle e di Villa Aosta.

Con una paziente raccolta di tutti i comunicati stampa degli ultimi anni, Gennaro Campanile, il Gigante Buono della Giunta, è riuscito a completare punti sufficienti per dichiarare che nei prossimi anni Senigallia si doterà di ben trecento nuovi alloggi di edilizia popolare pubblica.
Nel conto è stato inserito di tutto: case esistenti da ristrutturare, palazzi nuovi, convenzioni fantasma e variante Arceviese, che proprio in questi giorni è stata seriamente smembrata dalla Provincia, le cui osservazioni, se accolte, ridurranno di fatto le possibilità edificatorie del comparto.

Nella realtà dei fatti, l'ultimo completamento di nuova edilizia residenziale pubblica a Senigallia risale a svariati anni fa, con la consegna di dieci appartamenti in via Umberto Giordano. Successivamente sono stati consegnati 22 alloggi nel complesso CAMAC di via Piave, destinati a chi già risiedeva nelle baracche dei terremotati della vecchia via Piave, che sono state demolite per far posto al complesso.

L'edificazione di case popolari è impresa difficile a Senigallia. Quella che dovrebbe essere una pratica edilizia che bada al sodo, più e meglio degli speculatori immobiliari senza scrupoli, riesce a fare architettura d'accademia e ad avere una produttività pari a zero.

Il caso delle Torri Gemelle del Parco della Pace è emblematico. O quello di Villa Aosta, altrimenti detta la Tribù dei Piedi Neri.

La costruzione delle Torri Gemelle inizia nel giugno del 2004, le due torri spiccano sul parco e rendono orgoglioso l'ERAP, felice di partecipare ad un progetto di bioarchitettura come quello del CAMAC, felice di mettere i piedi (in tutti i sensi) in una zona prestigiosa della città.
Gli appartamenti previsti sono soltanto quindici, una cosa che un costruttore medio realizza in un anno, vendendo sulla carta e pagando i fornitori con le caparre.

E invece l'ERAP, pur stanziando oltre 800.000 Euro per l'appalto, a quattro anni e mezzo dall'apertura del cantiere ancora non vede le torri finite e, quello che dovrebbe essere un progetto di edilizia economica e popolare, presenta delle viste mozzafiato sulla città, un rivestimento esterno in legno (pessima idea) e un'ardita silhouette sul Parco. Ma anche continue e definitive infiltrazioni d'acqua, dato che le torri (e tutto il complesso CAMAC) sono costruite sul fosso detto "della Pacchiona", un fosso aperto che è stato interrato e tombato nel dopoguerra. In pratica sono riusciti a costruire un imponente complesso edilizio sopra un'area umida.

Una pompa è in funzione ininterrottamente da quattro anni e mezzo negli scantinati delle torri: quando è stata spenta per qualche giorno, l'acqua si è portata a livello, ad un metro d'altezza nei garages. La prima impresa che ha preso l'appalto, dopo un anno di lavori ha gettato la spugna. Motivazione ufficiale: il palazzo pende, le fondazioni non sono stabili, il terreno non è adatto alla costruzione di un palazzo di sei piani.

Fatte le sue debite considerazioni, l'ERAP ha citato in giudizio l'impresa e ha affidato l'appalto alla seconda classificata, che, con tempi biblici, sta completando il lavoro. Nei quattro anni e mezzo passati, sono stati costruiti oltre ottanta appartamenti a Borgo Ribeca e Coltellone, cinquanta appartamenti alla Cesanella, cinquanta a Montignano, cinquanta a Marzocca, cento alle Saline, la Striscia di Gaza al Cesano con i suoi centoventi appartamenti, cento a Borgo Passera, solo per elencare gli interventi più rilevanti.

Non sappiamo quando il lussuoso residence dell'ERAP (ormai il termine è d'obbligo) sarà completato e gli appartamenti saranno consegnati agli aventi diritto, che nel frattempo, complice crisi economica e affitti alle stelle, saranno moltiplicati esponenzialmente.

A Villa Aosta, o Tribù dei Piedi Neri, l'Accademia architettonica dell'ERAP ha dato il meglio di se stessa. Pur essendo proprietaria di soli 39 appartamenti su 82 dell'impianto originario, ha pensato bene di varare un PRU (Piano di Recupero Urbano) ambizioso: elevazione degli edifici, area verde sul fosso della Giustizia, barriere fonoassorbenti, percorsi pedonali e ristrutturazione di tutti gli edifici, con il contributo economico di tutti i residenti.
Sponsor: il Comune di Senigallia, mai come in questo caso distante dalle esigenze e dal pensiero dei suoi cittadini.
Con gli occhi pieni di piste ciclabili, percorsi pedonali e aree verdi attrezzate, a Palazzo hanno dimenticato le precarie condizioni degli appartamenti occupati, il generale degrado dell'area e i dieci appartamenti che sono rimasti sfitti perchè troppo malmessi.

Il contributo degli altri inquilini è stato il punto critico: la maggior parte degli altri proprietari non ha voluto partecipare all'affare. Acquistata la casa dopo una vita di sacrifici, si sono visti chiedere circa 20 - 30.000 Euro a testa per la riqualificazione di un'area il cui degrado è in massima parte colpa dell'ERAP, che ha mandato in malora gli edifici, ha chiuso e sbarrato molti appartamenti per evitare occupazioni abusive e si è fondamentalmente dimenticata della Tribù dei Piedi Neri per decenni.

L'inutile opera di convincimento dell'ERAP nei confronti degli altri inquilini è durata circa quattro anni, un lasso di tempo sufficiente per ristrutturare e recuperare una decina di appartamenti chiusi, assegnarli agli aventi diritto e rendere dignitoso il comparto edilizio, quello che si appresta a fare l'ERAP a partire da quest'anno, dopo aver redatto progetti validi come carta straccia.

In tutto questo articolo sono presenti soltanto venticinque nuovi appartamenti di edilizia residenziale pubblica, la cui costruzione o recupero è stata spalmata su cinque anni, forse sei. Guardo con timore alla prospettiva dei trecento nuovi appartamenti prospettati oggi dall'Assessore Campanile.

senigallia; case popolarile Torri Gemelle del Parco della Pace

senigallia; case popolariil complesso di Villa Aosta, detto la Tribù dei Piedi Neri

il progetto di Villa Aosta lo trovate qui

il primo articolo della Piaga di Velluto - 19 marzo 2006 - sulle Torri Gemelle

staccato da: Maddeche alle ore gennaio 24, 2009 23:33 | link |
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lunedì, 19 gennaio 2009

Senigallia. foto storiche

Cent'anni fa/1

Alla fine del 2008 La Bottega dell'Immagine di Marco Sestito ha chiuso i battenti.
Sono stato suo fedele cliente per vent'anni e, verso Natale, mi telefona per chiedermi se doveva buttare i negativi del mio matrimonio. Lo ringrazio della premura e, mentre lo sto pregando di bruciare tutto, mi prende un sano colpo di genio e lo vado a trovare.

Mai visita è stata più proficua, perchè Marco mi ha regalato circa 1500 foto aeree di Senigallia, scattate fra il 1986 e il 1996 e mi ha prestato oltre cento foto d'epoca di Senigallia, dalla fine dell'800 agli anni '50, da usare liberamente. Ovviamente ho millantato enormi potenzialità sul web. Io posso farlo, millantare.

Per le foto aeree sono in attesa di una schiarita per fare un volo sulla città con Capitan Bramucci che mi tampina da un anno, accusandomi di vigliaccheria. Non ho più scuse, devo andare, ma quando schiarisce, c'è tempo.

Per le foto d'epoca voglio iniziare un lavoro di confronto sui cambiamenti della città, nulla di filologico o di ricerca storica o architettonica, tutt'altro, solo il racconto fotografico di come è cambiata la città in cento anni. Quelle cose banali che mi piacciono tanto, il dilettante allo sbaraglio.

La prima foto è un panorama della città scattato presumibilmente dalla salita di via Mandriola. O almeno l'allineamento dei campanili e della ciminiera Italcementi mi ha suggerito questa prospettiva.
Sono andato sul posto, di fronte all'armeria, e ho fatto una serie di foto. Le ho allineate con la gigantesca planimetria storica (cm 240 x 160) della città, risalente al 1910 - 20, che ho salvato da acari, muffa, polvere e abbandono.

Nella foto storica le case in secondo piano dovrebbero trovarsi sulle vie Trieste, Trento e Mercantini, già esistenti all'epoca. La cintura di case fuori dal Centro Storico dovrebbe essere l'attuale via Leopardi, che allora si chiamava via Flaminia, la via più importante della città.
Viale IV Novembre ancora non è consolidato nella sua riviera di case, altre foto lo dimostrano. All'estrema destra si vede il vecchio camino della cementeria, oggi sostituito dalla ciminiera Italcementi.

senigallia; foto d'epoca
Nella foto attuale sono visibili le lottizzazioni di viale dei Pini, di via Marche e soprattutto, l'incombente, massiccia, minacciosa mole del Teatro La Fenice, il gradasso del Centro Storico.

senigallia; foto

La prossima puntata prevede alcune viste su viale Leopardi. E lì un secolo è passato sul serio.
staccato da: Maddeche alle ore gennaio 19, 2009 23:39 | link |
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mercoledì, 14 gennaio 2009

Senigallia, piazza del Duca


Triste fine di un'opera d'arte



Rimossi dopo otto anni di servizio, i lampioni di piazza del Duca, capolavori del design igienico - sanitario, hanno trovato una giusta collocazione, aderente alle aspettative della cittadinanza.


Installati nel 2000, nel complesso degli scriteriati lavori di riqualificazione di piazza del Duca (quelli che hanno trasformato una piazza cinquecentesca in un'aviosuperficie e in un centro sportivo per l'infanzia) probabilmente saranno convertiti in parabole satellitari e utilizzati per consentire l'accesso alla pay tv per le famiglie bisognose della città.
I pali di sostegno potrebbero trovare un adeguato pensionamento presso qualche distributore di carburanti senza tante pretese.

Capaci di suscitare subito un acceso dibattito sulla loro congruenza storica ed architettonica, i lampioni hanno trovato una felice sintesi per opera di Lucia, studentessa di architettura: "Da una certa prospettiva sembrano quattro spermatozoi ingrifati"  ebbe a dire poche ore dopo l'inaugurazione della piazza.
La sostituzione dei quattro lampioni risale al maggio 2008, quando sono stati sostituiti con dei comuni lampioni in ghisa a quattro lanterne, ben più adatti al contesto.



Giustizia è fatta, dirà qualcuno, ma ancora non è detto: i quattro lampioni sono stati abbandonati nel Magazzino Lampioni comunale e fiancheggiano minacciosi via Arceviese, a fianco del mattatoio.
Il rischio che prendano vita propria e tornino a riqualificare qualche zona del centro Storico di Senigallia è ancora elevato. Occorre vigilare.

staccato da: Maddeche alle ore gennaio 14, 2009 19:00 | link |
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venerdì, 09 gennaio 2009

Senigallia, gare e appalti


Il Cottimista raddoppia


Il Comune di Senigallia raddoppia il suo Spazio-Appalti: più notizie, cronaca, curiosità e gossip.

Il rilancio del fortunato prodotto editoriale avverrà in due fasi, il raddoppio del formato, un cordolo in cemento (cm 50x20x10) in omaggio a tutti i lettori e il primo numero de L'Agenda del Cottimista, per fare ordine nei propri subappalti, con l'esclusivo frattazzo in PVC satinato.


Continua la campagna del Comune di Senigallia in favore degli appalti trasparenti e aperti a tutti. Nel numero odierno del Corriere Adriatico l'inserzione del Bando di Gara dell'appalto sui servizi di spiaggia e aree demaniali ha raddoppiato le sue dimensioni, da 20 a 40 cmq.
Nessuna variazione sul testo del Bando, contrariamente alle aspettative l'importo dell'appalto non è raddoppiato, una misura che consentirà un consistente risparmio per le casse comunali.

La AssoBetoniere ha espresso la propria soddisfazione nei confronti dell'Amministrazione Comunale: "Una scelta coraggiosa di equità e trasparenza" ha dichiarato Liviero Monti Recalcati, segretario provinciale dell'associazione "da banco di prova per le nanotecnologie, la rubrica sugli appalti comunali si è trasformata in una finestra aperta su un affascinante mondo di cantieri e stati d'avanzamento".

Nonostante il consistente miglioramento della rubrica comunale, la Piaga di Velluto continua il suo servizio in favore delle imprese in difficoltà.




Qui la crisi non alligna.

staccato da: Maddeche alle ore gennaio 09, 2009 18:09 | link |
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martedì, 06 gennaio 2009

Senigallia, gare e appalti


I nuovi servizi della Piaga di Velluto: Appalti online


La crisi economica costringe il Comune di Senigallia a risparmiare sulle inserzioni pubblicitarie.

I tagli programmati alla pubblicità istituzionale costringono le imprese, già strozzate dalla crisi, ad assumere nanochirurghi coreani per leggere l'estratto del Bando di Gara di un appalto quinquennale dell'importo complessivo di 2,3 milioni di Euro, non proprio noccioline.

L'inserzione pubblicitaria, di mm 42X45, era relativamente visibile nella prima pagina della cronaca di Senigallia sul Corriere Adriatico di ieri.

senigallia; appalti; gare

La Piaga di Velluto, sfruttando le incredibili potenzialità del web, mette a disposizione di tutto il Pianeta la versione leggibile dell'estratto e il link del Bando di Gara pubblicato sul sito web comunale.

senigallia; appalti
Tutti uniti contro la crisi.


staccato da: Maddeche alle ore gennaio 06, 2009 11:01 | link |
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domenica, 04 gennaio 2009

senigallia, video 2008


Il videoriepilogo del 2008, in omaggio per i lettori.

Il prossimo anno facciamo quello del 2009 e così via:






martedì, 14 ottobre 2008

Attenzio' popolazio'

Oggi sarà presentato alla Giunta Comunale il Piano attuativo dell'area ex Sacelit - Italcementi.

La Piaga di Velluto presenta il Piano nell'unico modo che conosce: quello del web.

Buona visione.




staccato da: Maddeche alle ore ottobre 14, 2008 23:20 | link |
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giovedì, 09 ottobre 2008

A Senigallia era l'Ecocamp, ora è l'Ecogate, farà in tempo a diventare l'Ecoplace

Cambiate nome ai vostri oggetti, torneranno come nuovi. Non fatelo con i vostri cari, si offenderanno.
(Nereo Rincolvati - La brevità come valore affettivo - Torino, 1988)


Il progetto delle ex colonie al Ciarnin scatena malumori in città. Spezzare il lungomare per poche centinaia di metri sembra un favore fatto a pochi privilegiati. Occorre un cambio di rotta, una nuova prospettiva. La politica è anche questo, fornire prospettive anche se non sono dietro l'angolo, l'importante è che siano in riva al mare. L'Ecogate è una di queste.


Tenuto in congelatore per oltre quattro anni, il progetto Ecocamp (oggi Ecogate) torna a far capolino nel dibattito cittadino nel momento opportuno, contemporaneamente alla presentazione e alla discussione consiliare del piano d'area delle ex colonie al Ciarnin, un progetto complesso e gravato da incognite, prima fra tutte la volontà di realizzare gli interventi, divisi fra pubblico e privato.

Anche il progetto Ecocamp aveva tre protagonisti, i Comuni di Senigallia, Falconara e Montemarciano, consorziati per una serie di interventi atti ad incentivare il turismo sostenibile e la tutela di vaste aree della fascia litoranea.
Nel frattempo il progetto sembra diventato appannaggio esclusivo di Senigallia, Montemarciano ha costruito i parcheggi in riva al mare e Falconara sembra distratta, fra CPT, centrali a megawatt, buco di bilancio e cambio di amministrazione.

L'idea di fondo è semplice, la sua attuazione complessa: si tratta di spostare tutti i campeggi sul lungomare fra il Ciarnin e Marzocca in una vasta area agricola (35 ettari) posta fra l'incrocio della strada delle Saline presso la chiesa del Ciarnin e il futuro (probabile) innesto della Complanare sulla Statale Adriatica.
Come location è una ciofega, fronte statale e ferrovia, alle spalle l'autostrada, a sinistra la strada delle Saline, a destra la (probabile) Complanare. Il mare a poche centinaia di sofferti metri, laggiù in fondo.
E qui viene in soccorso l'attuazione complessa: l'Ecogate sarà un giardino ecocompatibile, ecosostenibile, ecomorale ed ecodifferenziato, uno di quei posti dove il prefisso "eco" precede tutti i sostantivi, dove ti senti un verme se ti mangi una costata alla griglia e hai lasciato il miglio al canarino. Ma non sarà così, migliaia di jesini riporteranno tutto ad una dimensione più umana.
Il litorale oggi occupato dai campeggi verrà rinaturalizzato, costituendo una sorta di parco litoraneo, altra intenzione tutta da verificare, una tesi complottista propria della Piaga di Velluto prevede che l'area occupata dai campeggi si liberi per nuove speculazioni edilizie, ma queste son solo maldicenze, non ci insisto.

Il progetto Ecogate per il momento ha solo ottenuto un netto rifiuto da parte dei dodici concessionari dei campeggi interessati dal progetto, che hanno avviato un ricorso TAR contro il progetto, con richieste di risarcimento.

L'Ecogate sarà presentato domani alla Rotonda, con inizio alle ore 16,30 ma non andateci disarmati: stampatevi e leggetevi l'estratto della prima versione del progetto, anno 2005. Non farete la figura di quello che si presentò ad una convention di ipertesi con un panino alla salsiccia.






staccato da: Maddeche alle ore ottobre 09, 2008 18:29 | link |
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martedì, 23 settembre 2008

Soldi facili
Il Tesoretto di Senigallia


In attesa dei probabili trasferimenti dallo Stato, le finanze comunali boccheggiano. Il federalismo fiscale tarda ad apparire e quella che era una bella risorsa, l'ICI, è stata amputata da uno sciagurato atto di governo.

Una sola strada si prospetta per le esauste casse comunali: una pioggia di contravvenzioni. Ma non tutto è perduto, le potenziali entrate ICI delle seconde case di Senigallia farebbero la felicità di ogni bilancio, se solo venisse attuata una Delibera del Consiglio Comunale approvata all'unanimità nel dicembre del 2005 e ignorata dall'Amministrazione da quasi due anni.

Un'Amministrazione che non esita a svendere il territorio quando si tratta di incassare gli oneri di urbanizzazione, ma che quando si tratta di equità fiscale sembra dimenticare gli indirizzi del Consiglio Comunale.

L'antefatto è poco noto: Floriano Schiavoni, uno dei pochi Consiglieri Comunali che meritano il silenzio in Sala, ne ha fatto un cavallo di battaglia, una battaglia di equità fiscale. Il cavallo è rimasto nella stalla e per la battaglia le polveri si sono bagnate. L'Opposizione preferisce cavalcare altri cavalli, anche perchè quello dell'ICI, l'unica forma di federalismo fiscale esistente, è un cavallo azzoppato, fa perdere voti.

Nel dicembre del 2005, Schiavoni presentò in Consiglio un ordine del giorno in cui chiedeva l'aggiornamento degli estimi catastali nel territorio del Comune di Senigallia. Un aggiornamento da farsi in tempi rapidi, dodici mesi, che avrebbe portato un riequilibrio dell'imposta ICI a carico dei proprietari di prime e seconde case in tutto il territorio comunale.

La sua denuncia era solida, tangibile, tutt'altro che ideologica: il proprietario di una comune casa in un quartiere qualsiasi della città (Borgo Molino) pagava l'ICI quasi raddoppiata rispetto a quella del titolare di un appartamento di Villa Pieralisi, condominio fronte mare, uno dei più esclusivi della città. In soldoni, considerando l'aliquota ICI del 2005, 260 Euro contro 180. E' vero, a Borgo Molino sono meglio serviti dall'Autostrada e sono pieni di centri commerciali, ma gli manca l'aria di mare e i locali notturni, cose che a Villa Pieralisi abbondano.

Il motivo di questa insensata disparità fiscale è presto detto: i valori catastali degli immobili di Senigallia sono rimasti ancorati alle stime di settant'anni fa, quando le case fronte mare erano abitate da modesti pescatori ed operai e il valore catastale della zona lungomare non era condizionato dalle poche villette esistenti. Negli ultimi cinquant'anni l'espansione edilizia del lungomare non ha conosciuto soste, il valore degli immobili è centuplicato, ma le rendite catastali sono rimaste quelle degli anni '30, aggiornate del minimo sindacale, ma non certo del loro effettivo valore immobiliare.

Una casa di pescatori trasformata in residence da 6.000 Euro al metro quadrato ha potuto mantenere il suo status di bicocca (e pagare la relativa imposta ICI) dato che, negli anni, nessuno si è mai chiesto se vi fosse la necessità di dare un'aggiornata al valore della proprietà. Il Comune di Senigallia non l'ha mai fatto.

In sua vece, obbligatoriamente e in forza di legge, ha provveduto l'Agenzia per il Territorio, che ha diviso il territorio comunale in sette zone catastali con lo stesso criterio con cui si potrebbe dividere un tronchetto al cioccolato, senza guardare dove sta il ripieno, la mollica e la parte che si è bruciata in forno. Una casa della Cesanella è stata equiparata ad una villetta fronte mare, perchè la divisione della torta, pardon del territorio, è stata fatta senza considerare il reale valore degli immobili e delle zone in cui sorgono, ma usando la squadra e il pennarello. Un lavoro da geometri, di quelli che non si schiodano dall'ufficio se non per comprare le sigarette.

In quella seduta del Consiglio Comunale la proposta di Schiavoni, limpida e superpartes, ottenne un'approvazione unanime, con l'unica macchia di un emendamento che, proposto dal puntiglioso Consigliere dei Verdi Marcello Mariani, chiedeva di far slittare l'avvio dell'aggiornamento di dodici mesi, all'inizio del 2007,dato che la macchina comunale non era in grado, per mancanza di risorse e mezzi, di far fronte al gravoso impegno di decidere quali siano le aree della città più redditizie.

Facendola semplice (come Schiavoni mi ha suggerito in un colloquio notturno) basterebbero un paio di geometri e agenti immobiliari attorno ad un tavolo per risolvere tutto. Facendola difficile, sarebbe bastato affidare l'incarico ad uno studio tecnico, il cui onorario sarebbe stato ampiamente ripagato dai milioni di Euro che il Comune avrebbe incassato in più facendo pagare l'ICI in base all'effettivo valore degli immobili. Che effettivo non è mai, ma ci si avvicina, il resto è alea di mercato.

L'emendamento di Mariani (attualmente Assessore Provinciale all'Ambiente, buon per noi) mise in realtà una pietra tombale sulle buone intenzioni di quel voto unanime. Dall'inizio del 2007 (periodo in cui sarebbe iniziato l'accertamento) nulla è accaduto, un appartamento residenziale fronte mare paga la stessa ICI di una casa alla Cesanella e un appartamento delle Saline continua ad essere equiparato al suo omologo del lungomare, con buona pace di equità fiscale, perequazione e bilancio comunale.

Da fantascienza l'ulteriore bastardata che si potrebbe intentare nei confronti di centinaia (forse migliaia) di proprietari che hanno preso la residenza nella loro casa al mare per pagare l'ICI ridotta, come prima casa, e che ora si trovano a non doverla pagare più, dato che è stata abolita. Un bell'accertamento di residenza, due Vigili Urbani che li vanno a cercare, che guardano se ci sono i panni stesi, se la cassetta delle lettere viene svuotata e se i consumi di acqua e gas procedono come dovrebbero, se la casa fosse abitata tutto l'anno. Fatto l'accertamento, scoperto il furbetto, si torna a fargli pagare l'ICI, come è giusto che sia. Col valore catastale aggiornato.

Dovremmo ricordare quella delibera del 2005 quando, a breve, in Consiglio si scanneranno per aumentare o diminuire di mille Euro la quota d'esenzione dell'Imposta Comunale sul reddito, per rastrellare poche migliaia di Euro, mentre in giro ce ne sono milioni da riscuotere. Basta volerlo.

il verbale di quel Consiglio Comunale lo trovate qui
l'Ordine del giorno di Schiavoni è il nr. 9




staccato da: Maddeche alle ore settembre 23, 2008 20:04 | link |
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domenica, 14 settembre 2008

Senigall Valley



Un altro polo turistico - alberghiero si affaccia in città. Senigallia si ribella e chiede un altro polo qualsiasi, basta che funzioni anche in caso di maltempo e in bassa stagione.

Subito accolta l'istanza della città, sull'onda del successo del CERN di Ginevra quello delle colonie ex - ENEL sarà un polo scientifico di ricerca sulla materia primordiale: "Ricostruiremo la molecola del silicio e la replicheremo in oltre ottanta appartamenti" ha dichiarato il capo progetto, l'Assessore Mangialardi.

Ceresoni: "Torneremo indietro nel tempo, alla formazione delle prime dune in spiaggia e ricostruiremo le cause della loro sparizione: cabine, ombrelloni, lettini".


L'annuncio di un ennesimo polo turistico - alberghiero destinato a rilanciare le sorti della città, ha scatenato la rabbiosa reazione dei cittadini, stanchi di un anno intero passato a parlare di espansione edilizia in una città fatta di quartieri dormitorio e seconde case.
Il notevole interesse suscitato dall'esperimento del CERN a Ginevra, si è trasformato in una diffusa necessità di ampliare i propri orizzonti, accedere alla conoscenza in modalità popolare e aperta a tutti.

Ma se la scelta della città dev'essere quella del turismo a tutti i costi, qualunque esso sia, la libera iniziativa turistica sembra essere diventato il nuovo orizzonte dei gruppi più organizzati. Un gruppo di pensionati ancora attivi ha occupato il Mezza Canaja e recintato la spiaggia antistante con la cannucciaia, creando il primo stabilimento geriatrico autogestito. "Occupiamo la spiaggia prima che lo facciano i residence"  recita un comunicato di Nello e Dino, i due leader del movimento.
Due relitti dell'ex Navalmeccanico sono stati varati da un gruppo di cannisti abusivi del porto canale e ormeggiati in banchina. Ospiteranno "la Baldigara" e "la Zanchetta", ristoranti di pesce a prezzi popolari.

L'Amministrazione Comunale, da sempre sensibile alle istanze provenienti dalla città, ha convertito la destinazione d'uso del polo turistico ultimo arrivato in un polo scientifico di ricerca molecolare. Nella relazione scientifica allegata all'intervento urbanistico, la ricostruzione della duna costiera diventa uno degli obbiettivi prioritari:

"L’attuale studio propone un disegno unitario per le tre colonie che prende origine dall’immagine delle dune sabbiose, dal disegno che le “onde” di sabbia creano sulla spiaggia. I segni morbidi e sinusoidali ridisegnano l’area di progetto creando percorsi e spazi organici che rimandano all’immagine naturale che un ambiente costiero può presentare..."

Alla luce di questa relazione, la costruzione di oltre ottanta appartamenti turistici e di un hotel alto quindici metri, appare come un obbiettivo secondario. I palazzi in realtà avranno la funzione di trattenere la sabbia per evitare che si disperda nell'entroterra.

"Uno dei protagonisti della materia, il silicio, che accompagna il pianeta da miliardi di anni, nel complesso residenziale della colonie Ex- ENEL avrà una tutela ampia e completa"  ha dichiarato Silvano Bosco Margiotta, presidente della FederPiastrelle, presentando il progetto "partiremo dal Caos delle origini e ricostruiremo la materia mattone su mattone. Dove il CERN ha usato il suo acceleratore noi useremo le nostre betoniere, con un abbattimento dei costi e impensabili risultati nella trasformazione della materia. La vendita delle barriere molecolari in calcestruzzo sarà una misura collaterale per rientrare nei costi che comporta tale progetto".

la molecola del silicio nel caos primordiale
 da cui proviene (simulazione grafica)

la molecola del silicio riordinata e
trasformata dalle betoniere (simulazione grafica)


L'esperimento del CROSTA (Centro Ricerche Operativo Silicio Trasformato in Appartamenti) durerà tre anni e le prime betoniere entreranno in funzione nel 2009, con la costruzione delle prime barriere molecolari vista mare, destinate ad impedire che il prezioso elemento abbandoni la spiaggia e raggiunga una dimensione parallela e reticolare, quella esistente fra ferrovia e statale.


staccato da: Maddeche alle ore settembre 14, 2008 11:13 | link |
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venerdì, 15 agosto 2008

Il Mezza Canaja occupa la Ex-GIL.

Conflitto istituzionale o ricerca di una nuova sede?

Messo a soqquadro l'Ufficio Urbanistica: sottratte tutte le concessioni edilizie, si ferma l'economia cittadina. La Cesanella sparisce
dalle carte geografiche, Marzocca ottiene l'indipendenza.

Polemiche sull'ordine pubblico, la Polizia
si giustifica: "Dal Comune hanno chiesto un nostro intervento al palazzo della Nuova Gioventù e nessuno di noi sapeva dove fosse".


Nella mattinata di ieri una delegazione del centro sociale Mezza Canaja ha fatto una pacifica irruzione negli uffici comunali della Ex-GIL.
Gli uffici sono stati ispezionati a lungo e al termine della visita si è svolto un breve incontro fra il proprietario dell'immobile, l'Assessore Mangialardi e il portavoce del centro sociale, Nicola Mancini.

"Come sede è prestigiosa e centralissima"  ha commentato Mancini al termine dell'incontro "ma la proprietà ci ha chiesto di subentrare anche nelle pendenze, due milioni di Euro, una cifra che non possiamo permetterci". Una decisione irrevocabile, si direbbe, ma l'Amministrazione Comunale è ancora possibilista: "Il Mezza Canaja è una realtà in espansione"  ha dichiarato Mangialardi "ma questi ragazzi hanno bisogno di visibilità e di una sede prestigiosa, centrale. Vedrete che troveremo un accordo".

Il sopralluogo alla Ex-GIL è stato anche l'occasione per protestare contro la speculazione edilizia e le politiche della casa del Comune di Senigallia.
I ragazzi del Mezza Canaja hanno trattato l'argomento in un breve dibattito con gli impiegati dell'Ufficio Urbanistica, che hanno dato le dimissioni in massa e hanno avviato una cooperativa di autocostruzione, rilasciandosi una concessione edilizia per la costruzione di quattrocento appartamenti al Cesano.

La delegazione del Mezza Canaja ha lasciato il palazzo della Ex-GIL alle ore 11 e ha pacificamente aderito al mercato cittadino del giovedì, l'unica espressione popolare che trova d'accordo tutta la città.



altre foto le trovate qui e qui


staccato da: Maddeche alle ore agosto 15, 2008 06:46 | link |
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domenica, 29 giugno 2008

I Verdi: "Un nuovo Piano Regolatore".
Il Sindaco: "Prima finite quello vecchio".


I Verdi chiedono un nuovo Piano Regolatore. E, viste le possibilità di ottenerlo, lo fanno nel posto più appropriato: il convento delle Grazie.
Un mini-convegno su un nuovo Piano Regolatore per Senigallia è stata l'ennesima occasione per mettere troppa carne al fuoco, parlare di tutto lo scibile esistente e perdere di vista l'oggetto principale. Che era il Piano Regolatore.

Agricoltura ragionevole, nuove tecnologie, idrografia etica, diritti del paesaggio, ricerca energetica, mobilità alternativa, archeologia consapevole, tutti gli argomenti sul tavolo in un arco temporale di sei ore, in un afoso venerdì di giugno e con un meteo burlone che ci aveva promesso una rinfrescata.

Incapace di coraggio, ho fatto una scelta vigliacca e ho raggiunto il convegno dopo cena, sulla tavola rotonda. Più che rotonda, rettangolare, dato che eravamo ospiti di un buio corridoio del chiostro, in un precario esercizio di austerità che ho trovato consono allo stato attuale dei Verdi e della Sinistra in generale.

Quello che era successo in precedenza l'ho letto sul Corriere Adriatico tra ieri e oggi, due mezze pagine che confermano la quantità degli argomenti trattati. In realtà gran parte dello spazio e dell'interesse se lo è portato via il professor Bertolini, con un excursus storico sui Piani Regolatori della città, promuovendo quello del 1931 e bocciando quello del 1975.
Personalmente ritengo il terremoto del 1930 il migliore urbanista che ci sia stato a Senigallia, perchè ha aperto delle strade nella zona di Viale Carducci, soffocata da tutti i suoi edifici ordinati come soldatini e perchè ci ha consegnato la spianata del quartiere Piano Regolatore 1931, la zona più bella della città.

Il Piano del 1975, adottato per forza, era già vecchio e superato dagli eventi nel 1976, l'unica previsione che ha azzeccato è quella relativa all'imponente patrimonio immobiliare che si voleva raggiungere: oggi abbiamo 8-10.000 appartamenti vuoti e sfitti, un numero in continua crescita, mentre l'immigrazione dalle campagne alla città che il PRG 1975 prevedeva, e che avrebbe fatto raggiungere a Senigallia una popolazione di oltre 100.000 abitanti, si è trasformata in immigrazione dalla città ai comuni vicini, a causa dei prezzi stellari degli appartamenti.

Un PRG che indicava con accuratezza tutte le aree di completamento della città e le zone di espansione, senza curarsi di mobilità e qualità della vita, questioni che sono emerse in seguito e che oggi rendono un nuovo Piano indifferibile.
Un Piano che abbia come estensore non solo un architetto, ma anche un sociologo, un esperto di mobilità e di nuove tecnologie, perchè un PRG oggi non deve solo regolamentare l'edilizia, ma curare infrastrutture e sistemi, logistica e servizi, perchè, anche se non si posa un solo mattone, Senigallia ha bisogno di strutturarsi e completarsi, riacquistare un tessuto di residenti e di attività produttive. E trascurare quella maledetta economia immobiliarista deviata che ci ha trasformato in una città di affittacamere.

Mobilità, problema casa, aree verdi, qualità della vita e della progettazione, sono tutte questioni emerse nel dibattito, per voce del Gruppo Società Ambiente, il MeetUp, il Mezza Canaja, il Movimento Lento Ciclabile, l'Associazione Confluenze e il Comitato Versus Complanare. Tutti segnali che sono emersi dalla base civica a cui i Verdi fanno riferimento. Segnali che non dovrebbero passare inosservati.



staccato da: Maddeche alle ore giugno 29, 2008 23:47 | link |
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sabato, 03 maggio 2008

Tutti a casa di Tamara

Il Mezza Canaja ci porta a casa di Tamara, 35 anni, divorziata, due figlie, un lavoro che si accorcia e una minaccia di sfratto. Servizi Sociali assenti o distratti, per una storia che potrebbe avere un lieto fine, siamo ancora in tempo. Tutti, buoni e cattivi.


Oggi pomeriggio siamo stati invitati dal Mezza Canaja alla conferenza stampa che si è svolta nel microappartamento di 43 metri quadri dove vive Tamara, via Pierluigi da Palestrina, nel cuore del quartiere modello del Parco della Pace, Piazza d'Armi.
La palazzina è nuovissima e appena l'ho vista mi sono chiesto come sia possibile avere una minaccia di sfratto in un appartamento che non ha due anni di vita.

Ho avuto subito la risposta, perchè chi ha bisogno realmente non nasconde i suoi problemi: Tamara lavora in un'impresa di pulizie e le hanno ridotto le ore di lavoro per esigenze aziendali. Ha un lavoro a tempo indeterminato, non è precaria nel senso stretto del termine, ma il suo stipendio lo è certo diventato, neanche 850 Euro, stretti fra un affitto di 480 Euro al mese (a canone concordato), le necessità di una famiglia e alcune recenti spese impreviste. L'ex marito contribuisce del suo, ma mancano sempre dei soldi all'appello.

Nel settembre 2007 Tamara si rivolge ai Servizi Sociali comunali e compila un'autocertificazione per richiedere un contributo sociale alle spese d'affitto. Qui si scontra con il realismo di uno stato che forse è sociale, ma che è senz'altro furbetto: l'assistente sociale consiglia a Tamara di trovarsi una seconda attività per arrotondare.
Nel frattempo la sua pratica si perde nell'ufficio di quei mostri d'inefficienza e dopo una settimana Tamara risulta essere una perfetta sconosciuta ai Servizi Sociali.

Dato che sembra essere una persona che non si smonta facilmente, Tamara contatta il numero antisfratto del Mezza Canaja (340-7137543). Nel frattempo deve giocoforza saltare un paio di rate dell'affitto: o quelle o un motivo per tenere acceso il frigo.

Il Mezza Canaja supera in efficienza i Servizi Sociali: raccoglie tutti i dati e contatta l'Unione Inquilini. La mossa successiva è una lettera cautelativa al padrone di casa in cui si espongono i termini del problema e si cerca un compromesso. Per il momento nulla sembra perduto, si chiede un po' di pazienza e del tempo per trovare soluzioni.

La risposta non si fa attendere, dall'altra parte si bada al sodo, fuori un inquilino se ne trova sempre un altro: una pagina fitta fitta vergata da un legale in cui si notifica la messa in mora di Tamara e si stabilisce un termine per avviare la pratica di sfratto, lunedì prossimo, dopodomani, 5 maggio.
Dei mostri, ma non d'efficienza.

Durante la conferenza stampa sono stati contattati al telefono l'Assessore a Servizi Sociali Volpini e il Dirigente Mandolini. Le risposta dell'Amministrazione al caso di Tamara è stata piuttosto sconcertante e a mio avviso frettolosa: il bando di accesso ai contributi sociali prevede che anche il reddito dei genitori del richiedente rientrino nei parametri di accesso, anche nel caso di una donna di 35 anni con vita propria e due figlie adolescenti.
E poi dicono che non siamo un popolo di mammoni!

Per finire faccio una professione di estremo realismo, che mi secca un po', ma è per una giusta causa. Tamara è italianissima e, a giudicare dal cognome, parecchio senigalliese. Lo dico a beneficio di chi vede la solidarietà in bianco e nero.
Adesso ho finito di violare la privacy di Tamara, è stato a fin di bene e vediamo quello che succede.



staccato da: Maddeche alle ore maggio 03, 2008 00:58 | link |
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giovedì, 24 aprile 2008

Prima edizione del Premio Mattonata in Fronte

Già arrivate alcune segnalazioni dei lettori. Come si temeva la pigrizia impera e nessuno (tranne Quilly e Giacomo) si degna di inviare un contributo già fotografato. Mi congratulo in ogni caso coi delatori per la precisione degli indirizzi forniti.

la Cabina Elettorale
Ponte Rio, contributo di Giacomo
 la versione a colori della foto è destinata a Vivere Senigallia
"siamo accerchiati dai capannoni, qui l'indotto della nautica di lusso
la fa da padrone e il progettista nella scelta dei colori ha voluto
rivendicare uno spazio per l'edilizia"


la Casa di Olivia
contributo di Quilly, un quarto d'ora dopo la pubblicazione del premio
me l'aveva già spedita. Fortunatamente sarà coperta da un condominio
di trenta appartamenti, l'ennesimo, a Borgo Cortellone

il Pezzo che Mancava
contributo di Katia84
cosa c'è di strano? nasconde una sorpresa
in via Rovereto

Un paio di segnalazioni si riferiscono ad avvilenti e squallidi palazzoni degli anni '80 che considero fuori concorso per raggiunti limiti di età. Una vecchia foto di Luciano R. mi ha ricordato l'oppressiva presenza del Teatro La Fenice sul centro storico della città. Quell'edificio rappresenta un reato mai caduto in prescrizione e avrà un posto tutto suo nel concorso.

Un grazie a chi ha partecipato, un grazie a chi parteciperà.



staccato da: Maddeche alle ore aprile 24, 2008 18:20 | link |
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venerdì, 21 marzo 2008

Clamoroso al Comunale

Alle due di notte, in assenza dell'Opposizione, il Consigliere Gaggiottini (PD) abbandona alla chetichella la seduta del Consiglio. Dopo pochi minuti Mancini (PRC) chiede la verifica del numero legale e la seduta viene sciolta.

Tutta la discussione sulla Variante Arceviese svolta finora potrebbe essere annullata e ricominciare da capo martedì prossimo. E' il momento più buio della Giunta Angeloni e della Maggioranza che, pur prendendosi tutti i vantaggi, non riesce a motivare i suoi Consiglieri. Oppure li stressa, non riuscendo ad accontentarsi dei risultati raggiunti.


Nella seduta di ieri sera, verso le 22, dopo un lungo e acceso dibattito sulla elasticità del regolamento Consiliare, l'Opposizione ha ricalcolato i secondi che ogni Consigliere ha a disposizione per dibattere ogni osservazione. Grazie alla concessione di metà del tempo a disposizione dei Consiglieri di Maggioranza, ogni Consigliere dell'Opposizione potrà discutere ogni osservazione per quindici secondi e un decimo di secondo.

Fatti questi conti e concluso che il Consiglio si svolge in condizioni di democrazia sospesa ("boliviana" nella definizione del Consigliere Paradisi) alle 23 l'Opposizione ha abbandonato la seduta.
In un'atmosfera irreale, con i banchi dell'Opposizione deserti, alle ore 24 è cominciata la discussione di un altro lotto di osservazioni riguardante la frazione Vallone, con un ritmo di votazioni da catena di montaggio. Pochi gli emendamenti presentati, in maggioranza a firma di Roberto Mancini, che, a causa della stanchezza e dello stress dei suoi colleghi, è quasi riuscito a farne passare uno. Un emendamento in particolare (sulla controdeduzione nr. 130) presentato dalla Maggioranza, risulta particolarmente vergognoso: al Vallone si autorizza la costruzione di alcuni edifici, proprio all'ingresso della frazione, alti 12 metri, quattro piani, una misura da record per una frazione.

Alle due di notte il fattaccio: Gaggiottini ha abbandonato l'aula passando dall'uscita secondaria e Mancini ha chiesto spiegazioni, atteso qualche minuto e preteso la verifica del numero legale. Com'è noto, dopo gli ultimi contrasti fra Rifondazione e gli altri partiti della Maggioranza, Mancini non garantisce più il numero legale nelle sedute.

Verificata la mancanza del numero legale, il Presidente Paradisi ha dovuto sciogliere la seduta. Il dibattito dell'ordine del giorno sulla Variante Arceviese non è stato completato e c'è la prospettiva che l'ordine del giorno debba essere ridiscusso tutto alla prossima seduta del Consiglio. Il Regolamento del Consiglio non è chiarissimo su questo punto.

Ora i tempi si fanno veramente stretti: entro il 31 marzo la Variante deve essere approvata e anche una variazione di Bilancio deve essere ratificata entro questa data, pena il decadimento. I giorni a disposizione per questi adempimenti cominciano ad essere veramente pochi.


staccato da: Maddeche alle ore marzo 21, 2008 12:06 | link |
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venerdì, 07 marzo 2008

Eppur si muove

Finalmente online la delibera della Giunta sul destino del Politeama Rossini.
Negozi ed uffici, in un Centro Storico che a forza di poli del terziario vuole sfidare tutte le leggi del mercato immobiliare.
E che forse ne uscirà alla grande. O almeno ne uscirà.

Nel frattempo alle Saline sparisce silenziosamente un centro commerciale in costruzione: non per le abbondanti piogge, ma per l'applicazione di un'Ordinanza dell'Urbanistica.
Ne viene fuori una città che non sa più cosa costruire e che avrebbe bisogno di una moratoria sull'edilizia.


Qualche settimana fa un oscuro comunicato stampa dell'Assessore Campanile mise al corrente la città che qualcosa nel futuro dell'ex Politeama Rossini stava cambiando. Acquistato quattro anni fa da un'impresa di Ripe, dopo una lunga ristrutturazione, il cinema simbolo della città continuava a poggiare stancamente le sue chiappe sulle mura della Rocca e, simile alla Sfinge, rappresentava un enigma per i passanti o una curiosità per turisti. Troncata la carriera di cinema o teatro, durata una sola stagione l'ipotesi della sala bingo, dopo quattro anni l'ex Politeama Rossini ospiterà otto negozi e sette uffici, distribuiti su tre piani.

La delibera della Giunta è stata pubblicata sul sito web comunale qualche giorno fa, dopo che aveva fatto sorgere qualche dubbio sulla sua esistenza. Pubblicate tutte le delibere, tranne quella, su cui c'era anche un'interrogazione del Consigliere Cicconi Massi.

Nulla di trascendentale il cambio di destinazione d'uso dell'edificio, praticamente una cosa già scritta, non poteva essere altro, occorreva solo questa delibera della Giunta. Che è arrivata dopo qualche anno di negoziati, con una sorta di impegno-capestro per l'impresa a finanziare la costruzione di un parcheggio interrato nell'area adiacente alla ex GIL, dato che il centro direzionale dell'ex Politeama necessiterà (secondo il Regolamento edilizio) di settanta posti auto che potranno essere reperiti solamente sottoterra.

L'accordo con l'Amministrazione Comunale prevede la realizzazione del parcheggio interrato: "secondo la massima potenzialità disponibile, anche se superiore a quella dovuta"  utilizzando un importo complessivo di 628.000 Euro che sarà messo a disposizione dall'impresa. La quale si farà carico della progettazione preliminare e degli studi di fattibilità dell'opera, la cui realizzazione potrebbe essere affidata con gara d'appalto, sia per la costruzione che per la gestione, ad un'altra impresa.
In pratica: l'impresa compila un progetto preliminare e di fattibilità, il Comune lo fa proprio e, se decide di far costruire il parcheggio, utilizza i 628.000 Euro messi a disposizione dall'impresa per il progetto esecutivo e la realizzazione (e gestione) dell'opera che può essere affidata ad altri.

A occhio sembrerebbe un affarone, un parcheggio interrato quasi gratis di questi tempi, fra l'altro previsto nel Piano Cervellati, ma solo una domanda resta nella testolina: se il parcheggio per qualsiasi motivo non si dovesse fare, i settanta posti auto dove li troviamo, sul tetto dell'ex Politeama?

l'area a fianco dell'ex GIL dove dovrebbe essere realizzato il parcheggio sotterraneo

Più drammatica la vicenda delle Saline: ieri, sotto una pioggia incessante, è stato demolito completamente il futuro centro commerciale del quartiere Saline - Ciarnin. L'edificio in costruzione, ben visibile dalla strada delle Saline, in via Galvani, era oggetto di un contenzioso legale fra il Comune e l'impresa costruttrice.

indicato dalla  freccia il centro commerciale demolito ieri

Nel giugno 2007 un'ordinanza (la nr. 340 del 4/06/2007) dell'Ufficio Urbanistica aveva ingiunto al costruttore al demolizione del grosso edificio perchè, dai controlli effettuati, era risultato più alto del progetto approvato.

Un paio di mesi prima un'altra ordinanza aveva sospeso i lavori perchè erano state riscontrate irregolarità nelle misure del fabbricato rispetto al progetto. Fra l'altro sembra che la struttura portante dovesse essere realizzata in acciaio ed invece era stata realizzata in calcestruzzo.
In risposta all'ordinanza, l'impresa aveva presentato la richiesta di permesso a costruire in sanatoria, che è stata rifiutata dal Comune. Contro questa decisione l'impresa ha presentato ricorso al TAR e l'Amministrazione ha deciso di resistere in giudizio.
Della vicenda si sono perse le tracce fino al drammatico epilogo di ieri, con la demolizione della struttura in cemento armato.

La soddisfazione per un legittimo atto amministrativo che viene eseguito (l'ordinanza di demolizione) lascia il posto all'impressione che la vicenda sia quantomeno anomala, con uno svolgimento sin troppo lineare e quasi da manuale. Due sono le ipotesi: o l'industria edilizia non sa più costruire e butta i soldi dalla finestra o il nuovo centro commerciale alle Saline è una leva che serve per scardinare qualcos'altro.

i pilastri in calcestruzzo del centro commerciale demolito

mappa per Quilly




staccato da: Maddeche alle ore marzo 07, 2008 00:01 | link |
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sabato, 01 marzo 2008

Due comunicati stampa.

I Verdi propongono una riflessione sul piano Cervellati, alla luce degli ultimi fatti di cronaca nera, culminati con il disagio dell'Assessore Campanile.

Dal nulla spunta fuori la prima uscita del Critical Mass senigalliese. Dico dal nulla perchè si tratta di un movimento spontaneo e piuttosto trasversale, senza paternità.
Ovviamente, per chi non sapesse cos'è un Critical Mass, c'è già un blog che ci spiega tutto.
Considerando chi lo gestisce, ho i miei dubbi.


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lunedì, 25 febbraio 2008

Pupazzo Gherardi

Compatto e come un sol uomo, sono andato a firmare la petizione del Comitato Salviamo i Classici contro la vendita di palazzo Gherardi. Ora ho l'ultimo libro di Camilleri e la consapevolezza che l'Opposizione a Senigallia è una condizione dello spirito. Avrei dovuto capire subito che si trattava di una trappola: non c'era nessun gazebo nella libreria Sapere.

La notizia su Vivere Senigallia è di quelle toste: avviata un'altra raccolta di firme contro la vendita di Palazzo Gherardi, dopo la raccolta di qualche anno fa, che evidentemente è andata persa. Impaziente di salire sul carro del vincitore (già 500 le firme raccolte, secondo il comunicato) e rintronato dalla tonante retorica del Consigliere Paradisi, nel pomeriggio ho raggiunto la libreria Sapere per portare il mio tributo alla cultura cittadina.
In realtà il mio livello culturale potrebbe occupare la cassetta della posta di quel palazzo.
Carducci non ha mai visitato una mia scuola, ma una volta a Torrette è venuto il direttore della Centrale del Latte di Ancona per ringraziarci di una scaffalatura che avevamo costruito nel reparto saldatura e che abbiamo donato alla centrale.

Il tributo, dicevo. Le ragazze della libreria non sapevano nulla della raccolta firme, non c'era nessun modulo da firmare, anche se ci hanno messo un certo impegno nel cercarlo, al punto che stavo per firmare una bolla d'accompagnamento. Avrei firmato qualsiasi cosa, anche un assegno in bianco, perchè l'imbarazzo è stato tutto mio, non sono abituato a entrare in un negozio e chiedere una cosa che non esiste.
Se entri in una libreria e vuoi fare un atto di civiltà, c'è solo una cosa che puoi fare: comprare un libro, cibo per la mente. Eccolo il tributo alla cultura.

Quanto alla raccolta firme ho scaricato il modulo dall'articolo su Vivere Senigallia e lo farò arrivare per posta al prof. Moraca.
Semplificazione amministrativa.


staccato da: Maddeche alle ore febbraio 25, 2008 22:41 | link |
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sabato, 23 febbraio 2008

La Cittadella degli Averi

Lo staff tecnico della Piaga di Velluto ha già elaborato il progetto per la Cittadella degli Averi, un affare immobiliare da quaranta milioni di Euro. Con Palazzo Gherardi ed ex Ghetto, Senigallia si avvia ad avere la prima enclave per ricchi dell'Adriatico.

Dopo la Cittadella dei Saperi si avvia un ciclo, che si chiuderà con il progetto della Cittadella dei Piaceri, la trasformazione della Rotonda in un bordello di lusso galleggiante, con collegamenti offshore alla Croazia e al mercato dei nuovi ricchi della Russia.
Entusiasmo in Confindustria, polemico il Sindaco di Montecarlo: "E il Gran Premio dove lo fanno? Alla curva della Penna?"


Quando abbiamo assunto l'incarico, la sfida era da far tremare i polsi: trasformare Palazzo Gherardi in un condominio per milionari, risolvendo il problema del posto auto, senza trasformare i Portici Ercolani in un garage per SUV.

Fortunatamente il Piano Cervellati ci è venuto incontro, con la proposta di riedificare l'ex Ghetto di Piazza Simoncelli nelle dimensioni originali. Con la fusione dei due interventi di riqualificazione abbiamo elaborato un progetto che prevede quaranta unità immobiliari di assoluto prestigio in pieno Centro Storico, con vista e approdo sul fiume, servite da un piccolo ma completo centro commerciale che si configura come promettente icona adriatica del lusso.

Gli indispensabili ottanta posti auto saranno ricavati dal già previsto parcheggio sotterraneo dell'ex Ghetto, collegato al "Complesso Gherardi" con due gallerie, la "Gherardi" e la "Simoncelli", che consentiranno anche di raggiungere il pontile sul Misa.

Dal Cayenne  al Pershing, con una rapida puntata da Bulgari per l'happy hour, reso possibile dai nuovi diamanti naturali solubili nel Martini. Questo lo stile di vita che si vorrà creare, per ripopolare il Centro Storico di Senigallia con una categoria sociale attualmente in gran spolvero: i ricchi.

il complesso "Gherardi - Simoncelli" ©  La Piaga di Velluto

Le soluzioni che servivano per realizzare la speculazione edilizia le ha fornite il Piano Cervellati, con le innovative idee del pontile sul Misa e del parcheggio interrato in piazza Simoncelli.
Altra grande risorsa è stata la planimetria 07A del Piano, indicante la proprietà degli edifici. Palazzo Gherardi non è indicato fra gli edifici di proprietà comunale e noi temevamo che vi fosse stato un errore nella compilazione della planimetria.
In realtà non vi è stato nessun errore: Palazzo Gherardi è stato considerato in vendita fin dal 2004, anno di redazione del Piano Cervellati. Tutto il dibattito di questi anni sul destino del palazzo è servito per fare un po' di democrazia, prima di attuare una decisione già presa da tempo.

particolare della planimetria 7A - in rosso gli edifici dello Stato, in verde gli edifici comunali, in viola gli edifici ecclesiastici

Dopo le Piramidi e il complesso Pieralisi, un'altra pietra miliare della speculazione edilizia sta per essere posata in città.
Il primo ha travolto con un'ondata di cemento l'ultimo tratto di spiaggia veramente libero del litorale e creato un ecomostro per cui siamo giustamente famosi. Il secondo, spacciato per un volano per l'economia, ha trasformato una villetta con giardino in centoventi appartamenti turistici, senza creare un solo posto di lavoro.
Il terzo intervento restituisce finalmente dignità alla speculazione edilizia. Costruire per speculare, ma nel quadro del grande progetto di recupero del Centro Storico.


staccato da: Maddeche alle ore febbraio 23, 2008 12:40 | link |
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martedì, 05 febbraio 2008

Il Cervellati, questo sconosciuto

Fra le pieghe del Piano Cervellati, dove l'occhio dell'urbanista ha ceduto al dogma del suo "netto storico" ed è caduto anche lui nella trappola del Rione Porto, da sempre scambiato per una scatola di Lego.

Le tavole del Piano Cervellati pubblicate online (una vera gioia per gli occhi) nascondono alcune sorprese nel Rione Porto, che potrebbe vedere la scomparsa di quattro vie: via Corfù, via Scarpante, via Cipro e parte di via Rodi.

Il Rione Porto è stato per secoli la palestra di architetti e urbanisti. Il quartiere povero della città ha subito numerose trasformazioni nella sua travagliata vita. Arrivava l'architetto con carta bianca e radeva al suolo povere case, qui per costruire una porta alla città, là per allargare una via.

Gli ultimi che si sono cimentati nell'opera di reinventare il Rione Porto sono stati il Sindaco Angeloni e l'Assessore alle Riqualificazioni, Mangialardi. La loro "Città di Lungo Corso" non trova riscontri storici, è puro marketing urbanistico a buon mercato.
Buono per i gonzi che plaudono alla riqualificazione e alla chiusura pedonale di via Carducci, tentativo di struscio, flop commerciale, ghetto con tanto di catene e dogana, selva oscura, con un albero ogni tre metri, neanche fosse un vivaio. Con l'adozione delle telecamere di sicurezza e dell'impianto hi-fi, oggi anche studio televisivo. Tutto tranne quello che è sempre stato: un accesso del centro, un luogo di transizione, utile, perchè c'erano le botteghe tanto care al Cervellati (e che non esistono più) qualche artigiano, i parcheggi e tanta gente che ci viveva e ci vive.

Nulla di tutto ciò traspare nell'analisi del Cervellati, il suo problema sono le mura da riscoprire, il recupero della porta Lambertina, il ripristino della barriera murata, il rigore prospettico, gli edifici pettinati come soldatini. Se solo avesse svoltato l'angolo e si fosse affacciato in via Alessandria, avrebbe visto una schiera di case fatiscenti, probabile alloggio di qualche decina di invisibili. E si sarebbe domandato sui motivi del declino del Rione: l'abbandono, l'acquisto di interi isolati da parte di speculatori immobiliari che avevano un mercato immobiliare proprio, estraneo alla città e destinato agli immigrati, tutto tranne che esigenti in fatto di spazio e decoro e disposti a pagare senza far tante storie.

Ma il Cervellati vuole applicare anche al Rione Porto (che non nomina mai nella relazione, "ex quartiere dei pescatori" lo chiama) il suo "netto storico", la conformazione della città entro le mura che l'architetto bolognese ha individuato correlando le varie carte catastali dalla metà dell'800 fino al 1931. E' un lavoro tranciante il suo: un quinto del Centro Storico di Senigallia è rappresentato dal Rione, eppure solo via Carducci merita di essere inserita nelle tavole dei prospetti degli edifici. Tutto il resto non esiste, è disordine creato dal terremoto, va inquadrato in una riviera unica di edifici, nessun rispetto per abitudini, storie e relazioni che si affacciano dalle finestre e che domani potrebbero non poterlo più fare.

E' un lavoro su planimetria, nessuno dei tecnici è mai stato al Rione Porto a farsi una passeggiata, seguendo le viuzze  e le strade che ha disegnato il terremoto o scoprendo le piazzette aperte con l'abbattimento di una casa pericolante. Viuzze e piazzette che la gente del Rione vive e usa da ottant'anni, senza che nessuno si sia mai chiesto per qual motivo vi sia quel disordine urbanistico, utile a far circolare le persone, l'aria, a parcheggiare la macchina e a non soffocare in una riviera di case senza interruzione.

Questa planimetria mostra gli edifici (in rosso scuro) che potranno essere ricostruiti perseguendo il già insopportabile "netto storico". Via Corfù è destinata a scomparire, interrotta dalla possibile ricostruzione di cinque edifici, stessa sorte per via Cipro, per via Scarpante e la sua piazzetta, il Vicolo Corto della città, lunga dieci metri e che non appare neanche nelle mappe online. Via Rodi, oggetto di un intervento di riqualificazione urbana, finirà sul lungo Misa con un percorso pedociclabile, senza chiedersi come faranno, coloro che ci abitano, a usare l'automobile per muoversi.

Il Rione Porto nella tavola 10P del Piano Cervellati: in rosso scuro gli edifici che potrebbero essere ricostruiti. Via Corfu', via Scarpante e via Cipro potrebbero scomparire, mentre via Rodi potrebbe essere interrotta da un'area verde.

Via Corfu' nella vista dal piazzale della chiesa del Porto. Potrebbe essere interrotta da una serie di edifici.

Via Corfu' (a sinistra) e via Narente, al centro la sede della Croce Rossa. Questa prospettiva potrebbe scomparire.

Via Scarpante e la sua piazzetta. Potrebbe essere riempita con edifici.

Alcuni edifici di via Alessandria, a 10 metri da via Carducci. Chissà se anche qui si vuole recuperare la perduta magnificenza...

Via Carducci quando era l'accesso della città. Mai stata una piazza o un luogo di struscio.




staccato da: Maddeche alle ore febbraio 05, 2008 22:46 | link |
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martedì, 24 aprile 2007

EDIZIONE STRAORDINARIA
Clamoroso al Comunale

Con un colpo a sorpresa la Giunta presenta un super emendamento al Piano Regolatore durante il dibattito sulla Variante Arceviese. Quasi dimezzato l'indice di edificabilità delle aree di completamento (art. 16/a - zona BR1) in tutto il territorio comunale. Passa da 0,86 a 0,5 mq/mq. L'emendamento è firmato da diciassette Consiglieri di Maggioranza. Rabbiosa reazione della Minoranza. La seduta è ancora in corso e probabilmente durerà fino al mattino.

Una vivace discussione sulla Variante Arceviese si stava completando, quando, verso le ventidue, si è diffusa la notizia di un particolare emendamento che sarebbe stato presentato dalla Giunta. Alle 23,40 ha preso la parola il Sindaco per un intervento conclusivo sull'argomento, prima di passare alla discussione dei numerosi (oltre venti) emendamenti presentati. Tutti i Consiglieri, data la tarda ora, pensavano ad un rinvio della seduta, quando gli è stata consegnata la stampa del super emendamento della Giunta sugli indici di edificabilità.

Immediata la reazione del Consigliere Cameruccio, che ha stracciato il foglio in mille pezzi e si è subito attaccato al telefono per richiamare qualche collega che si era defilato. Nelle file della minoranza si è registrato il finimondo, con urla, contestazioni e l'immediata richiesta di rinviare la discussione degli emendamenti alla seduta di questa sera. La Maggioranza è rimasta compatta nelle reazioni, ad esclusione del Consigliere Bacchiocchi, che ha preso la parola per condannare l'emendamento, con toni per lui inconsueti. Mai visto un Bacchiocchi così alterato. Oggi pomeriggio alle 15,30 terrà una conferenza stampa per spiegare le sue ragioni.

La richiesta della Minoranza di rimandare la seduta ad oggi viene messa ai voti e ovviamente respinta. Nella Maggioranza c'è il timore che la giornata prefestiva di oggi possa fare qualche brutto scherzo sul numero legale. A questo punto la Minoranza chiede di potersi riunire per preparare dei subemendamenti da discutere nella notte. La riunione dura quasi un'ora e un'altra mezz'ora viene persa in questioni procedurali, visto che la Minoranza chiede insistentemente di ricominciare dalla discussione generale sulla Variante. In pratica applica, ed è nel suo pieno diritto, l'ostruzionismo, sperando di ottenere un rinvio. Durante le discussioni sulla procedura ci sono stati robusti battibecchi fra Cicconi Massi e Silvano Paradisi e fra Monachesi e Castriota, ma questo è colore locale. Alle 03,30 la seduta è ancora in corso, dato che sono in discussione e votazione gli emendamenti.

L'emendamento presentato dalla Giunta in pratica riduce a quasi la metà la superficie degli immobili che possono essere costruiti nelle zone di completamento, quelle aree della città che sono edificabili, ma non rientrano in una lottizzazione o in una variante al PRG. Se fate un giro per la città, noterete che vi sono degli enormi edifici costruiti in minuscole aree dove vi era un orto o al massimo un campo di patate o una ridente villetta che è stata rasa al suolo per costruire un condominio di otto appartamenti. Le aree di completamento edificate fino ad oggi, con l'indice a 0,86 sono i peggiori esempi di speculazione edilizia che potete trovare in città. Autentiche miniere d'oro per l'industria edilizia, in particolar modo turistica, ma anche emblemi di una città invivibile.

Si potrà criticare la Giunta per aver fatto un colpo di mano poco partecipativo, dato che l'idea di questo emendamento è di poche settimane fa, circoscritto alla Giunta e solo qualche giorno fa è stato presentato alla riunione di maggioranza. Tuttavia se l'emendamento avesse avuto un iter "pubblico" non sarebbe mai arrivato in Consiglio Comunale. La lobby della rendita fondiaria non avrebbe mai consentito una sua presentazione.

L'emendamento è corredato da una premessa di due pagine molto esplicativa, il miglior documento di urbanistica che abbia mai letto. O forse il più soddisfacente. In ogni caso oggi lo pubblico. L'approvazione di questo emendamento dovrebbe essere accompagnata da una, spero prossima, riforma del regolamento edilizio comunale.

Chi avesse ancora qualche dubbio su cosa rappresenti l'indice di edificabilità di 0,86 può andare qui, oppure qui.


staccato da: Maddeche alle ore aprile 24, 2007 03:18 | link |
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domenica, 10 dicembre 2006

 Benvenuti a Borgo Passera, l'ultima frontiera dell'edilizia indipendente.

 

Circa cento appartamenti e villette indipendenti costruiti in due anni in un'area di soli 8000 mq. Quattro costruttori si sono spartiti un territorio che il Piano Regolatore considera "area di completamento". Nessun progetto di viabilità, ognun per sè, nessuna area verde prevista, nessuna struttura in comune, soltanto un mare di case a prezzi proibitivi e tutti i problemi urbanistici lasciati alla frazione che triplica la popolazione. Nessuno sbocco alternativo all'Arceviese, dove sono stati costruiti, adiacenti alla strada, altri quaranta appartamenti. E in questo pasticcio urbanistico il Comune si preoccupa di incassare gli oneri di urbanizzazione che gli servono a riempire il bilancio. Tutti gli errori urbanistici di Senigallia condensati in una passeggiata di mezz'ora.

Quaranta case addossate a Strada della Passera, costruite con i criteri degli anni '60, quando c'era poco traffico e vivere attaccati alla strada era conveniente. Borgo Passera, frazione minore di Senigallia, talmente minore che per anni è stata ignorata dall'industria edilizia, fino all'esaurimento delle aree più appetibili e più vicine alla città.
All'improvviso è stata scoperta e, con una serie di interventi di edilizia che definire "selvaggia" è eccessivo ma "disinibita" è appropriato, in due soli anni ha cambiato volto, divenendo un esempio di come la voracità dei costruttori sia il reale motore dell'economia senigalliese.

Quattro costruttori, trenta appartamenti nascosti nel retro di una casa con una strada d'accesso dalla via principale larga tre metri, dodici villette bifamiliari aggrappate in malo modo alla salita che porta a Sant'Angelo, a tre metri dalla strada, col rischio che qualcuno faccia un fuoristrada e si inviti a pranzo, altre venti villette indipendenti raggruppate per risparmiare spazio, al punto che il concetto stesso di indipendenza ne rimane offeso e per finire altre quaranta unità immobiliari, miste fra appartamenti e villette, in fase di inizio lavori, laggiù, verso il fosso e a Senigallia sappiamo tutti che scherzi fanno i fossi.

Questo il bilancio dell'assalto edilizio a Borgo Passera. Come contropartita nulla che possa arricchire la frazione, nessun parcheggio se non quelli prescritti dal regolamento edilizio, nessuna area verde in comune (tanto c'è già un campo da calcio), nessun adeguamento dei sottoservizi (siamo sicuri che scarichi e fognature siano adeguate?) nè un luogo per ritrovarsi, ma soprattutto nessuna parvenza di quella regolamentazione del territorio, quell'inutile orpello chiamato pianificazione urbanistica, che troviamo spesso negli atti dei convegni e nei programmi dell'Amministrazione ma che nella pratica viene utilizzata solo quando c'è da cambiare destinazione d'uso alle aree o ci sono da trovare nuovi terreni edificabili.

Un'Amministrazione incapace in questo caso di proporre una variante al PRG, veloce ed efficiente ad approvare le varianti quando si è trattato di ex - Veco e Cesanella, ma incapace di imporre a quattro costruttori di progettare una lottizzazione in comune, di ottimizzare spazi e servizi, di armonizzare il nuovo con l'esistente e di rappresentare qualcosa che non sia mera speculazione edilizia. Tutto questo mentre la Variante al PRG dell'Arceviese, quella che dovrebbe riqualificare e pianificare il futuro di ben quattro frazioni (Borgo Bicchia, Borgo Passera, Vallone e Bettolelle), quella che dovrebbe creare parchi verdi, piste ciclabili, qualità della vita con un'edilizia rispettosa dell'ambiente e un vero polo ambientale per la città, ha iniziato il suo faticoso iter per l'approvazione.

"La variante per la riqualificazione dell'Arceviese era uno degli obiettivi di tutta la maggioranza, e per questo la volontà comune è di accelerare i tempi per concluderne l'iter"  questo ha dichiarato l'Assessore all'Urbanistica Gennaro Campanile il 31 ottobre, presentando la Variante dell'Arceviese. Nel frattempo faccia un salto a Borgo Passera, Assessore: si farà un'idea su quanto siano diversi i tempi della politica da quelli dell'industria edilizia.

 

 

 

 

 

 

libere interpretazioni del concetto di "villetta indipendente"

 

 

 

 

 

 

dietro questa stradina si nascondono trenta appartamenti

 

staccato da: Maddeche alle ore dicembre 10, 2006 21:34 | link |
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domenica, 12 novembre 2006

Ditelo alla Piaga

Piccoli capannoni crescono

All'improvviso mi si appalesa un lettore utile, uno di quelli che leggono un blog fino in fondo, ne fanno un'analisi ragionata, ci trovano un paio di imprecisioni e ti inviano un report completo e gratuito per email. Grazie Giacomo per le segnalazioni, guarda anche nel template se trovi qualcosa di sbagliato e, nel caso, inviami lo script per le modifiche.
Grazie soprattutto per la segnalazione di un capannone in costruzione su via Cellini, una delle strade più trafficate di Senigallia, in cui saranno alloggiate circa venti attività commerciali e artigianali, fra cui un supermercato.

Da più parti si segnala la necessità di decentrare le attività commerciali per decongestionare il traffico cittadino, ci abbiamo aperto pure un Forum cittadino, ma lo sfruttamento intensivo di ogni frustolo di territorio non conosce soste. Se "l'attuale" Piano Regolatore del 1975 prevede che un'area sia destinata al terziario commerciale artigianale, quel terziario si costruisce, mostrando totale indifferenza a quanto sia cambiata la città, in mobilità ed urbanistica, negli ultimi trent'anni.
A venti metri da uno degli incroci a raso più pericolosi della città, quello fra via Cellini e Via del Molinello (percorse rispettivamente da 12.193 e 3200 veicoli al giorno) sorgerà un nuovo incrocio a raso, a servizio di questo nuovo centro commerciale, in cui transiteranno (e da cui sbucheranno) un gran numero di veicoli, anche pesanti, data la presenza di attività artigianali e di un supermercato.

Nessuno dei due incroci può essere trasformato in rotatoria, ma entrambi si troveranno molto vicini (meno di 100 metri) alla maxi rotatoria prevista per l'uscita della Complanare, creando uno dei punti più congestionati della città, alla faccia della mobilità modulare ed intelligente. Fra l'altro sembra che l'accesso alla nuova lottizzazione sarà particolarmente angusto per la prescrizione di preservare i pilastri in muratura del vecchio cancello, dal valore storico archeologico inestimabile. La sicurezza stradale viene subito dopo.
Guardate la foto e immaginatevi un TIR di surgelati che deve entrare o uscire da quell'incrocio.


 

 

 

 

 

 

guarda la mappa

staccato da: Maddeche alle ore novembre 12, 2006 11:55 | link |
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giovedì, 26 ottobre 2006

E' panico in città.
Una nuova, misteriosa struttura, è apparsa all'improvviso in centro e solo la certezza che si tratta di una scelta architettonica ha potuto tranquillizzare la popolazione.
Il Vescovo ha annullato la messa di riparazione prevista per questa sera.

In via Annibal Caro, a due passi dal centro storico, durante lo scorso weekend è stato tolto il velo ad una costruzione che ha gettato nel panico i cittadini, già duramente provati dalla sindrome del lunedì mattina. Dal nulla è apparso un imponente muro di mattoni che cela un edificio, la cui unica colpa è quella di essere stato progettato da un architetto che evidentemente considera le finestre strumenti del demonio, destinate a soddisfare la sciocca vanità e curiosità degli umani.

Numerose le ipotesi che sono state formulate intorno all'origine del misterioso manufatto: la più accreditata vuole che il progettista abbia voluto anticipare il Piano Cervellati, che prevede la ricostruzione degli edifici nell'ex ghetto ebraico in piazza Simoncelli e, in un momento di visionaria audacia, abbia voluto ricostruire una porzione del Muro del Pianto.

Un'altra ipotesi vuole che in una improvvisata variante al Piano Regolatore, sia stata edificata una sede distaccata del Cimitero Comunale, per introdurre i benefici del decentramento anche nelle onoranze funebri, un settore economico che da tempo manifesta scarsa vivacità.

Tutte queste ipotesi sono presto divenute leggende metropolitane quando si è accertata la funzione esclusivamente residenziale dell'edificio: il fatto che dietro a quel muro ci abiteranno delle persone simili a noi ha ridimensionato l'ansia colletiva e i cittadini hanno cominciato ad apprezzare il muro, trovandolo "solido e concreto".

La Piaga ha voluto andare oltre il generico e conformista apprezzamento e ha cercato i modelli da cui scaturiscono determinate scelte architettoniche, una ricerca filologica di cui anche il progettista dell'edificio potrà giovarsi. Una ricerca sul territorio che ci circonda, quello da cui possiamo trarre le ispirazioni più immediate e genuine. Una ricerca che è finita presto, a Montignano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

staccato da: Maddeche alle ore ottobre 26, 2006 23:25 | link |
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mercoledì, 31 maggio 2006

Senigallia adotta i nuovi strumenti urbanistici: candele profumate e maniche a vento.

Fra le numerose varianti al Piano Regolatore che sono state approvate negli ultimi anni, ne dovrebbe essere proposta una che impedisca la costruzione di nuovi edifici nei pressi del Depuratore Comunale, a Borgo Ribeca. Perchè solo una città preda della speculazione edilizia più selvaggia può considerare appetibile e vantaggioso costruire appartamenti a trenta metri dalle vasche di sedimentazione di un depuratore, un posto dove, in altre realtà urbane, pianterebbero foreste di eucalipti.
A Senigallia no. A Senigalllia saranno costruiti ben quarantaquattro appartamenti a trenta metri dal depuratore, in un intervento che prevede la demolizione di una falegnameria e di una casa bifamiliare per costruire un insediamento abitativo da centocinquanta abitanti per cui la qualità della vita non passerà certo dal naso. Le cronache nazionali sono piene di amministrazioni comunali in conflitto con comitati cittadini contrari alla costruzione di impianti inquinanti o rumorosi: depuratori, discariche, termovalorizzatori. A Senigallia abbiamo ribaltato il problema, l'impianto insalubre esiste già e ci costruiamo intorno le case: l'Amministrazione Comunale è a posto con il Piano Regolatore e il costruttore non troverà mai nessuno che protesti per la costruzione di nuove case.
Le agenzie immobiliari avranno il loro daffare per "piazzare la merce" (di questo si tratterà) ma non ho alcun dubbio sul fatto che alla fine tutto si risolverà in un successo immobiliare, con buona pace di una città che sta mandando in malora la qualità della vita, la qualità urbanistica e, più in generale, il buon senso.

 

staccato da: Maddeche alle ore maggio 31, 2006 21:43 | link |
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giovedì, 04 maggio 2006

INCASTONATI NEL CEMENTO

Quella che vedete indicata dalla freccia è una palazzina di dieci appartamenti, frutto della ristrutturazione dell'ex Pensione Mara, fra Via R. Sanzio e Via A. Costa. E' evidente l'assoluta mancanza di spazio vitale attorno all'edificio. "Spazio vitale" è un termine retorico e desueto che indica la possibilità che ha una persona di stendere le sue mutande senza che il dirimpettaio possa leggerne l'etichetta con le istruzioni di lavaggio o di aprire una finestra per arieggiare senza che il vicino si lamenti delle correnti d'aria.
Questi appartamenti sono sicuramente destinati alla locazione turistica, sperando che nessuna persona di senno possa spendere un diluvio di Euro (3.000 al mq?) per vivere più di quindici giorni in un appartamento di 40 mq privo di spazio vitale.

Si potrebbe dire con indulgenza: vabbè basta scattare una foto dall'angolazione giusta per dare l'impressione di una costruzione stretta fra altre, invivibile.
Invece no. Queste altre due fotografie mostrano la posizione del fabbricato da altre due angolazioni, il risultato è lo stesso: incastonato nel cemento. L'edificio bianco in primo piano, concessionaria di auto, è destinato alla demolizione per far posto al previsto sottopassaggio per l'ex area Sacelit - Italcementi, che diventerà uno dei punti di maggior traffico della città, visto che con la prevista chiusura del passaggio a livello di Via Mamiani diventerà l'unico accesso carrabile alla zona del porto se non si vuole arrivare fino a Via Zanella, due km a Nord. Ma su questo abbiamo già dato.

Sono convinto che all'Urbanistica tutte queste valutazioni non sono state fatte quando è stata concessa l'autorizzazione per ristrutturare l'edificio. Le misure di rispetto e la dimensione minima degli alloggi del progetto rispettavano il Regolamento Edilizio Comunale e tanto bastava. Se poi a Senigallia stia prevalendo l'edilizia delle scatole di sardine e della stratificazione urbana non è un problema dell'Amministrazione Comunale.

 

staccato da: Maddeche alle ore maggio 04, 2006 18:28 | link |
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venerdì, 07 aprile 2006

E' ufficiale: i soldi dell'otto per mille sono sprecati, finiscono in mare.

Lungomare Mameli, poco dopo il Faro Bar e attaccato a Villa Serena, un piccolo edificio turistico residenziale come ce ne sono tanti a Marina Vecchia. Il suo progettista, l'architetto spagnolo Constante Parades, è famoso per aver progettato i gabinetti pubblici della stazione centrale di Siviglia, gli unici al mondo con lo sciacquone ad ultrasuoni, per non imbarazzare gli utilizzatori. L'estetica dell'edificio sul lungomare, sobria e funzionale, lascia interdetto chi volesse individuare la prua e la poppa, ma soprattutto dove sia la passerella di imbarco.

Gli appartamenti sono sei, di circa 45 mq ciascuno, con finiture di ottimo livello, adatti a chi non voglia rinunciare ad un certo stile anche quando si espone a zaffate di crema abbronzante lato mare e a vagonate ferroviarie lato monte. Curioso il fatto che il simpatico mausoleo del navigante sia di proprietà dell'Istituto Diocesano Sostentamento del Clero, in estrema sintesi l'Ente di una Curia Vescovile che si occupa del mantenimento e dell'utilizzo degli edifici di proprietà di una Diocesi, spesso esenti dal pagamento dell'ICI, ma non per questo privi di valore immobiliare.
L'edificio fronte mare vale circa 1,2 milioni di Euro, ma gli appartamenti non sono in vendita, non tentate di comprarli, perchè sono destinati alla locazione turistica, forse l'ultima florida attività economica di Senigallia. La prossima volta che in TV passerà lo spot dell'anziano prete che non ha i soldi per riparare il tetto della canonica o del giovane prete papaboy che con l'otto per mille ci aiuta le famiglie in difficoltà, fate un pensierino a questo gioiellino fronte mare. Le vie del Signore sono infinite, ma anche quelle del denaro non scherzano.

guarda la mappa

staccato da: Maddeche alle ore aprile 07, 2006 23:15 | link |
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domenica, 26 marzo 2006


A Senigallia Trenitalia ottimizza la rete: migliaia di pedoni svaniscono nel nulla. Recuperati pochi superstiti in mare.

In quella terra di nessuno chiamata Via Mamiani, stretta fra la ferrovia e il triangolo Sacelit - Italcementi - Navalmeccanico in corso di demolizione per creare il più appetibile oggetto immobiliare della storia senigalliese, fa capolino Trenitalia con un affascinante progetto di razionalizzazione della rete ferroviaria che non tiene ovviamente conto delle esigenze della città ma che gli consente di gestire un passaggio a livello in meno, approfittando bassamente di quel mega "Coso", quella specie di piovra che prenderà il posto del complesso Sacelit Italcementi. Il progetto di Trenitalia prevede in sintesi l'eliminazione dell'attraversamento ferroviario regolato dalle sbarre e la costruzione al suo posto di un lunghissimo sottopassaggio pedonale (circa 140 metri) che per poco non farà finire in mare l'incauto pedone con le scarpe e tutto. Gli amanti del brivido potranno iniziare la loro discesa negli inferi all'incrocio con l'Adriatica (via R. Sanzio) dove già avranno affrontato, indifesi, il traffico e concluderanno la loro avventura presso l'attuale rotatoria di fronte al Timone, dove troveranno un chioschetto che li ristorerà prima di affrontare una mattinata in spiaggia non scevra di pericoli, fra cui quello di dover tornare a casa prima o poi.

Bene, verrebbe da dire di primo acchitto: finalmente una parte della città viene liberata dal traffico, pedoni e biciclette possono raggiungere con tutta tranquillità le spiaggie ambite e, se piove all'improvviso, per quando hai percorso tutto il sottopassaggio verso casa puoi tornare al mare perchè è tornato il bello stabile e nel frattempo hai già perso l'abbronzatura. Tutto molto bello se non fosse che come si è già detto il sottopassaggio finisce direttamente in Via Raffaello Sanzio in un punto trafficato e quasi privo di marciapiedi (perchè non "pensare" Via Mamiani parzialmente pedonale e aprire il sottopassaggio al di qua della Statale? costa troppo?) che se vado al mare a piedi sfruttando il sottopassaggio la macchina la devo pur lasciare da qualche parte e il parcheggio più vicino (presso il Matt bar) è minuscolo e quasi sempre pieno, che esistono altri due sottopassaggi vicini, uno in Via Panzini e l'altro (previsto carrabile) in Piazzale Cairoli - Via della Darsena, che un sottopassaggio pedonale non è indispensabile che sia gigantesco, ma è indispensabile che sia comodo da usare e sicuro da raggiungere e che infine  tutta la zona di Via Mamiani sarà oggetto nei prossimi anni del succitato colossale affare immobiliare e che di sottopassaggi e ponti levatoi ce ne saranno veramente troppi, un'inflazione.

Due ponti levatoi carrabili, uno sulla vecchia darsena e uno sul porto canale, per collegare spiaggia nuova a spiaggia vecchia e un ponte pedonale girevole sulla darsena vecchia consentiranno alle scolaresche di tutto il mondo di vedere il casino che succede quando uno sfigato col fuoribordo da tre metri ma l'antenna da sei decide di uscire in mare e in una domenica di bel tempo di questi sfigati ce ne sono a dozzine. Questi ponti produrranno un incremento del turismo in una forma morbosa simile a quello sessuale, ma a lunga a rimetterci sarà il genio italico. Spiaggia nuova e spiaggia vecchia sono due entità da sempre scollegate: a chi piace l'una non piace l'altra, amen. Perchè collegarle?

Con le inevitabili modifiche in corso d'opera ci sarà il concreto rischio di avere fra cinque anni due sottopassaggi pedonali gemelli, uno per chi va al mare e uno per chi torna a casa, un cavalcavia che collega Lungomare Mameli con Piazza Simoncelli, un tunnel sottomarino sotto il fiume Misa che collega la Rotonda con il porto, una rotatoria che consenta a chi ha confuso spiaggia vecchia per spiagga nuova di non finire i suoi giorni sulla Statale Adriatica e quant'altro venga in mente a qualche architetto futurista che vorrà lasciare la sua impronta indelebile a Sanigallia, ma che le sue vacanze le va a fare in Micronesia.


A proposito di triangolo Sacelit - Italcementi - Navalmeccanico: spero che nel maxi progetto immobiliare si realizzi qualcosa che indennizzi la città di decenni di inquinamento da amianto e di squallore e non sto parlando di sottopassaggi e cavalcavia.
Questo è un primo assaggio sull'argomento, più avanti si parlerà di altri avvincenti sottopassaggi, i cui costi finali saranno probabilmente superiori allo spostamento della ferrovia a due miglia dalla costa.

staccato da: Maddeche alle ore marzo 26, 2006 22:33 | link |
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categorie: edilizia, ex sacelit italcementi

martedì, 21 marzo 2006

Lo scannatoio? E' sull'Arceviese.

Siamo in Via Arceviese al 4° km, per capirci fra Borgo Passera e il Vallone. Qui, a fianco di un Consorzio Agrario, in una zona a bassa densità abitativa con poche case bifamiliari, qualche attività artigianale e a pochi metri dalla strada ex statale è sorto dal nulla un condominio di 33 (trentatrè) appartamenti, un massiccio manufatto piantato a terra per caso ma con una certa convinzione.
Interessante ed emblematica la spiegazione del costruttore sull'insolito numero di appartamenti realizzati: "Avevamo una concessione edilizia per venti appartamenti di cubatura normale, ma non riuscivamo a venderne neanche uno. Tu ce la vedi una famigliola che viene a vivere qui? Sai cosa succede quando questi del Consorzio attaccano col grano? Eravamo al collasso, abbiamo ridotto la cubatura degli alloggi al minimo possibile e ci siamo fatti autorizzare la variante: in tre mesi abbiamo venduto tutto, anche le cassette della posta. Puttane, coppiette clandestine, forestieri, abbiamo trovato un buco per tutti, fra scannatoi e dormitori abbiamo venduto tutto a prezzo pieno. Abbiamo fatto anche un'offerta a quelli del Consorzio per fare un complesso edilizio, ma per ora non vogliono saperne. Ce ne fossero di posti così."

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staccato da: Maddeche alle ore marzo 21, 2006 21:24 | link |
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categorie: edilizia, frazioni

domenica, 19 marzo 2006

"Sono bisognoso, assegnatemi un superattico al Parco della Pace."


Dopo le Piramidi, il Colosseo e il Policlinico Pieralisi, ora Senigallia ha anche le Torri Gemelle, imponente e minaccioso complesso elilizio svettante su Piazza d'Armi (Parco della Pace per i solutori più che abili) costruito dall'IACP (Case popolari, ma ora non si chiama più così) per ospitare sedici nuclei familiari svantaggiati. I due edifici, per ora di sei piani ciascuno, hanno scatenato un'autentica bagarre per l'assegnazione dei superattici con vista sul Parco, con decine di professionisti senigalliesi che hanno presentato falsi documenti nel tentativo di farseli assegnare. Su tutti spicca l'architetto Leonardo Moratti Parasecoli che ha dichiarato di essere nullatenente e di avere due figli inabili che, a causa di una rara sindrome, sono costretti a vivere ad almeno quindici metri di altezza dal Suolo Medio Urbano (SMU). Più defilata la posizione di Ahmed Aziz, extracomunitario senigalliese con sei figli e un lavoro di pescatore di mugelle ad Ancona, che ha pubblicato sul Corriere Adriatico un annuncio in cui offre il superattico in subaffitto a 1200 Euro mensili, nel caso che questo gli venga assegnato. Ovviamente la inusitata altezza dell'edificio IACP è dovuta al progetto che prevede l'apertura di una strada fra le due torri, indispensabile alla mobilità urbana e il mantenimento della cubatura edificabile prevista si è raggiunto aumentando l'altezza del complesso, con buona pace dell'armonia che faticosamente la zona di Piazza d'Armi è riuscita a mantenere in questi anni.


Proveniendo da Via Paisiello le torri incombono e l'effetto Grande Mela è garantito, per la completa skyline è un peccato non avere il fiume Hudson a contorno, sarebbe necessario un cambio di destinazione d'uso per Via Monteverdi.
Gli acquirenti del contiguo complesso bioarchitettonico della CAMAC si sono riuniti in un sindacato per chiedere l'abbattimento delle Torri Gemelle, la cui presenza  creerebbe un campo magnetico anomalo vanificante il corretto allineamento dei palazzi, che, secondo i dettami della più avanzata ricerca bioedile, sono stati costruiti paralleli a Via Monteverdi, l'unica soluzione che consentisse la costruzione di ottanta appartamenti senza sprecare un metro di spazio. Al contrario c'è un grande entusiasmo presso la Direzione Regionale dello IACP: "Finalmente le Case Popolari escono dal clichè che le vuole piccoli e modesti edifici nelle zone più degradate della città. Prestigiosi multipiani nelle zone  più appetibili, finiture di prestigio e soluzioni edili dell'ultima generazione, per un assegnatario proiettato nel futuro, consapevole che la sua condizione svantaggiata non gli impedisce di acquisire un immobile di prestigio ad un canone d'affitto risibile."
Dal canto suo l'Amministrazione Comunale sta pensando di assegnare i superattici a sorteggio, per mezzo di una lotteria aperta a tutti per rimpinguare le esauste casse comunali.

vedi la mappa

 

staccato da: Maddeche alle ore marzo 19, 2006 08:37 | link |
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categorie: edilizia

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