fatti privati | La Piaga di Velluto Questo è un blog pratico:
segnalazioni, qualche foto e via andare. Se vuoi
collaborare scrivimi. Buona parte di quanto pubblicato è
fiction. Dichiarazione: odio il termine, ma questo è
anche un blog di satira e qualche volta ci scappano nomi
e cognomi. Gli interessati non se la prendano.
In ogni
caso questo blog non rappresenta una testata
giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna
periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto
editoriale ai sensi della legge n.62 del 7-3-2001.
Questo sito è ottimizzato per la visione sul mio
computer. Se hai problemi di visualizzazione vieni a
leggerlo a casa mia.
Gli articoli contrassegnati con il bollino "CRONACA VERA" sono più che altro prodotti di fiction originati da una notizia reale e sono destinati ad un pubblico adulto che riesce a capire quando si scherza e quando no.
Harry Potter getta la maschera e non fa più il finto tonto. Cioè, non finge più. Il sesto film della saga è per gli addetti ai lavori. Astenersi perditempo.
Scrivo queste brevi note nella solitudine della mia celletta. Quando esce un libro o un film di Harry Potter vengo emarginato dalla famiglia per via della mia posizione negazionista. Secondo me Harry Potter non esiste.
Qui si svela in parte la trama o almeno si forniscono indicazioni sui cattivi.
Nel sesto episodio di Harry Potter troviamo il giovane mago finalmente in un contesto urbano, fuori dalla famiglia degli odiosi parenti, che saranno stati eliminati perchè non funzionali all'economia del film. Harry si trova in un fast food e sta per essere rimorchiato, lui e la sua aria di eterno nerd che nessuna magia potrà mai curare, da una deliziosa ragazza babbana all'oscuro del rischio che sta correndo. Fortunatamente il feeling viene interrotto dall'intervento di Albus Silente, l'uomo - palandrana, il mago più trasandato del mondo, che sconfigge i suoi nemici a colpi di acari e tarme.
Con l'ennesima botta di teletrasporto, Harry viene catapultato a Diagon Alley e come al solito dovrà assistere a fatti misteriosi, ben chiari per chi ha letto tutti e sette i romanzi, assolutamente incomprensibili per chi (come me) non l'ha fatto, perchè detesta i fenomeni globali, quelli che mettono qualcosa in comune fra un lettore boliviano e un lettore svedese.
Questa volta i Mangiamorte, da non confondersi con i Dissennatori, si sono mossi in gruppo e sono intenzionati a chiudere la partita con Harry, i suoi amici sfigati e tutta la congrega di Hogwarts.
I Mangiamorte non usano l'alito per uccidere, come i Dissennatori, ma si servono della Magia Oscura, e per questo motivo sono stati banditi dall'Accademia dei Maghi. Come sempre il mandante delle loro malefatte è Voldemort, l'Innominabile, uno dei cattivi più coriacei della storia del cinema, battuto soltanto dal Jason di Venerdì 13. Ma Jason doveva solo occuparsi di un campeggio, mentre Voldemort si deve occupare di un'infinità di maghi e deve farlo sempre in modo nuovo, dato che è morto e forse non ha ancora elaborato il lutto.
Questa volta la chiave d'ingresso per Hogwarts gliela deve fornire Draco Malfoy, il biondino slavato, grande collezionista di figuracce, il cui padre, Lucius, sconta la sua pena nel penitenziario di Azkaban in seguito alle malefatte del quinto episodio. In questa puntata viene fuori il Draco Malfoy dal volto umano: non deve più occuparsi di fare lo sborrone e il figlio di papà, ma deve rimettere in funzione un armadio - teletrasporto che si trova nella Stanza delle Necessità, per far entrare i Mangiamorte nella Scuola dei maghi e uccidere in qualche modo il preside di Hogwarts, Albus Silente.
Il biondino si mette all'opera con commovente impegno, ma non ha le palle per portare il lavoro fino in fondo. Silente si protegge con la Magia Olfattiva: non si lava da un decennio e nel suo studio conserva le ampolle con i ricordi di quando si faceva una doccia all'anno. Almeno questo è ciò che può intuire chi non ha letto il libro, come andare all'Opera senza il libretto.
In realtà quei ricordi serviranno ad Harry Potter per difendersi dall'ennesimo attacco di Voldemort, grazie all'intercessione di Horace Lumacorno, un nuovo personaggio, professore di Pozioni, sgradevole e tendenzialmente inutile.
Alla fine Silente verrà ucciso da Severus "Renato Zero" Piton, l'uomo più ambiguo del mondo, cattivo solo per quegli sciagurati che non hanno letto tutta la saga. La morte di Silente consentirà alla scuola di Hogwarts di ottenere l'abilitazione sanitaria per aprire una mensa scolastica. E' inoltre un atto dovuto per la crescita professionale di Harry e per la sconfitta finale di Voldemort, tutte conclusioni riservate agli addetti ai lavori.
Il film rotola stancamente e il regista tenta vanamente di rianimarlo con qualche scena d'azione fine a sè stessa. Troppa carne al fuoco per un film da due ore grasse, restano scontenti i fan di Harry e lo spettatore medio che brancola nel buio, vittima della sua insipienza.
Della serie cinematografica ricordo due episodi rimarchevoli, il secondo ed il terzo, Harry Potter e la Camera dei Segreti ed Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, due storie ben raccontate in cui la conoscenza della trama non era fondamentale per godersi lo spettacolo. L'episodio del Basilisco, Mirtilla Malcontento, la ragazza con lo sguardo lungo e i viaggi nel tempo di Hermione, restano momenti di buon cinema, godibile da tutti.
Gli altri episodi richiedono una preparazione specifica e, in vista del settimo episodio, una vera tavanata galattica, ho messo da parte le mie convinzioni culturali e ho aderito ad un programma di recupero che prevede la lettura dei sette romanzi da qui a Natale. Non si può vivere nell'insipienza.
Quando la Barilla ha girato uno spot con la colonna sonora de Il Gladiatore ho smesso di piagnucolare come un vitello mentre Massimo Decimo Meridio, accarezzando il grano, raggiunge la moglie (gnocca) e il figlioletto (birba cagacazzi) nei Campi Elisi.
Ho visto quel film una ventina di volte e ho un fratello che può doppiarlo con un labiale perfetto, lo mettete dietro al televisore, gli fate sentire la prima battuta, abbassate il volume e ascoltate lui. E' disponibile per feste di compleanno o gruppi di fan a pagamento e vale tutti i suoi soldi. Per il resto è una persona normale, clan familiare, lavoro, bollette, etc..
La scena del primo combattimento al Colosseo del gladiatore Massimo è una delle migliori scene d'azione del cinema mondiale, superata soltanto dallo sbarco in Normandia di Spielberg e dalla battaglia principale di Braveheart. Ma forse è solo una questione di budget e di numero di comparse.
Quando Massimo ruba il cavallo e guida le sue truppe alla vittoria, torno bambino e mi metto a galoppare per la stanza. Quando sono solo. In compagnia, fingo di avere sete e vado a piagnucolare in cucina perchè non posso galoppare. La compagnia ormai ha capito il problema e proietta Harry ti presento Sally, almeno si piagnucola tutti insieme e il cavallo resta fuori, perchè ingombra e puzza di stalla.
Poi è arrivata la Barilla e l'incanto è finito. Ci vorrebbe una legge per certe cose. Come quando Vasco Rossi ha ceduto Vita spericolata alla Chicco. Non si può.
Tutta questa vana introduzione per la rievocazione storica Panem et Circenses, che si è svolta domenica scorsa al parco archeologico di Castelleone di Suasa. Una lieta sorpresa, poco pubblicizzata, che ha sofferto il maltempo e ha dovuto ridimensionare il programma, sembra che dei figuranti di Cesena e Arezzo siano rimasti a casa.
Finalmente qualcosa di diverso dalle classiche rievocazioni storiche medioevali, il flagello delle Marche, con la solita sfilata dei costumi, il rullo dei tamburi, le gare di tiro con l'arco e quattromila fotografi davanti che ti impallano la visuale.
Pur essendo un solo gruppo di figuranti, quelli della Colonia Julia Fanestris (Fano) se le sono date di santa ragione con i Galli Senoni della Teuta Senones Pisaurensis (Pesaro) in una scaramuccia, hanno celebrato un funerale romano e hanno iniziato una vergine Vestale al suo ufficio. Vitello allo spiedo per cena. Tutto questo nella spianata del parco archeologico, quanto mai adatta a questo tipo di rappresentazioni.
soldati romani al campo
guerrieri galli
funerale romano
prefiche al funerale romano
la salma viene bruciata al cospetto del sacerdote
Una manifestazione che è stato un primo esperimento della Pro Loco Suasa per promuovere il sito archeologico. Una manifestazione che dovrebbe essere promossa con più coraggio, cercando di coinvolgere più gruppi di rievocazione storica e cercando di far parcheggiare le onnipresenti macchine da un'altra parte, in mezzo alla scaramuccia non c'entravano niente.
Al prossimo anno, credo.
Causa rinnovo locali, regalo i seguenti articoli a veri amatori disinteressati, ovviamente astenersi perditempo e frequentatori interessati di Ebay:
nr. 50 Topolino e nr. 25 Dylan Dog usati ma in buone condizioni (aggiornamento: i Dylan Dog presi da Mohamed Malih, ma ancora ne ho una quindicina doppi, alcuni Topolino sono in trattativa con Luca Ceccacci, gli altri se li è aggiudicati Wese in blocco)
nr. 15 gialli economici di autori diversi ancora incellofanati
monitor catodico da 17" LG Flatron, perfettamente funzionante, straordinaria qualità dell'immagine, vinto ad una riffa aziendale, quando abbiamo cambiato i monitors in ufficio (aggiornamento: preso da Daniele Sole, eventualmente ho anche un monitor Olidata da 15" funzionante, che onestamente non vale nemmeno i soldi dello smaltimento)
nr. 4 sedie da cucina assortite (due Febal e due di incerta provenienza)
un finto jukebox con funzioni di radio da tavolo, imperdibile articolo per i fan del Summer Jamboree (aggiornamento: preso da Mohamed Malih)
cogliete l'occasione per fare un regalo di Natale sostenibile e gratuito, tutte le offerte sono cumulabili, nel senso che se mi prendete due lotti di articoli ve li consegno direttamente a casa*.
*offerta valida per le sedie e il monitor, nel territorio del Comune di Senigallia, gli altri lotti ve li consegno su appuntamento da qualche parte in città.
Giorno 13: matrimonio di una cugina di mia moglie che si è già sposata al CaterRaduno. In assoluto la sposa più bella. Non mi è bastato dirglielo apertamente per essere esentato dal suo matrimonio in chiesa. Eppure i messaggi li avevo lanciati tutti.
Giorno 20: cena dei bloggers, ma sono reperibile. E in quel giorno il Leviatano si abbatterà su di me. E io mi sarò fatto sostituire da un incapace.
Giorno 21: cresima di una ragazzina proveniente da una dimensione parallela che è riuscita ad entrare nella mia vita sfruttando una modalità random. Su questo Universo non ci sarebbe mai riuscita.
Giorno 28: battesimo di Matilde, 30 giorni, in pratica una figlia adottiva.
Farò outing: il Summer Jamboree mi sta sui coglioni.
La città mi diventa impraticabile, provo disagio per i figuranti e quello che era un fenomeno culturale di nicchia è diventato una carnevalata.
Mio nipote: "Le ragazze escono di casa soltanto per sfilare, cosa che fanno tutto l'anno, ma durante il Summer Jamboree prima di farci all'amore le devi smontare".
La città si riempe di coglioni che per esprimere personalità devono mettersi un pezzo di ferro con le ruote sotto al culo.
So bene che è una cosa che fa bene al turismo, ecc., ecc., ma io appartengo a una categoria che vede nel turista una minaccia. Non me ne vanto ma nemmeno me ne vergogno.
L'emergenza sicurezza in spiaggia coinvolge classe dirigente, operatori e cittadini, ognuno con motivazioni sue. E' l'argomento del giorno, neanche lo sversamento della raffineria dell'anno scorso ha smosso tante coscienze e tanti difensori della spiaggia. Eppure abbiamo rischiato di sparire dai depliant delle agenzie di viaggio.
Urge un cambio di marcia, altrimenti si rischia l'avvitamento delle polemiche, l'indigno viene in ferie a Senigallia e i questori della domenica si trovano oberati di lavoro.
In un modo o nell'altro l'estate finirà e gli ombrelloni seguiranno il loro destino: sradicati e nascosti in campagna, dove non potranno più essere molestati, acari e tarme non sono perseguibili dai reparti mobili.
E' vero, ci rimarranno i fuochi di Agosto per fare le ultime polemiche su costi, gare d'appalto e sconti. Ma i fuochi, per definizione, durano un attimo e non ci puoi costruire sopra il consenso.
La Piaga di Velluto, quella normale, la finirebbe qui, ma deve levarsi un sassolino dalle scarpe che non c'entra niente con le ronde: scoperchiare la Scuola Mercantini, una promessa che mi sono fatto anni fa.
I lettori più ortodossi si fermino qui, questo è un fatto privato.
Dopo cinque anni il corso di scuola media dei miei figli è finito. Non temo più ritorsioni, non tanto da parte dei professori, tutta brava gente che ancora mi stupisce per la capacità di gestire una classe di infantolescenti senza usare il canne mozze.
Temevo ritorsioni da Direzioni scolastiche e Amministratori Comunali, che ancora costringono i nostri figli a completare una parte degli studi in quello che potrebbe essere un sanatorio dismesso, un riformatorio senza sbarre o una dimensione parallela e contraria, dove i buoni vanno a fare gli scippatori e i cattivi, per punizione, li mandano a scuola.
Potrebbe esser tutto, ma non certo una scuola, con i suoi squallidi ambientoni, la sua aula magna che sembra un set dell'Esorcista, i suoi corridoi mutuati da Shining e suor Mary Stigmata (la suor Pinguina di Blues Brothers) che potrebbe sbucarti fuori da un momento all'altro e punirti con il righello.
Ambienti belli stimolanti e dinamici sono ben distanti dalla realtà della scuola Mercantini. L'infantolescente, appena uscito da una scuola elementare che avrà fatto di tutto (è scritto sul POF - Piano dell'Offerta Formativa) per stimolare la sua fantasia e le sue migliori attitudini, alla scuola Mercantini si renderà conto che il mondo degli adulti è meno colorato e più duro del previsto: anonimo, incolore, glabro.
Ragazzi che il mondo degli adulti accetterà con difficoltà, per andare a scuola dovranno farsi una salita che gli spezzerà le ginocchia, rischieranno la vita tutte le mattine, costretti fra auto in salita e auto in discesa e loro in mezzo, a respirare oli minerali (le polveri sottili non vanno in salita, è risaputo) con i polmoni belli dilatati dallo sforzo di portare uno zaino di venti chili dal livello del mare al livello della Mercantini.
Diventeranno degli esperti di guida: con un'occhiata sapranno riconoscere l'imbranato che non sa partire in salita e l'esaltato per cui i freni sono un costoso optional che bisogna risparmiare. Conosceranno i primi vigili stronzi della loro vita, quelli che dirigono il traffico a parolacce, ma anche quelli bravi, capaci di dirigere il traffico con un'occhiata e che usano la paletta per grattarsi la schiena o per coprire uno sbadiglio.
Impareranno che le cose più belle e interessanti si trovano sempre fuori dalla scuola, i campi da calcetto e le palestre da un lato, gli enormi muri bianchi (che tenteranno invano di riempire con cartelloni) dall'altro. La modernità, l'innovazione e la scoperta saranno attività che potranno fare in un altro posto, in un'altra scuola, appena finiti i tre anni in cui sarà obbligatorio frequentare la scuola Mercantini.
(ho volutamente sorvolato sulla punizione riservata a noi genitori, quella dei colloqui, quando i corridoi sono invasi da centinaia di genitori esasperati per le ore di coda necessarie per parlare con cinque professori, saltando a piedi pari Artistica, Educazione Fisica e Religione, materie per cui il rendimento è buono per definizione. Ma questa è un'anomalia di tutte le scuole italiane, uno dei motivi per cui all'estero si ricordano dell'Italia solo quando sono a tavola)
Chiuso per ferie fino a lunedì 28, non potevo scegliere momento migliore per andarmene, visto quello che succede in città.
Il cane ha la dermatite e i figli sono stravolti da campi scuola e ricerca di sè stessi, l'attività principale dell'adolescenza.
Sarà una lunga settimana, ma sempre meglio di una settimana di lavoro.
Un'ultima segnalazione: il blog di Luca Borrella, fotografo del Messaggero e di Vivere Senigallia. Una raccolta delle sue foto scattate e mai pubblicate, pur sempre cronaca cittadina. Buon lavoro.
Per concludere: non fate commenti a capocchia, perchè dove vado io non c'è campo e non posso censurarvi.
Mission impossible: far mangiare una famiglia media (soltanto nel numero, quattro persone, non certo nell'appetito) con 60 Euro, evitando banali pizzerie e Mc Donald.
Soluzione: raggiungere e superare Pongelli di Ostra Vetere, trovando l'ultimo baluardo contro inflazione ed erosione del potere d'acquisto, ma soprattutto trovando una sontuosa grigliata e patate arrosto che possono definirsi tali.
L'osteria lungo la strada, che un tempo rappresentava un sicuro rifugio per una sana forchetta senza tante pretese, sta vivendo un lungo periodo di crisi, travolta da un'ondata di agriturismi dolcemente poggiati sui colli e in grado di farti rivivere ogni esperienza di vita bucolica e pastorale, ma capaci di rifilarti un'autentica sassata in fronte al momento del conto.
Forse l'ultimo esponente di questa categoria di locali è rimasto ad Ostra Vetere, lungo la strada dell'Acquasanta (quella che alla lunga ti porta a Jesi), all'altezza dell'incrocio per il Vaccarile, 20 km da Senigallia.
Il locale è accogliente e familiare, la scelta dei vini è semplice e non imbarazza: bianco o rosso. Così anche la scelta del menu: primo, grigliata o bistecca, patate arrosto e condirella. Saltati al volo i primi, abbiamo chiesto la grigliata definitiva, quella che chiude ogni vertenza fra vegetariani e onnivori. Per tutta risposta ci è arrivato un vassoio con carni di qualità eccelsa, cotte alla perfezione e io, che detesto le salsicce, ne ho trovata una da collezione. Avevo timore per le patate arrosto, che in genere si rappresentano in straccetti bagnati d'olio e privi di attrattiva. Erano asciutte e croccanti, ben pepate e salate, le stesse che faccio io quando attacco il forno in garage.
Se volete mangiare all'aperto dovete "chiamare" (non prenotare) ma dentro l'osteria c'è l'aria condizionata, forse l'unica concessione alla modernità del locale. Il prezzo è rimasto ancorato agli anni '80: 60 Euro, compresi caffè, cicchetto e sigarette.
Raggiungere il locale è facile: sull'Arceviese, un km dopo il semaforo di Pongelli, svoltate a sinistra in direzione Jesi. Alla seconda curva pericolosa trovate il locale, c'è scritto "Osteria". Buon appetito.
E' lotta senza quartiere contro il carovita. Con un audace colpo di finanza creativa è stato possibile acquistare un seducente e definitivo frigorifero a soli 70 Euro, in barba ai cavillosi incentivi statali, che tuttavia verranno adeguatamente sfruttati. Grande soddisfazione in casa, recuperati punti utili per successive crisi matrimoniali e ottenuto un consistente risparmio energetico, da oggi il pianeta ha una marcia in più.
Con la trasformazione dei regali natalizi in denaro, ho ottenuto 300 Euro in contanti, investiti nell'oggetto più utile che esista: il frigorifero. Il passo successivo, ignorando le catene di negozi di elettrodomestici, è stato lo sfruttamento delle risorse del territorio, autentici contenitori di occasioni, basta saperlo. Sono andato da Befera, in via Leopardi 2 a Sassoferrato, specializzato in elettrodomestici di seconda scelta, quelli che escono di fabbrica ammaccati e non possono essere distribuiti nei normali circuiti commerciali.
C'è tutto un mercato sotterraneo di tali elettrodomestici, che consentono un risparmio del 30%-40% sul prezzo di listino, basta non formalizzarsi per l'estetica del prodotto. Nel caso del frigorifero quello che conta è il contenuto, per il resto potrebbe anche essere rivestito in foglie di palma intrecciate. Forte di queste analisi, ho acquistato un frigo Indesit da 430 litri, classe A+ a soli 350 Euro, contro i 450 - 500 dei normali listini. Ordinato ieri e consegnato oggi, con l'onesta aggiunta di 20 Euro, ora campeggia in sala, in attesa della rimozione del vecchio Candy che ci lascerà dopo sedici anni di onorato servizio.
In accordo con le normative internazionali (e con gli incentivi alla rottamazione) il vecchio frigo verrà ritirato dalla raccolta ingombranti, un servizio che funzionava egregiamente con la gestione comunale, sperando che abbia mantenuto lo stesso standard con il cambio di gestione.
Sempre nel settore degli elettrodomestici di seconda scelta, se dovete cambiare la caldaia a metano, potete ottenere un consistente sconto acquistando un'ammaccata "IMO" della Junkers Bosch, la Rolls Royce delle caldaie, che il buon Renato Vernelli, presso il Maestrale, tiene in serbo per voi. Qui il risparmio è variabile (dipende dall'umore di Renato, dalla simpatia che gli suscitate e dalla disponibilità di IMO) ma non è mai inferiore al 30%, su un prodotto medio parliamo di 300 Euro. Se volete, potete integrare l'acquisto e gli sconti con le poltrone e i divani che produce artigianalmente il fratello Mario, niente a che vedere con i vari mercatoni. Se proprio siete dei miserabili (categoria in gran spolvero, ultimamente) potete andare alla Saccaria e acquistare una caldaia da capitolato, ovviamente di minor qualità.
Ma veniamo alla pagina culturale.
Grande interesse in città per il dibattito che si è tenuto l'altra sera a San Rocco con Felice Casson, l'ex giudice, ora senatore PD, titolare dell'inchiesta sulla fabbrica della morte a Porto Marghera.
La sala era stracolma e Felice Casson ha parlato per due ore della complicatissima inchiesta, dei risultati ottenuti (per la prima volta si sono avute delle condanne e dei risarcimenti) e dell'incredibile sistema di omertà vigente fra le multinazionali della chimica sugli effetti cancerogeni del CVM, il gas che viene utilizzato per produrre il PVC, uno dei materiali su cui è fondata l'industria in tutti i settori. Gli effetti negativi sulla salute dei lavoratori erano noti, oltrecortina, fin dal 1949, ma l'industria chimica mondiale ha nascosto i dati fino agli anni '90.
Soltanto la coraggiosa denuncia di un gruppo di lavoratori e il consistente aiuto di un avvocato statunitense, hanno consentito all'inchiesta condotta da Casson di procedere fino al lieto fine in Cassazione.
Felice Casson racconta tutta l'esperienza in un libro, La fabbrica dei veleni, 337 pagine, 16 Euro ben spesi, che temevo noioso e tecnico e che invece si legge come un legal thriller dalla prima all'ultima pagina, nonostante qualche caduta di stile dell'autore, che ogni tanto si lascia andare a considerazioni "elettorali". Ma quell'esperienza vale la pena di esser conosciuta a fondo.
Potrei menarvela a lungo col Natale, i suoi principi e i suoi valori (ammesso che ne abbia) cancellati da un'ondata di consumismo e abbuffate.
Facciamo qualcosa di diverso a Natale. Il 26 dicembre dell'anno scorso ho cominciato a far lo sguattero volontario alla mensa della Caritas. Lo faccio una volta al mese, una bazzeccola.
Quest'anno volevo superarmi e non ci sono riuscito, non si può mettere in discussione la famiglia il giorno di Natale, è un passo troppo grande per un uomo solo. Ma ho fatto il possibile, ho messo in discussione il regalo. Non mi manca nulla, quello che mi serve (con certi limiti) me lo compro e se vuoi stupirmi davvero devi regalarmi un Pershing 30.
E così ho convinto tutti a convertire in banconote il loro regalo. Qualcuno si è confuso e mi ha regalato un libro di Valerio Massimo Manfredi, uno scrittore pop che va per la maggiore. Dove va non lo so, penso a fanculo.
Tutti gli altri mi hanno dato retta e ho tirato su 300 Euro. Li userò per comprare l'oggetto più utile che esista, il frigorifero. Una tecnologia antiquata che se la sai gestire ti riempe di soddisfazioni. Un vero regalo di Natale.